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Berlusconi III, già 100 giorni a difesa degli interessi. Suoi

Fonte: L’Unità

Sono cento giorni che il Berlusconi III è al governo. Tempo di celebrazioni per il Pdl, forse di pentimento per qualche suo elettore. Ecco un e-book che abbiamo preparato: in 64 pagine c’è tutto quello che avreste voluto sapere sul governo, ma nessuno vi ha mai raccontato (a parte noi de l’Unità).
Scarica l’e-book I cento giorni di Berlusconi III (pdf, 284 kb)

Chi, se non il Giornale (quello di famiglia, s’intende), poteva dedicare un’esaltante intervista a piena pagina al cavalier Silvio per festeggiare il ferragosto e i primi cento giorni di Berlusconi III? E così il direttore Mario Giordano è volato a Porto Cervo per farci sapere che il presidente del Consiglio quest’anno ancora non si è fatto vedere al Bar del Molo, la sua gelateria preferita. È impegnatissimo con i nipotini, ci riferisce lo stesso Giordano.

D’altronde lo ha spiegato lo stesso Cavaliere qualche giorno fa. Adesso ha un sacco di tempo libero, non passa più il sabato con i suoi avvocati a preparate memorie e trappole per i magistrati che lo indagano. Merito di una leggina che ha tenuto banco per due mesi, bloccando il Parlamento e il dibattito politico. Una leggina che, per salvare Berlusconi dai suoi processi, avrebbe bloccato decine di migliaia di processi pendenti. Alla fine il ministro Angelo Alfano (era assistente di Berlusconi in una delle sue aziende, adesso è ministro della Giustizia) si è inventato il “lodo” che porta il suo nome e Berlusconi ha la sua perfetta leggina ad personam (estesa, tanto per non incorrere nella Corte costituzionale, al Presidente della Repubblica e a quelli di Camera e Senato) che lo tiene al riparo da qualsiasi processo, passato, presente e futuro.

Naturalmente della leggina di Angelino (Alfano) non c’è traccia nell’intervista di Giordano, anche se Berlusconi si lancia in uno sperticato elogio dello stesso ministro, opportunamente servito da una domanda del direttore del Giornale. «Alla riforma della Giustizia sta lavorando il ministro Alfano. Qualcuno dice che, insieme con la Gelmini, è una delle migliori sorprese di questo governo», suggerisce Giordano ad un Berlusconi che non vede l’ora di rispondere: «Angelino Alfano non è una sorpresa, e non lo sono neppure la Gelmini, la Carfagna, Raffaele Fitto e gli altri “giovani”. Nel governo con i ministri di esperienza e competenza ci sono questi giovani capaci, entusiasti, appassionati che si stanno mettendo in luce».

Naturalmente Berlusconi si fa grandi elogi per Napoli, per l’Alitalia e per la politica della sicurezza. Peccato che nessuno gli abbia detto che per tutte e tre queste cose la Commissione europea abbia avviato delle procedure di infrazione e che non abbia nessuna intenzione di accontentarsi delle parole di Berlusconi per fermarle. Per Napoli resta aperta la procedura davanti alla Corte di giustizia, per l’Alitalia è in corso l’indagine sul prestito ponte (senza parlare dei settemila licenziamenti ai quali dovrebbe portare i piano del Governo, contro i meno dei duemila dell’ipotesi Air France che era stata percorsa da Romano Prodi e sabotata dallo stesso Berlusconi). Mentre per la politica della sicurezza e per le impronte ai rom, anche ai bambini, oltre all’indagine europea per verificare che non vi siano politiche razziste o discriminatorie vi è una risoluzione di condanna del Parlamento europeo. Dei bellissimi cento giorni.

Noi, per aiutarvi a farvi un’idea più precisa di che cosa sia stato fatto e non fatto nei cento giorni di Berlusconi, abbiamo preparato un e-book che potete scaricare sul vostro computer e se volete stampare: in 64 pagine c’è tutto quello che avreste voluto sapere su Berlusconi III ma nessuno vi ha mai voluto raccontare (a parte noi de l’Unità).

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Ormai è stagflazione in Europa “non illudiamoci”

INFLAZIONE: BCE, NEL 2008 IN EUROLANDIA SALIRA’ AL 3,6%

Eurostat: nel secondo trimestre Pil a -0,2%. E’ la prima volta negli ultimi quindici anni

Zapatero interrompe le ferie e vara un pacchetto d’emergenza.

