Archivio per giugno 2010

Crisi:Italia, sale la pressione fiscale. Diminuiscono le entrate. Esplode il debito pubblico.

Fonte: Keynesiano

Italia, sale la pressione fiscale ora è al quinto posto nella’Ue.

Adesso è allo stesso livello della Francia, in Europa, per pressione fiscale. Nel 2008 era al settimo posto. E’ quanto risulta dai dati sui conti pubblici nel 2009 diffusi oggi dall’Istat.

L’Italia scala la classifica europea (Ue-27) per la pressione fiscale: nel 2009 il peso del fisco sul prodotto interno lordo è stato del 43,2%, in aumento rispetto al 2008.

L’Italia si colloca così al quinto posto, insieme alla Francia, in Europa per pressione fiscale.Nel 2008 era al settimo posto. E’ quanto risulta dai dati sui conti pubblici nel 2009 diffusi oggi dall’Istat. Per tornare ad una pressione fiscale più alta in Italia, bisogna tornare indietro al 1997, l’anno dell’Eurotassa (ma nel 2007 la pressione del fisco era stata comunque pari al 43,1%). A pesare una diminuzione del Pil maggiore della diminuzione delle entrate.

“Il risultato – spiega un comunicato dell’Istat – è l’effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte di carattere straordinario (imposte in conto capitale), cresciute in valore assoluto di quasi 12 miliardi di euro”. Fra le imposte straordinarie sono classificati i prelievi operati in base al cosiddetto ‘scudo fiscale’, per un importo di circa 5 miliardi di euro.

Tornando alla classifica europea, nel 2009 l’Italia è insieme alla Francia, dopo Danimarca (49%), Svezia (47,8%), Belgio (45,3%), Austria (43,8%). Nel 2008, oltre a questi Paesi, ad avere una pressione fiscale più alta dell’Italia c’erano anche la Finlandia e la Francia. Nei Paesi scandinavi ”i più evoluti sistemi di welfare – sottolinea l’istituto di statistica – hanno storicamente richiesto un maggiore ricorso alla fiscalità generale”.

Saldo primario negativo.

Per la prima volta dal 1991, il saldo primario (indebitamento al netto della spesa per interessi) del nostro paese è risultato negativo (-0,6% del Pil), in calo di 3,1 punti percentuali rispetto al 2008. Grazie alla riduzione dei tassi d’interesse, è diminuita anche l’incidenza degli interessi passivi sul Pil, pari al 4,7% (5,2% nel 2008). Anche il saldo delle partite correnti è stato negativo: il disavanzo è pari a 31.129 milioni di euro, con un peggioramento rispetto all’anno precedente di 43.216 milioni di euro.

Debito/Pil, record nella Ue.

Il debito pubblico in Italia è sempre il più alto in Europa: nel 2009, in rapporto al Pil, dopo il calo rilevato nel 2007, ha proseguito la crescita già registrata nel 2008, aumentando di quasi 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente e attestandosi al 115,8%, valore molto prossimo a quelli rilevati alla fine degli anni ’90.

Nel confronto con i paesi dell’Ue, lo stock di debito pubblico italiano in percentuale al Pil continua ad essere il più alto, a fronte del 73,6% rilevato in media Ue-27). Il deficit/Pil 2009 è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente (si è passati dal 2,7% al 5,3%). In valore assoluto, l’indebitamento risulta pari a 80.800 milioni di euro, maggiore di 38.225 milioni di euro rispetto al 2008.

La cresità è la più bassa fra le maggiori economie Europee. A rischio le entrate per il mantenimento dello Stato sociale.

In Italia nel 2009 la maggior parte delle voci del prelievo fiscale sono risultate in calo: le imposte indirette del 4,2% (dopo essere diminuite già del 4,9 nel 2008), le imposte dirette del 7,1% e i contributi sociali effettivi dello 0,5%. La flessione delle imposte dirette è dovuta essenzialmente al calo del gettito Ires (-23,1%) rispetto al 2008, mentre quella delle imposte indirette ha risentito delle significative diminuzioni del gettito dell’Iva (-6,7%) e dell’Irap (-13%). L’andamento dei contributi sociali effettivi riflette la tenuta delle retribuzioni lorde, dovuta alla lieve crescita dell’importo medio pro-capite, che ha parzialmente compensato la flessione dell’occupazione.

