Crisi: La Cina entro fine anno sarà la seconda economia mondiale.

Deng Xiaoping

Fonte: keynesiano

Cina-Giappone, la guerra dei Pil Pechino verso il sorpasso storico.

Tokyo diffonde i dati del primo semestre: ancora in testa dietro gli Usa con 2.578 miliardi di dollari. Ma i cinesi crescono più in fretta: primato nel periodo aprile-giugno con 1339 mld.

E i giapponesi annunciano la stabilizzazione: Pil cresciuto solo dello 0,4%.

Wall Street Journal: “Sarà un evento senza precedenti per un’economia emergente”

Il Giappone mantiene (almeno per il momento) la posizione di seconda economia al mondo nei primi sei mesi del 2010 alle spalle degli Stati Uniti, anche se la Cina ha messo a segno il sorpasso nel periodo aprile-giugno. Diffondendo oggi i suoi dati Tokyo ha così frenato le voci dell’avvenuto sorpasso che comunque è nei fatti inevitabile e solo questione di tempo.

Il sorpasso annuale, ha scritto il Wall Street Journal, sarebbe un fatto storico per un’economia emergente, in quanto mai nessuna aveva raggiunto un tale livello. Il sorpasso nel secondo trimestre indica che ci sono buone chance per la Cina di battere il Sol Levante anche su base annuale.

Grafico 1 – PIL 2005/2009 BRIC + Stati Uniti e Giappone in $ a valori correnti

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Si tratterebbe di un risultato storico, una pietra miliare: è impressionante il fatto che la Cina sia riuscita a mantenere elevati tassi di crescita anche quando molti paesi si trovavano ad affrontare tempi duri”, osserva Bruce Kasman, capo economista di JPMorgan Chase. Una volta che i dati definitivi per il 2010 saranno diffusi, “molti economisti si attendono che la Cina sorpassi il Giappone come seconda economia al mondo. Il gap fra i 5.000 miliardi di dollari dell’economia cinese e i quasi 15.000 miliardi di dollari di quella americana resta ampio, e anche mantenendo gli attuali tassi di crescita – spiega il Wall Street Journal – ci vorranno almeno dieci anni o più per Pechino per raggiungere gli Stati Uniti”.

Circa 10 anni fa la Cina era la settima economia al mondo: poi ha superato la Germania e nel 2007 Pechino ha conquistato il terzo posto. Per il 2010 gli analisti si attendono per la Germania il quarto posto, il quinto per la Francia, il sesto per il Regno Unito. Al settimo posto l’Italia seguita all’ottavo dal Brasile.

Chissà come se la ride il vecchio Deng!!!

Tabella 1 popolazione mondiale


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E’ grazie alle riforme di Deng, se oggi la Cina è diventata una delle economie dalla crescita più rapida, senza che il partito perdesse il controllo del paese.La finalità delle riforme di Deng era riassunta nel programma delle quattro modernizzazioni: agricoltura, industria, scienza e tecnologia, apparato militare. La strategia da usare per conseguire l’obiettivo di una nazione moderna, industriale era l’economia socialista di mercato. Deng riassumeva l’idea del Socialismo con caratteristiche cinesi nel famoso detto “Non importa se il gatto sia nero o grigio, purché acchiappi i topi”. Questa frase stava a significare che la Cina avrebbe dovuto svilupparsi economicamente il più in fretta possibile. Tale ideologia contrastava quella di Mao Zedong che invece prevedeva una Cina che mantenesse le forme economiche tradizionali (Mao usava dire “Essere Rosso è più importante che essere esperto”). Oggi la Cina è al primo posto mondiale nella classifica di crescita economica.

Grafico 2 – G.20. crescita PIL a valori correnti anni di confronto 2005 – 2009

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Dal 2005 al 2009 il PIl corrente della Cina è raddoppiato (Vedi grafico 1) passando 2.235 miliardi di $ a 4.758 miliardi di $. In termini assoluti il Pil Cinese dal 2005 al 2009 è aumentato di 2.091 miliardi di $, quello Statunitense nel solito periodo è aumentato di 1.729 miliardi di $, mentre quello della Germania la più mforte economia Europea nel solito periodo è aumentato di ci circa 859 miliardi di $. Cosa consente alla Cina di poter avere queste performance economiche?

