Archive for the 'Lavoro' Category

Crisi: Tred della bilancia commerciale

Crisi: Tred della bilancia commerciale.

 

Crisi: Cala la produzione industriale -16,9 sul 2007

Crisi: Cala la produzione industriale -16,9 sul 2007.

Crisi: Cgil, in 3 anni 3,3 mld ore cig, ancora 500mila in cassa

Comunicato stampa

12/11/2011

Roma, 12 novembre – Poco meno di 3 miliardi e 300 milioni di ore di cassa integrazione registrate in tre anni, dall’ottobre del 2008, quando la crisi finanziaria si riversò sull’economia reale, a ottobre di quest’anno. Una mole enorme, ripartita tra 1 miliardo e 160 milioni di ore di cassa ordinaria e poco più di 2 miliardi e 122 milioni tra straordinaria e in deroga, che ha inciso sul reddito degli oltre 500 mila lavoratori mediamente coinvolti in questi tre anni per una cifra pari a 11,4 miliardi, circa 22 mila euro in meno nel salario di ogni singolo lavoratore in cassa. E’ il bilancio della Cgil, attraverso le elaborazioni dell’Osservatorio cig del dipartimento Industria nel rapporto di ottobre, di questi 37 mesi di crisi economica e dei suoi riflessi sull’apparato produttivo e sui lavoratori, in previsione della manifestazione del 3 dicembre incentrata sul tema ‘lavoro’.

Intanto lo scorso mese la cassa integrazione ha registrato un leggero calo sul mese precedente, eccezion fatta per la straordinaria, mentre si conferma una crescita delle aziende che fanno ricorso ai decreti di cassa integrazione straordinaria, pari al +3,5% da inizio anno sui primi dieci mesi del 2010. Così come sono stabilmente in cig a zero ore circa 500 mila lavoratori che hanno perso nel loro reddito oltre 3,1 miliardi di euro, pari a più di 6.600 euro per ogni singolo lavoratore. Numeri che fanno dire al segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, “che dopo aver messo fine al governo Berlusconi adesso c’è bisogno di decisioni politiche che mettano al centro il lavoro come unico agente per la crescita”.

La Cgil, di fatti, lo ribadirà in occasione della manifestazione di Roma in piazza San Giovanni il 3 dicembre. Il timore del sindacato è, infatti, che i circa 190 tavoli di crisi aperti, il crollo della produzione industriale a settembre e i dati sulla cassa, “possano determinare il serio rischio per il prossimo anno di in un micidiale mix fatto di stagnazione e disoccupazione”, osserva ancora Scudiere sostenendo che “il nuovo governo deve rispondere a Bruxelles con il lavoro: introduca una patrimoniale e mette al centro l’occupazione a partire da quella giovanile”.

Dati cig settembre – Entrando nel dettaglio del rapporto di Corso d’Italia, le ore di cig registrate lo scorso mese sono state 80.244.847 con un leggero caldo del -3,97% su settembre. Un dato che porta il totale delle ore di cassa da inizio anno a 812.394.364 per un -20,86% sui primi dieci mesi del 2010. Nello specifico la cassa integrazione ordinaria (cigo) a ottobre diminuisce sul mese precedente del -14,50% per 17.971.444 ore. Da inizio anno il monte ore è pari a 184.930.084 con una variazione tendenziale del -38,26%.

In aumento invece la cassa integrazione straordinaria (cigs) a ottobre su settembre del +6,78% per un totale di 35.990.495 ore. Nel corso dei primi dieci mesi dell’anno le ore di cigs sono state 351.137.044 per un -13,66% sul periodo gennaio-ottobre 2010. Infine si segnalano cali per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga (cigd). A ottobre conta 26.282.908 di ore richieste, segnando così un -8,86% su settembre, mentre da inizio anno le ore sono state 276.327.236 per un -13,71% sui primi dieci mesi del 2010.

Causali di cigs – Cresce ancora il numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cassa integrazione straordinaria, con quasi il 60% per motivi di ‘crisi aziendale’. Da inizio anno a ottobre i decreti sono stati 5.670 con un aumento del +3,49% sullo stesso periodo del 2010. I decreti investono 8.861 unità aziendali territoriali con un +17,32%, sempre sui primi dieci mesi dello scorso anno, in conseguenza, spiega il rapporto, “di un aumento maggiore di gruppi industriali con insediamenti in più territori piuttosto che di aziende singole”.

