Crisi:Il paese del Pilchiacchiero……

Fonte: Keynesiano

Ai massimi da circa dieci anni il tasso di disoccupazione giovanile

Ad aprile 2010, il numero di occupati nell’intera economia era pari a poco più di 22 milioni 830 mila unità, in aumento dello 0,2% rispetto a un mese prima e in calo dell’1,3% nei confronti di aprile 2009. Il tasso di occupazione si è attestato al 56,9%. Il numero di persone in cerca di occupazione è risultato pari a poco più di 2,2 milioni, in crescita dell’1% rispetto al mese precedente e di oltre il 20% rispetto a un anno prima. Il tasso di disoccupazione si è attestato all’8,9%, in aumento di un punto percentuale e mezzo rispetto ad aprile 2009. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è al 29,5%, 4,5 punti in più rispetto a un anno prima.

Il reddito disponibile delle famiglie Italiane perde terreno, e, non potrà ancora per molto sostituirsi al welfare State che non c’è in Italia.

Famiglie italiane più povere a causa della crisi. Nel biennio 2008-2009 il reddito medio per nucleo si è contratto in termini reali di circa il 4,9%.

Nel 2008 uno studio di  Bankitalia segnala che  il reddito familiare medio, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è risultato di 2.679 euro al mese. Il 20 per cento delle famiglie ha un reddito mensile inferiore a circa 1.281 euro, il 10 per cento superiore a 4.860 euro; il reddito mediano è pari a 2.174 euro. La concentrazione dei redditi è risultata nel 2008 sostanzialmente in linea con quella rilevata negli anni passati.

La quota di individui con reddito al di sotto della soglia di povertà   risulta pari al 13,4%, valore in linea con quello rilevato nel 2006.  Nel 2008  spiega poi la Banca d’Italia  la ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni) al netto delle passivita finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un valore mediano di 153.000 euro. In termini reali, dopo essere cresciuto di circa il 44 per cento dal 1993 al 2006 soprattutto grazie all’aumento del valore degli immobili, questo importo e diminuito di circa l’1 per cento nel biennio successivo.

Infine a proposito della concentrazione della ricchezza. Via Nazionale rileva che «il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede quasi il 45 per cento dell’intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Tale livello di concentrazione e rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi quindici anni»

Il sistema produttivo si sta deteriorando, l’impresa o fallisce o delocalizza.

Se molti politici e finanzieri, l’anno scorso avevano tanto pubblicizzato la ripresa, come imminente e totale nel 2010, concentrata soprattutto entro i primi sei mesi dell’anno hanno solo fatto l’ennesimo buco nell’acqua, e, ciò lo testimoniano la crisi e il fallimento delle imprese italiane.

Per meglio intenderci , nei primi tre mesi del 2010 , sono stati registrati 3200 fallimenti di imprese a fronte dei 2200 dello scorso anno, con conseguenze tragiche per i lavoratori e quindi per tutte le famiglie italiane che già sfiorano il muro della povertà. Tra le regioni che segnano in negativo la crisi e il fallimento delle imprese italiane, abbiamo la Lombardia in testa, seguono il Veneto , la Toscana, l’Emilia Romagna e il Piemonte. Se all’inizio del 2009 sono state le regioni del Sud a subire la crisi, all’inizio di quest’anno anche il Nord d’Italia sta subendo una vera e propria decimazione, con danni soprattutto per le aziende giovani, che non hanno ancora un alto numero di clienti,e, per le donne che hanno investito in aziende, anche con i fondi delle regioni. La situazione allarmante del sistema aziendale nel nostro Paese è stata rilevata da uno studio Unioncamere che ha evidenziato come nel 2009 le società entrate in procedura fallimentare sono state 11.477, con una crescita del 26,6% rispetto all’anno precedente, quando erano più di 9mila.

Ma la crisi italiana si fa sentire anche per i professionisti. Secondo i dati diffusi, nel primo trimestre 2010 c’è stato un calo del fatturato del 37%.

La bassa inflazione contiene l’erosione del reddito.

A maggio inflazione nella media europea. Sulla base della stima provvisoria effettuata dall’Istat, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo di maggio registra una variazione positiva dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1,6% nei confronti dello stesso mese del 2009. Anche nell’area dell’euro, l’inflazione è stimata all’1,6%.

