Crisi:Cari Professori Alesina e Pedrotti rileggetevi Keynes.

Fonte: keynesiano

Cari Professori Alesina e Pedrotti rileggetevi Keynes.

Sul sole 24 ore del 28/08/2008 si possono leggere due articoli uno di Alberto Alesina dal titolo “Cara Europa il rigore è amico” e l’altro di Paul Krugman dal titolo “Cari Stati Uniti occhio all’inganno“.

L’articolo di Krugman mette in relazione le mensogne di Bush junior e di Tony Blair al fine di convincere i relativi paesi ad entrare in guerra con l’Iraq, e conclude affermando:

Negli ultimi tempi, l’isteria collettiva nei confronti dei deficit statunitensi hanno indubbiamente riportato alla memoria i ricordi di quella marcia verso la guerra. In un suo recente articolo sull’entusiasmo collettivo per la nuova austerità fiscale, Chris Hayes, reporter opinionista da Washington per The Nation, ha scritto: «E così, da un giorno all’altro, Saddam Hussein – colui che un tempo era ritenuto sopportabile dall’establishment – divenne insopportabile, si trasformò nella causa prima di una crisi così pressante e impellente che alle “persone serie” fu chiesto di esporre le loro idee su come affrontare il problema». Se il paragone con la guerra in Iraq è un’esperienza di cui far tesoro, e se i deficit diventano insopportabili per tutti, tra qualche anno – quando l’economia americana si avvicinerà alla trappola deflazionistica, ben dopo che la maggior parte delle persone avrà ammesso che l’austerity è in realtà un errore – soltanto coloro che si saranno schierati dalla parte di tale errore saranno considerati “persone serie”, mentre coloro che si saranno ripetutamente dichiarati contrari a questa disastrosa linea di condotta saranno ancora considerati eccentrici e inaffidabili. “

L’articolo di Alesina invece critica Krugman e più in generale le politiche di “deficit spending” di stampo Keynesiano, visto che secondo l’autore non stanno dando i risultati sperati negli USA, in quanto la disoccupazione è ancora al 9,5% e Ben Bernanke ha affermato ieri che la FED è disposta ad intervenire con altre politiche monetarie non convenzionali ( di stimolo alla domanda aggregata).

In altri articolo anche l’economista della Bocconi Roberto Perotti critica in maniera anche più aspra tutti coloro che pensano di risolvere i problemi della crisi attuale, guardando al verbo di Keynes.

Che dire?

Per prima cosa, va detto che se la crisi c’è grazie proprio alle politiche liberiste che Alesina e Perotti continuano a elogiare come la soluzione dei problemi, sarà difficile che i problemi li possa risolvere chi li a creati, e non è una questione solo di persone ma è anche un problema l’estensione concettuale che porta la teoria a distaccarsi dalla riflessione originale. E’ successo con A.Smith, con K.Marx che in punto di morte affermo che “l’unica cosa di cui era certo era di non eesere marxista” ed è sucesso con Keynes.

Un Keynes che gia nella prefazione della Teoria generale afferma di non essersi addentrato molto sui vari temi perchè voleva che gli stessi fossero discussi pubblicamente e casomai ripresi, una discussione che comunque non vide Keynes partecipe per gli impegni assunti con il governo Britannico e a causa della prematura scomparsa, si mormora che avesse comunque in mente di scrivere ciò che non a mai scritto una revisione della “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”.

Comunque mi sembra evidente che alcune intuizioni di Keynes peraltro confermate da Alesiana nell’articolo proposto (magari senza volerlo) sulla irrazionalità degli “animal spirits”, e, di conseguenza mi pare ovvio, sul fatto che l’homo economicus non esiste e non è reale, di fatto allora ogni modello di teoria economica basato sul quel presupposto, è, un modello fallace; Almeno su questo Voi economisti accademici vi potreste trovare d’accordo una volta per tutte.

Per quanto riguarda la strumentalizzazione (qui si ridicola) di dare la colpa a Keynes per ciò che non ha mai fatto o detto, mi pare che sia poco carino, se la difesa di un modello economico e della filosofia sottostante che lo guida deve essere sostenuto con la menzogna, allora è inutile leggervi cari professori.

Perchè mentite?

Semplice, per prima cosa Keynes non ha mai scritto da nessuna parte che la spesa in “deficit spending” deve essere una spesa improduttiva, l’esempio delle buche è un paradosso come i dollari da gettare con l’elicottero di Bernanke se la politica monetaria non funziona, che di fatto riporta una battuta di M. Fredeman l’anti keynesiano per eccellenza. Come dire a mali estremi estremi rimedi.

