Crisi: Marcegaglia ” Siamo noi che teniamo in piedi il Paese”

Fonte: keynesiano

Il presidente di Confindustria al Premier: rappresentiamo il 70% del Pil. «La sentenza Thyssen un caso unico in tutta l’Europa»
«Chiediamo poche riforme chiare. Non sussidi, non incentivi, non aiuti. Poche grandi riforme che permettano allo Stato di ridursi e di funzionare meglio». Le assise generali di Confindustria, 5.700 industriali riuniti a porte chiuse alla Fiera di Bergamo, sono appena terminate ed Emma Marcegaglia affronta finalmente i cronisti. Toni pacati, sul volto un po’ di stanchezza per un dibattito che è andato avanti senza soste, con qualche momento di tensione, per nove ore. Ma parole decise, dure, a tratti taglienti. Subito, tanto per gradire, una risposta a Silvio Berlusconi che due giorni fa aveva detto agli industriali: Fate voi qualcosa per noi». La presidente di Confindustria non si scompone. «Noi tutti i giorni facciamo qualcosa per il Paese, visto che contribuiamo per il 70% alla crescita del Pil. E su questo qui a Bergamo c’è stata una condivisione molto forte». Quindi, per far capire che gli industriali sono disposti ad assumersi nuove responsabilità, ecco una nuova proposta: «Lo Stato privatizzi la gestione dell’Ice, l’Istituto per il commercio estero, che non funziona. Noi, come Confindustria, ci candidiamo a prenderla in considerazione».

Contratti. Il tema dei contratti è stato uno degli argomenti al centro delle assise di Bergamo. “Vogliamo contratti derogabili, flessibili ed esigibili”, ha detto Marcegaglia. “Alla Camusso – ha proseguito replicando alla leader della Cgil – dico che non siamo interessati a dividere il sindacato, tutto il contrario. Ma la strada della ricerca di una maggiore produttività attraverso le relazioni industriali è netta e chiara”. La presidente ha invitato ad “andare ancora più avanti: con la strumentazione che abbiamo possiamo avere contratti nazionali più avanzati, deroghe ai contratti aziendali e aziende che decidono di avere un contratto aziendale al posto di quello nazionale”. “Questo – ha concluso – è possibile con le regole attuali di Confindustria”.

Poi l’affondo sulle tasse. «Vogliamo una riforma fiscale anche a parità di pressione fiscale, ma che riduca la tassazione su imprese e lavoro. E poi ulteriori semplificazioni. E vogliamo le liberalizzazioni che sono le grandi assenti nei provvedimenti del governo, anzi si sono fatti dei passi indietro. Infine vogliamo capire quale è l’impegno per la ricerca».

L’opportunità di avere invitato Montezemolo: “Montezemolo non è ancora un politico”. Sul numero uno della Ferrari, presente all’Assise, Marcegaglia ha dichiarato: “A quanto mi risulta Luca di Montezemolo non è ancora un politico. Ha presenziato alle Assise generali di Confindustria in quanto imprenditore e past president” dell’associazione degli industriali.

E per il futuro? Un eventuale ingresso in politica di Montezemolo, di cui si parla da tempo, sarà secondo Marcegaglia “una decisione personale. Ovviamente Confindustria si impegna direttamente, ma senza appoggiare alcuno schieramento politico. L’indipendenza dalla politica è nella nostra cultura”.

Sul caso Thyssen: “Condanna Thyssen, unicum in Europa”. Emma Marcegaglia ha poi ribadito il “totale e assoluto impegno delle imprese sulla sicurezza”, ma ha sottolineato che la condanna a sedici anni per omicidio volontario dell’ad della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn, “è un unicum in Europa ed è un tema che va guardato con molta attenzione”. “Noi abbiamo grande rispetto e deferenza nei confronti dei morti e delle loro famiglie – ha detto Marcegaglia – però se episodi di questo tipo dovessero prevalere potrebbero allontanare gli investimenti esteri dall’Italia e mettere anche a repentaglio, in qualche modo, la sopravvivenza del nostro sistema industriale”.

Riflessione:

Di solito non si dovrebbero commentare le affermazioni delle associazioni di categoria! Ma la nota sulla Thyssen e gli applausi la dicono lunga su cosa intenda per “rapporti di produzione” la Confindustria.

Sulle affermazioni della Marcegaglia faccio solo due constatazioni:

– Il paese lo tengono in piedi i consumi, non ci sarebbe economia di mercato senza i consumi, non si è mai vista una crisi per eccesso di consumi, ma c’è crisi e disoccupazioni quando calano i consumi. Il PIL è di fatto consumo di beni e servizi.

– La Germania ha una pressione fiscale di 20 punti inferiore alla nostra, il Regno Unito di 31 punti, ma entrambi i Paesi hanno una maggiore spesa sociale per abitante  rispetto a quella Italiana, segno evidente di una diversa ridistribuzione delle risorse del sistema paese (le tasse che noi cittadini paghiamo).



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