”Le aspettative di inflazione per il 2008 e il 2009 si sono spostate verso l’alto. Per il 2008 le stime si sono collocate su una media 3,6%, 0,6 punti più elevate rispetto alla precedente indagine. Il tasso di inflazione atteso per il 2009 e’ stato rivisto al rialzo di 0,4 punti percentuali, al 2,6%”.

E’ quanto si legge nel bollettino di agosto della Banca Centrale Europea.

Nessuna sorpresa, purtroppo. I dati dell’Eurostat, pubblicati ieri, fotografano l’economia dell’Eurozona col freno tirato (il Pil lascia per strada lo 0,2%), per la prima volta nella sua storia, e giustificano l’uso del termine recessione. Nonostante l’affrettarsi del commissario europeo a gettare acqua sul fuoco e a definire il termine «esagerato».

Se poi si aggiungono le previsioni della Bce sulla crescita 2009, meno 0,3%, il quadro generale assume tinte sempre più che fosche.

Del resto era prevedibile, leggendo il nostro Report del 12 Agosto 2008 dove ci siamo limitati ad una fotografia riportando quanto emergeva da centri studi qualificati. E’ ormai da diversi mesi che pubblichiamo periodicamente POST economici che indicavano chiaramente quanto sta accadendo oggi.

Come è convinzione di chi scrive, ( ma non è un mistero visto i post precedenti in merito) che la politica monetaria restrittiva perseguita dalla BCE, con l’avvallo dei cortigiani delle banche centrali Nazionali e il nostro governatore non fa eccezione in merito. Sia solo frutto dei Ragionieri di stato miopi come diceva J.K.Galbraith.

Galbraith nella buona società scrive “la politica monetaria al contrario di quanto pensino molti dogmatici della moneta, non è l’unica via  per sconfiggere l’inflazione, azi è quella meno efficace e spesso ha creato più danni che guadagni. Nessuno fino ad oggi a mai dimostrato il contrario”.

In un momento di stagflazione dove c’è necessità di consumi interni, l’aumento dei tassi imposti dalla BCE fanno svanire quel minimo di aiuti che gli stati nazionali varano con la loro politica economica. Oggi quasi tutti in  europa sono indebitati, l’aumento dei tassi diventa un ulteriore prelievo sulle disponibilità dei cittadini Eurpopei a discapito dei consumi. Questo prelievo imposto unilateralmente dalla BCE a carico delle famiglie consumatrici non sta dando i frutti che la stessa BCE si era prefissa. In una società responsabile chi sbaglia paga, ma Trichet è li ben saldo al comando della BCE e convinto nella bontà delle  sue Utopie.

Purtroppo per noi, le convinzioni di Trichet nulla possono di fronte a questo tipo di fenomeno che combina insieme inflazione e stagnazione (inflazione + mancata crescita in termini reali, crea la stagflazione ) dovuta da una concomitanza di shock economici.

E’ giunta l’ora di mandare in pensione Trichet, vista l’età, lui sarebbe in condizioni di godersi il meritato riposo, e noi eviteremo altri danni.

Sintesi dei dati di Eurostat:

La produttività cala
Il dato per i 15 paesi dell’Eurozona fornito da Eurostat registra nel secondo trimestre del 2008 un calo del pil dello 0,2%, rispetto al trimestre precedente (quando si era registrata una crescita dello 0,7%). Si tratta della prima contrazione dal 1999, da quando ha innestato la marcia l’Unione: finora, infatti, il dato era stato sempre positivo su base congiunturale, ad eccezione del secondo trimestre 2003, quando il pil era rimasto invariato; l’unico precedente negativo risale a 15 anni fa, al 1993. Il calo riguarda anche l’Ue a 27, che fa registrare un -0,1% (era un +0,7% nei primi tre mesi).

L’Italia maglia nera
Si conferma anche la contrazione dell’Italia: -0,3% da aprile a giugno. Peggio di noi, nell’Ue, fa solo l’Estonia, con -0,9% sul trimestre. Ma anche gli altri paesi partner non vanno tanto meglio: la Germania ha comunicato un dato sulla crescita meno «brutto» delle attese, ma comunque con un segno meno (-0,5%). Stessa situazione in Francia dove la contrazione è stata dello 0,3%. Tiene, invece, la Spagna, ma di pochissimo (+0,1%). Si salva il Portogallo con un +0,4%.

