Crisi: Per Marchionne, è solo e soltanto una questione di vantaggi competitivi.

Fonte: Keynesiano

Riporto un lungo commento scritto sul blog dell’On. Gianni Cuperlo – (che vanno dal commento 15 al 19)

Caro Valerio, sono d’accordo con te quando affermi che bisogna ributtare in politica le questioni del lavoro e che il PD non può sottrarsi a questo.

Come vedi la rassegna stampa conferma che Tremonti ci riprova e che gli Italiani temono di più la crisi economica dell’immigrato clandestino.

Due vecchi Marxisti come noi non possono che sorridere visto che questo è l’affermazione empirica di una vecchia massima Marxiana più volte ripetuta sul blog ” I problemi sociali sono sempre cose politiche. I problemi economici sono quasi sempre cose politiche”. Ma non solo il vecchio barbuto può ancora dirci molto sul perché Marchionne pone certe condizioni.

Non ho trovato in rete l’articolo di L. Gallino segnalato da Andrea ma l’ho letto su Repubblica e voglio partire da li per ricollegarmi ai nostri numerosi interventi che come vedi non erano affatto fuori luogo anche se qualcuno brontolava in merito.

Prima però voglio fare una affermazione della quale mi assumo la responsabilità, “ IL MINITRO DELL’ECONOMIA GIULIO TREMONTI, QUANDO PARLA DI ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO ( O ORDOLIBERALISMO) LO FA IN MANIERA STRUMENTALE , QUANTO STA ACCADENDO A POMIGLIANO CENTRA COME IL CAVOLO A MERENDA.

Berlusconi non è certamente Adenaur e Tremonti non è Wilhelm Röpke, per loro parlare di economia sociale di mercato è solamente la continuazione del peggior neoliberismo che si nasconde dietro i richiami ai valori sociali della chiesa.

Dal punto di vista della Fiat:

Marchionne non ha altra scelta?

Cosi come stanno le cose si potrebbe dire di no, lui ragiona da manager e si concentra su una leaderschip di costo ( anche di questo ne abbiamo parlato varie volte sul blog) per creare un vantaggio competitivo alla sua azienda.

Ma non è solo una questione di costo della manodopera che comunque quando è 1/8 della nostra c’è poco da fare, ma è, anche una questione di vantaggi istituzionali. I PSV e i paesi dell’est Europa offrono vantaggi istituzionalizzati ( ti ricordi i commenti sul fatto che le istituzioni contano?) intendendo per istituzioni quelle regole formali le leggi e quelle sociali (consuetudinarie), sono quelle istituzioni che ci dicono cosa è giusto e cosa non l’ho è, e quelle istituzioni sono frutto di processi storici.

Ora la globalizzazione a fatto emergere tutte queste cose:

– La differenza di costo della classe operaia nelle varie nazioni,

– Legislazioni diverse che creano incentivi e riducono i costi, tipo contributi a fondo perduto per le nuove fabbriche, sgravi sui costi del terreno e sugli oneri da pagare,

– Una diversa regolamentazione del lavoro e della giornata lavorativa ( noi facciamo 8 ore al giorno in Asia la regola è da 12 a 15 ore giornaliere),

– Diritto allo sciopero sancito dalla costituzione ( ma in Asia questo diritto non sanno neanche cos’è e gli scioperi vengono repressi),

– Costo energetico inferiore dovuto a legislazioni diverse e a sfruttamento di tecnologie diverse,

– Norme sulla sicurezza che non esistono o non sono controllate in Asia ( Loretta Napoleoni nel suo ultimo saggio, scrive, che in un anno in Cina hanno preso fuoco tre fabbriche e ci sono stati 200 morti),

In Asia sono stupidi?

No di certo, dal loro punto di vista devono crescere e la miseria crea un grado di tolleranza su certi principi come lo sfruttamento dei minori che per noi è un fatto inaccettabile, ma per loro è il male minore o un costo da pagare per il benessere futuro.

Tutto questo crea Vantaggi competitivi a livello aziendale, e in una economia di mercato che si basa sulla concorrenza se vengono usati dagli altri soggetti che sono presenti sul mercato, non possono certo non essere considerati dalla Fiat ( o altri) altrimenti andrebbe fuori mercato con i suoi prodotti ( nessuno compra la solita cosa a parità di qualità ad un maggior prezzo).

