Crisi:Alcola è solo l’ultimo campanello di allarme

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«A questi prezzi dell’energia in Italia non è possibile operare».

La frase non arriva da un gruppo di Pmi inferocite, ma si legge in un austero comunicato di Alcoa, gigante dell’alluminio mondiale quotato a New York.

Per anni il gruppo ha sfruttato tariffe agevolate sulla base di una norma ad-hoc, ora messa in discussione da Bruxelles.

Ma l’eventuale ritorno alla normalità, cioè alle tariffe pagate da tutte le altre imprese italiane, per Alcoa è inaccettabile.

Così andiamo in perdita, spiegano gli americani. Per far capire al governo italiano che non scherzano hanno minacciato di chiudere temporaneamente due stabilimenti.

Ora la «palla» è nel campo dell’esecutivo, che dovrà trovare un’intesa con la UE. Ma guardando oltre le proteste degli operai di Portovesme e l’azione opportunistica di Alcoa, il tema da affrontare è sicuramente quello della bolletta energetica.

Rispetto ai concorrenti europei le aziende italiane pagano il 20-30% in più ed è questo il nodo da affrontare.

“L’Alcoa è solo l’ultima delle aziende che dichiara un situazione di difficoltà e che manifesta l’intenzione di sospendere l’attività produttiva. Si è di fronte a scelte che non è possibile accettare e che è necessario respingere con la massima fermezza. Insieme ad Alcola la ex Otefal, l’Eurallumina, la Portovesme S.r.l., per un totale di 4.500 lavoratori coinvolti dalla precarietà e da una crisi che viene pagata in modo drammatico dagli operai, dalle famiglie e dal territorio del Sulcis”.

Lo dichiara il segretario generale della Cisl Sarda Mario Medde.

”E’ solo la punta di un iceberg – afferma Medde – , perchè il territorio vive una crisi economica e sociale senza precedenti. Come nelle altre realtà industriali, nella Sardegna centrale, nel Medio Campidano, nel Sassarese, in Ogliastra e nell’Oristanese, persino nella Gallura, e nel Cagliaritano il sistema produttivo vive il tracollo del modello di sviluppo. I segnali che starebbero positivamente emergendo e l’economia internazionale non trovano riscontro alcuno nel sistema economico e industriale dell’Isola”.


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Riflessione:

La recessione porta disoccupazione, chiusure di aziende, sofferenze e difficoltà per tutti.

Ma la distruzione sosteneva J. A. Schumpeter “ha anche un effetto creativo” nel senso che stimola ogni realtà a cambiare, per adattarsi al nuovo scenario e cercare di sopravvivere e di conseguenza crea un nuovo equilibrio socioeconomico. E’ in questo senso che va interpretato il concetto di equilibrio economico dei classici dell’economia politica.

Per le nostre imprese il prezzo dell’energia elettrica è il più alto d’Europa, rispetto alla media dei Paesi UE. Con il risultato che nel 2006 gli imprenditori italiani hanno speso in elettricità 5.925 milioni in più dei loro colleghi europei.

La  Confartigianato sottolinea che dal luglio 2003 al luglio 2006 i prezzi italiani dell’elettricità sono aumentati ad una velocità superiore a quella dei prezzi europei.

Infatti, nel triennio considerato i prezzi sono saliti nei paesi UE del 20,9% a fronte di un aumento del 31% dei prezzi italiani.

Addirittura maggiore il divario per la classe di consumo delle piccole imprese (50.000 kWh all’anno): in questo caso la crescita dei prezzi in Italia è stata del 36,7%, contro il 19,0% dell’Ue, con un gap di 17,7 punti percentuali.

L’Italia ha il record negativo nell’Ue per il maggiore prelievo fiscale sull’energia elettrica consumata dalle piccole imprese: le imposte incidono per il 25,4% sul prezzo dell’elettricità, a fronte di una media europea del 9,5%.

Un primato davvero poco invidiabile se si considera che addirittura in 12 Paesi dell’Unione Europea non si pagano tasse sull’energia per usi industriali.

Se oltre al vantaggio competitivo sui costi energetici, si aggiungono anche quelli sul costo della manodopera spesso sei o sette volte inferiore ai  nostri nei paesi dell’est Europa e in quelli in via di sviluppo, potete capire che competere producendo in Italia con questa diversità di fattori produttivi diventa davvero faticoso. Basta vedere la Tabella delle imprese a rischio di insolvenza in Italia.

La forza creatrice che ricostruisce il sitema socieconomico dopo la distruzzione “capitalistica” deve essere guidata da politiche economiche lungimiranti, ma per il momento non si vedono Statisti degni di questo nome nell’orizzonte della politica Italiana.

L’Europa, deve trovare una politica economica comune al fine di poter far competere le proprie imprese, altrimenti l’equilibrio economico che è sicuramente uno dei pochi assiomi certi dell’economia troverà una soluzione non certo favorevole al vecchio continente.

Approfondimenti:

CRISI SARDEGNA: MEDDE (CISL), PALAZZO CHIGI SEDE PER SOLUZIONI

ALCOA: CISL,MOBILITAZIONE GENERALE CONTRO SCELTE INACCETTABILI

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