Archive for the 'Crisi Economica 2008' Category

Il pareggio di bilancio in Costituzione, il silenzio dei progressisti

Fonte: Keynes blog

l Parlamento italiano introdurrà nella Costituzione il “pareggio di bilancio”: si tratterà dell’ultimo omaggio offerto alle “idee fallite” che stanno alla base dell’attuale crisi e che tuttora ispirano le politiche recessive e di austerity in tutta Europa. Perchè la stampa e le sinistre tacciono?

di Lanfranco Turci – da MicroMega on line

Nei prossimi giorni il Senato sarà chiamato ad approvare in seconda lettura le modifiche all’art. 81,97,117 e119 della Costituzione in materia di pareggio di bilancio.

Si tratterà dell’ultimo passaggio previsto dall’art. 138 C. dal momento che la Camera del Deputati ha già effettuato le due votazioni previste e il Senato ha già votato in prima lettura il 15 dicembre scorso.

In tutte e tre le occasioni il Parlamento si è espresso con un voto quasi unanime. Le modifiche, secondo cui «Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico» si ispirano alle dottrine dominanti in questa fase della politica europea guidata dalle destre conservatrici e neoliberiste.

Nel novembre del 2010 una analoga proposta costituzionale avanzata dai Repubblicani negli USA, per bloccare la politica di stimoli economici del presidente Obama, fu duramente contrastata da un alto numero di economisti, fra cui i Premi Nobel Kenneth Arrow, Peter Diamond, Eric Maskin e Robert Solow. Il capo del governo britannico, David Cameron, ha osservato recentemente che norme del genere equivalgono all’abolizione per legge del pensiero di Keynes.

Comunque si voglia interpretare Keynes, non c’è dubbio che si tratta dell’ultimo omaggio offerto alle “idee fallite” che stanno alla base dell’attuale crisi e che tuttora ispirano le politiche recessive e di austerity dettate dalla politica tedesca e dalla tecnocrazie europea.

Così come non c’è dubbio che le implicazioni delle nuove norme proposte siano molto rilevanti e compromettano gravemente per il futuro le libertà di scelta delle politiche economiche e di sviluppo del nostro paese, anche quando ci saremo auspicabilmente liberati del vincoli sottoscritti dai governi Berlusconi e Monti con il Fiscal Compact. E non vale la scusante che si tratterebbe di norme lasche, che si potranno facilmente aggirare una volta che sia cambiato il clima politico-economico italiano ed europeo. Non è vero. Ma, se anche così fosse, ci sarebbe da essere allarmati per il modo irresponsabile con cui si interviene sul testo costituzionale.

Quello che ancor più preoccupa è poi il silenzio corale che ha accompagnato questo processo di modifica costituzionale in corso ormai da sei mesi, mentre in altri paesi europei su questi temi e sul connesso Fiscal Compact si stanno sviluppando discussioni e confronti assai vasti e in Francia si gioca la stessa campagna elettorale per le presidenziali.

Questo fatto lascia allibiti. In un Paese come il nostro in cui su questione di chiacchiericcio politico si fanno spesso campagne di stampa ampiamente sopra le righe, su un tema di così rilevante portata, che tocca un cardine della Costituzione e la strumentazione della politica economica presente e futura, il silenzio è totale. Questo mi fa pensare che, da un lato, in buona parte dei parlamentari, soprattutto fra quelli del centro-sinistra, non ci sia affatto la consapevolezza di ciò che si sta approvando. Dall’altro lato che operi un silenzio interessato dei grandi mezzi di comunicazione, il cui orientamento politico-culturale è ampiamente a favore della politica neoliberista e del governo Monti. In sostanza, siamo a metà strada tra l’incultura e il calcolo politico.

Per queste ragioni un mese fa il Network per il socialismo europeo (associazione che raccoglie circoli e militanti della sinistra impegnati per il rinnovamento e la riorganizzazione della sinistra italiana nell’ambito del socialismo europeo) ha deciso di provare a rompere questo muro di silenzio che colpevolmente circonda le votazioni in corso nel Parlamento. Abbiamo perciò rivolto un appello ai Senatori della Repubblica affinché sia salvaguardato il diritto del popolo di intervenire sulle modifiche della Costituzione.

