Archive for the 'Politica' Category

Il pareggio di bilancio in Costituzione, il silenzio dei progressisti

Fonte: Keynes blog

l Parlamento italiano introdurrà nella Costituzione il “pareggio di bilancio”: si tratterà dell’ultimo omaggio offerto alle “idee fallite” che stanno alla base dell’attuale crisi e che tuttora ispirano le politiche recessive e di austerity in tutta Europa. Perchè la stampa e le sinistre tacciono?

di Lanfranco Turci – da MicroMega on line

Nei prossimi giorni il Senato sarà chiamato ad approvare in seconda lettura le modifiche all’art. 81,97,117 e119 della Costituzione in materia di pareggio di bilancio.

Si tratterà dell’ultimo passaggio previsto dall’art. 138 C. dal momento che la Camera del Deputati ha già effettuato le due votazioni previste e il Senato ha già votato in prima lettura il 15 dicembre scorso.

In tutte e tre le occasioni il Parlamento si è espresso con un voto quasi unanime. Le modifiche, secondo cui «Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico» si ispirano alle dottrine dominanti in questa fase della politica europea guidata dalle destre conservatrici e neoliberiste.

Nel novembre del 2010 una analoga proposta costituzionale avanzata dai Repubblicani negli USA, per bloccare la politica di stimoli economici del presidente Obama, fu duramente contrastata da un alto numero di economisti, fra cui i Premi Nobel Kenneth Arrow, Peter Diamond, Eric Maskin e Robert Solow. Il capo del governo britannico, David Cameron, ha osservato recentemente che norme del genere equivalgono all’abolizione per legge del pensiero di Keynes.

Comunque si voglia interpretare Keynes, non c’è dubbio che si tratta dell’ultimo omaggio offerto alle “idee fallite” che stanno alla base dell’attuale crisi e che tuttora ispirano le politiche recessive e di austerity dettate dalla politica tedesca e dalla tecnocrazie europea.

Così come non c’è dubbio che le implicazioni delle nuove norme proposte siano molto rilevanti e compromettano gravemente per il futuro le libertà di scelta delle politiche economiche e di sviluppo del nostro paese, anche quando ci saremo auspicabilmente liberati del vincoli sottoscritti dai governi Berlusconi e Monti con il Fiscal Compact. E non vale la scusante che si tratterebbe di norme lasche, che si potranno facilmente aggirare una volta che sia cambiato il clima politico-economico italiano ed europeo. Non è vero. Ma, se anche così fosse, ci sarebbe da essere allarmati per il modo irresponsabile con cui si interviene sul testo costituzionale.

Quello che ancor più preoccupa è poi il silenzio corale che ha accompagnato questo processo di modifica costituzionale in corso ormai da sei mesi, mentre in altri paesi europei su questi temi e sul connesso Fiscal Compact si stanno sviluppando discussioni e confronti assai vasti e in Francia si gioca la stessa campagna elettorale per le presidenziali.

Questo fatto lascia allibiti. In un Paese come il nostro in cui su questione di chiacchiericcio politico si fanno spesso campagne di stampa ampiamente sopra le righe, su un tema di così rilevante portata, che tocca un cardine della Costituzione e la strumentazione della politica economica presente e futura, il silenzio è totale. Questo mi fa pensare che, da un lato, in buona parte dei parlamentari, soprattutto fra quelli del centro-sinistra, non ci sia affatto la consapevolezza di ciò che si sta approvando. Dall’altro lato che operi un silenzio interessato dei grandi mezzi di comunicazione, il cui orientamento politico-culturale è ampiamente a favore della politica neoliberista e del governo Monti. In sostanza, siamo a metà strada tra l’incultura e il calcolo politico.

Per queste ragioni un mese fa il Network per il socialismo europeo (associazione che raccoglie circoli e militanti della sinistra impegnati per il rinnovamento e la riorganizzazione della sinistra italiana nell’ambito del socialismo europeo) ha deciso di provare a rompere questo muro di silenzio che colpevolmente circonda le votazioni in corso nel Parlamento. Abbiamo perciò rivolto un appello ai Senatori della Repubblica affinché sia salvaguardato il diritto del popolo di intervenire sulle modifiche della Costituzione.