Ma come scrive Keynes nella Teoria Generale e non solo, Bisogna intendere per “deficit spendig” il fatto che lo Stato possa attivare tutte quelle iniziative economiche che non sono di interesse per i privati,il tutto con il fine di stimolare la piena occupazione. Lo stesso Keynes sosteneva che una volta che l’economia riprende a acamminare con le proprie gambe lo stato deveva uscire dalle politiche di ” deficit spending”.

Keynes inoltre riteneva tutte quelle azioni che erano portatrici di tesoreggiamento nemiche del benessere, perchè sottraevano al ciclo economico una parte del risparmio che non veniva reinvestito in maniera naturale (speso in consumi) ma poteva essere rinvestito in maniera innaturale concedendo prestiti a imprenditori amici da Bancari poco Banchieri, magari dietro consiglio di politici poco attenti all’interesse generale.

Non dovrebbe esservi sconosciuto, il fatto che Keynes scrisse la Teoria generale sette anni dopo il Crak del 29° e nel pieno periodo della grande depressione. Inoltre non dovrebbe nemmeno esservi sconosciuta la grande intuizione di Keynes per una moneta mondiale per il pagamento degli scambi internazionali che lui chiamo “Bancor”. In quanto, come sosteneva J.K.Galbraith “ cosa può impedire a una nazione di stampare moneta giorno e notte, la moneta ha un costo intrinseco insignificante, e le macchine per stampare non si stancano”. Se L’America comincia a stampare moneta, e il $ si deprezza la Cina cade in depressione come è successo al Giappone e chi si è visto si è visto…….. o come direbbero negli States “è il mercato bellezza”.

Detto in altri termini, la Germania e L’Italia, ma più in generale L’Europa, si possono permettere di fare i “portoghesi” perchè c’è chi consuma i loro prodotti e per farlo deve spendere ( il Pil americano per il 70% si basa sui consumi). Di fatto quando durante la crisi W.Buffett esclamo “ è giunto il momento di comprare americano” o i fondi del Piano TARP per le opere pubbliche obbligavano a comprare l’acciaio americano, voi portoghesi urlavate allo scandalo, sapendo che se l’economia USA si ferma o si chiude, per il momento non sarà certo quella Cinese a poterla sostituire visto che guadagnano 2.000 $ l’anno e ne risparmiano circa 800 l’anno.

Inoltre Keynes, non fu solo un grande economista, ma fu anche un grande politico. Come economista per risolvere i problemi dei suoi tempi vinse l’ortodossia delle delle idee con cui era stato cresciuto come lui stesso afferma, e arrivo a scrivere “La fine del laissez faire” dove dichiarava esplicitamente che era falsa non solo: l’attribuzione a A.Smith di una simile affermazione, ma anche l’interpretazione della “Ricchezza delle Nazioni” senza tener di conto dell’altro scritto di A.Smith “ La teoria dei sentimenti morali”, era un atto di disonestà verso l’inventore della moderna Politica economica.

Ma la cosa più grande che Keynes ha fatto come “uomo politico” violentando se stesso ( l’economista, basta leggere l’introduzione dell’articolo per capirlo) al fine di risolvere il problema dell’Inghilterra (la sua patria) in quel preciso contesto storico e nella situazione data, è aver scritto “Autarchia economica”, di fatto l’antidoto ai Portoghesi liberisti, e agli sfruttatori mercatisti e anarco-capitalisti.

Fra l’altro, non mi sembra di avere mai letto nei vostri articoli che in Italia c’è un problema di salari in generale, e, una dinamica all’interno dei lavoratori dipendenti che vede la retribuzione dei dipendenti dei ministeri pubblici crescere del 34,4% o del 26,6 % in quattro anni, mentre nel solito periodo chi lavora nell’industria vede crescere la propia retribuzione del 13,89% (vedi tabella retribuzioni contrattuali).

Se si prende in esame, l’iflazione dei prodotti ad alta frequenza (quelli di maggior cosumo) diventa evidente che per la maggior parte dei lavoratori Italiani l’aumento dei salari non ha coperto neanche il recupero dell’inflazione, se all’inflazione si aggiunge anche il maggior onere per eventuali piccoli debiti a vario titolo, diventa ancora più evidente perchè in Italia il reddito familiare è in crisi da decenni. E’ forse mica per questo che c’è la caviamo meglio degli altri?

Mi sa proprio di si! per il semplice fatto che siamo più allenati a sopravvivere,in un mondo ipocrita e disuguale da sempre, e con qualunque governo.

Allora cari liberisti (poco liberali) di casa nostra, che volete montare sull’autobus senza pagare il biglietto,perchè uno dovrebbe credere a quello che dite e leggere i vostri articoli falsi e ipocriti?

Approfondimenti:

LA PROSPETTIVA KEYNES di Giorgio Lunghini

Articoli:

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