Nel novembre 2001 la Cina è stata ammessa nella World Trade Organization. A inizio millennio il governo cinese ha creato nelle zone che attraggono più investitori stranieri le ZES (Zone Economiche Speciali). La Cina detiene quasi il 20% della poplazione mondiale e dal 2005 al 2008 ha contribuito per il 9,03% alla crescita della popolazione mondiale (Vedi Tabella 1).

Ma i dati macroeconomici dei fattori produttivi, riportati sul database dell’ultimo incontro The conference Board, mette chiaramente in evidenza che la Cina è un icocervo. I dati confrontati con l’altra economia emergente l’India sono inequivocabili. La Cina cresce in maniera sproporsionata grazie al fatto che: è governata da un regime autoritario che impone le proprie scelte a costi umani inauditi.

Tabella 2 andamento macro dei fattori produttivi dal 1999 – 2010


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La tabella n.2 riporta la crescita cumulativa dei fattori produttivi dal 1999 al 2010. Come si vede chiaramente solo la Cina e L’India superano le medie di periodo tutti gli altri paesi rimangono sotto la linea. Ma il dato più interessante viene fuori se si scompone il dato in due cicli dal 1990 al 1999 e dal 2000 al 2010 ( Vedi Tabella 3). La scomposizione fa emergere che la Cina nel periodo 2000 – 2010 ha raddoppiato il decennio pecedente. A differenza dell’India che dimostra una crescita sostenuta ma molto più equilibrata e omogenea nel tempo. E questo nonostante che l’India detenga il circa il 17% della popolazione mondiale e abbia contribuito alla crescita della popolazione mondiale dal 2005 al 2008 per il 19,57%.

Tabella 3 scomposizione dei fattori produttivi dal 1990 al 2010 in due cicli


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UNA ECONOMIA CHE PRODUCE UN REDDITO NAZIONALE ( PIL/POPOLAZIONE) DI APPENA SUPERIORE A 3.000 $ L’ANNO CHE SUPERA UNA ECONOMIA CHE NE PRODUCE CIRCA 40.000 $ L’ANNO.

Negli anni ’80 era il Giappone a investire in Asia, oggi ci pensa la Cina. Negli anni ’90 era il Giappone a esportare know how e tecnologie avanzate nei mercati emergenti del Sudest asiatico. Oggi ci pensa la Cina. Negli anni ’80 qualche analista aveva previsto che presto l’economia nipponica avrebbe dimostrato di essere più florida di quella statunitense. Oggi identiche previsioni hanno un nuovo protagonista: la Cina. Tradotto:Il Giappone è un leader in tecnologia a livello mondiale,il paradigma che per competetere sui mercati internazionali bisogna investimenti in R&S, sembrerebbe ormai superato dai fatti. La crisi del Fordismo :” un modello che si basava sui rapporti di produzione, più che sul modo di produzione” il tutto si trasformava in un patto sociale fra capitale e lavoro. Il fordismo non produceva solo merci: le merci erano lo strumento per creare salari sufficientemente congrui per poter accedere ai consumi. In altre parole il fordismo produceva merci e clienti allo stesso tempo. Il Fordismo e il Postfordismo sono stadi di sviluppo, tappe obbligate di un percorso?

