Archive for the 'Libri' Category

Albert Camus “L’uomo in rivolta”

Albert Camus “L’uomo in rivolta”.

 

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Crisi: L’Italia salvata da Monti?

Fonte: keynesiano

Il presidente del Consiglio a Porta a Porta: giustifico l’insofferenza per le misure, ma sono certo che gli italiani capiranno. Il mercato del lavoro «sarà il nostro prossimo cantiere e la concertazione sarà essenziale»

Il Ministro Fornero a Ballarò sotto attacco, la senatrice del PD Anna Finocchiaro deve correre in sua difesa ma è evidentemente tesa.

Monti, Fornero e Finocchiaro evocano la vulgata del Fallimento dell’Italia, entrambi enfatizzano la stabilità dei mercati e gli spread con i Bund tedeschi ritornati a livelli normali.

Peccato che la nuova analisi di Standard & Poor’s metta sotto osservazione Eurozona e fondo salva-stati.

Ma c’è una novità, Monti da Vespa spiega chiaramente che i mercati che tengono sotto scacco gli stati sono di fatto gli speculatori dei grandi fondi pensione, gli stessi che sono azionisti di maggioranza delle agenzie di rating.

Ma quello che più fa ridere è che il governo dei tecnici ha messo in scacco il CS riformista, che dopo aver profuso fiducia a occhi chiusi ed aver scomodato il “miracolo” con pizini a personam, ora deve ingoiare il rospo senza nemmeno poter dare la colpa a Berlusconi visto che L’Italia in fallimento per colpa di Berlusca (che di colpe ne ha parecchia sia chiaro) non regge.

E’ di fatto il riformismo debole di questi ex del nulla che fa piangere, sono sempre stati ginoflessi  nei confronti di banchieri e professori, da anni sono in preda al principio di Peter.

Al liberista catto-bancario M.Monti, inviamo un saggio di F. Caffè del 1971 dal titolo “Di una economia di mercato compatibile con la socializzazione delle sovrastrutture finanziarie“.

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Dal sito Palmiro “veniamo da lontano”.

Durante i lavori del convengo CIME di Economia Matematica, tenutosi ad Urbino fra il 20 e il 25 settembre 1971, Federico Caffè presentò il suo famoso saggio “Di una economia di mercato compatibile con la socializzazione delle sovrastrutture finanziarie“. Si tratta di uno degli articoli più argomentatamente radicali di Caffè che, seppur datato, aiuta molto ad emarciparsi dalle considerazioni pittoresche, ma assai comuni, secondo cui la Borsa dovrebbe essere l’espressione tipica di un mercato il più vicino all’ideale concorrenziale che, in quanto tale, concorrerebbe alla allocazione efficiente delle risorse finanziarie. Negli ultimi 30 anni in molti – fra cui anche chi vi scrive – si sono fatti affascinare dalla finezza delle analisi dei molti praticoni, dimenticando che, anche astraendo dai livelli più approfonditi di indagine, il buon senso renderebbe chiaro a tutti che, in un mondo e in una economia dominata dagli oligopoli, la Borsa non può che esserne un riflesso.

Il saggio di Caffè fu accompagnato da un imbarazzante silenzio accademico di cui lo stesso professore pescarese ebbe a dolersi. L’unico che, a caldo, si pronunciò fu Bruno De Finetti, anche egli presente alla conferenza: “La relazione di Federicò Caffè sulle (dis)funzioni della Borsa è già stata menzionata incidentalmente, ma voglio ripetere il ringraziamento per averci presentato una così coraggiosa e particolareggiata analisi, e direi meglio denuncia, sullo scottante argomento. Rinnovo in particolare il ringraziamento mio, perché avevo sempre intuito quanto di falso e superstizioso si nasconda nei panegirici illustrativi delle funzioni miracolose della Borsa. Egli ha messo in luce, fra l’altro, parecchie smagliature logiche che danno la possibilità di realizzare, operando attraverso operazioni di Borsa, ciò che, fatto diversamente, sarebbe giustamente vietato. Oltre a rilevare come nessuna difesa esista per i risparmiatori, privi delle informazioni di cui dispongono invece i mestieranti cui sono costretti ad affidarsi”. Chiaro, semplice, conciso.

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Non ci voleva certo un governo di professori universitari per fare una manovra democristiana,di fatto l’unico contento è Casini che di Dc da prima Repubblica se ne intende. MA LO SCHIFO VERO E’ CHE CI VOLEVANO I NIPOTINI DEL PCI PER APPOGGIARLA, PERCHE’ ORA O BEVONO O AFFOGANO……….