Regioni – Le regioni del nord si segnalano ancora una volta per il ricorso più alto alla cassa integrazione da inizio anno. Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cig autorizzate c’è la Lombardia con 182.836.039 ore che corrispondono a 105.808 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 126.886.570 ore per 73.430 lavoratori e il Veneto con 71.762.580 ore di cig autorizzate per 41.529 lavoratori. Nelle regioni del centro c’è il Lazio con 55.551.338 ore che coinvolgono 32.148 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 51.567.389 ore per 29.842 lavoratori.

Settori – E’ la meccanica il settore in cui si conta il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate da gennaio a ottobre, la meccanica pesa per 294.532.413, coinvolgendo 170.447 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 102.791.768 ore di cig autorizzate per 59.486 lavoratori coinvolti e l’edilizia con 73.506.839 ore e 42.539 lavoratori.

Occupazione e lavoratori in cig – Nel mese di ottobre, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (22 settimane), risultano essere 940.000 i lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 43 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 470.136 lavoratori, di cui 200 mila in cigs e 160 mila in cigd. Dai calcoli dell’Osservatorio cig si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito 3 miliardi e 115 milioni, pari a 6.626 euro per ogni singolo lavoratore.

Link: Rapporto cig ottobre 2011
Link: Rapporto Causali aziende cigs ottobre 2011

Crisi: La manovra finanziaria e la Bilancia commerciale

Fonte: keynesiano

La manovra appena varata dal governo fa schifo ed è iniqua inutile girarci intorno.

Inoltre come tutte le manovre che penalizzano la domanda darà il suo contributo ad aggravare la depressione economica.

L’unica nota positiva se sarà attuata, è lo sfoltimento dei posti di lavoro per coloro che vivono di politica. Non solo ci saranno risparmi in termini economici, ma si metterà in moto quel meccanismo di razionalizzazione dei costi della politica. Costi che di fatto sono necessari al convivere democratico, ma che in Italia hanno assunto proporzioni e deviazioni tali da far pensare alla maggioranza dei cittadini che di democratico all’interno della partitocrazia ci sia ben poco.

Come avevo già fatto notare nel mese di giugno in questo Post, c’è uno tsunami  che si abbatte sull’Italia e si chiama saldo della bilancia commerciale, nemmeno un dilettante che si cimenta in  analisi serie fa previsioni macroeconomiche senza tenere di conto di questo dato e del suo Trend.

Ma di questo aggregato nessuno ne parla, eppure i dati definitivi sono (quelli di giugno erano provvisori)stati pubblicati dall’Istat. Il motivo per cui si evita di evidenziare il saldo della bilancia commerciale è semplice, se uno lancia l’allarme perché c’è in arrivo uno tsunami  fa prendere coscienza collettiva del pericolo e di conseguenza se la razionalità non è un opzional in un paese serio si prendono le dovute misure precauzionali.

Ora molti di voi è probabile che si domandino: ma è stata appena varata una manovra di lacrime e sangue da 45,5 miliardi di euro. Appunto per questo il dato è meglio che rimanga nel sottobosco perché in un paese serio al calo della domanda esterna (le esportazioni) si reagisce stimolando la domanda interna per riequilibrare il PIL, ma la manovra appena varata dal governo va nella direzione opposta ( A dirla tutta la verità in un paese serio si fanno politiche che tendono ad agevolare il pareggio della bilancia commerciale, altrimenti il risparmio nazionale va nelle tasche dei nostri vicini).

I dati sull’occupazione segnalano una stagnazione artificiosa in quanto sono dati al lordo della CIG, il dato reale come avverte la Banca D’Italia è ormai all’11% da tempo. I giovani da 14-24 anni sono quelli che pagano il maggior onere a questa crisi di coscienza sociale più che Finanziaria.

Clicca sull’immagine per ingrandirla

Nella tabella sopra sono riportati i paesi con cui abbiamo i maggiori scambi commerciali, è evidente che se il sistema delle maggiori Democrazie economiche (Stati Uniti e Europa) è in crisi,tanto da far dire sia a Berlusconi che a Tremonti che “siamo in un momento eccezionale e in pochi giorni tutto è precipitato”. Allora la vedo dura che nei restanti sei mesi il trend commerciale possa variare. Va sottolineato che la manovra e le parole di Berlusconi & co, erano rivolte al Mercato finanziario (la speculazione), mentre la Bilancia commerciale a ripercussioni sul mercato reale (la produzione).

