Crisi: Censis L’Italia un paese che replica se stesso

Sito del CENSIS

Il rapporto dell’Italia che fa il CENSIS:

Censis: per resistere alla crisi le famiglie fanno appello ai tradizionali punti di forza del Paese.

Uno schema che funziona. E’ successo che il modello su cui silenziosamente s’incardina la società italiana ha funzionato ancora una volta, replicando se stesso. Alla crisi si è resistito perché:

1) A quanto pare, non si è esasperato il primato della finanza sull’economia reale.

2) Perché il settore bancario, secondo il Censis, ha mantenuto saldo il rapporto con il territorio.

3) Perché il sistema economico continua ad essere caratterizzato da una molecolare presenza di piccole imprese.

4) Perché in Italia c’è un mercato del lavoro, per metà assai elastico, ma nello stesso tempo protetto.

5) Perché imprese e lavoro sono tenacemente protetti dai patrimoni delle famiglie, fra risparmi e proprietà immobiliari

6) Perché tutti i soggetti della società vivono integrati al territorio.

De Rita censis:

“Occorre costruire un soggetto collettivo non c’è la politica, ma solo potenti che si agiscono. Il futuro, con tutte le sue incognite, si affronta costruendo un “soggetto collettivo”. A parlare è il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, a margine della presentazione del Rapporto 2009 sulla situazione sociale del Paese. “Per 15-20 anni non si è più fatta vita collettiva – ha aggiunto – ma c’è stato solo il primato della soggettività”.

Cosa vuol dire fare soggetto collettivo? “Significa che dove viviamo dobbiamo tornare a fare comunità, nel piccolo Comune, nel quartiere, nel condominio. E, sul piano generale, bisogna occuparsi degli interessi collettivi: ricominciare a credere nel sindacato, nel partito, nelle associazioni. Insomma, occorre ricominciare a vivere collettivamente”.

Poi ha aggiunto: “Tanti anni di attesa di riforme da parte dello Stato, tanti anni di soggettività e fai-da-te hanno in qualche modo sciolto la fiducia degli italiani nella dimensione collettiva”. Il risultato, secondo De Rita, è che “siamo senza politica e con singoli soggetti potenti che agiscono in modo diretto”.

Giuseppe Roma direttore generale del Censis.

UNA SOCIETA’ CHE RESISTE

– Ma qual è il vero volto dell’Italia 2009? Innanzitutto quello di una società che cerca di resistere alla crisi economica. Come spiega il Censis , per il 71,5% delle famiglie italiane il reddito mensile è ancora sufficiente a coprire le spese. Il dato sale al 78,9% al Nord-Est, al 76,7% al Nord-Ovest, al 71% al Centro, mentre al Sud scende al 63,5%. Il 28,5% delle famiglie che hanno avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito ha fatto ricorso a una pluralità di fonti alternative, con una miscela che si è dimostrata efficace.

Quali cambiamenti sono stati introdotti? Il 40% ha contenuto gli sprechi, il 39,7% ha cercato prezzi più convenienti, il 34,8% ha eliminato dal paniere i prodotti che costano troppo. Certo, la crisi ha prodotto i suoi effetti, soprattutto sul fronte dell’occupazione, con 378.000 posti di lavoro in meno nel primo semestre 2009 (di cui però ben 271.000 al Sud) rispetto allo stesso periodo del 2008. Meglio di Spagna e Gran Bretagna, ma peggio di Francia e Germania. Ma non è tanto il dato quantitativo a preoccupare quanto il fatto che gli effetti negativi hanno riguardato solo i soggetti meno tutelati: il lavoro autonomo (a giugno 277 mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, -5,8%) e l’ampio bacino del «paralavoro» (162 mila posti in meno, -4,3%). Ad essere colpite maggiormente sono state le diverse forme di lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9%), mentre il popolo delle partite Iva è aumentato, a causa della sostituzione dei contratti flessibili con formule ancora più esternalizzate e a basso costo, raggiungendo quasi quota un milione (+132 mila, +16,3%). Il lavoro tradizionale, dipendente e a tempo indeterminato, ha invece continuato a crescere, registrando nel periodo 2008-2009 un +0,4% (oltre 60 mila posti in più).

CRISI DIFFERENZIATA

– Quella del 2009, spiega il Censis, è una crisi fortemente differenziata. Tra gennaio e settembre si registra la riduzione di quasi l’1% delle imprese manifatturiere (oltre 30.000 in meno), ma è il commercio al dettaglio il settore più colpito, con più di 50.000 aziende che hanno chiuso i battenti. L’intero settore terziario è entrato in una fase di profonda riorganizzazione, con un saldo fortemente negativo tra iscrizioni e cancellazioni di imprese: -10,1 di imprese per 1.000 imprese attive nei primi 9 mesi dell’anno (vale a dire 162.000 imprese che hanno chiuso i battenti).

I PUNTI DEBOLI –

Il Censis individua con chiarezza quali sono i punti deboli del nostro Paese. Innanzitutto quella che chiama «la forza perduta dell’istruzione». Circa l’80% dei giovani tra 15 e 18 anni si chiede che senso abbia stare a scuola o frequentare corsi di formazione professionale. Dominano il disincanto e lo scetticismo: il 92,6% dei giovani in uscita dalla scuola superiore ritiene che anche per chi ha un titolo di studio elevato il lavoro sia oggi sottopagato, il 91,6% pensa che sia agevolato solo chi può avvalersi delle conoscenze. Inoltre il 63,9% degli occupati giudica inutili le cose studiate a scuola per il proprio lavoro. La visione pessimistica travalica i confini dell’universo educativo: il 75% dei laureati e l’85% dei non laureati di 16-35 anni pensano che in Italia vi siano scarse possibilità di trovare lavoro solo grazie alla propria preparazione.

Altro punto debole è il perdurare del fenomeno dell’evasione fiscale che comporta sì una ricchezza occulta che permette a molti di resistere, ma sul fronte pubblico genera un’assenza di risorse da dedicare agli investimenti e un conseguente progressivo indebolirsi dello stato di conservazione dei beni pubblici.

Altro tallone d’achille è il cosiddetto digital divide. L’uso di Internet, che secondo il Censis è un potente mezzo di modernizzazione, fa segnare infatti nel nostro Paese una spaccatura profonda tra giovani e vecchi. Se il web infatti è usato dal 48,7% degli italiani, di questi l’84,2% sono giovani, mentre solo il 12,2% sono anziani.

Anche il sistema giustizia, sempre secondo il Censis, continua a rappresentare per il Paese un pesante ostacolo alla crescita e alla modernizzazione.

COSA VOGLIONO GLI ITALIANI –

Ma quali sono le priorità da affrontare? Riguardo al futuro, da un’indagine su un campione di famiglie del ceto medio realizzata sempre dal Censis nel novembre 2009, emergono indicazioni su quali siano i soggetti che devono essere aiutati per favorire la ripresa. Le famiglie con figli (49,7%) e i giovani (48,8%), e poi gli anziani (21,8%), dovrebbero essere nel sociale i destinatari della quota più alta di risorse, visto che sono stati i più penalizzati dalla crisi.

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