Salari in lieve crescita

Ad aprile 2010 l’indice delle retribuzioni orarie contrattuali ha registrato una variazione positiva dello 0,3% rispetto a marzo, con un incremento del 2,4% nei confronti dello stesso mese del 2009. L’aumento delle retribuzioni nella media del primo quadrimestre 2010, rispetto al corrispondente periodo dell’anno prima, è stato del 2,3%. L’incremento dell’indice generale delle retribuzioni evidenziato ad aprile è il risultato soprattutto di aumenti tabellari previsti da contratti nel comparto alimentare (+5,2%), nelle regioni, autonomie locali e servizio sanitario nazionale (+4%) e nel settore del commercio (+3,9%). L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l’intera economia, proiettato per l’anno 2010 in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di aprile, registrerebbe un incremento dell’1,9%.

Diamo una piccola occhiata all’andamento delle materie prime.

La commodity ad aver registrato un’oscillazione di prezzo molto ampia è stata il rame.

Le quotazioni, che avevano toccato gli 8.900 Usd per tonnellata a luglio 2008, hanno registrato prima una caduta a fine 2008 che ha portato il prezzo a 2.800 Usd per tonnellata e un successivo incremento fino a 7.900 Usd per tonnellata a metà aprile 2010, prima della recente flessione a 6.900 Usd per tonnellata. Oltre allo stimolo derivante dalla ripresa produttiva dei paesi avanzati, specie quella degli Stati Uniti ove l’incremento nella domanda di rame è stato maggiore rispetto a quello di altre economie avanzate, la ripresa dei prezzi appare legata alla dinamica della domanda cinese che incide per circa il 40% dei consumi mondiali. La ripresa dei prezzi è stata comunque molto repentina specie in considerazione del fatto che il livello delle scorte, con un rapporto scorte/consumi superiore alle 10 settimane, è su livelli superiori a quelli medi degli ultimi 10 anni. L’evoluzione dei prezzi potrebbe in parte essere stata condizionata anche dalle oscillazioni della valuta statunitense e da fattori di natura finanziaria. Una delle materie prime che sinora non ha evidenziato segni di correlazione inversa con il dollaro è l’oro. Nelle ultime settimane anche a fronte di un rafforzamento del dollaro, il prezzo dell’oro ha continuato a salire toccando nuovi massimi storici sia in dollari sia in euro. Il rialzo più evidente ha riguardato proprio la quotazione del metallo prezioso in euro con il superamento della soglia dei 1.000 euro all’oncia.

I fondamentali del mercato fisico del petrolio non hanno registrato mutamenti significativi, a fronte di una domanda crescente nei paesi emergenti, i consumi rimangono su livelli ancora contenuti nelle economie avanzate. Uno dei fattori più dinamici dal lato della domanda è costituito dai consumi cinesi di petrolio, tuttavia il peso della Cina (secondo consumatore mondiale con 7,5 milioni di barili al giorno, pari a circa l’8% dei consumi totali), non è ancora tale da incidere in maniera così diretta sui prezzi e certamente non in grado di compensare la crescita economica rallentata dei paesi Ocse, che assorbono circa il 55% della produzione mondiale di greggio.

Prezzi industriali ancora in deciso rialzo ad aprile

Ad aprile 2010 l’indice generale dei prezzi alla produzione ha fatto registrare una variazione positiva dell’1% sul mese precedente e del 3,1% rispetto allo stesso mese di un anno prima. Nella media del primo quadrimestre 2010 l’indice generale dei prezzi industriali è aumentato dell’1,3% nel confronto con il corrispondente periodo del 2009. Sempre ad aprile 2010, l’indice relativo ai prezzi dei prodotti industriali venduti sul mercato interno ha registrato un aumento congiunturale dell’1,2% e uno tendenziale del 3,2%. Per i beni venduti sul mercato estero, l’indice è salito dello 0,6% sul mese precedente e del 2,6% in termini tendenziali. Al netto dell’energia, i listini interni hanno segnato un aumento dello 0,7% in termini congiunturali e dell’1,4% su base annua.

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Ieri R.Prodi in una intervista a Repubblica TV ha affermato ” I politici di professione non molleranno mai la seggiola, i giovani li devono prendere a calci”

A quanto pare Bersani si è risentito in merito ed ha risposto “che la sua segreteria è piena di quarantenni”.