Libri: Keynes, Esortazioni e profezie

Autore: J.M.Keynes
Prezzo: €.13,00
Editore: Il Saggiatore Tascabili
Uscita: 01/09/2011

Fonte:keynesiano
La raccolta dei saggi “profetici” del grande economista, pubblicati a cavallo tra le due guerre mondiali. Dopo la crisi del 1929, Keynes mette in guardia l’opinione pubblica e i governi contro l’ideologia del laissez-faire, indicando le soluzioni per superare la Grande depressione.


Evidenzio l’uscita di questo libro anche se i saggi che lo compongono non sono degli inediti,ma hanno comunque il pregio di essere una raccolta omogenea voluta da keynes e che va dal 1919 al 1931.Sono le idee di una “Cassandra che non è mai riuscita a influire in tempo sul corso degli eventi” come afferma lo stesso keynes . Inoltre, il libro ha un costo contenuto e di questi tempi non può che fare piacere.

Buona Lettura.

Libri:Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria.

Fonte: keynesiano

Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria.

Autori: M. Carmen Reinhart, S. Kenneth Rogoff,
Anno:2010
Euro: 22,00 Edizione Cartacea
Editore: Il Saggiatore,
Pagine: 426

“Nel corso della Storia, paesi ricchi e paesi poveri hanno contratto debiti e crediti, hanno subito tracolli e vissuto momenti di ripresa, lungo una sequenza straordinaria di crisi finanziarie.Gli esperti e i politici hanno sempre proclamato “questa volta è diverso”, affermando che la nuova situazione avesse poco a che fare con i disastri del passato.Questo libro è la dimostrazione che quello che dicono è sbagliato. Passando al vaglio sessantasei paesi appartenenti ai cinque continenti, “Questa volta è diverso” rappresenta uno sguardo comprensivo e accessibile alla varietà delle crisi finanziarie e ci guida attraverso otto folli secoli di panico bancario, default e inflazione, dalla svalutazione della moneta nel Medioevo alla catastrofe attuale.Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff, prestigiosi economisti che con le loro ricerche hanno influenzato il dibattito politico e scientifico legato alla crisi d’inizio millennio, sostengono che le crisi sono riti di passaggio sia per i mercati emergenti, sia per quelli consolidati. E traggono importanti lezioni dalla Storia per mostrare quanto abbiamo imparato. Con analisi persuasive e messe di dati inoppugnabili, Reinhart e Rogoff dimostrano come i tracolli dei vari paesi colpiscano all’unisono con straordinaria frequenza, durata e ferocia. Esaminano le caratteristiche delle cadute delle monete, l’inflazione e l’inadempienza delle nazioni nei confronti dei debiti”.

PS: I più avvertiti, già dopo il 2008, parlavano di una crisi che poteva protrarsi per cinque anni. Oggi, di fronte al rischio di una seconda recessione si evoca il decennio degli anni Trenta, dopo la crisi del 1929.


APPROFONDIMENTI

INTERVISTA A RICHARD POSNER


STAMPA


“RIPRESA O NUOVO CROLLO? DIPENDE DA BERNANKE” di Robert Mundell

Fonte: La Stampa


I conti che la Germania non vuole fare di Guido Rossi

Fonte: il sole24ore.it 

Approfondimenti:

La filosofia spaziale del pensiero politico di Carl Schmitt


Chi ha paura dell’inflazione va in recessione di Paul Krugman

Fonte: il sole24ore.it 


Tremonti e la crisi: “Ci siamo dentro e il futuro sono gli eurobond”

Fonte: La Repubblica.it

Nel 2007 affermava:

Tremonti: come nel ’29, ma solo per gli Usa

«Rischio del contagio ridotto, ma serve vigilanza e una gestione politica»

«La sorveglianza delle autorità monetarie nazionali e internazionali non basta più rispetto alla finanza globalizzata»

Fonte: Corriere Delle Sera.it

Nel 2006 affermava:

Tremonti“L’America ora rischia una crisi stile ’29”

Fonte: Sito del Ministro Dell’economia


Libri: Un fallimento del capitalismo.“La crisi finanziaria e la seconda Grande depressione”

Fonte: keynesiano

 Il libro per le ferie 

Un fallimento del capitalismo.“La crisi finanziaria e la seconda Grande depressione”
Autore: Richard A. Posner
Prezzo: €21,00
Uscita: 09/06/2011
Pagine:224,