Le spese superano la metà del Pil. Nel 2009 la spesa pubblica complessiva, calcolata al netto della produzione dei servizi vendibili e al lordo degli ammortamenti, ha registrato una crescita del 3,1%, evidenziando una decelerazione rispetto al 2008 (+3,6%). La sua incidenza sul Pil è aumentata, passando dal 49,4% nel 2008 al 52,5%. Il contributo più importante alla crescita della spesa, in Italia, come negli altri paesi Ue, proviene dalle prestazioni sociali in denaro (pensioni, sussidi, ecc.): nel 2009 queste hanno segnato un’incidenza di oltre il 36% sulle uscite e una crescita rispetto al 2008 del 5,1%, dovuta all’effetto della crisi sugli ammortizzatori sociali.

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Crisi: Toronto,G.8 niente accordo.Ora il testimone passa al G.20

Fonte: keynesiano

Crisi, al vertice di Toronto del G8 non c’è accordo sulle banche. Anche se Obama insisteva sulle riforme.

Partendo per Toronto, il presidente americano Barack Obama si è augurato di proseguire sulla strada dei progressi registrati nel corso dei due precedenti G20: “Il G8 e il G20 devono andare avanti sulla strada delle riforme e far ripartire la crescita”, ha dichiarato, precisando che “la ripresa economica dipende da un sistema finanziario più robusto”. La “tre giorni non-stop”, cominciata ieri con il G8, prosegue domani con il G20.

Obama: “Questo weekend a Toronto mi auguro che andremo avanti nel coordinamento dei nostri sforzi per promuovere la crescita, riformare la finanza e rafforzare l’economia globale”.

Dobbiamo agire di concerto per una semplice ragione: “questa crisi ha dimostrato, e gli eventi lo confermano, che le nostre economie nazionali sono inestricabilmente intrecciate”.

Per il presidente americano basta infatti una singola turbolenza economica per contagiare le economie di altri Paesi: “Salvaguardare ciascuna delle nostre nazioni significa aiutare a proteggerle tutte”.

Intanto il Congresso americano ha trovato l’accordo sulla riforma finanziaria che secondo il presidente a rendere Wall Street più responsabile. “Ora gli americani, ha aggiunto Obama, potranno usufruire di regole più severe per la protezione dei consumatori in materia finanziaria”.

Era questo l’intento del capo della Casa Bianca per il vertice di Toronto.

Di fatto però: non c’è accordo, tra gli 8 Grandi della Terra riuniti in Canada, sull’ipotesi di istituire una tassa globale sulle banche e sulle istituzioni finanziarie per pagare eventuali nuove crisi economiche. E’ quanto riferisce una fonte ufficiale canadese nella giornata conclusiva dei lavori del G8 che da ieri ha visto i Grandi riuniti a Huntsville in Canada. Il formato a otto va concludendosi per passare il testimone al G20 durante il quale, a Toronto, i leader si confronteranno sulla crisi alla ricerca di una crescita sostenibile, stabile ed equilibrata.

Un vertice teso, con posizioni distanti, da una parte all’altra dell’oceano.

Sulle misure da mettere in campo per affrontare l’emergenza economica mondiale, e sul quale grava lo scetticismo degli osservatori, tanto più che il Fondo monetario internazionale già da ieri ha lanciato l’allarme: un mancato accordo potrebbe creare una situazione in grado di mettere a rischio trenta milioni di posti di lavoro e 4mila miliardi di dollari di crescita. Poca fiducia dunque alle proposte sul tavolo, dalla scelta tra politiche di rigore sui conti o di rilancio della domanda alle tasse su banche e transizioni finanziarie.

