CRisi: Nel mondo,dai 18 ai 30 milioni di disoccupati in più, nella migliore delle ipotesi.

Disoccupazione Mondiale Dati ILO

Dai 18 ai 30 milioni di disoccupati in più, nella migliore delle ipotesi. E, se la situazione deteriorasse ulterirmente, fino a 50 milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere il posto a causa della crisi.

È la previsione dell’Ilo, l’organizzazione internazionale del lavoro, nel Rapporto «Global employment trends». Il numero di persone che rischia di finire in povertà, in questo scenario, potrebbe salire a 200 milioni. di cui gran parte nei paesi più sviluppati.

Lo studio sottolinea anche che il numero dei lavoratori poveri, cioè quelle persone che, pur lavorando, non sono in grado di provvedere alle proprie famiglie potrebbe arrivare a 1,4 miliardi di persone (il 45% di tutti i lavoratori dal 40,6% registrato nel 2007). Sarebbero inoltre in crescita anche gli impieghi precari. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro nel 2009 i lavori «vulnerabili» potrebbero riguardare il 53% della popolazione occupata crescendo in modo significativo rispetto al 50,6% del 2007.

La disoccupazione quindi potrebbe crescere dal 5,7% al 6,1% secondo lo scenario più favorevole (18 milioni in più portando il totale dei senza lavoro a 198 milioni) ma anche toccare quota 7,1% secondo lo scenario più pessimista con una crescita dei disoccupati globali di 50 milioni di unità. Inoltre 200 milioni di lavoratori, molti dei quali nelle economie in via di sviluppo, potrebbero essere trascinati nella povertà.

Persone nel mondo con vulnerabilità del lavoro dati ILO

«Il messaggio dell’Ilo – ha detto il direttore generale dell’Organizzazione, Juan Somavia – è realistico, non allarmistico. Siamo di fronte a una crisi globale del lavoro. Molti governi sono consapevoli e stanno intervenendo ma sono necessarie azioni internazionali più decise e coordinate per evitare una recessione globale».

Sulla base delle stime economiche dell’Fmi, l’Ilo stima che la disoccupazione probabilmente resterà elevata per tutto il 2010.

Nei Paesi avanzati e nella Ue dovrebbe colpire altri 3 milioni di persone, mentre si stabilizzerà agli attuali livelli o avrà un lieve calo nelle altre regioni. «Va evitata una ripresa senza lavoro, è una priorità politica», ha sottolineato il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia. «Lo stesso decisionismo politico che ha salvato le banche, ora deve essere applicato per salvare e creare lavoro e vita per le persone. Si può fare con la convergenza tra politiche pubbliche e investimenti privati», ha aggiunto Somavia, sottolineando che «ogni anno 45 milioni di giovani entrano nel mercato del lavoro globale, quindi le misure di ripresa devono essere mirate a loro».

L’Ilo segnala anche che nel 2008 l’aumento più consistente di disoccupazione rispetto al 2007 è stato registrato nei paesi sviluppati e l’Unione europea (dal 5,7% al 6,4%) con un numero di senza lavoro cresciuto di 3,5 milioni di unità (toccando quota 32,3 milioni di disoccupati). I tassi più alti di disoccupazione sono sempre in Nord Africa (10,3%) e Medio Oriente (9,4%) mentre i più bassi sono sempre in estremo Oriente (3,8%).

In Europa centro-orientale,la disoccupazione giovanile è salita di 1,6 punti al 13,5%, segnando il maggior aumento dal 1991. Nei Paesi sviluppati e nella Ue il tasso di disoccupazione è salito all’8,4% nel 2009 dal 6% del 2008 e dal 5,7% del 2007, con un incremento di 13,7 milioni di disoccupati tra il 2007 e il 2009, 12 dei quali nel solo 2009. Nel suo insieme l’area Ocse rappresenta il 40% dell’aumento della disoccupazione globale, pur rappresentando meno del 16% della forza lavoro.


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