Si badi bene il nostro appello, pur illustrando le obiezioni di merito a quelle modifiche, non punta a rovesciare all’ultimo passaggio l’orientamento favorevole consolidatosi nelle prime tre votazioni di Camera e Senato. Abbiamo posto invece ai Senatori un problema di coscienza e di sensibilità democratica. Come è noto, ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione, riapprovando il nuovo articolo 81 con la maggioranza di due terzi si escluderebbe la possibilità di promuovere un pronunciamento del popolo attraverso il referendum confermativo.

È ammissibile che ciò avvenga su un tema così importante? È ammissibile che ciò avvenga per opera di un Parlamento delegittimato dalla crisi politica e morale che sta squassando i partiti e le istituzioni? È ammissibile che i due terzi siano calcolati su assemblee parlamentari che, elette con una legge ipermaggioritaria, non rappresentano milioni di elettori che non hanno potuto far pesare il loro voto alle ultime elezioni politiche? Il Network per il socialismo europeo chiede dunque a tutti i senatori che avvertano la fondatezza delle nostre osservazioni di accordarsi in maniera bipartisan per evitare la maggioranza dei due terzi e lasciare aperta la possibilità di una futura verifica popolare.

Crisi: Tred della bilancia commerciale

Crisi: Tred della bilancia commerciale.

 

Crisi: Cala la produzione industriale -16,9 sul 2007

Crisi: Cala la produzione industriale -16,9 sul 2007.

Albert Camus “L’uomo in rivolta”

Albert Camus “L’uomo in rivolta”.

 

La “vista corta” della politica di Vincenzo Visco

La “vista corta” della politica di Vincenzo Visco.

L’intera economia mondiale è tuttora ostaggio degli effetti della grande crisi finanziaria iniziata a fine 2007. Dopo una ripresa nel 2010, il 2011 ha riproposto problemi irrisolti vecchi e nuovi, e il 2012 si prospetta molto problematico: è ormai certa una recessione nella zona euro, la cui entità e durata è difficile da valutare; per gli Stati Uniti si prevede una crescita moderata, ma gli effetti (negativi) della crisi europea e della svalutazione dell’euro si faranno sentire; anche l’Inghilterra è di nuovo in recessione, e il Giappone difficilmente riuscirà e crescere.

Continua a leggere ‘La “vista corta” della politica di Vincenzo Visco’

Crisi: L’Italia salvata da Monti?

Fonte: keynesiano

Il presidente del Consiglio a Porta a Porta: giustifico l’insofferenza per le misure, ma sono certo che gli italiani capiranno. Il mercato del lavoro «sarà il nostro prossimo cantiere e la concertazione sarà essenziale»

Il Ministro Fornero a Ballarò sotto attacco, la senatrice del PD Anna Finocchiaro deve correre in sua difesa ma è evidentemente tesa.

Monti, Fornero e Finocchiaro evocano la vulgata del Fallimento dell’Italia, entrambi enfatizzano la stabilità dei mercati e gli spread con i Bund tedeschi ritornati a livelli normali.

Peccato che la nuova analisi di Standard & Poor’s metta sotto osservazione Eurozona e fondo salva-stati.

Ma c’è una novità, Monti da Vespa spiega chiaramente che i mercati che tengono sotto scacco gli stati sono di fatto gli speculatori dei grandi fondi pensione, gli stessi che sono azionisti di maggioranza delle agenzie di rating.

Ma quello che più fa ridere è che il governo dei tecnici ha messo in scacco il CS riformista, che dopo aver profuso fiducia a occhi chiusi ed aver scomodato il “miracolo” con pizini a personam, ora deve ingoiare il rospo senza nemmeno poter dare la colpa a Berlusconi visto che L’Italia in fallimento per colpa di Berlusca (che di colpe ne ha parecchia sia chiaro) non regge.

E’ di fatto il riformismo debole di questi ex del nulla che fa piangere, sono sempre stati ginoflessi  nei confronti di banchieri e professori, da anni sono in preda al principio di Peter.

Al liberista catto-bancario M.Monti, inviamo un saggio di F. Caffè del 1971 dal titolo “Di una economia di mercato compatibile con la socializzazione delle sovrastrutture finanziarie“.

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Dal sito Palmiro “veniamo da lontano”.