Il documento conclusivo del G8 vede i grandi della Terra prendere un impegno,come anticipato dal premier canadese Stephen Harper, da 7,3 miliardi di dollari per la tutela della maternità. E che intravede segnali di ripresa con una crescita che “prende piede” ma che va incanalata. Anche e soprattutto “per la creazione di società più eque, solidali e sostenibili”. Previsto anche un passaggio sul terrorismo internazionale, così come sui grandi dossier internazionali (dal Medioriente all’Iran, dall’Afghanistan alla Corea del Sud). E un riferimento agli aiuti che, complice la crisi, segnano il passo. Con un riferimento anche alla fame del mondo che resta “la sfida pressante” del pianeta.

Gli otto Grandi non avrebbero trovato un punto di incontro sull’ipotesi di istituire una tassa globale sulle istituzioni finanziarie (una sorta di Tobin Tax) per sostenere eventuali nuove emergenze economiche. Lo riferisce una fonte canadese.

I riflettori, intanto, si puntano su Toronto dove stasera, con una cena ufficiale, si aprirà il quarto vertice dei 20 a livello di capi di Stato. Un weekend intenso di lavori, che dovrebbe concludersi domani sera.

Il passaggio di testimone al G20, è,con il solito monito del Fmi: una mancata intesa mette a rischio 30 milionid i posti di lavoro; in gioco 4000 miliardi di dollari di crescita.

E pensare,che la riforma del sistema finaziario l’hanno sbandierata tutti compresa il cancellere Tedesco A.Merkel,come la soluzione: per non rendere la finanza simile ad un casinò, dove pochi finanzieri giocano con i soldi degli altri. Una soluzione necessaria dopo la deregolamentazione neoliberista degli anni ottanta, per evitare che il mondo in futuro riprecipiti in una crisi profonda come quella attuale. Una crisi: che di fatto,è ancora fortemente presente nell’economia reale, e per la quale nessuno seriamente sa dire quando finirà.

Purtroppo la vedo dura, La Cina ha rivalutato lo Yuan sul $, la Germania exporta ed ha i conti a posto. Gli Stati Uniti: hanno l’interesse ad uscire dalla morsa del ricatto Cinese sul debito pubblico a stelle e striscie, ma il G.2 potrebbe avere anche una sua convenienza economica.

Gli altri paesi del G.8: L’Italia, Berlusconi e Tremonti pensano che ci sia tutto da guadagnare facendo i portoghesi agganciando la nostra economia ad una eventuale ripresa generale, inoltre per non toccare gli interessi delle banche è contrario alla Tobin Tax. La Francia sta sulla scia della Germania. Gli altri paesi,che fanno parte del G.8 (1) non hanno la forza di imporre niente, visto i problemi che hanno da risolvere in casa loro. La Russia fa parte dei paesi del BRIC quei paesi su cui il mondo spera di rissollevare l’economia, il Regno Unito è fra i paesi più colpiti dalla crisi,Il Giappone ha uno scampio commerciale con la Cina in attivo, Il Canada è gregario degli Stati Uniti, ed è forse, l’unico paese che appoggerà le politiche di Obama, ma non è bastato nel G.8 figuriamoci nel G.20 (2).

Infine gli altri PSV: Cosa hanno da perdere? per loro la speculazione finanziaria vuol dire crescita! E’ li che si investe. Dal loro punto di vista,è il male minore. Un rischio che devono accettare, se vogliono trasformare il loro modello di sviluppo economico.

Note:

1) Paesi che fanno parte del G.8: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada,Russia.

2) Paesi fe fanno parte del G.20

Articoli:

G20, sfuma un accordo sulle banche Obama presenta la riforma delle finanze

G20, accordo senza vincoli.”Ma dimezzeremo deficit nel 2013″

Draghi: “Le nuove regole non rallenteranno la ripresa”

Per la Merkel è una vittoria di Pirro di Federico Rampini

Marcegaglia: rigore tedesco da imitare senza tagli saremmo come la Grecia

Riforma della finanza Usa,il Congresso ha raggiunto l’accordo

Crisi: Grandi imprese, 2010 giù l’occupazione – 5,5 sul 2007. Consumi alimentari -10,50 sul 2007.