Si badi bene il nostro appello, pur illustrando le obiezioni di merito a quelle modifiche, non punta a rovesciare all’ultimo passaggio l’orientamento favorevole consolidatosi nelle prime tre votazioni di Camera e Senato. Abbiamo posto invece ai Senatori un problema di coscienza e di sensibilità democratica. Come è noto, ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione, riapprovando il nuovo articolo 81 con la maggioranza di due terzi si escluderebbe la possibilità di promuovere un pronunciamento del popolo attraverso il referendum confermativo.

È ammissibile che ciò avvenga su un tema così importante? È ammissibile che ciò avvenga per opera di un Parlamento delegittimato dalla crisi politica e morale che sta squassando i partiti e le istituzioni? È ammissibile che i due terzi siano calcolati su assemblee parlamentari che, elette con una legge ipermaggioritaria, non rappresentano milioni di elettori che non hanno potuto far pesare il loro voto alle ultime elezioni politiche? Il Network per il socialismo europeo chiede dunque a tutti i senatori che avvertano la fondatezza delle nostre osservazioni di accordarsi in maniera bipartisan per evitare la maggioranza dei due terzi e lasciare aperta la possibilità di una futura verifica popolare.

Crisi: Cala la produzione industriale -16,9 sul 2007

Crisi: Cala la produzione industriale -16,9 sul 2007.

Albert Camus “L’uomo in rivolta”

Albert Camus “L’uomo in rivolta”.

 

La “vista corta” della politica di Vincenzo Visco

La “vista corta” della politica di Vincenzo Visco.

L’intera economia mondiale è tuttora ostaggio degli effetti della grande crisi finanziaria iniziata a fine 2007. Dopo una ripresa nel 2010, il 2011 ha riproposto problemi irrisolti vecchi e nuovi, e il 2012 si prospetta molto problematico: è ormai certa una recessione nella zona euro, la cui entità e durata è difficile da valutare; per gli Stati Uniti si prevede una crescita moderata, ma gli effetti (negativi) della crisi europea e della svalutazione dell’euro si faranno sentire; anche l’Inghilterra è di nuovo in recessione, e il Giappone difficilmente riuscirà e crescere.

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Crisi: L’Italia salvata da Monti?

Fonte: keynesiano

Il presidente del Consiglio a Porta a Porta: giustifico l’insofferenza per le misure, ma sono certo che gli italiani capiranno. Il mercato del lavoro «sarà il nostro prossimo cantiere e la concertazione sarà essenziale»

Il Ministro Fornero a Ballarò sotto attacco, la senatrice del PD Anna Finocchiaro deve correre in sua difesa ma è evidentemente tesa.

Monti, Fornero e Finocchiaro evocano la vulgata del Fallimento dell’Italia, entrambi enfatizzano la stabilità dei mercati e gli spread con i Bund tedeschi ritornati a livelli normali.

Peccato che la nuova analisi di Standard & Poor’s metta sotto osservazione Eurozona e fondo salva-stati.

Ma c’è una novità, Monti da Vespa spiega chiaramente che i mercati che tengono sotto scacco gli stati sono di fatto gli speculatori dei grandi fondi pensione, gli stessi che sono azionisti di maggioranza delle agenzie di rating.

Ma quello che più fa ridere è che il governo dei tecnici ha messo in scacco il CS riformista, che dopo aver profuso fiducia a occhi chiusi ed aver scomodato il “miracolo” con pizini a personam, ora deve ingoiare il rospo senza nemmeno poter dare la colpa a Berlusconi visto che L’Italia in fallimento per colpa di Berlusca (che di colpe ne ha parecchia sia chiaro) non regge.

E’ di fatto il riformismo debole di questi ex del nulla che fa piangere, sono sempre stati ginoflessi  nei confronti di banchieri e professori, da anni sono in preda al principio di Peter.

Al liberista catto-bancario M.Monti, inviamo un saggio di F. Caffè del 1971 dal titolo “Di una economia di mercato compatibile con la socializzazione delle sovrastrutture finanziarie“.