Consumi ridotti
La frenata si spiega con la riduzione dei consumi, in calo dello 0,9% in termini reali nel secondo trimestre (-4% il settore automobilistico), che va a sposarsi con salari e retribuzioni ferme e ad una disoccupazione che è tornata a correre. La produzione industriale è così diminuita (-0,6%), trascinando verso il basso gli investimenti.

I prezzi al ribasso
L’unica nota confortante arriva sul fronte prezzi, la cui accelerazione in Europa sembra essersi arrestata. L’Eurostat ha rivisto al ribasso l’aumento dell’inflazione a luglio nell’Eurozona, indicandola al 4% (contro il 4,1% delle prime stime), stabile rispetto a giugno. Su base mensile, l’inversione di tendenza è ancora più evidente, con un calo dei prezzi dello 0,2%. A luglio un 4% stabile anche per l’Italia.

Petrolio e alimentari. La Bce vigila sull’inflazione ma, avverte, esistono rischi di “ulteriori rincari imprevisti di prodotti energetici e alimentari”. “C’è il rischio – si legge ancora nel bollettino – che le tensioni sui mercati finanziari abbiano sull’economia reale ricadute più negative di quanto anticipato”. A causare l’inflazione potrebbe essere anche “la minore espansione a livello mondiale”.

Disoccupazione. “Le aspettative per il tasso di disoccupazione si collocano al 7,2% nel 2008 e al 7,4% nel 2009”. Rispetto alla precedente indagine questo comporta una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali per quest’anno e una di 0,3 punti percentuali per l’anno prossimo. Alla base di questo aumento ci sono “le prospettive di rallentamento economico nell’area, in particolare nel settore delle costruzioni”.

Riduzione delle spese per i bilanci a rischio. La Bce mette in guardia dal “rischio che quest’anno alcuni Paesi non raggiungano gli obiettivi di bilancio”. In questa situazione “è di importanza cruciale attuare in maniera rigorosa i piani di bilancio ed evitare sconfinamenti di spesa”. Gli Stati con disavanzi più elevati devono elaborare “piani di riduzione del deficit ambiziosi sostenuti da misure ben definite, preferibilmente dal lato della spesa”.

La sorpresa di Bruxelles
«Sarebbe esagerato parlare di recessione» ha commentato Amelia Torres, portavoce del commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia. Bruxelles non è sorpresa dai dati Eurostat, «in parte conseguenza dell’aumento superiore alle aspettative registrato nel primo trimestre 2008», e sui quali «ha pesato il boom dei prezzi del petrolio tra aprile e giugno». Torres ha ammesso, però, che «sulla base degli indicatori sulla fiducia i segnali sono piuttosto negativi» per il futuro.

La Bce in allarme
Anche per Eurotower non si può parlare ancora di recessione. «A fine anno l’economia europea dovrebbe comunque risultare in crescita dell’1,6%» (ma l’ultimo Bollettino prevede per il 2009 una contrazione dello 0,3%, all’1,3%) ha spiegato Jean-Claude Trichet. Il governatore non nasconde però che l’area euro ha imboccato una fase di crescita economica «sensibilmente inferiore» rispetto ai primi tre mesi, e che tale rallentamento «peserà sulla parte centrale dell’anno». Francoforte continua ad insistere anche sul rischio inflazione, che – dice – per i prossimi mesi si manterrà ben al di sopra dei valori obiettivo, con rischio al rialzo almeno sino al 2009.

Approfondimenti:

I prezzi Usa aumentano il doppio del previsto: +0,8% in luglio

Europa, prove di recessione: lo conferma il Pil ZAPATERO: ”LA BCE TAGLI I TASSI”

Spagna, Zapatero: «25 punti per rilanciare l’economia spagnola»

Report Circolo – 12 Agosto 2008 – file pdf pag 12

“La differenza la fai tu” e “GlobaleLocale”

Contenuti del Filmato:

– Tesseramento

– Scuola Estiva

Durata del filmato min. 26,39

Società Cinica – Le classi dirigenti italiane nell’epoca dell’antipolitica

Autore: Carboni Carlo – Prezzo € 12,00 -Anno:2008, Pagine 147

Indice sintetico:
Introduzione. La porta stretta – 1. Classi dirigenti e antipolitica: declino della società di massa e cittadinanza competente – 2. Le classi dirigenti nella società della conoscenza: valori e capitale umano – 3. La società: civica o cinica? – 4. Le classi dirigenti: problematiche in pillole – Epilogo. Ci meritiamo l’Italia?