La crisi che nell’autunno del 2008 ha minato profondamente il sistema finanziario e bancario americano, allargandosi in breve tempo come uno tsunami, ha avuto e avrà effetti profondi sull’organizzazione economica e sociale. Non è stata una semplice crisi: per la prima volta dagli anni Trenta gli Stati Uniti hanno dovuto fare i conti con uno spettro che credevano di avere definitivamente allontanato, quello della “depressione economica”.
A più di due anni dal fallimento della Lehman Brothers, Richard Posner, esponente di spicco della scuola di pensiero che da sempre ha professato l’assoluta fiducia nel libero mercato, analizza le cause della crisi, gli errori compiuti dalla politica (in buona e cattiva fede), le reazioni iniziali e le prospettive future. Una lucida autocritica che mette in discussione la reale validità di “questo” capitalismo, e che si chiede se sia giunto il momento di ripensare un nuovo ordine economico.


Approfondimenti.

INTERVISTA A RICHARD POSNER


Crisi:Krugman, agenzie di rating “poco credibili”.

Fonte: keynesiano

L’economista premio Nobel Paul Krugman punta il dito contro le agenzie di rating.
Krugman ha ricevuto il Nobel per i suoi studi sulla globalizzazione che hanno rivoluzionato le teorie classiche sugli scambi commerciali. Insegna economia a Princeton,è anche editorialista del New York Times.

E proprio dalle pagine del NYT che Krugman scrive questo: “agenzie rating poco credibili. Per l’economista S&P dimentica di essere fra cause crisi.”.

Agenzie di rating impudenti e una destra estremista. Sono questi i veri problemi degli Stati Uniti. La decisione attuata venerdì scorso da Standard& Poor’s abbassando la valutazione del debito degli Stati Uniti da Aaa a Aa+, dimostra solo una cosa: l’insolenza e la grandissima faccia tosta. L’articolo è stato tradotto e riportato su Repubblica del 09/08/2011 lo potete leggere qui.

Come altri commentatori liberal, Krugman accusa S&P di essere poco credibile, e quindi impudente nei suoi giudizi, perché dimentica di essere stata tra i responsabili della crisi. “S&P, insieme con le altre agenzie di rating, ha avuto un ruolo di primo piano nel causare la crisi, dando una valutazione Aaa ad assets basati su ipoteche che si sono rivelate poi spazzatura tossica”, scrive l’economista.Non solo, S&P valutava positivamente anche Lehman Brothers, proprio un mese prima del collasso che scateno’ il panico e la crisi globale. Dopo il fallimento della banca d’affari, S&P si limitò a negare di avere commesso errori. Eppure, come Krugman ricorda, qualche errore e’ stato commesso anche in questi giorni. Venerdì pomeriggio, dopo aver ricevuto una bozza della decisione di S&P, gli esperti Dipartimento del Tesoro Statunitense hanno rilevato un problema di circa 2.000 miliardi di dollari nei conti dell’agenzia. Ma, pur ammettendo di aver commesso qualche strafalcione nei calcolo, S&P ha proceduto comunque ad abbassare la sua valutazione del debito americano.

Il conflitto di interesse e la poco credibilità delle agenzie di rating non è un argomento nuovo. Nel 2008 l’economista Italiano Pierangelo Dacrema  scrive un saggio dal titolo “La Crisi della Fiducia.Le colpe del rating nel crollo della finanza globale”.

Prezzo: € 14,00 – Etas Edizioni – Pagine: 134 – Anno: 2008.

La Premessa del libro la potete leggere qui.

Insomma diamo a Cesare ciò che è di Cesare, oggi anche Krugman dice ciò che altri hanno detto prima di lui.

Ma veniamo al perchè le agenzie di rating non sono più credibili. 

Il mercato si basa sulla fiducia che è un elemento fondamentale nei rapporti economici. In America c’è una esclamazione che chiarisce bene l’idea di fiducia dei rapporti commerciali e si basa su questa domanda ” Voi comprereste un’auto usata da quest’uomo?”

Se il venditore di auto usate ha la nomina di dare fregature la risposta sarà negativa, viceversa vuol dire che è un venditore onesto che rispetta il mercato che è fatto di clienti che accedono alla sua rivendita.