Durante i lavori del convengo CIME di Economia Matematica, tenutosi ad Urbino fra il 20 e il 25 settembre 1971, Federico Caffè presentò il suo famoso saggio “Di una economia di mercato compatibile con la socializzazione delle sovrastrutture finanziarie“. Si tratta di uno degli articoli più argomentatamente radicali di Caffè che, seppur datato, aiuta molto ad emarciparsi dalle considerazioni pittoresche, ma assai comuni, secondo cui la Borsa dovrebbe essere l’espressione tipica di un mercato il più vicino all’ideale concorrenziale che, in quanto tale, concorrerebbe alla allocazione efficiente delle risorse finanziarie. Negli ultimi 30 anni in molti – fra cui anche chi vi scrive – si sono fatti affascinare dalla finezza delle analisi dei molti praticoni, dimenticando che, anche astraendo dai livelli più approfonditi di indagine, il buon senso renderebbe chiaro a tutti che, in un mondo e in una economia dominata dagli oligopoli, la Borsa non può che esserne un riflesso.

Il saggio di Caffè fu accompagnato da un imbarazzante silenzio accademico di cui lo stesso professore pescarese ebbe a dolersi. L’unico che, a caldo, si pronunciò fu Bruno De Finetti, anche egli presente alla conferenza: “La relazione di Federicò Caffè sulle (dis)funzioni della Borsa è già stata menzionata incidentalmente, ma voglio ripetere il ringraziamento per averci presentato una così coraggiosa e particolareggiata analisi, e direi meglio denuncia, sullo scottante argomento. Rinnovo in particolare il ringraziamento mio, perché avevo sempre intuito quanto di falso e superstizioso si nasconda nei panegirici illustrativi delle funzioni miracolose della Borsa. Egli ha messo in luce, fra l’altro, parecchie smagliature logiche che danno la possibilità di realizzare, operando attraverso operazioni di Borsa, ciò che, fatto diversamente, sarebbe giustamente vietato. Oltre a rilevare come nessuna difesa esista per i risparmiatori, privi delle informazioni di cui dispongono invece i mestieranti cui sono costretti ad affidarsi”. Chiaro, semplice, conciso.

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Non ci voleva certo un governo di professori universitari per fare una manovra democristiana,di fatto l’unico contento è Casini che di Dc da prima Repubblica se ne intende. MA LO SCHIFO VERO E’ CHE CI VOLEVANO I NIPOTINI DEL PCI PER APPOGGIARLA, PERCHE’ ORA O BEVONO O AFFOGANO……….

Mario Monti premier, i mercati non se ne sono accorti…..

Fonte: keynesiano

La festa è finita togliete le bottiglie dai tavoli.

MA GUARDA, I MERCATI SE NE INFISCHIANO DI CHI GOVERNA! MA COME SONO INGRATI…….

Per fortuna ogni tanto si sente qualcuno come il nobel Stiglitz che ci dice le cose per quel che sono.

L’unica consolazione e che ora anche Nicolas Sarkozy dovrà ginoflettersi e si sà che Napoleone non è molto propenso agli inchini. MA FORSE UNA SOLUZIONE C’E’!

Se è vera la teoria liberista della Thatcher che ” la società non esiste esistono gli individui” allora per analogia non dovrebbero esistere neanche i mercati, che di fatto dovrebbero corrispondere alla moltitudine degli individui, ora mi sa che sia poco probabile che milioni di individui decidano di agire tutti insieme e con obbiettivi mirati.

ALLORA LA TEORIA DEI MERCATI FA ACQUA, SAREBBE PIU’ ONESTO AFFERMARE CHE I GOVERNI TRAMITE IL MERCATO BORSISTICO TENDONO A SODDISFARE LE RICHIESTE DI UNA MINORANZA ORGANIZZATA CHE MUOVE UNA MOLTITUDINE DI TRANSAZIONI.

Ecco scoperto l’arcano, i governi tramite i mercati rispondono agli speculatori. ALMENO SE SEGUO LA LADY DI FERRO E IL SUO VANGELO POLITICO.

Dove stà la politica in tutto questo?

Articoli.

Perché la pressione dei mercati si sta spostando anche sulla Francia. A rischio la Tripla A di Parigi.

Stiglitz: è in crisi l’euro non solo L’Italia di Vittorio Da Rold

Prodi:Ho estrema fiducia in Monti, con lui l’Italia ce la farà “Mi fido di Monti, ma il governo tecnico è una sconfitta politica”.

Il debito pubblico italiano, quando e chi lo ha formato di Giorgio Arfaras direttore della Lettera economica del Centro Einaudi.


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