Crisi:Cig 2010, la stangata in busta paga,ogni lavoratore ha perso 8mila euro.

Cig 2010, la stangata in busta paga:ogni lavoratore ha perso 8mila euro.

Fonte: keynesiano

Dati Cgil : sono state 1,2 miliardi le ore autorizzate. È il risultato peggiore di sempre. Le regioni più colpite Lombardia e Piemonte. In totale, coinvolti 580mila dipendenti

Il rapporto Cgil denuncia «una situazione economica e sociale sempre più insostenibile per milioni di lavoratori che ricevono coperture economiche inconsistenti e irrisorie mentre molti continuano invece a restare senza sostegni.

Una perdita di 4,6 miliardi di euro in busta paga, circa 8mila euro per ogni lavoratore. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio cig della Cgil su dati Inps, è questo l’effetto nel 2010 dell’utilizzo della cassa integrazione che ha registrato in totale 1,2 miliardi di ore autorizzate, più di un quarto delle quali in deroga, coinvolgendo circa 580mila lavoratori. Le regioni in cui si è registrato il ricorso più alto alla cig nel corso del 2010 sono quelle del nord. Dal rapporto Cgil al primo posto (per ore di cig autorizzate), c’è la Lombardia con 314 milioni 277 mila e 391 ore da inizio anno a novembre scorso, che corrispondono a 150.516 lavoratori. Segue il Piemonte con 185 milioni e 742mila ore per 88.957 lavoratori e il Veneto con quasi 125 milioni di ore per 59.779 lavoratori. Prima nel sud, la Puglia con 71 milioni di ore che coinvolgono oltre 34mila lavoratori. Nel Lazio, sono state autorizzate 68 milioni di ore per 32.625 lavoratori.

Nel dettaglio la cassa integrazione ordinaria (cigo) ha segnato nel corso dello scorso anno una battuta d’arresto rispetto al 2009, totalizzando 341 milioni e 810mila ore con un calo del 40,7% sull’anno precedente. La cassa integrazione straordinaria (cigs) tra gennaio e dicembre 2010 ha registrato un consistente aumento sul 2009, +126,4%, per un volume di 488 milioni 790mila di cigs. Infine, per quanto riguarda la cig in deroga (cigd) il 2010 si contraddistingue come l’anno record con 373 milioni 37mila ore autorizzate, con un incremento del 206,5% sull’anno precedente, e il coinvolgimento di circa 180mila lavoratori. Proprio per quest’ultima si pone ora il problema del rifinanziamento.

INATTIVITA’ FORZATA Il rapporto traccia il bilancio del 2010. In termini di ricorso alla cassa integrazione l’anno fa registrare, secondo il segretario confederale Cgil Vincenzo Scudiere, «il risultato peggiore di sempre, andandooltre il punto più basso della crisi produttiva toccato nel corso del 2009, e che va letto in parallelo al tonfo degli ordinativi nell’industria registrato dall’Istat». Da gennaio dello scorso anno a dicembre, nell’arco dei 12mesi, l’aumento complessivo delle ore di cig è stato del 31,7% sul 2009 per un totale di oltre 1,2 miliardi di ore. Il numero di lavoratori in cig delinea un’ampia area di «forzata inattività produttiva» che può essere calcolata all’interno della platea dei disoccupati. Senza un autorevole intervento del governo sulla politica fiscale, a vantaggio dei redditi medio bassi, e scelte politiche per la ripresa industriale, il paese non uscirà dalla attuale situazione, dove ormai sta aumentando la componente strutturale della crisi».

Ma le ore di CIG a quanti lavoratori completamente inattivi per 12 mesi corrispondono?

Il dato si può estrapolare dal monte ore della CIG che viene diviso per le ore mensili e successivamente per le ore giornaliere. Il risultato ci dice: che sono 874.737 i lavoratori che sono inattivi per un anno intero.

L’aggiornamento delle stime mensili relativamente al terzo trimestre 2010,dati provvisori destagionalizzati, relativi a ottobre 2010, mostrano un tasso di disoccupazione pari 8,7% ( Fonte ISTAT).

In che percentuale la CIG attenua il tasso di disoccupazione?

Come abbiamo visto soprail monte ore della CIG corrisponde a 874.737 i lavoratori che sono inattivi per un anno intero, la forza lavoro in Italia ammonta 24.653 000 di conseguenza la CIG attenua il tasso di disoccupazione dell’ 3,55% che sommato al tasso di disoccupazione rilevato dall’Istat nel mese di ottobre 2010 porta il tasso di disoccupazione effettiva all’ 12,20%.

A quanto ammonta la perdità del PIL causata dalla CIG?

Il PIl corrente nel 2009 è stato di 1.520.347.000.000 e deve essere diviso per la forza lavoro effettivamente impiegata che ammonta a 22.785.000 unità. Il PIL diviso per la forza lavoro ci dice che la media di PIL prodotta da ogni lavoratore Italiano nel 2009 è di 66.725,78, quest’ultimo dato deve essere moltiplicato per 874.737 unità ( il numero dei lavoratori in CIG per dodici mesi ), a questo punto il risultato ottenuto è di 58.367.519.206 che è di fatto la perdita di PIL per mancata produzione dovuta alla CIG, ed è pari al 3,84 %. del PIL corrente prodotto nel 2009.

La perdità del PIL non solo a portato i lavoratori a una defalcazione del loro reddito di circa 8.000 euro l’anno pari al 35% del loro reddito lordo, ma produrrà anche una diminuzione del gettito fiscale in un momento in cui le spese per l’attenuazione degli effetti della crisi richiedono maggiori risorse di finanziamento.

Insomma ci stiamo avvitando in una spirale pericolosa! i lavoratori perdono reddito con conseguenze sociali devastanti e macroeconomiche negative per i minori consumi. Lo Stato avrebbe bisogno di maggiori entrate fiscali per far fronte alle esigenze sociali, ma di fatto incasserà meno perchè il gettito fiscale rispecchia in gran parte il depauperamento dei salari che corrispondono a minori consumi.

In conclusione: lo studio fatto nel 1945 dell’economista Democratico Henry Agard Wallace vice di F. D. RooseveltIl sul costo della disoccupazione è ancora attuale per misurare l’inefficenza della politica-economica di chi non si preoccupa di attuare misure che favoriscano la piena occupazione.

Del resto: se per una serata libertina al suono del BUNGA BUNGA una escort prende circa 7 mila euro è evidente che il valore del denaro assume aspetti diversi, la solita cifra diventa devastante per una famiglia di operai ma la stessa cifra è insignificante per un milliardario eletto a furor di popolo ma che di fatto a quel popolo non guarda, in quanto non ha nulla che lo unisce socialmente ad esso.


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