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Dal sito Palmiro “veniamo da lontano”.

Durante i lavori del convengo CIME di Economia Matematica, tenutosi ad Urbino fra il 20 e il 25 settembre 1971, Federico Caffè presentò il suo famoso saggio “Di una economia di mercato compatibile con la socializzazione delle sovrastrutture finanziarie“. Si tratta di uno degli articoli più argomentatamente radicali di Caffè che, seppur datato, aiuta molto ad emarciparsi dalle considerazioni pittoresche, ma assai comuni, secondo cui la Borsa dovrebbe essere l’espressione tipica di un mercato il più vicino all’ideale concorrenziale che, in quanto tale, concorrerebbe alla allocazione efficiente delle risorse finanziarie. Negli ultimi 30 anni in molti – fra cui anche chi vi scrive – si sono fatti affascinare dalla finezza delle analisi dei molti praticoni, dimenticando che, anche astraendo dai livelli più approfonditi di indagine, il buon senso renderebbe chiaro a tutti che, in un mondo e in una economia dominata dagli oligopoli, la Borsa non può che esserne un riflesso.

Il saggio di Caffè fu accompagnato da un imbarazzante silenzio accademico di cui lo stesso professore pescarese ebbe a dolersi. L’unico che, a caldo, si pronunciò fu Bruno De Finetti, anche egli presente alla conferenza: “La relazione di Federicò Caffè sulle (dis)funzioni della Borsa è già stata menzionata incidentalmente, ma voglio ripetere il ringraziamento per averci presentato una così coraggiosa e particolareggiata analisi, e direi meglio denuncia, sullo scottante argomento. Rinnovo in particolare il ringraziamento mio, perché avevo sempre intuito quanto di falso e superstizioso si nasconda nei panegirici illustrativi delle funzioni miracolose della Borsa. Egli ha messo in luce, fra l’altro, parecchie smagliature logiche che danno la possibilità di realizzare, operando attraverso operazioni di Borsa, ciò che, fatto diversamente, sarebbe giustamente vietato. Oltre a rilevare come nessuna difesa esista per i risparmiatori, privi delle informazioni di cui dispongono invece i mestieranti cui sono costretti ad affidarsi”. Chiaro, semplice, conciso.

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Non ci voleva certo un governo di professori universitari per fare una manovra democristiana,di fatto l’unico contento è Casini che di Dc da prima Repubblica se ne intende. MA LO SCHIFO VERO E’ CHE CI VOLEVANO I NIPOTINI DEL PCI PER APPOGGIARLA, PERCHE’ ORA O BEVONO O AFFOGANO……….

Crisi: Cgil, in 3 anni 3,3 mld ore cig, ancora 500mila in cassa

Comunicato stampa

12/11/2011

Roma, 12 novembre – Poco meno di 3 miliardi e 300 milioni di ore di cassa integrazione registrate in tre anni, dall’ottobre del 2008, quando la crisi finanziaria si riversò sull’economia reale, a ottobre di quest’anno. Una mole enorme, ripartita tra 1 miliardo e 160 milioni di ore di cassa ordinaria e poco più di 2 miliardi e 122 milioni tra straordinaria e in deroga, che ha inciso sul reddito degli oltre 500 mila lavoratori mediamente coinvolti in questi tre anni per una cifra pari a 11,4 miliardi, circa 22 mila euro in meno nel salario di ogni singolo lavoratore in cassa. E’ il bilancio della Cgil, attraverso le elaborazioni dell’Osservatorio cig del dipartimento Industria nel rapporto di ottobre, di questi 37 mesi di crisi economica e dei suoi riflessi sull’apparato produttivo e sui lavoratori, in previsione della manifestazione del 3 dicembre incentrata sul tema ‘lavoro’.