E’ ovvio che le transazioni di mercato sono un equilibrio fra interessi personali e rapporti commerciali, il che comporta inevitabilmente un conflitto di interessi che nel caso specifico dei mercati finanziari, questo conflitto dovrebbe essere tenuto sotto controllo dalle Tre sorelle monopoliste del rating S&P’s, Moody’s e Fitch hanno il 95% del mercato.

Il rating è un giudizio sulla qualità delle emissioni di titoli di debito, tipicamente obbligazioni, o sull’affidabilità dei loro emittenti, formulato da parte di società dotate di notevole esperienza in materia (le cosiddette agenzie di rating).

E’ chiaro che c’è un palese conflitto di interessi se le agenzie svalutano un titolo di stato prima dell’emissione sul mercato di nuove tranche di debito, la domanda che sorge spontanea sopratutto se questo accade alla più grande economia del mondo che detiene la valuta di riferimento per le transazioni commerciali, la dove l’andamento empirico del mercato ci dice che quando il mercato è fumoso e incerto gli investitori si rifugiano al sicuro nei Treasury Bond; Chi si avvantaggia del maggior spread sui tassi di interesse, che inevitabilmente lo stato emittente deve pagare per rassicurare il mercato?, visto che il giudizio delle agenzie di rating fa salire la contropartita che assicura dal rischio di insolvenza l’acquirente professionale (I fondi pensione) i famigerati CDS.

I CDS sono quelle cosucce che Warren Buffett l’oracolo di Omaha ha chiamato ” armi di distruzione di massa”. Di fatto poi è lo stesso Buffett che grida “alzatemi le tasse” lanciando al mercato un chiaro segnale morale dell’integrità dell’uomo nei confronti della società umana (gli attori ipotetici del mercato) , cosa c’è di più pulito di un ricco miliardario filantropo che grida “TASSATE ME CHE POSSO PAGARE”.

L’America è un grande paese, ma spesso i grandi uomini americani sono degli emeriti ipocriti. E’ chiaro che il giudizio di ipocrisia è dato dal mio punto di vista. Loro probabilmente non si considerano tali, in quanto fra i simpatici proverbi americani uno è emblematico e chiarisce bene l’idea “è il mercato bellezza” questa è la risposta che danno a chi rimane con il cerino in mano quando una bolla o un bidone si sgonfia facendo accumulare perdite in denaro.

E’ tutto normale?

Lo sarebbe se il mercato fosse l’insieme di una moltitudine di persone che liberamente e senza influenze effettuano  transazioni. Insomma se il mercato finanziario fosse come il mercato rionale sotto casa dove acquisti un prodotto previo controllo visivo e transazione libera all’ora ognuno rimarrebbe con il cerino in mano in base alle proprie capacità di valutazione. Ma il mercato finanziario non è il “libero mercato” asse portante “dell’economia di mercato” (Il Capitalismo), è qualcosa di completamente opposto e come afferma l’economista Giorgio Lunghini “non esiste il mercato, esistono gli speculatori”.

Vediamo perché.

Fonte in estratto Corriere della Sera

Gli azionisti delle tre sorelle del rating: il più noto è il «guru» miliardario Warren Buffett che attraverso la sua Berkshire Hathaway è il primo investitore singolo in Moody’ s con una quota del 12,47%.

Ma i veri signori del rating a ben guardare sono i grandi fondi Usa: Capital World Investors, Blackrock, State Street, Vanguard Group e T Rowe Price Associates tutte insieme controllano il 29,69% di McGraw Hill, la società che possiede S&P’ s, e il 31,2% di Moody’ s. Sommare le quote non è formalmente corretto visto che non ci sono patti di sindacato. Ma le battaglie per la trasparenza nei dati delle grandi società Usa di Poor, un avvocato che diventò anche editorialista del New York Times , di Blake e di John Moody sembrano lontane.

La minore delle tre sorelle, Fitch, non è invece quotata e pur essendo stata fondata a New York è controllata per il 60% dal gruppo francese Fimalac e per il resto dalla Hearst Corporation, il gruppo editoriale fondato dal mitico magnate Hearst alla cui figura si ispirò Orson Wells per girare Citizen Kane (Quarto potere) nel ‘ 41.

È solo nel Dopoguerra che i rating nati nel ‘ 22 quando Poor’ s iniziò a giudicare i corporate Bond americani e Standard le municipalizzate  si sono insinuati nel delicato meccanismo della crescita mondiale mentre tra economia reale e finanziaria il rapporto passava a pendere irreversibilmente verso la seconda.