In America non vanno per il sottile visto l’articolo “Uno sconosciuto ha vinto le primarie dei democratici in South Carolina”

I commenti sui vari blog politici dei nostri leader, sono lo specchio del PD, di fatto una cosa morta politicamente. E’ come una vecchia fabbrica che anno dopo anno perde quote di mercato e i loro Manager, non riescono a capire perchè il loro prodotto non sfonda (non riescono ad alliniare il loro prodotto ad un targhet di clienti).

IN TOSCANA IL NEO PRESIDENTE DELLA REGIONE ENRICO ROSSI AFFERMA “NON CONSUMIAMO IL TERRITORIO”

IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD MANCIULLI GLI FA ECO (Il Tirreno del 11/06/2010) AFFERMANDO “BASTA VILLETTE A SCHIERA” SONO D’ACCORDO CON E. ROSSI. ANZI RILANCIA E AFFERMA: ” IN TOSCANA  PIU’ FABBRICHE E MENO VILLETTE A SCHIERA”.

E tutto questo mentre i Sindaci : “si mettono in mutande” per protesta contro i tagli del governo.

Spesso i politici che sono lontani dai problemi quotidiani,dimenticano, che i sindaci dei piccoli Comuni con gli oneri di U.P. hanno finanziato le mense e gli asili nido. Inoltre dimenticano che un piano di lottizzazione che viene approvato dal Comune è un atto amminitrativo che viene messo in atto per soddisfare  una esigenza pubblica, fuori da questo concetto non ci sarebbe P.A. Una P.A. , che di fatto si basa su tre principi inderogabili.

Speriamo che nel ricondurre la politica nell’economia reale con particolare attenzione per lo sviluppo industriale del paese, ci si ricordi a che tipo di sviluppo si deve guardare, perchè la nostra costituzione parla chiaro in merito.

Ricordo, a solo titolo di cronaca, che in passato, c’è stato un signore con la barba di nome Karl Marx che riflettendo sull’industrializzazione parlava di rapporti di produzione.

Non sarebbe neanche male pensare realisticamente. La favola che i paesi industrializzati di prima generazione devono puntare sulla R&S, è un principio che deve diventare un obbiettivo, ma non è la soluzione del problema. I paesi industrializzati sono diversi e di conseguenza si crea una concorrenza che inevitabilmente porta ad avere dei vincitori e dei perdenti.

Inoltre allo stato attuale il governo che può disporre di ingenti somme da investire senza chiedere il permesso del popolo, non è una democrazia ( basta vedere chi è il maggior detentore del debito pubblico degli Stati Uniti).

Non è un caso se oggi incide di più sul benessere del paese la decisione di Marchionne di quelle di Epifani .

Il Premio Nobel per l’economia nel 2008 il Liberal Paul Krugman uno di quelli che sta simpatico al sinistra ci avverte “Altro che debiti sovrani: la crisi si chiama euro”.

Chissà come deve sentirsi la nostra classe dirigente che fino a ieri affermava ” è grazie all’euro se non siamo diventati un paese da terzo mondo”. Di fatto invece: siamo un paese spento, con la maggiore disoccupazione giovanile da 15 a 24 anni. Un paese che fa pagare gli errori dei padri ai figli. Quei padri che se non ritrovano loro stessi oltre a lasciarli senza lavoro li lasciano anche con una montagna di debiti da pagare.

Con questi problemi, a chi volete che interessi la legge bavaglio…….., non è questo l’argomento che viene discusso nei bar di paese.

Per quanto riguarda invece i vari workshop con il mondo imprenditoriale, è peggio che andar di notte, se si rilanciamo le fabbriche al posto delle villette, in un paese dove le fabbriche chiudono o dislocano e segno che siamo convinti che: le chiacchiere producono PIL. Se fosse cosi l’Italia sarebbe il primo produttore di PILCHIACCHIERO al mondo.

Allora probabilmente: non ci sarebbe bisogno di una strategia da attuare per riportare l’industria al centro della discussione politica come fattore primario per lo sviluppo economico del paese.

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I principi su cui si fonda la nostra democrazia:

Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Titolo III: rapporti economici

Art. 35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36 – Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.


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