Intanto lo scorso mese la cassa integrazione ha registrato un leggero calo sul mese precedente, eccezion fatta per la straordinaria, mentre si conferma una crescita delle aziende che fanno ricorso ai decreti di cassa integrazione straordinaria, pari al +3,5% da inizio anno sui primi dieci mesi del 2010. Così come sono stabilmente in cig a zero ore circa 500 mila lavoratori che hanno perso nel loro reddito oltre 3,1 miliardi di euro, pari a più di 6.600 euro per ogni singolo lavoratore. Numeri che fanno dire al segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, “che dopo aver messo fine al governo Berlusconi adesso c’è bisogno di decisioni politiche che mettano al centro il lavoro come unico agente per la crescita”.

La Cgil, di fatti, lo ribadirà in occasione della manifestazione di Roma in piazza San Giovanni il 3 dicembre. Il timore del sindacato è, infatti, che i circa 190 tavoli di crisi aperti, il crollo della produzione industriale a settembre e i dati sulla cassa, “possano determinare il serio rischio per il prossimo anno di in un micidiale mix fatto di stagnazione e disoccupazione”, osserva ancora Scudiere sostenendo che “il nuovo governo deve rispondere a Bruxelles con il lavoro: introduca una patrimoniale e mette al centro l’occupazione a partire da quella giovanile”.

Dati cig settembre – Entrando nel dettaglio del rapporto di Corso d’Italia, le ore di cig registrate lo scorso mese sono state 80.244.847 con un leggero caldo del -3,97% su settembre. Un dato che porta il totale delle ore di cassa da inizio anno a 812.394.364 per un -20,86% sui primi dieci mesi del 2010. Nello specifico la cassa integrazione ordinaria (cigo) a ottobre diminuisce sul mese precedente del -14,50% per 17.971.444 ore. Da inizio anno il monte ore è pari a 184.930.084 con una variazione tendenziale del -38,26%.

In aumento invece la cassa integrazione straordinaria (cigs) a ottobre su settembre del +6,78% per un totale di 35.990.495 ore. Nel corso dei primi dieci mesi dell’anno le ore di cigs sono state 351.137.044 per un -13,66% sul periodo gennaio-ottobre 2010. Infine si segnalano cali per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga (cigd). A ottobre conta 26.282.908 di ore richieste, segnando così un -8,86% su settembre, mentre da inizio anno le ore sono state 276.327.236 per un -13,71% sui primi dieci mesi del 2010.

Causali di cigs – Cresce ancora il numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cassa integrazione straordinaria, con quasi il 60% per motivi di ‘crisi aziendale’. Da inizio anno a ottobre i decreti sono stati 5.670 con un aumento del +3,49% sullo stesso periodo del 2010. I decreti investono 8.861 unità aziendali territoriali con un +17,32%, sempre sui primi dieci mesi dello scorso anno, in conseguenza, spiega il rapporto, “di un aumento maggiore di gruppi industriali con insediamenti in più territori piuttosto che di aziende singole”.

Regioni – Le regioni del nord si segnalano ancora una volta per il ricorso più alto alla cassa integrazione da inizio anno. Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cig autorizzate c’è la Lombardia con 182.836.039 ore che corrispondono a 105.808 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 126.886.570 ore per 73.430 lavoratori e il Veneto con 71.762.580 ore di cig autorizzate per 41.529 lavoratori. Nelle regioni del centro c’è il Lazio con 55.551.338 ore che coinvolgono 32.148 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 51.567.389 ore per 29.842 lavoratori.

Settori – E’ la meccanica il settore in cui si conta il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate da gennaio a ottobre, la meccanica pesa per 294.532.413, coinvolgendo 170.447 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 102.791.768 ore di cig autorizzate per 59.486 lavoratori coinvolti e l’edilizia con 73.506.839 ore e 42.539 lavoratori.

Occupazione e lavoratori in cig – Nel mese di ottobre, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (22 settimane), risultano essere 940.000 i lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 43 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 470.136 lavoratori, di cui 200 mila in cigs e 160 mila in cigd. Dai calcoli dell’Osservatorio cig si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito 3 miliardi e 115 milioni, pari a 6.626 euro per ogni singolo lavoratore.

Link: Rapporto cig ottobre 2011
Link: Rapporto Causali aziende cigs ottobre 2011

Monti Premier?

Fonte: keynesiano

Governo Monti?

