Crisi:Italia, numeri da far paura. PiL – 5,3%,il tasso di disoccupazione all’8,6%

Grafico e tabella nostra elaborazione su dati Istat ( clicca sull’immagine per ingrandirla)

Fonte: Keynesiano

Pil italiano nel 2009 giù del 5% Il deficit sale al 5,3%.

Fonte: Istat

Il pil italiano tocca il fondo nell’anno 2009, registrando una diminuzione del 5 per cento. Lo segnala l’Istat, precisando che si tratta del dato peggiore dal 1971, dall’inizio cioè della serie storica. Nella stima provvisoria il prodotto interno lordo aveva registrato una diminuzione del 4,9 per cento. L’istituto di statistica ha anche rivisto al ribasso le stime 2007 e 2008: rispettivamente dello 0,1% da 1,6% a 1,5% e dello 0,3% da -1% a -1,3 per cento.

Il rapporto deficit/Pil si è attestato, nel 2009, al 5,3 per cento, mentre il saldo primario si è portato a -0,6% del Pil, dato peggiore dal 1991.

Il rapporto debito/Pil, sulla base delle cifre fornite da Bankitalia, é stato pari al 115,8 per cento.

I dati pre Crisi per una corretta lettura:

Dalla lettura dei dati emerge che fatto 100 il 2007 il PIl a valori concatenati è diminuito del 6,29%. E il PIl a valori correnti dell’1,64% al netto dell’inflazione (questo vuol dire che la perdita è maggiore perchè l’inflazione anche se bassa c’è).

Infatti il pil nel 2009, se valutato in volumi, il PIL dell’Italia sull’anno precedente ( il 2009 a confronto con 2008) è calato di circa il 5%. La flessione si riduce approssimativamente al 3% se i conti vengono fatti in valori, ovvero a prezzi correnti.

La competizione di prezzo che ci viene dalle nuove economie dinamiche del Mondo non osserva pause e non fa sconti.

Fonte in estratto : Focus economico BNL n.8 2010

La differenza tra le dinamiche di valori e volumi, dovuta alla crescita del deflatore, è significativa. Dietro all’aumento del PIL in valore c’è quindi una componente di inflazione al consumo, ma anche un rapporto tra le variazioni tra prezzi all’export e prezzi all’import che segnala un guadagno di ragioni di scambio. Il rischio prospettico è quello di un’ulteriore perdita di competitività di prezzo dei manufatti.

E questo quanto emerge dall’indicatore recentemente aggiornato dalla Banca d’Italia che segnala che, tra novembre 2008 e novembre 2009 la competitività di prezzo nella produzione di manufatti è migliorata di un ulteriore trenta per cento in Cina. Rimanendo in Europa, nello stesso periodo la competitività di prezzo delle imprese è aumentata del 4% in Polonia, mentre è peggiorata del 5% e del 3% rispettivamente in Italia e in Germania. Guardando al bicchiere mezzo pieno,conforta sapere che il Fondo monetario internazionale stima che entro il 2020 il numero di cinesi con un reddito pro-capite superiore ai trentamila dollari aumenterà di 52 milioni di unità. Ma l’Italia: non può aspettare il 2020. La sfida di un progetto-paese mirato alla qualità e all’innovazione è una partita da giocare subito, se si vuole evitare un riallineamento al ribasso dei valori rispetto alle quantità nei conti del PIL e nelle modalità della ripresa.Innovazione e qualità si confermano le leve per riqualificare lo sviluppo e rilanciare la competitività. Altrimenti come scriveva il grande keynes ” Nel lungo periodo saremo tutti morti”.

Disoccupazione in crescita all’8,6%. Ai massimi dal 2004

Fonte: Istat

Grafico e tabella nostra elaborazione su dati Istat ( clicca sull’immagine per ingrandirla)

Il tasso di disoccupazione, a gennaio, continua a salire e si porta all’8,6%: si tratta del dato peggiore dal gennaio 2004. Lo comunica Istat, aggiungendo che le persone in cerca di occupazione aumentano dello 0,2% su mese a 2,144 milioni, mentre su anno del 18,5% (334 mila persone in più). Il tasso di occupazione scende dello 0,1% su mese al 57% e dell’1% su anno.

I dati pre Crisi per una corretta lettura:

Dalla lettura dei dati sulla disoccupazione, emerge: che fatto 100 il 2006, il tasso di disoccupazione a gennaio 2010 è aumentato di 2,40 punti pari al 38,6%.

In conclusione:

La crisi per un paese, finisce quando la produttività e l’occupazione ritornano ai valori pre crisi.

Dalla lettura dei dati: mi sembra di poter affermare che la strada è ancora lunga e in salita. Ma sopratutto: è tutta in mano alla politica. Una politica che dovrà essere l’ungimirante e Europeista visto le forze in campo dei notri competitori.

Una nota: gli economisti e i politici che gli vanno dietro, chiamano i paesi del BRIC ” economie dinamiche” visto i tassi di crescita, questo la dice lunga….. C’e’ stato un tempo dove non si usavano mezzi termini, e si sarebbe detto: che sono economie che si basano sullo sfruttamento della enorme massa umana schiavizzata dai bassi salari in favore del capitale. Da li, sarebbe iniziata l’analisi della discussione sulla politica-economica. La realtà dei fatti era un dato concreto e fondamentale per la discussione politica che indirizzava l’agire politico.


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