Indice completo

La nostra società è cinica come la sua élite.

È necessario aprire gli occhi sulle reali condizioni del paese, sull’Italia dell’antipolitica, l’Italia che concepisce lo spazio pubblico in funzione di un vantaggio personale, in cerca di scorciatoie, quella delle protezioni clientelari e che non rispetta le regole, qualunquista e indolente. Pezzi di nazione deserti di merito, che condividono i vizi e le carenze di chi la dirige.

D’altro canto c’è anche un paese diverso, che preme per il cambiamento: lì è il vero motore, il centro da cui si può irradiare una concreta riforma del sistema.

Sono le classi dirigenti italiane, le borghesie, in breve quanti oggi guidano il paese dovrebbero dare il buon esempio alla nazione e mettere mano al cambiamento, migliorando innanzitutto il sistema politico-istituzionale e la democrazia del paese.

Ma proprio davanti al compito, chi dovrebbe assumersene l’onere si attarda, incoraggiato dall’ignavia di massa.

Tuttavia non tutto è perduto perché c’è un’Italia che preme per l’innovazione: un ampio settore dell’élite economica a cui si aggiungono settori di borghesia intellettuale, leader del mondo dell’opinione, ma anche una vasta area di cittadini attivi, competenti e acculturati, che si interessano alla vita pubblica.

Le élite politico-istituzionali sono oggi pressate da queste due forze, che chiedono la riforma del sistema.

Carlo Carboni si interroga sul vuoto pneumatico che separa sempre più la classe politica dai cittadini, un vuoto alimentato non solo dalla “mediatizzazione” e dalla professionalizzazione della politica, ma anche dall’assenza di ideali nella società post-ideologica.

Alcuni spunti presi dal saggio:

Continua a leggere ‘Società Cinica – Le classi dirigenti italiane nell’epoca dell’antipolitica’

Le Pmi italiane pagano lenergia il 52% in più del resto d’Europa

Le Pmi italiane pagano il prezzo dell’energia il 52% in più rispetto alle altre azionde europee, mentre, da luglio 2007 ad oggi, il costo dell’energia elettrica per le piccole imprese é aumentato del 14,9%.

I piccoli imprenditori hanno dovuto spendere circa 505,1 milioni di euro in più.

Lo afferma la Confartigianato in uno studio curato dal suo centro studi e inviato al presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, Alessandro Ortis.

Dall’anno prossimo poi, secondo il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, «le cose potrebbero peggiorare».

A partire dal 1 gennaio 2009 infatti, entrerà in vigore il nuovo sistema di pagamento, che avrà tariffe diverse a seconda delle fasce orarie in cui si consuma.

Questo, secondo l’associazione, rischia di generare «un ulteriore aumento di 384 milioni di euro, equivalente a 120,7 euro in più per ciascuna impresa».

Pur rendendo i prezzi dell’energia elettrica più aderenti ai reali costi di produzione, il nuovo sistema potrebbe determinare aggravi di spesa per chi consuma nelle ore diurne dei giorni feriali, cioè proprio quelle in cui si concentra il 91,3% dei consumi di energia del campione di piccole imprese esaminato.

Gli imprenditori – come emerge dal Rapporto di Confartigianato che contiene un sondaggio ad un campione di 4.200 imprese con meno di 20 addetti – sono diffidenti circa la convenienza economica e la qualità delle offerte di energia sul mercato libero.

Risultato: nonostante siano passati 4 anni dall’apertura del mercato dell’energia, soltanto il 18,1% delle piccole imprese (pari a 475.472 aziende) oggi si approvvigiona di elettricità sul mercato libero.

Il restante 81,9% di piccole imprese (3.180.465 aziende) opera nel cosiddetto mercato di maggior tutela nel quale i prezzi vengono aggiornati ogni trimestre dall’Autorità per l’energia elettrica ed il gas.

Il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas Alessandro Ortis, secondo Confartigianato, «ha assicurato l’impegno, già da settembre, per possibili specifiche iniziative regolatorie, oltre a proseguire il lavoro per promuovere una sempre più effettiva concorrenza nel mercato dell’energia».

Osservazioni:

Il prezzo al consumo del gasolio industriale è in rialzo dall’inizio del 2007 con una forte accelerazione da marzo 2008. In Italia, da gennaio 2007, il diesel è passato, da 1,093 a 1,526 €/litro.