C’è la ripresa? Per il momento c’è solo un popolo che tira la cinta, rimane disoccupato e dall’inizio della crisi ad oggi, ha diminuito i consumi alimentari di oltre il 10%.

Grafico nostra elaborazione su dati Istat

Fonte: keynesiano

Grandi imprese, giù l’occupazione – 5,50 dal 2007 al netto della CIG.

Cala l’occupazione nelle grandi imprese: ad aprile, segnala l’Istat, si è registrato il -0,1% sia al lordo, sia al netto dei dipendenti in cig. Facendo un confronto tra febbraio-aprile e novembre 2009-gennaio 2010, il calo è più consistente e cioè del -0,4% al lordo della cig e dello 0,1% al netto della cig.

Su base annua l’istituto di statistica ha registrato un calo dell’1,9% al lordo della Cig e dello 0,8% al netto della Cig, rispetto ad aprile 2009.

Ma come sostiene Confindustria ( vedi post di ieri) la crisi è alle noste spalle. Vedremo perchè una cosa è l’attenuarsi della caduta, altra cosa è il ripristino della produzione e dell’occupazione a livelli pre-crisi.

La ripresa non passa solo dall’export….. l’Italia tira la cinta,e diminuisce i consumi alimentari di oltre il 10,50% ( il dato grezzo andrebbe incrementto dell’inflazione) il dato ha già scontato l’effetto sottomarca.

Andamento delle Vendite.

Sempre oggi, l’Istituto nazionale di statistica comunica che nel mese di aprile 2010, l’indice destagionalizzato del valore del totale delle vendite al dettaglio è diminuito dello 0,3 per cento rispetto a marzo 2010; nel confronto con il mese di aprile 2009 l’indice grezzo ha registrato una flessione dello 0,5 per cento.

Tradotto: diminuiscono i consumi, quelli che trainano la ripresa interna.

Il dato destagionalizzato (tabella sotto) delle vendite corrispondente al mese di aprile di ogni anno, evidenzia una contranzione sui consumi alimentari,il confronto aprile 2010 su aprile 2008 è del -2,5%.

Indice dei prezzi al consumo.

Nella tabella sotto viene riportato l’indice generale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati esclusi i tabacchi con Base 1995=100.

Come si evice chiaramente dalla tabella sopra, fatto 100 il 2007 l’incremento inflattivo sui prezzi  è del +5,3, se a questo dato aggiungiamo la contrazione netta fatta sui consumi alimentari del -2,5, possiamo tranquillamente deurre che: il dato destagionalizzato effettivo di contrazione dei consumi alimentari e del -7,8, e, questo dato ha giò scontato l’effetto sottomarca.

In conclusione a causa della crisi gli Italiani si nutrono di meno e peggio.

Crisi:Disoccupazione ai massimi dal 2005.

Tabella e grafico nostra elaborazione su dati istat.

Fonte: Keynesiano

Oggi l’ISTAT ha diffuso i dati sull’occupazione.

Come afferma Bersani: la ripresa c’è e la crisi è finita quando si ritorna ai livelli pre-crisi.

In questo post come nostra abitudine, riportiamo alcuni dati che non troverete sui giornali, in quanto si evita attentamente di riportare il tred fatto 100 i dati Pre-crisi.

Il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2010 è salito al 9,1% (Tab 1 Istat, dato non destagionalizzato) dal 7,9% dello stesso periodo del 2009. Si tratta del livello più alto dal primo trimestre del 2005.

Tabella 1 dati serie storiche Istat.

L’ ultimo rigo di colore giallo, è stato inserito da noi e confronta, il I Trim 2010 con il I Trim 2007

Lo rileva l’Istat, sottolineando che il tasso destagionalizzato è, invece, pari all’8,4%, il livello più alto rispetto ad uno stesso dato destagionalizzato dal terzo trimestre del 2003.