In conclusione:

Faccio fatica ad augurarvi buone ferie visto le cose, ma gli italiani meritano un periodo di riposo, loro lavorano duro tutto l’anno.

Crisi:Lo Stato Predatore

Fonte: keynesiano

Enron, Tyco, WorldCom… e il governo USA? di James K. Galbraith

QUAL E’ LA VERA NATURA del Capitalismo americano odierno?

Fonte: testo articolo altervista.org

E’, come asseriscono politici e libri di testo, una grande avventura nazionale nella quale i mercati forniscono il contesto per una benigna concorrenza, dalla quale scaturisce un gran bene per tante persone? O è il terreno della lotta di classe, addirittura di una “guerra di classe globale”, come pretenderebbe il titolo del nuovo libro di Jeff Faux, nella quale il “partito di Davos” sbaragliarebbe i resti della classe lavoratrice organizzata?

La dottrina del movimento “legge ed economia”, ora montante nei nostri tribunali, afferma che se le persone sono razionali, se i mercati possono essere “contestati”, se la memoria è buona e l’informazione adeguata, allora le aziende aderiranno da sole a regole onorevoli di condotta. Qualsiasi intervento pubblico nell’economia minerebbe tutto questo. Anche un’assicurazione – un’assicurazione sui depositi o la Sicurezza sociale – è perversa perché incoraggia l’assunzione irresponsabile di rischi. Le Banche presterebbero a cattivi clienti, i lavoratori “vivrebbero alla giornata”, le aziende speculerebbero sui loro fondi pensione. Il movimento ha anche affermato che le cinture di sicurezza incentivano la guida spericolata. Le assicurazioni, in altre parole, creano un “azzardo morale” per il quale la “disciplina di mercato” è la cura: tutto lavora per il meglio quando il pensiero e il progetto non interferiscono.

E’ uno strano modo di vedere, e se non fossimo governati da persone come John Roberts1 e Sam Alito2, che fanno finta di crederci, non varrebbe la pena di occuparsene.

L’idea della lotta di classe risale a molto tempo fa. Si tratta forse della “storia di tutte le società esistenti fino ad oggi”, come è ben noto dichiararono Marx ed Engels. Ma se il mondo è dominato da una élite piena di soldi, in quale misura il ceto medio americano fa parte del proletariato globale? Una risposta onesta può solo essere: non molto. Il declino politico della sinistra deriva sicuramente in parte da una retorica che si è ormai allontanata dall’esperienza. Nella gran parte dei casi, gli elettori americani non vivono nel loro margine Malthusiano. Sono i dollari, non le rupie, che comprano i beni del mondo. L’appartenenza all’economia del dollaro fa di ogni lavoratore americano, in qualche misura, un complice della classe capitalista.

Nell’America ad economia mista nella quale sono cresciuto, esisteva un modo di vedere post-capitalista, post-marxiano, riguardo l’identità del ceto medio, che si basava su diritti e risorse condivisi, le cui fondamenta erano costituite dalla scuola pubblica, l’accesso all’Università, una buona casa, il pieno impiego con un reddito sufficiente, il Medicare3 e la Sicurezza sociale4. Questi programmi, finanziati e garantiti con fondi pubblici, hanno arrotondato gli spigoli del capitalismo della Grande Depressione, ricompensando i sacrifici fatti durante la Seconda guerra mondiale. Erano anche, per l’America, una vetrina che mostrava a coloro che vivevano dietro la Cortina di Ferro che il capitalismo regolato è in grado di portare la prosperità ben oltre le possibilità della pianificazione statale (è stato questo, e non la corsa agli armamenti, a fare alla fine crollare l’Impero sovietico). Queste istituzione del ceto medio sopravvivono in America ancora oggi, ma sono infragilite e strapazzate da costanti attacchi. E la differenza tra coloro che sono inclusi e quelli che sono esclusi è grande ed evidente a tutti.

