Crisi: Ma che bella la globalizzazione dei nipotini di Bush. Meno male che c’è Obama.

Ma che bella la globalizzazione dei nipotini di Bush.

Obama: “Sono determinato a lottare per difendere la classe media”

Obama punta alla piena occupazione, lancia un piano di investimenti infrastrutturale, e riforma la sanità. Toglie i soldi ai ricchi finanzieri e non certo all’idraulico che in campagna elettorale gli ha chiesto che politiche farà per la sua azienda e per consentire ai giovani americani di aprirle le aziende,perchè questo è il ceto medio in l’America e un ceto vasto che va dall’insegnate all’idraulico.

Obama è Keynesiano fino al midollo, e in quanto tale, è compatibilmente alla forza degli USA ( il debito pubblico USA è in gran parte in mano alla Cina) lotta anche per una più equa competizione a livello globale, una competizione che non sia drogata da svalutazioni monetarie o da norme troppo distanti che regolano il lavoro ( le istituzioni contano e gli americani che interpretano la politica fra istituzionalismo e sociologia lo sanno bene). Obama in campagna elettorale affermava ” il mondo come è e come dovrebbe essere”.

Grande Obama grande Presidente, ma lui le idee c’è la chiare mentre qui qualcuno è ancora confuso.

Spesso i nostri leader  parlano di Democrazia, ma nessuno si interroga su una grossa anomalia. Il debito pubblico Americano.

Il debito pubblico Americanodetenuto dall’Inghileterra è di fatto in mano ai cittadini Inglesi, e la Regina non può ordinare agli inglesi di venderlo o di non rinnovarlo, quindi non è pilotabile più di tanto nella politica Internazionale. Il debito pubblico degli Usa in mano ai cinesi e di fatto in mano allo Stato Cinese che decide come pilotarlo nelle trattative internazionali.

Non solo: la richezza Cinese è una richezza anomala, fatta con lo sfruttamento di grandi masse popolari!

Ma qui, molti non noi, non riescono a vicere e a superare la soglia reale delle cose, e sono sempre inchiodati a stereotipi ideologici delle masse che da sole si sollevano e si liberano dall’indigenza. Purtroppo quando ci riescono lo fanno a discapito di altre masse. Piaccia o meno “questo è, e i fatti sono li a dimostrarlo”, i paesi in via di sviluppo, crescono grazie alla delocalizzazione e allo sfruttamento delle mase lavoratrici, i paesi indutrializzati perdono produzione e aumentno la disoccupazione. Di conseguenza cambiano completamente i rapporti di produzione che diventano sempre più precari e precarizzano l’esistenza umana.

Anche Federico Rampini, noto giornalista economista simpatico ai nostri leader, è prigioniero degli stereotipi, ci parla di Capitalismi elogiando i cinesi che per trentanni hanno studiato i nostri modelli economici, e  ora hanno un loro modello che crea richezza. Bisogna imparare dai cinesi ci dice Rampini  fanno appunti sul retro della carta da fotocopie per non buttare via  niente ( Rampini “Slow economy. Rinascere con saggezza” Mondadori 2009)

MA NESSUNO SI DOMANDA: CHE ESISTE UNA DIVERSITA’ FONDAMENTALE, FRA MERCATISMO CINESE E ECONOMIA DI MERCATO DEMOCRAICA DI ORIGINE OCCIDENTALE. DA NOI I DIRITTI SONO TUTELATI E SONO FONDAMENTALI PER CREARE IL DIRITTO DI CITTADINANZA. IN CINA SE SCIOPERI ESCONO CON I CARRI ARMATI, E  NON ESISTE IL WELFARE  STATE ECC…ECC….

Di fatto potremmo dire tranquillamente che la notra è una economia di mercatodove l’antagonismo dei diritti di cittadinanza la rendono tendenzialmente una “economia sociale di mercato” dove c’è una tensione e ricomposizione fra capitale e lavoro e questo antagonismo è creatore di equità sociale. E’ da questa tensione e ricomposizione, gestita all’interno dalle regole democratiche che noi  possiamo affermare che il nostro sistema sociale è un sistema di tipo cooperativo.