Ma il dato interessante è l’incremento % fatto cento il I TRIM 2007 in corrispondenza dei I trim di ogni anno. Da questi dati, si evince la profondità della crisi sulla disoccupazione (escluso la CIG)

Grafico nostra elaborazione su dati Istat.

Come potete vedere dal grafico sopra, siamo in presenza di multipli annuali e la disoccupazione al I Trim 2010 segna un + 42,19 %, l’incremento % che c’è fra il 6,4 e il 9,1.

I dati trimestrali dal 2007 ad oggi sono un continuo crescendo (Tab.1 Istat). La manovra finanziaria del governo, come scrive oggi il sole24 ore del 24/06/2010 a pag .6, e ammesso dallo stesso Tremonti, penalizzerà il PIl di un ulteriore 0,5 in tre anni.

Tradotto: per risparmiare bisogna creare disoccupati senza sussidi, altrimenti, è un risparmio effimero, di fatto si penalizza i consumi, si crea maggiore spese di sostentamento alla disoccupazione, e forse, si aggiusta sulla carta le voci di spesa del bilancio statale.

TEMONTI E’ UN DANNO PER L’ITALIA. RIMNDATELO A FARE L’AVVOCATO, PERCHE’ ANCHE SE DIFENDEVA I FINANZIERI SPECULATORI, FACEVA MENO DANNI ALL’ITALIA DI QUELLI CHE FA ORA DA MINISTRO.

E’ per fortuna la chiamano economia sociale di mercato.

******

I DATI DEL CENTRO STUDI DI CONFINDUSTRIA.

“L’economia italiana è fuori dalla recessione”. A sostenerlo è il Centro Studi di Confindustria che prevede una ripresa “più solida rispetto alle stime rilasciate a dicembre”.

Malgrado l’impatto restrittivo della manovra economica 2011-2012, stimato in un “-0,4% l’anno”, gli economisti di via dell’Astronomia rivedono al rialzo le stime sulla crescita al +1,6% del Pil per il 2011 (dal +1,3%), +1,2% nel 2010 (da +1,1%). La disoccupazione è invece attesa in aumento, dopo 528mila i posti di lavoro già persi a fine 2009 in due anni di crisi.

Confindustria stima: che il numero di persone occupate calerà di 144 mila unità dal quarto trimestre del 2009 al quarto del 2010 e di altre 102 mila unità nel corso del 2011.

Il ricorso alla Cig, invece, si manterrà, stando ai dati di Confindustria, alto per tutto il 2010 con un’equivalente forza lavoro di quasi 500 mila unità in media d’anno (340 mila nella media 2009), ma comincerà a scendere nel 2011: 208 mila unità nel quarto trimestre e quasi 300 mila in media d’anno, di cui il 30% in deroga.

Secondo Confindustria la Cig, grazie a tagli di orari e sospensione temporanee, ha dimezzato il calo degli occupati, senza risoluzione del rapporto di lavoro. Nel periodo compreso fra il primo trimestre 2008 e il quarto trimestre 2009, l’equivalente forza lavoro delle ore effettivamente erogate è salito di 335 mila unità, da 84 mila a 419 mila, ed è ulteriormente aumentato nel primo trimestre di quest’anno, sfiorando quota 460 mila.

Approfondimenti:

ISTAT: Occupati e disoccupati

Occasional Papers Banca D’Italia:Il mercato del lavoro italiano durante la crisi

Trichet: “Manovra italiana sotto esame soltanto con il rigore ci sarà ripresa”

CSC: congiuntura flash maggio 2010

CSC: Indagine rapida sulla produzione industriale – maggio 2010

CSC: Materie prime più care e instabili – maggio 2010

Manovra, l’ammissione del Tesoro. Frena il Pil: – 0,5% nel triennio 2010-12.

Il dato emerge dalla tabella integrativa della relazione unificata dell’economia e della finanza pubblica (ruef), presentata oggi dal ministero dell’Economia in Commissione bilancio al Senato.