La media, aggiornata a metà luglio, presenta un prezzo medio Italiano inferiore di 14 centesimi a quello praticato nel Regno Unito, allineato a quello della Germania, ma superiore di circa 9 centesimi rispetto alla Francia ed alla media europea.

La componente fiscale del gasolio in Italia è in linea con la media dei 15 paesi europei, più bassa di quella di quella di Regno Unito e Germania e più alta rispetto a Spagna e Francia.

grafico storico del prezzo del petrolio, dal 1999 al 30 Giugno 2008.

Che un barile di petrolio sia arrivato a costare 150 $ non può non impressionare, soprattutto se si ricorda che ai tempi della prima crisi petrolifera, che ci mise in ginocchio, il prezzo che allora ci sembrava spaventoso era intorno ai 13 dollari .

Ricapitoliamo:

Il prezzo del gasolio industriale in Italia è in linea con il resto D’Europa, ma la bolletta energetica costa il 52% in più, perché?.

L’Italia, ha consumato nel 2007 circa 360.170 GWh (Gigawattora) di energia elettrica.

Tale dato è il cosiddetto “consumo o fabbisogno nazionale lordo” e indica l’energia di cui ha bisogno il Paese “tutto” per far “funzionare” qualsiasi impianto o mezzo che abbisogni di energia elettrica.

Tale dato è ricavato come somma dei valori indicati ai morsetti dei generatori elettrici di ogni singolo impianto di produzione.

Tale misura è effettuata prima di una eventuale detrazione di energia per alimentare le stazioni di pompaggio e non considerando gli “autoconsumi” delle centrali (ovvero l’energia che la centrale usa per il suo funzionamento).

Se si escludono tali “consumi imposti” (servizi ausiliari, perdite nei trasformatori di centrale e l’energia elettrica per immagazzinare energia durante la notte attraverso le stazioni di pompaggio), abbiamo un “consumo nazionale netto” o “richiesta nazionale di energia elettrica”, che nel 2007 è stato di 339.927 GWh, con un incremento del 0,73% rispetto all’anno precedente e del 2,45% medio negli ultimi venti anni.

Tale valore comprende anche le perdite di rete, calcolate intorno ai 20.957 GWh circa.

La parte rimanente (318.952 GWh) rappresenta il consumo di energia degli utenti finali.

L’Italia è il secondo paese al mondo per importazione di energia elettrica , il primo se invece si considera il saldo con l’estero.

Il Costo:

Il risultato del “mix” di fonti italiane è che la corrente elettrica in Italia costa mediamente di più che nel resto d’Europa.

Costa ad esempio, al netto della tassazione, circa il doppio di quella prodotta in Francia (con una forte componente di energia nucleare) o di quella prodotta in Svezia (in gran parte idroelettrico).

Un costo così elevato è dovuto ad un mix di centrali elettriche ancora sbilanciato verso l’utilizzo di risorse di provenienza estera e/o costose (come il petrolio ed il gas naturale), nonché alla resistenza verso l’uso di fonti considerate (pur se con diverse sfumature) ad alto impatto ambientale come il nucleare, il carbone o la termovalorizzazione.

Dipendenza:

Considerando sia i combustibili che l’energia elettrica importata, l’Italia dipende dall’estero per circa l’84% della propria energia elettrica.

Tale valore viene dato dalla quota di generazione termoelettrica (fatto salvo i contributi relativi a combustibile nazionale, combustione di biomasse e rifiuti), più gli scambi di energia con l’estero.

Questo genera un settore produttivo instabile, soggetto in particolare a forti variazioni del costo per chilowatt a causa delle variazioni del costo del combustibile (petrolio e gas naturale).

Ovviamente ciò è un pericolo per il Paese; un’improvvisa penuria del combustibile o un improvviso aumento dei prezzi potrebbe rendere problematica la produzione di energia elettrica paralizzando il Paese.

Approfondimenti:

Terna: Comunicato stampa file pdf paf pag 6

Dati statistici sull’energia elettrica in italia nel 2007

Allarme del Censis “Più morti bianche che omicidi”

Le morti «ordinarie» sul lavoro o in strada superano gli omicidi.

Sicurezza e allarme sociale: un confronto internazionale.

Numero di assassinii in calo e più basso che in Europa, si muore 2 volte di più sul lavoro e 8 volte di più sulle strade.

Gli omicidi in Italia continuano a diminuire.