Postfordismo: dopo l’ubriacatura informatica e la crisi attuale, ci si sveglia, e si constata che il mondo non è poi cambiato così radicalmente, anzi va peggio. La “liberazione dal lavoro” annunciata e l’altamarea della globalizzazione che quando arriva solleva tutte le barche,significa, per il momento, aumento della disoccupazione, emarginazione, povertà. Chi non lavora non trova più nemmeno strutture sociali di sostegno, poiché queste vengono sistematicamente smantellate. E chi ancora lavora non ha più gli strumenti di difesa del passato, e deve accettare ritmi e orari più pesanti, riduzioni salariali, condizioni di precarietà. Ed è perfino difficile l’attività di tutela sindacale, perché gli ordini arrivano dall’alto e i ricatti da lontano, da dimensioni “sovranazionali” che sembrano inaccessibili alle istanze politiche tradizionali. Sulla base di queste considerazioni è forse legittimo mettere in dubbio una delle certezze del “paradigma postfordista”:a livello mondiale, il lavoro non diminuisce affatto, piuttosto si sposta dove maggiori sono i margini di profitto e le possibilità di sfruttamento ( fra l’altro la cosa era già stata messa in evidenza da Keynes). E occorre aggiungere che: non è affatto scontato sostenere che il capitale impiega meno “lavoro vivo” quando a fronte della diminuita occupazione esiste un aumento dello sfruttamento. Anche l’idea di una nuova “sovranità del consumatore”, di una inversione dei rapporti di forza tra domanda e offerta che costringerebbe la produzione a diventare “flessibile” per rispondere al mercato si è dimostrata allo stato attuale falsa. Nuove caratteristiche dell’offerta, la differenziazione dei prodotti, l’individuazione e la creazione di fasce di mercato diversificate,l’investimento in R&S ecc… non danno alcun vantaggio competitivo alle società di prima industrializzazione che hanno messo in atto sistemi democratici basati sul compromesso del welfarstate ( il diritto di cittadinanza democratica), basti pensare: che l’Ipad un gioiello di tecnologia e di desing viene prodotto negli stabilimenti Cinesi.

COME CI ORGANIZZIAMO?

Ora ognuno tiri le sue conclusioni, ma non sarà certo l’economia Cinese che è diventata l’officina del mondo, che di fatto produce un reddito nazionale lordo di appena 3.000 $ l’anno che potrà risollevare le sorti dei paesi industrializzati. L’economia socialista di mercato di Deng è solo uno strumento per consentire al capitalismo globale di arricchirsi facendo affari con una dittatura. Non è certo alla Cina che dobbiamo guardare: se parliamo di progresso e di sviluppo umano creato tramite l’economia di mercato. Lo sviluppo tramite l’economia di mercato prevede indissolubilmente la democrazia come forma di governo. Nelle società industriali durante il 900 l’abbinamento economia di mercato e democrazia ha portato allo sviluppo dell’economia sociale di mercato o del compromesso Keynesiano come punto di equilibrio al Capitalismo sfrenato. A ben vedere il XXI secolo sembra premiare soltanto il capitale che è libero di muoversi e di sfruttare la forza lavoro con il bene placido degli ex Marxisti di ogni nazione, perchè non vi illudete a settembre in Italia c’è chi non proverà nessun pudore ad elogiare la Cina per il sorpasso sul Giappone e contestualmente si dichiarerà orgoglioso di essere un ex comunista. Chiacchiere da ipocriti come le avrebbe sicuramente definite F.Caffè.

Approfondimenti:

Economia di mercato

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Conoscenza tecnologica. Nuovi paradigmi dell’innovazione e specificità italiana a cura di Cristiano Antonelli

Papers:

Silvana Malle : Il profilo economico della Cina oggi

Intesa San Paolo: Focus Cina

Biblio:

Imprese multinazionali
di Giacomo Luciani

Imprese multinazionali

sommario: 1. Introduzione. 2. Tipologie di base. 3. Prime interpretazioni: il vantaggio competitivo e il ciclo vitale del prodotto. 4. La teoria eclettica di Dunning. 5. Il cammino di sviluppo dell’investimento. 6. La diffusione dell’impresa multinazionale. 7. Impresa multinazionale e commercio internazionale. 8. Impresa multinazionale e innovazione tecnologica. 9. Concentrazione industriale e concorrenza. 10. Multinazionali, impresa pubblica, privatizzazioni. 11. Il caso italiano. ☐ Bibliografia.

1. In…

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