Crisi,Irpet: la catastrofe del lavoro.Nel 2010 a rischio altri 35 mila posti di lavoro

Scarica il Rapporto dell’IRPET Unioncamere Toscana – 2010

Nel 2009 in Toscana si sono perse 35 mila unità di lavoro, e per il 2010 le previsioni indicano che se ne possono perdere altrettante: è quanto emerge dal rapporto Irpet sull’economia regionale, presentato oggi a Firenze.

Secondo i ricercatori, si giungerebbe così a circa 80 mila unità di lavoro in meno rispetto al 2007: l’emorragia di posti di lavoro si fermerebbe nel 2011 (-3.400 unità) e la ripresa arriverebbe nel 2012 (+10.500 unità). Ma nonostante il massiccio ricorso alla cassa integrazione, la disoccupazione potrebbe superare la soglia del 7% già entro il 2010, anno per il quale è previsto un piccolo incremento del Pil (+0,7%) in attesa di una ripresa più consistente nel 2011 (+1,0%) e nel 2010 (+1,4%).

Secondo l’Irpet, “la necessità primaria – si legge in una nota – è quella di attivare per la Toscana un percorso di rafforzamento del settore manifatturiero, attraverso la rimozione di vincoli burocratici, favorendo la nascita di nuove imprese e la crescita di quelle esistenti, che possa fare da volano anche alla crescita della parte più avanzata del terziario”.

Dall’export di manifatturiero infatti si aspetta la ripresa dell’economia regionale: “Il punto centrale, ha affermato nel suo intervento il presidente della Regione Enrico Rossi, è il manifatturiero e l’industria, su questo ci giochiamo il futuro della Toscana. È un nodo fortemente collegato con la capacità della nostra regione di mantenere la propria identità, legata anche al territorio, all’agricoltura e al paesaggio, senza caricare la rendita di una eccessiva responsabilità di produrre ricchezza”. Secondo Pierfrancesco Pacini, presidente di Unioncamere Toscana, tuttavia “occorre lavorare a un profondo rinnovamento del modello di sviluppo regionale”.

La crisi c’è ma non per tutti. Italia Paperoni +9,2.

Sintesi del rapporto

Per i Paperoni la crisi è finita tornano a crescere nel 2009 10 mln.

La crisi non impatta sul numero dei ‘paperoni’ che ha ripreso a salire, tornando nel 2009 globalmente a quota 10 milioni (+17,1% sul 2008). La loro ricchezza raggiunge complessivamente quota 39.000 mld (+18,9% e +21,5% i super ricchi). E’ quanto sottolinea il World Wealth Report di Merrill Lynch-CapGemini.

In Italia il numero dei ricchi (patrimonio pari o superiore al milione di dollari) e’ a quota 178.800 con un incremento del 9,2% sul 2008, dopo il calo del 20,8% accusato nel 2007.

I dati mondiali evidenziano quindi che la ripresa del 2009 ha permesso di recuperare quasi interamente le perdite subite nel 2008, riconquistando livelli che non si vedevano dal 2007.

Nel complesso sebbene la crescita degli individui con patrimonio pari o superiore al milione di dollari sia stata piu’ marcata nei Paesi in via di sviluppo, la popolazione mondiale degli Hnwi e la ricchezza complessiva rimangono principalmente concentrati negli Usa, in Giappone e Germania che nel 2009 rappresentano complessivamente il 53,5% della popolazione mondiale degli High Net Worth Individuals (in lieve calo rispetto al 54% del 2008).

La regione in cui risiede il maggiore numero di Hnwi in assoluto rimane il Nord America, 3,1 milioni che corrispondono al 31% della popolazione complessiva a livello globale.

Crisi:La competitività dei paesi esteri

Vai al documento

Fonte: Keynesiano

Tabella indice di costo dei fattori produttivi (escluso Italia)

Tabella indice di costo del lavoro e dei prodotti energetici (escluso Italia)


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