Il segno attuale del moderno capitalismo Americano non è né la benigna concorrenza, né la lotta di classe, né un’utopia complessiva del ceto medio. E’ la predazione invece ad essere diventata la caratteristica dominante; un sistema cioè dove i ricchi banchettano con il sistema, in decadenza, costruito per il ceto medio. La classe predatrice non comprende la totalità dei ricchi, può anzi essere osteggiata da molti di ricchezza equivalente. Essa è tuttavia la forza egemone, che definisce le caratteristiche di funzionamento, e i cui attori controllano completamente il governo sotto il quale viviamo.

I nostri dominatori elargiscono favori ai loro clienti. Questi vanno dagli operatori dei casinò dei Nativi Americani, alle compagnie del carbone degli Appalachi, agli operatori delle fabbriche-galera di Saipan5, fino ai cosiddetti operatori dei campi petroliferi dell’Iraq. Oltre ai misantropi che hanno fatto una campagna per abolire la tassa di successione, a Charles Swab, che ha suggerito il taglio alle tasse sui dividendi del 2003, alle compagnie alla “Benedict Arnold”6 che spostano offshore7 i loro imponibili, a quelle istituzioni finanziarie che sono cadute sotto i rigori della legge dello scorso anno sulla bancarotta. Dovunque guardiate, le decisioni pubbliche portano danaro a specifiche entità private.

Questo perché, in un regime predatorio, non si fa nulla per il bene pubblico. La persona in carica non riconosce nemmeno l’esistenza di “un bene pubblico”. Hanno amici e nemici, e il resto, noi, siamo prede. L’Uragano Katrina lo illustra perfettamente, con la Halliburton che ha avuto contratti e con Bush che riduce all’impotenza Kathleen Blanco, il governatore Democratico della Louisiana. La popolazione di New Orleans era, al più, un retropensiero: una volta dispersa, è stata rapidamente dimenticata.

Il modello predatore-preda spiega alcune cose che altri modelli non riescono a spiegare: in particolare i cicli di prosperità e depressione. La crescita delle prede stimola la predazione. Le due popolazioni crescono all’inizio tutte e due, ma quando il rapporto di forze si sposta a favore dei predatori (attraverso tassi di interesse, prezzi del petrolio, affitti crescenti e peculato), entrambe possono crollare rapidamente. Quando succede, serve molto tempo per entrambi per risalire la china.

Il modello predatorio ci può anche aiutare a capire perché molti ricchi sono arrivati ad odiare l’amministrazione Bush: perché la predazione è nemica degli affari puliti. In un mondo nel quale i vincitori sono tutti connessi, non è solo la preda a perdere, ma capita a chiunque non si assoggetti adeguatamente. I regimi predatori sono come i racket di protezione: potenti e temuti, ma mai amati né rispettati. Non godono di una vasta base di consenso politico.

In un’economia predatoria, le regole immaginate dalla legge e dall’economia non si applicano. Non c’è nessuna disciplina di mercato. I predatori competono non seguendo le regole, ma violandole. Assumono sulla legge il punto di vista delle business-school: le regole non sono state fatte per guidare i comportamenti, ma per definire i limiti di una condotta che possa restare impunita. Una volta avvicinatisi al confine, oltrepassarlo è facile. Un’economia predatoria è criminogena: incentiva e premia comportamenti criminali.

Perché i mercati non forniscono una disciplina? Perché gli “effetti sulla reputazione” non portano a comportamenti corretti? Gli economisti sono stati lenti nel rispondere a queste domande, ma adesso abbiamo una teoria completamente sviluppata in un libro del mio collega William K. Black, The Best Way to Rob a Bank Is to Own One [“Il modo migliore per rapinare una banca è possederla”, NdT]. Black è stato l’avvocato rivela-scandali dei casi delle “Savings and Loan”8 e dei “Keating Five”9. Successivamente si è laureato in criminologia. La sua teoria sulla “frode del controllo” si occupa della situazione in cui un leader di un’organizzazione usa la sua azienda come una “arma” di frode e “schermo” contro eventuali perseguimenti legali, situazione che la “legge ed economia” non è in grado di affrontare.