Nella vita però bisogna scegliere come ha fatto Obama, ma bisogna sapere “cosa si è e cosa si vuole”,per non subire cosa fanno gli altri.

Chi elogia il modello Cinese e guarda ai valori di Obama è probabilmente confuso, non ha capito che i primi sono una anomalia perchè frutto delle vecchie idee; Quelle di Bush.

Ma chi sono i nipotini di Bush?

Tutti quelli che amano la globalizzazione cosi come è?

Termini Imerese, Alcoa ecc…ecc… se chiudono è segno che non sono più competitive, via scioooo...andate altrove a produrre la vostra Robba noi siamo emancipati vogliamo produzioni pulite, industria elettronica (ad averla)industria dei servizi magari alla persona (anche questo ad averla visto che non ci sono risorse) farmaceutica che fa sempre scic.

BASTA CON I RUBINETTI LA CAPENTERIA PESANTE E LA CHIMICA CHE INQUUINA I NOSTRI MARI QUESTA E’ ROBBA DA TERZO MONDO E DA SECONDO MONDO DELL’EST EUROPA.

Non credevo che un imprenditore potesse dire che la cosa più sensata che ha sentito su Termini Imarese è stata ieri alla trasmissione di Oscar Giannino su radip 24 e veniva da Giorgio Cremaschi sindacalista della FIOM che affermava: ” su termin i Imerese il governo dica cosa vuole fare, se le auto non si possono più fare bene, o c’è un progetto di ricollocamento industriale o altrimenti quel luogo diventerà una nuova Rosarno perchè non ci sono altre industrie” E su Marchionne il grande guru dell’auto” sempre Cremaschi “La Fiat deve decidere cosa vuole fare da grande, se vuole fare il capitalista assistito non è accettabile la cassa integrazione e visto che i soldi sono pubblici ci dica anche se intende produrre in Italia e si impegni. Altrimenti sta sul libero mercato ma che ci stia con i suoi soldi e noi faremo le nostre battaglie”. Posizioni chiare e legittime visto che di assistenza nei confronti della Fiat in questi anni siamo stati molto generosi.

MA DA TUTTO QUESTO NASCE UN PROBLEMA:

COSA NE FACCIAMO DEI DISOCCUPATI E DI QUELLI CHE NON SARANNO MAI OCCUPATI?

PER I SOGNATORI DI SEMPRE, E’ OVVIO CHE LI RICOLLOCHEREMO IN UN TEMPO NON CERTO, MA  SEGUENDO I DETTATI, DI  UNO STEREOTIPO CHE E’ UN TOTEM SOPRAVVALUTATO NELLA SUA REALE PORTATA, CHE SI CHIAMA INNOVAZIONE DI PRODOTTO E CHE SI OTTIEME INVESTENDO MILIONI PER ANNI IN R&S.

SALVO BOTTE DI CULO COME LA GEOX, CHE  E’  IL FRUTTO DI UNA INTUIZIONE  E DI UN CHIODO A PORTATA DI MANO.

Per i realisti: si fa innovazione abbinata ad una varietà di produzione al fine di attenuare il rischio da decadimento o crisi da mono prodotto, naturalmente in Europa e con una Europa: che al suo interno può anche privilegiare la specializzazione di prodotto nazionale al fine di ottenere economia di scala e vantaggi competitivi, ma compensando le filiere di prodotto che in una economia dinamica inevitabilmente vanno in decadenza naturale.

TUTTO IL RESTO E’ NOIA  DIREBBE GALIFANO.

Approfondimenti.

Obama riparte dal lavoro e dall’economia

Le mosse di Obama, dalle tasse all’alta velocità

Il miraggio dei soldi facili e il futuro della finanza globale di Joseph Stiglitz

Sito PD Nazionale.

“Tasse: Tremonti basta favole”

Pd: “crisi ancora dura, servono politiche industriali”


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