In base ai dati delle fonti ufficiali disponibili elaborati dal Censis, sono passati da 1.042 casi nel 1995 a 818 nel 2000, fino a 663 nel 2006 (-36,4% in 11 anni). Sono molti di più negli altri grandi Paesi europei, dove pure si registra una tendenza alla riduzione: 879 casi in Francia (erano 1.336 nel 1995 e 1.051 nel 2000), 727 casi in Germania (erano 1.373 nel 1995 e 960 nel 2000), 901 casi nel Regno Unito (erano 909 nel 1995 e 1.002 nel 2000).

Anche rispetto alle grandi capitali europee, nelle città italiane si registra un numero minore di omicidi. Nel 2006 a Roma si sono contati 30 casi, quasi come Parigi (29 omicidi, ma erano 102 nel 1995), 33 a Bruxelles, 35 ad Atene, 46 a Madrid, 50 a Berlino, 169 a Londra, che aveva toccato la punta massima (212 omicidi) nel 2003.

Piccoli numeri se paragonati alle morti sul lavoro.

Nel 2007 sono stati 1.170 i decessi per motivi di lavoro in Italia, di cui 609 in infortuni «stradali», ovvero lungo il tragitto casa-lavoro («in itinere») o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa.

L’Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro.

Se si escludono gli infortuni in itinere o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005).

I numeri crescono ancora se si considerano le vittime degli incidenti stradali.

Nel 2006 in Italia i decessi sulle strade sono stati 5.669, più che in Paesi anche più popolosi del nostro: Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091).

Gli altri Paesi hanno fatto meglio di noi negli interventi tesi a ridurre i decessi sulle strade.

Nel 1995 la Germania era «maglia nera» in Europa, con 9.454 morti in incidenti stradali, ridotti a 7.503 già nel 2000, per poi diminuire ancora ai livelli attuali. Nel 1995 in Francia i morti sulle strade erano 8.892, ridotti a 8.079 nel 2000, per poi diminuire ancora ai livelli attuali.

La riduzione in Italia c’è stata (i morti erano 7.020 nel 1995, 6.649 nel 2000, fino agli attuali 5.669), ma non in maniera così rapida, tanto da diventare il Paese europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade.

Si muore di più, dunque, durante le attività ordinarie che non a causa della criminalità o di episodi violenti.

I morti sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati, i decessi sulle strade 8 volte più degli omicidi. Tuttavia, gran parte dell’attenzione pubblica si concentra sulla dimensione della sicurezza rispetto ai fenomeni di criminalità.

«Gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti», osserva Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, commentando i dati.

«Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale, e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli.

Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità.

I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così».

Approfondimenti:

Rapporto INAIL sull’andamento infortunistico nel 2007

Agenzia del Territorio: Rapporto Immobiliare 2008

Nel 2007 sul mercato immobiliare nazionale si sono registrate un totale di 1.699.664 transazioni con un decremento complessivo pari al 7,1% rispetto al 2006.

In particolare:

– il settore residenziale diminuisce del 4,6%,

– il terziario è in calo del 2,6%,

– il commerciale con 50.136 compravendite, risulta in calo del 4,8%, in linea con il residenziale,

– il settore produttivo cala del 3,5%, il mercato dei ‘Magazzini’ si ridimensiona sensibilmente con un calo del 5,2%.

Questi dati sono contenuti nel Rapporto Immobiliare 2008, che analizza i volumi delle compravendite effettuate in Italia nel corso del 2007 e nel periodo 2000-2007.

Il Rapporto Immobiliare 2008, a cura dell’Osservatorio del mercato immobiliare, esamina l’andamento dei volumi di compravendita per i settori residenziale, terziario, commerciale e produttivo a livello nazionale e per singola regione, tramite schede regionali, contenenti la sintesi degli andamenti dei diversi settori a livello provinciale.

Novità di questo rapporto è la sezione dedicata agli approfondimenti che riguardano:

• l’analisi degli andamenti ed i differenziali dei prezzi delle abitazioni,

• l’analisi dei rendimenti immobiliari per alcune tipologie immobiliari (abitazioni, negozi, uffici, capannoni e box-postiauto),

• le caratteristiche del mercato immobiliare residenziale per classi dimensionali dei comuni e per classe altimetrica.

Il Rapporto è stato pubblicato il 21 luglio 2008.

Fonte: Osservatorio del Mercato Immobiliare – Agenzia del Territorio

Scarica Rapporto Immobiliare – file pdf pag 250


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