Crisi: Stretti nella morsa dello Yuan

La politica che si incarta è pateticamente noiosa, è distante dai problemi quotidiani e dalle conseguenze che li creano.

Di conseguenza: preferisco parlare di cose  concrete visto che hanno a che fare più di quanto si pensi con il nostro quotidiano, per questo motivo segnalo in merito  un post e due articoli.

Faccio presente che in questo spazio, non è casuale la scelta di chi lo amministra, di non parlare del caso di Rosarno, del terremoto di Haiti e altro.

Sono fatti distanti che non hanno niente a che fare con il tema del post e alcuni fatti sono anche imprevedibili. Ma a chi scrive resta difficile parlare di quei temi  senza domandarsi del perchè  sono accaduti, e nel caos rimane comunque  un punto fermo:  i cittadini delegano ma non amministrano la cosa pubblica,  e io sono portato ad evidenziare le responsabilità negli eletti che hanno il dovere di dirigere e amministrare all’interno delle regole stabilite.

L’etica della responsabilità  del mandato passa anche da qui,tutto il resto è retorica solo e soltanto maledetta retorica.

Il post fonte blog Keynesiano 06/01/2010

Cina Manipolazione della valuta.

Lo sguardo troppo corto della Cina sul renmimbi di Lorenzo Bini Smaghi.

Accademici e autorità politiche sono perfettamente d’accordo sul fatto che per rimettere in sesto e in moto l’economia mondiale è necessario procedere a un significativo riequilibrio.

Si rendono infatti indispensabili maggiori risparmi nei paesi che presentano disavanzi e unamaggiore domanda nei paesi eccedentari, specialmente i mercati asiatici emergenti. Nondimeno, la maggior parte delle organizzazioni internazionali prevede che a medio termine gli squilibri nei pagamenti aumenteranno ancora. Il Fondo monetario internazionale calcola che i surplus delle partite correnti cinesi aumenteranno nel 2010 fino a raggiungere l’ 8,6% del prodotto interno lordo, dopo essere scesi l’anno scorso al 7,8 per cento. La ragione principale per l’attuale assenza di provvedimenti correttivi è che la classe politica in tutto il mondo più che sui vantaggi a lungo termine è incline a concentrarsi sui costi a breve termine delle operazioni di riequilibrio. Si tratta della medesima scarsa lungimiranza che è prevalsa nel periodo antecedente alla crisi, e che è ritornata ancora una volta in primo piano.

Si considerino, ad esempio, le attuali rigidità nelle politiche di cambio di varie economie asiatiche emergenti, in particolare quella cinese. Rimuovere queste rigidità gioverebbe sicuramente a un’economia mondiale più bilanciata, con benefici sia nei paesi eccedentari sia in quelli che presentano disavanzi.

Continua a leggere l’articolo sul sole24ore.it

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Nel grafico sopra si evidenzia: che dal 21 luglio 2005 l’aggancio al dollaro USA della valuta cinese lo yuan-renmimbi, Cala rispetto al decennio precedente del 20%.

Per dieci anni il renminbi è stato strettamente ancorato al dollaro statunitense ad un tasso fisso di 8,28 renminbi per dollaro statunitense. Il 21 luglio 2005 la Banca Popolare Cinese ha rivalutato il renminbi ad un tasso di 8,11 renminbi per dollaro statunitense. Le autorità cinesi hanno inoltre sganciato il renminbi dal dollaro statunitense preferendo un paniere di valute internazionali. Dal 21 luglio 2005 il valore del renminbi può fluttuare in una banda di oscillazione pari allo 0,3% del valore di riferimento della valuta.

Il tasso di cambio del renminbi è al centro di un teso dibattito internazionale.

Molti economisti, ed i governi di USA e della Comunità Europea ritengono che la moneta cinese sia fortemente sottovalutata, favorendo così eccessivamente le esportazioni cinesi e, con tale pressione, causando una forte limitazione del mercato del lavoro nei paesi più sviluppati.

Diverse imprese occidentali importatrici non si oppongono alla condizione di un renminbi così sottovalutato; data la loro condizione intermedia nel filone commerciale dei prodotti provenienti dalla Cina a prezzi così convenienti, la vendita di tali prodotti sul mercato occidentale permette amplissimi margini di guadagno.