Questa potrebbe essere la domanda che toglie il sonno al CS progressista,anche se:  M.Monti ha un curriculum all’altezza del mandato,laureato alla Bocconi, specializzato all’università di Yale studiando col Nobel dell’Economia James Tobin (quello della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie), Monti ha una profonda competenza su moneta, banche e finanza. Negli anni Settanta e Ottanta osa contestarne alcune politiche della Banca d’Italia,in un’epoca in cui Via Nazionale è un’istituzione sacra e intoccabile.

Esempio: l’eccessiva acquiescenza alle nomine politiche ai vertici delle banche (allora di Stato); e una politica monetaria accomodante verso la spesa facile, all’origine del boom del debito. Monti arriva a Bruxelles grazie a un profilo tecnico al 100%, prima nominato dal governo Berlusconi (18 gennaio 1995) poi confermato dal governo D’Alema nella Commissione europea presieduta da Romano Prodi (dal 1999 al 2004).

Già allora Monti si fa carico anche del ruolo di “vigilante speciale” sull’Italia. All’epoca gli interventi di Monti frustano Roma perché raggiunga il traguardo. E al tempo stesso, giocando di sponda con Carlo Azeglio Ciampi, lui offre ai leader europei il volto di un Italia diversa, credibile e capace di mantenere gli impegni presi.

La sua sincera passione Europea ci ricorda puntualmente che nei trattati del 1957 voluti da Monnet, Schumann, Adenauer, c’era quella “economia sociale di mercato” che resta il suo faro, un modello più valido del neoliberismo nato negli Usa. E’ la componente “di sinistra” di Monti, un uomo di centro a tutto tondo che pronuncia parole come un giovane “indignati”: “La pressione fiscale si è spostata sproporzionatamente sul reddito da lavoro e d’impresa, alleggerendosi invece sulle rendite finanziarie”.

Monti non esita a denunciare un “mercatismo” che sembra volere imporre ieri alla Grecia e alla Spagna, oggi all’Italia e domani alla Francia, aggiustamenti fatti solo di tagli e austerità. “Il problema è la crescita”, ha ricordato di recente. Ma per poter parlare di crescita bisogna prima spegnere l’incendio da panico che crea sfiducia.

M.Monti ha collaborato con la Commissione Attali a Parigi, il think tank Bruegel a Bruxelles, il Libro Bianco sul mercato unico per la Commissione Barroso. Insomma non è tipo che soffre complessi di inferiorità verso nessuno.

Ma non sarà un compito facile!

I dati dell’istat appena pubblicati segnalano che la crisi ha la coda lunga,i livelli di produzione pre-crisi sono ancora lontani. La media a Settembre 2011 segna ancora un -15%. Purtroppo per noi la crescita passa da qui e oggi siamo nel 2011 un mondo leggermente diverso da quello del 1995.

La stessa ” economia sociale di mercato” dell’attuale Germania sembra sempre più economia e sempre meno sociale.

E’ sempre l’istat che ci fornisce una diversa chiave di lettura sulle prodezze tedesche.

La tabella sopra mette chiaramente in evidenza che in Germania i sottooccupati a tempo part-time sono il 5,4% della forza lavoro, un numero leggermente inferiore al 5,7% che è l’attuale tasso di disoccupazione. Mentre in Italia i sottooccupati sono 1,7% della forza lavoro e i disoccupati 8,4% .

Ora le domande cruciali sono:

1 – cosa pensa M.Monti in merito al fatto che un cattivo stipendio è sempre meglio del fatto di essere senza stipendio?

2 – quanto sarà influenzato M.Monti dalla lettera della BCE (o meglio: lui avrebbe scritto le solite cose al posto di Trichet)?

Ai posteri la risposta, io mi limito a riproporre la lettera della BCE del 4 agosto 2011, due articoli di Monti del 2011 e del 2007 e un recente video di alcune sue dichiarazioni.

Controriforma di struttura di Mario Monti

Meno illusioni per dare speranza.“Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi”

Il testo della lettera della Bce al Governo italiano

Video: Il Monti pensiero


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