Ma l’ origine dell’ oligopolio risale comunque ai primi anni. Nel 1914 Roy W. Porter che aveva acquistato dal cugino Babson la The Babson Stock & Bond Card System, un’ altra società che passava al radar i conti la cedette a sua volta a Blake. Poi acquistò Moody’ s e iniziò a corteggiare la Poor’ s che però prima andò in bancarotta e dopo essere stata rilevata da Babson venne fusa con la Standard nel ‘ 41. Tutte le altre agenzie più piccole chiusero o vennero rilevate. Ora imperi finanziari, industrie e stati dipendono da «tre sorelle».

E come affermava il leader indiscusso del liberalismo Americano Milton Friedman nel suo articolo sul New York Times Magazine del 13 settembre 1970 ” I Manager devono fare gli interessi degli azionisti,che consiste nel fare profitti”.

In conclusione: le agenzie di rating fanno gli interessi di chi li paga,W.Buffet fa beneficenza con i soldi che guadagna dal surplus generato dal monopolio delle informazioni economiche e speculando in borsa (ora non mi dite che Buffet è cassettista e non è G.Soros, perchè  non centra niente l’approccio al mercato), di conseguenza per la beneficenza spende i soldi di quel gregge di pecore che crede ancora negli “oracoli” e nel mito del libero mercato.

Approfondimenti:

Tesi di Laurea:Le agenzie di rating e la crisi finanziaria

Quaderni Consob:L’IMPATTO SUI PREZZI AZIONARI DELLE REVISIONI DEI GIUDIZI DELLE AGENZIE DI RATING.EVIDENZA PER IL CASO ITALIANO.

Articoli: Agenzie di rating troppo influenti.Un monopolio che va limitato.

Università di Trieste: Credit Rating ed il ruolo delle ECAI nell’approccio standar


La Via del Denaro

Fonte: keynesiano

“ E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina. “(Henry Ford)

La Via del Denaro. La Banca d’Italia, il Signoraggio e il Nuovo Ordine Mondiale

Autore: Salvatore Tamburro
176 pagine
€ 15,00

Nato dall’esigenza di comprendere e divulgare gli aspetti economici della Banca d’Italia, del sistema bancario in generale e delle principali istituzioni del libero commercio, questo illuminante volume espone tutte le anomalie e i veri e propri “conflitti di interesse” che ruotano intorno a queste istituzioni, dalle maggiori banche italiane a quelle internazionali. Affronta e spiega il grave problema del “signoraggio“, del quale illustra le origini, i beneficiari e gli svantaggiati nell’attuale sistema economico, soffermandosi particolarmente sulla perdita di sovranità monetaria, sul concetto di valore indotto della moneta e sul metodo della riserva frazionaria utilizzato dalle banche.

Una èlite globale sta esercitando il suo immenso potere finanziario per manipolare le politiche dei singoli Stati allo scopo di realizzare un’economia globale, sotto una specie di dittatura globale, con un unico esercito e un’unica moneta. Lo scenario preconizzato da Orwell in “1984” è più vicino e reale di quanto si pensi.

Tesi di Laurea di Salavatore Tamburo – file pdf.pag.218

Altre Tesi sul tema de Signoraggio.

– UNIVERSITÀ DEGLI STUDI LUM JEAN MONNET -LE BANCHE CENTRALI E IL SIGNORAGGIO (FILE PDF.PAG.84)

Estratto della Tesi pag.22

“ Lo Stato prende in prestito una banconota da €100 euro dalla Banca Centrale e la « paga » con una « obbligazione » da €100 . A fine anno dovrà « drenare » dalla popolazione quei €100 per restituirli al legittimo proprietario ( che è il Banchiere Internazionale ) , più gli interessi, diciamo un 2,5% . La Banca Centrale ha stampato quella banconota spendendo (tutto compreso ) 30 centesimi di euro ( quindi era solo un pezzo di carta,una merce come un’altra , come un biglietto del cinema ) mentre la banconota da €100 ( +2,5% ) , che lo Stato restituisce alla Banca Centrale .La Banca Centrale è una tipografia e si comporta come se fosse la padrona della banconota . Ergo : il signoraggio su una singola banconota è di €102,5 – €0,30 = €102,2 “.(5)
5) Pascucci S. 2009

Fabio Volo intervista Sandro Pascucci sul Signoraggio

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– Il meccanismo del signoraggio: dalla Banca d’Italia alla BCE e i suoi effetti economici


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