Le autorità cinesi temono che l’abbandono del tasso di cambio fisso possa favorire le attività di speculazione finanziaria, la destabilizzare dell’economia cinese e la crescita del PIL, ritenuta ad oggi soddisfacente.

La conseguenza della politica cinese è un graduale depprezzamento della moneta cinese del 20% nei confronti del dollaro statunitense a partire dal luglio 2005 alla primavera 2008 costringendo L’America ad gravoso Trade Deficit.

Il governo Americano il 3 aprile 2008 ha preso i seguenti provvedimenti legislativi :

Cina Valuta Manipolazione Act del 2008.

Un disegno di legge che richiedere al Segretario del Tesoro di intervenire in materia di manipolazione della valuta da parte della Repubblica popolare cinese.

I punti essenziali dell’intervento per definire il disegno di legge:

1) Definire il rapporto da portare all’attenzione del Congresso sul piano d’azione per porre rimedio a tale valuta manipolazione da parte del governo cinese.

2) Avviare rapidamente i negoziati bilaterali con la Repubblica popolare cinese al fine di garantire che di regolarmentare il tasso di cambio tra la moneta e il dollaro statunitense, al fine di consentire effettivo equilibrio delle rettifiche di pagamento e di eliminare un vantaggio concorrenziale sleale nel commercio

3) Incaricare il direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI) per utilizzare il voto degli Stati Uniti per garantire che la Repubblica popolare cinese ha una tale azione per conseguire questi obiettivi.

È interessante notare che l’introduzione di questo gioco di modificare la legislazione ha ricevuto una risonanza pari a zero nella stampa mainstream finanziaria.

Chiaramente, con l’introduzione di questa iniziativa si può dedurre che dell’equilibrio paralizzante dell’America, il deficit commerciale, è stata accusata di esserne responsabile la Cina, e il segretario americano del Tesoro Paulson era stato incaricato di porre fine ad esso.

La Cina, ha dimostrato come si è letto sui quotidiani in questi ultimi mesi, che non è disposta ad apportare il necessaro aggiustamento monetario per lo yuan, aggiustamento necessario per consentire un sostanziale miglioramento della bilancia commerciale.

Ma qualcosa L’America dovrà fare, per rallentare la crescita delle esportazioni cinesi, visto i risultati odierni che sono sotto gli occhi di tutti.

Per maggiori dettagli sulle conseguenze di questo modello di esportazioni da parte della Cina si rimanda a questo Post

Cambi euro, dollaro, yuan

Approfondimenti:

Paolo Savona: L’euro, il dollaro e il sogno di una politica europea indipendente.Una lettera aperta a Giacomo Vaciago.

La Cina pensa a svalutare yuan per sostenere l’export

Il nodo del cambio dollaro-yuan nell’agenda di Hillary in Cina

Il mercato dei cambi rischia di “congelare” la ripresa in Europa

I due articoli sulla Repubblica inserto  Affari & Finanza del 18/01/2010 :

Fonte: La Repubblica inserto Affari e Finaza

– America e Cina,il grande duello –  di Federico Rampini

America-Cina, il grande duello Washington morde il freno e comincia a imporre dazi: chiede che Pechino rivaluti la moneta per rallentare il suo export che insidia la ripresa in Occidente. Ma i cinesi tengono duro, rischiando una bolla immobiliare Washington teme che lo squilibrio dovuto al progressivo surplus commerciale cinese sottragga domanda alresto del mondo e comprometta la ripresa globale:ma è tenuta alfreno dai reinvestimenti di questo avanzo commerciale proprio nei Treasury Bonds emessi in gran quantità per finanziare il recupero dell’economia Usa Il braccio di ferro fra dollaro e yuan dove scricchiolano i rapporti Usa-Cina L’America sempre più ferma nel chiedere la rivalutazione della valuta di Pechino.

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– La tortura dello yuan –  di Marcello De Cecco

Fonte: La Repubblica inserto Affari e Finaza

E l’euro la vera vittima i condannato a salire Con le monete delle due superpotenze bloccate su un cambio stabile, quella europea è l’unica divisa ad oscillare, e non pu non rivalutarsi visti i rapporti deIl’import-export

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