Crisi:CNEL, per i giovani il lavoro è una chimera.

Fonte: Keynesiano

Per i giovani il lavoro è una chimera.

CNEL : Rapporto sul mercato del lavoro 2009 – 2010

Il rischio di restare disoccupato, per chi ha meno di 25 anni, è triplo rispetto a chi ha tra i 26 e i 74 anni. Inoltre, la probabilità di essere assunti con contratti a termine è quadrupla rispetto alle altre fasce di età.

A lanciare l’allarme è il Cnel, che ha presentato il “Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010”.

I giovani sono sempre più penalizzati dal mercato del lavoro. Trovare una occupazione, per chi a meno di 25 anni, è tre volte più difficile rispetto ad altre fasce di età. Una situazione, questa, che accomuna tutta l’area euro. Il tasso di disoccupazione giovanile, infatti, nei paesi del Vecchio continente è doppio rispetto a quello riscontrato a livello mondiale. Lo stesso si osserva negli Stati Uniti e in Giappone. E’ l’analisi del Cnel, che oggi ha presentato il “Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010”.

Nel documento, tuttavia, si evidenzia come le nuove forme contrattuali, più flessibili, abbiano facilitato l’ingresso dei giovani nel mercato. In periodi in cui la domanda di lavoro cresceva, le imprese facevano maggior ricorso a forme flessibili di impiego, dati i costi di licenziamento nettamente inferiori.

L’altro lato della medaglia è stato però la maggior instabilità del posto. Un numero crescente di giovani ha trovato impiego con un contratto di dipendente a tempo determinato. Chi ha meno di 25 anni corre un rischio di essere occupato a termine pari a quattro volte quello corso da chi ha tra i 26 e i 54 anni.

La maggior probabilità, rispetto al complesso della forza lavoro, di essere occupati con contratti atipici o temporanei caratterizza peraltro i giovani di tutta Europa e non solo quelli italiani. A livello complessivo, nell’Unione Europea gli occupati temporanei rappresentano poco meno del 14 per cento dei dipendenti totali, ma considerando solo i giovani la quota sale al 40 per cento.

I temuti effetti negativi legati alla diffusione dei contratti temporanei alla fine sono emersi in modo evidente: i lavoratori con contratti di durata prefissata (data la possibilità di evitare i costi di licenziamento associati al lavoro permanente) sono stati i primi a pagare le conseguenze occupazionali della crisi economica.

Approfondimenti:

La fine del posto stabile.Solo al 6% dei neolaureati


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