Per esempio, “legge ed economia” ritiene che le aziende più importanti di certificazione contabile, scoprendo le frodi dei loro clienti, salvaguarderebbero la loro reputazione . Come nei casi Enron, Tyco, WorldCom, tuttavia, in ogni controllo importante delle S&L le frodi sono state protette da ispezioni “addomesticate” dei controllori di contabilità più importanti: paghi l’azienda migliore per avere un giudizio “addomesticato”. La teoria del “moral hazard” attribuisce la responsabilità del collasso finanziario sugli incentivi impliciti nell’assicurazione, ma Black mostra che le grandi frodi sono state quasi tutte commesse in istituzioni create appositamente da reti criminali, spesso da grandi protagonisti come Charles Keating, Michael Milken e Don Dixon.

C’è inoltre un’altra questione a proposito delle istituzioni predatorie: alla fine falliscono sempre. Falliscono perché sono fatte per fallire. I predatori succhiano il sangue dai business che gestiscono, celando il fatto il più a lungo possibile dietro una contabilità fraudolenta e transazioni enormemente complesse, e in questo consiste la razzia.

Una politica gestita da gente radicata in questa cultura è anch’essa predatoria, e non deve sorprendere, e i legami tra George H.W. Bush, che ha voluto la deregolamentazione delle S&L, suo figlio Neil, che gestiva una S&L corrotta, e il fratello di Neil, George, per il quale Ken Lay ha inviato quei teppisti in Florida secondo i piani della Enron, non potrebbero essere più stretti. Ma a parte qualche sporadico riferimento alla “cleptocrazia” in altri paesi, l’opinione pubblica degli economisti è stata lenta ad accorgersene. A volere proprio pensare bene, possiamo ritenere che il governo volesse fare bene, e la sua incapacità di farlo sia stata questione di incompetenza.

Se il governo è però un predatore, allora fallirà: non solo politicamente, ma anche in un modo sostanziale. Il governo non può affrontare il riscaldamento globale, l’Uragano Katrina, o l’Iraq, non perché è incompetente ma perché è volontariamente indifferente al problema della competenza.

La questione è: in qual modo il fallimento colpirà la popolazione? E quale meccanismo sopravvivrà in grado di chiedere conto ai predatori? Ai più alti livelli non si può sfortunatamente fare affidamento sul sistema giudiziario, grazie al meccanismo del perdono. E’ null’altro che politica riconoscere che in un mondo di predatori tutte le parti in gioco sono parzialmente corrotte.

Come può dunque il sistema politico riformare sé stesso?

Come possiamo ristabilire controlli e bilanciamenti e contropoteri, e il senso di bene pubblico?

Come si può rimettere sotto controllo la moderna predazione economica, ristabilendo le possibilità non solo per una azione sociale progressista ma anche, ancora più importante, per le oneste attività economiche private?

Fino a che non saremo capaci di rispondere a queste domande, i predatori domineranno.

Note:

1 Attualmente (2009) “Chief Justice” [Presidente] della Corte Suprema degli Stati Uniti [NdT].
2 Attualmente (2009) “Associated Justice” [Membro] della Corte Suprema degli Stati Uniti [NdT].
3 “Medicare” negli USA è il sistema di sicurezza sociale che copre la sanità per le persone al di sopra dei 65 anni o appartenenti a categorie particolari [NdT].
4 Con questo termine (Social Security) si designa negli USA un sistema di assistenza generalizzato che incorpora diversi servizi, quali l’assistenza ai disabili, alla disoccupazione, l’assistenza temporanea alle famiglie bisognose, il Medicare e il Medicaid, l’assicurazione sanitaria per i bambini, ecc. [NdT]
5 Isola degli USA sede di fabbriche con turni infernali a bassi salari, teatri di conflitti giudiziari in materia di lavoro [NdT].
6 Nome di un Generale americano del ‘700 prima considerato un eroe, ma che tradì in favore degli Inglesi [NdT].
7 Paradisi fiscali che non trasmettono informazioni bancarie agli altri stati, consentendo l’evasione fiscale [NdT].
8 La crisi delle “Savings and Loans” (S&L), società di concessione di mutui è avvenuta negli anni ’80 e ’90 con il fallimento di 745 compagnie, e con un costo stimato di 160 miliardi di USD, dei quali 125 erogati direttamente dallo Stato federale [NdT].
9 Caso di corruzione di cinque senatori USA nel 1989, nel quadro della crisi delle S&L [NdT].

Crisi: Lucchini, i lavoratori scioperano, a rischio il benessere di migliaia di famiglie



Fonte:keynesiano

Lucchini, i lavoratori scioperano, a rischio il benessere di migliaia di famiglie.

