A DESTRA TUTTA.DOVE SI E’ PERSA LA SINISTRA?

A DESTRA TUTTA. DOVE SI E’ PERSA LA SINISTRA?

Autore: Biagio De Giovanni
Editore: Marsilio
Pubblicazione: 2009
Numero di pagine: 190
Prezzo: € 12,50

Fonte: Spazio Della Politica

Con le elezioni del 2008 si è conclusa l’era di transizione iniziata dal vuoto di “Mani pulite”; gli eredi  di grandi culture politiche annaspano, senza una bussola dove va l’Italia oggi?

L’Italia è profondamente cambiata e il corso della politica lo dimostra Perché il paese si è spostato a destra? Cos’è successo alla sinistra, perché ci sono molti contrasti e poche idee?

Tutte le forze che hanno governato la Prima repubblica si trovano oggi all’opposizione.

Gli eredi di grandi culture politiche appaiono in pieno disorientamento. Per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana un partito di centrodestra si insedia nella società e diventa governo del Paese, in alleanza con quel genuino prodotto della “nuova” Italia che è la Lega. Sul versante opposto, un desolante vuoto di idee attraversa il Partito democratico. Biagio de Giovanni, che si definisce un “apolide della sinistra”, mette in luce le ragioni che hanno determinato questo stato di cose e prova a ricostruire le vicende dell’Italia politica di oggi: la scomparsa della questione meridionale dall’agenda politica e l’affermazione di una questione settentrionale; il revisionismo politico e quello storiografico; le visioni dell’Europa; il “divisionismo” che affligge il nostro Paese; l’incapacità della sinistra di analizzare l’avversario nella sua vera consistenza; il problema delle classi dirigenti. Alla ricerca dell’araba fenice che si chiama PD, di quel mondo svuotato che si chiama sinistra italiana.

La sottovalutazione dell’avversario

“Non si riflette che se l’avversario ti domina e tu lo diminuisci, riconosci di essere dominato da uno che consideri inferiore; ma allora come sarà riuscito a dominarti?“: così Gramsci nei Quaderni dal Carcere. La citazione non c’è nel libro, però ben si addice al contesto. Niente più di questo pensiero gramsciano illumina infatti quello che De Giovanni ritiene il vero grande errore strategico della sinistra e delle sue classi dirigenti. Al fondo della sua crisi strutturale c’è infatti secondo la sua analisi una completa sottovalutazione delle molteplici ragioni politiche dell’affermazione di Berlusconi e del centro-destra.

“C’è un rapporto fra l’incapacità di analizzare l’avversario all’altezza della sua vera consistenza e quel vuoto d’idee che fa chiedere a tanti dove sia da ricercare quell’araba fenice che si chiama PD, quel mondo svuotato che si chiama sinistra italiana”: così De Giovanni nel libro.

La fenomenologia di questa sottovalutazione ha molte espressioni. Considerare l’affermazione di Berlusconi solo e semplicemente come un’anomalia giudiziaria. Considerare la sua vittoria il prodotto dell’azione manipolatrice del suo messaggio televisivo sulle coscienze degli italiani (una ragione che non spiega nulla ad esempio del dominio pluridecennale della Lega in Veneto o in Lombardia o dell’estensione del suo messaggio nella cintura rossa). Ancora, considerare la stessa Lega un fenomeno folcloristico (le parole di Veltroni a Milano un anno e mezzo fa). Anche qui per spiegare la genesi di questa sottovalutazione De Giovanni ricorre ad una metafora efficace: la barbarie (Berlusconi, la Lega, i “fascisti” di AN) che bussa alle porte della civiltà (gli eredi politici delle grandi tradizioni politiche dell’Italia repubblicana raccolti nell’Ulivo, ovvero l’Italia migliore secondo la missione evangelizzatrice del “partito di Repubblica”, da De Giovanni duramente criticato).

Che succede però quando i “barbari” si insediano in maniera permanente al governo e diventano parte integrante della “civiltà” italiana? Fuor di metafora, il vero errore delle classi dirigenti della sinistra è stato non vedere la progressiva presa sulla società del messaggio della destra e non comprendere le ragioni del successo della sua cultura politica “dal vivo, come la chiama De Giovanni.

Tra conservatorismo e nuovismo.

Il rapporto con la storia, in questo caso le continuità e le fratture tra prima e seconda repubblica, è importante per comprendere le dinamiche del sistema politico italiano.

E quello della sinistra italiana è tormentato. L’immagine sopra richiamata dei barbari e della civiltà simboleggia per De Giovanni un aspetto importante, ovvero che la sinistra di fronte ai grandi mutamenti socio-economici degli ultimi vent’anni– quelli che la destra ha saputo interpretare (non è qui in discussione il merito del come) – ha scelto il fronte della conservazione. L’emblema di questa posizione per De Giovanni è rappresentato dalla CGIL e dalla sua incapacità di aderire ai bisogni dei nuovi lavoratori, che ha trasformato di fatto il sindacato principale in una corporazione. O ancora, dall’arroccamento dentro miti ormai ineffettuali come il richiamo alla sacralità intangibile della Costituzione (al decisionismo schmittiano di Berlusconi sul caso Englaro si risponde con la manifestazione di rito conclusa da Scalfaro, come viene ricordato in un divertente passaggio del libro). Si badi, queste critiche lucidamente spietate vengono da un intellettuale-politico ben piantato dentro alla tradizione PCI-PDS-DS, non da un nemico esterno o da un “rinnegato”. Accanto a questa tendenza c’è poi per De Giovanni quella, speculare, del nuovismo, della liberazione assoluta dal passato, di nuovo compendiato dal “non sono mai stato comunista” di Veltroni. Questo rapporto tormentato percorre anche la nascita del PD, dove il collegamento con la storia c’è (l’unione dei riformismi storici del secolo scorso ripetuta da tutti i dirigenti come un mantra) ma fatto per De Giovanni in maniera acritica ed enfatica, senza cogliere i limiti di quelle esperienze.

Questo per quanto riguarda la diagnosi del “malato”. Il libro contiene poche indicazioni per il futuro e sfugge al consueto ed ormai logorato interrogativo “da dove ripartire”? Alcune indicazioni (scomparsa dell’attuale classe dirigente/ripartenza dai territori in stile Lega/leadership carismatica) in particolare rivolte al Partito Democratico De Giovanni ha provato a darle in quest’intervista all’Espresso emblematicamente intitolata “Ma la destra vincerà per vent’anni”. Aldilà e oltre i destini della sinistra italiana, c’è però un aspetto del libro che qui non analizziamo ma che da sole valgono il costo del libro, il grande tema della democrazia del riconoscimento e della politica italiana oggi “presa nel linguaggio dell’odio”, su cui De Giovanni dice cose importanti e meritevoli di essere lette e approfondite.

BIAGIO DE GIOVANNI (Napoli, 1931) è stato Deputato europeo per il PCI e per i DS. È stato docente di Storia delle dottrine politiche all’Università degli studi “L’Orientale” di Napoli e titolare della cattedra Jean Monnet di Storia e politica dell’integrazione europea presso la stessa. Attualmente scrive per «Il Riformista». È autore di numerosi volumi, più di recente: La filosofia e l’Europa moderna (il Mulino 2004) e, in collaborazione con altri, Il partito democratico. Opinioni a confronto (Guida 2007).


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