Ecco perché affermavo: che il mio segretario regionale in Toscana crede che si faccia il Pil con le chiacchiere, “ prima di affermare che ci vogliono più fabbriche in Toscana ( principio generale sul quale io sono d’accordo) bisognerebbe capire perché allo stato attuale le fabbriche se ne vanno e come si può rimediare a questa delocalizzazione. Fino ad oggi in Italia, ci siamo limitati a tamponare la questione dando incentivi economici alle multinazionali, incentivi che dovevano compensare la rinuncia dei vantaggi competitivi fatta per produrre in Italia. Ma come è ben noto una volta che viene minacciata la revoca de gli incentivi, loro minacciano di andarsene lasciando tutto e tutti al loro destino.

La nostra cultura di persone di sinistra fino ad oggi a rifiutato una simile lettura, e si è limitata a gridare che il capitale sfrutta il lavoro (cosa vera fra l’altro) e non crea benessere, e quando siamo diventati di CS alla lettura dei problemi che creavano i vantaggi competitivi fra paesi scambisti, si è contrapposto il fatto che il benessere portava automaticamente alla richiesta dei diritti di cittadinanza democratica. Cosa che non è certa sia nei tempi che nel merito, la richiesta di diritti è fortemente collegata alla cultura di un paese, cultura che è di fatto il processo storico- sociale di una comunità.

E , SE INSISTEVI IN MERITO, TI PRENDEVI ANCHE DEL FASCISTA CHE VOLEVA AFFAMARE I IL PROSSIMO SOLO PERCHE’ STRANIERO.

Mentre è solo e soltanto una questione di modi di produzione che creano i rapporti di produzione sociale.

UN’ALTRO ERRORE CHE FACCIAMO E’ QUELLO DI MISURARE TUTTO CON IL NOSTRO PASSATO DI OCCIDENTALI PERCHE’ L’ECONOIMIA DI MERCATO NASCE IN OCCIDENTE.

Ma noi abbiamo avuto imprenditori come E. Ford, uomini che affermavano un principio intelligente “ l’operaio deve poter comprare ciò che produce”. COSA VUOL DIRE?

Vuol dire semplicemente che come imprenditore creo prodotti ma nello stesso tempo creo un mercato di sbocco di quei prodotti, l’operaio è produttore salariato e consumatore di quei prodotti.

Se ci pensiamo bene oggi non è la capacità produttiva ad essere in crisi, anzi la capacità produttiva non è mai stata così sviluppata.

Allora cosa manca perché il mercato funzioni senza tanti conflitti?

MANCA LA VISIONE DI E. FORD LA FABBRICA NON PRODUCE PIU’ CONSUMTORI FINALI, ED HA INTERRORTTO IL SUO CICLO VIRTUOSO.

Come si risolve questo conflitto?

Ritornando ai principi seri e sani, chi lavora deve avere delle paghe dignitose che gli permettono di vivere e di consumare i prodotti che produce.

Non è pensabile che in Europa un Polacco o un Bulgaro prendono stipendi da 200 euro al mese, e che sempre in Bulgaria o in Polonia a una famiglia di quattro persone per vivere con i loro standars di vita gli occorrono da 800 a 1.000 euro al mese circa (Basta parlare con una badante per saperlo). Come dire che devono obbligatoriamente lavorare tutti per sopravvivere, e se una famiglia ha dei minori in casa la scelta diventa quasi obbligata e il destino segnato.

QUESTA NON E’ LIBERTA’ ECONOMICA O “ECONOIMIA SOCIALE DI MERCATO” , QUESTO E’ SOLO E SOLTATO SFRUTTAMENTO. E’ LA CONTINUAZIONE DELL’ANARCO LIBERISMO DELLA DESTRA AMERICANA.

Rasegna stampa segnalata:

Tremonti: “Modificare la Costituzione per sancire i principi della libertà d’impresa”

E’ uno dei temi affrontati dal ministro dell’Economia alla 4 festa nazionale della Cisl. Tremonti ha anche ricordato che l’Italia vive in un labirinto di leggi che la bloccano. La via giusta è quella dell’economia sociale di mercato.

Italia, la crisi preoccupa più della sicurezza. Sondaggio Demos-Coop: così cambia l’umore

L’economia è l’emergenza numero uno per 6 italiani su 10, meno allarme per l’immigrazione. Ecco come si è spostato il termometro del Paese. Il governo comincia a pagare in termini di consenso di ILVO DIAMANTI

Luciano Gallino : La globalizzazione dell’operaio – pag. 1 e 7 La Repubblica del 14/06/2010

Definizioni:

Vantaggio Competitivo

Natura e fonti del vantaggio competitivo

Le Teorie Strategiche

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