“Il tempo è scaduto, il 24 giugno è la data chiave per migliaia di famiglie”. Il segretario provinciale Fim Fausto Fagioli, a nome di tutti i sindacati, ha usato queste parole per definire la situazione in cui versa il gruppo Lucchini.

Stamani a Piombino, come negli altri presidi nazionali di Trieste, Condove, Lecco e Bari, si è tenuto uno sciopero di due ore indetto dai sindacati. ‘Il tempo è scaduto, il 24 giugno è la data chiave per migliaia di famiglie”.

A Piombino,alcune centinaia di lavoratori hanno partecipato a una manifestazione davanti allo stabilimento.

Il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia ha fissato per il 24 giugno il termine ultimo per la ratificazione dell’accordo tra le banche e l’azienda per la ristrutturazione del debito.

La ratificazione dell’accordo con le banche sbloccherebbe, entro tempi rapidi, il prestito ponte da 80 milioni promesso all’azienda, necessario per garantire liquidità al gruppo industriale. In assenza dell’accordo per Lucchini si aprirebbero scenari pericolosi, compreso il rischio del passaggio all’amministrazione controllata, più volte citato dai sindacalisti durante la manifestazione. Il gruppo Lucchini e’ di proprieta’ per il 50,2% del magnate russo Alexey Mordashov e per il 49,8% della multinazionale Severstal.

Solo nello stabilimento di Piombino, l’unico dotato di altoforno, lavorano circa 2.000 addetti, oltre ai quasi mille dell’indotto.

Globalizzazione e mercato del lavoro.

Crisi: La struttura produttiva Italiana.

Fonte: keynesiano

La struttura produttiva Italiana.

Nel 2009 le imprese attive nell’industria e nei servizi sono poco meno di 4,5 milioni e occupano complessivamente circa 17,5 milioni di addetti. Il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti e impiega il 47% dell’occupazione totale.

Le imprese senza lavoratori dipendenti sono circa 3 milioni e corrispondono al 65,2% del totale delle imprese attive.

Si constata una forte concentrazione degli addetti nel settore manifatturiero (23% del totale), nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (20%) e nelle costruzioni (11%).

Due terzi delle imprese sono individuali e coinvolgono il 25% degli occupati; le altre adottano, nel 18% dei casi, la forma giuridica di società di persone, nel 17% quella di società di capitali, mentre il restante 1,1% è costituito da società cooperative.

Tra il 2008 e il 2009 diminuisce dell’1% il numero delle imprese e del 2% la relativa occupazione. Nell’industria si riducono tutte le attività manifatturiere (-4,5% le imprese e -5,4% l’occupazione). Aumenta solo il comparto delle utilities, le imprese che forniscono energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (+19,6% le imprese e +1% l’occupazione) e le imprese di fornitura di acqua, reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento (+3,6% sia le imprese che l’occupazione).

Anche nelle costruzioni la diminuzione delle imprese e dell’occupazione è consistente (rispettivamente -1,8% e -5%). In perdita appare anche il commercio (-2,6% e -1,1%) e molti settori dei servizi come il trasporto e magazzinaggio (-3,5% e -2,6%). Tra le eccezioni, si segnalano le attività finanziarie e assicurative (+9,6% per le imprese e +0,6% per l’occupazione) e quelle immobiliari (+4,1% per ambedue).

Le imprese che impiegano lavoratori dipendenti registrano variazioni nel numero e nella relativa occupazione, in media più consistenti nei settori industriali e più contenute in quelli dei servizi.

Si riducono le imprese individuali (-1%) e le società di persone (-1,9%). Le società di capitali sono le uniche in moderata crescita (circa 3 mila in più rispetto al 2008), anche se il lieve incremento si accompagna a una contrazione di quasi 162 mila addetti.

Nel 2009 il numero delle imprese e la relativa occupazione diminuiscono rispetto al 2008 in tutte le ripartizioni geografiche. Il Sud e il Nord-est assorbono oltre il 60% della diminuzione nazionale in termini di imprese (rispettivamente -1,9% e -1,1%), mentre quasi due terzi della diminuzione degli addetti si concentra nel Nord (-2,6 nel Nord-est e -2,1 nel Nord-ovest).

Approfondimenti:

ISTAT: Struttura e dimensione delle imprese


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