Crisi:Ocse,la ripresa lenta farà aumentare ancora la disoccupazione

Ocse, ripresa lenta tempi lunghi per il recupero del tasso di disocupazione.

Andamento del tasso di  disoccupazione

Il problema principale sarà la disoccupazione è questo il monito il monito lanciato dall’Ocse nel rapporto semestrale sulle previsioni economiche sottolineando che il picco della disoccupazione sarà toccato nella prima metà del 2010 negli Stati Uniti ma nell’area euro la disoccupazione non scenderà prima del 2011. La disoccupazione sarà in costante aumento raggiungendo il 9,4% nell’anno in corso, il 10,6% nel 2011 e il 10,8% l’anno successivo. Un quadro non proprio positivo. L’Ocse infatti sottolinea che «tutto ciò rischia di portare a un indebolimento della fiducia dei consumatori, che potrà fiaccare la ripresa». Anche negli States la disoccupazione continuerà a crescere salendo al 9,2% quest’anno per arrivare a un picco del 9,9% nel 2010 per poi scendere al 9,1% nel 2011.

Per quanto riguarda l’area euro, l’economia nel 2009 accuserà una flessione del 4% per poi risalire l’anno prossimo con un tasso di espansione dello 0,9% e dell’1,7% nel 2011.

Andamento del PIL


Più dinamica la ripresa negli Stati Uniti che chiuderanno il 2008 con un calo del Pil del 2,5% ma già l’anno prossimo si avrà una crescita del 2,5% che si rafforzerà nel 2011 al +2,8%.

Il quadro globale è migliorato ma sull’economia continuano a incombere una serie di rischi.

Deficit di bilancio

In particolare l’Ocse sottolinea gli squilibri internazionali, il surplus commerciale cinese e il deficit della bilancia commerciale americano al primo posto, destinato a salire all’11,2% del Pil quest’anno, per poi attestarsi al 10,7% nel 2010 e al 9,4% nel 2011. Secondo l’Ocse «non si può escludere un disordinato aggiustamento dei tassi di cambio».

Sul fronte dei tassi d’interesse, l’Ocse ha auspicato che Bce e Fed continuino la politica espansiva per sostenere la ripresa. Secondo l’organizzazione le due banche centrali avvieranno una politica più restrittiva solo a partire dalla fine dell’anno prossimo.

Relativamente stabile l’inflazione.

Indice dei prezzi al consumo

Riflessione:

Da una lettura più attenta del rapporto dell’Ocse emerge:

– Le imprese hanno ridotto gli investimenti e le famiglie hanno aumentato il risparmio contraendo i cosnsumi,

– I governi hanno disavanzi e debito pubblico alle stelle,

– I bilanci delle banche centrali hanno avuto una espansione mai vista prima.

E’ chiaro che siamo di fronte a dei dati macroeconomici da paura, e non favorevoli  alle politiche economiche per la piena occupazione.

L’inflazione è bassa perchè siamo in una fase  di depressione morbida, l’economia non c’è la fà ancora a ripartire e la crescita della sole Cina e India prevista dall’OCSE da sola non può mai riportare il sistema alla richiesta di domanda antecedente la crisi, di conseguenza senza la domanda l’occupazione soffre.

Il problema principale è quello di chi alimenterà la domanda?

Nel periodo antecedente la crisi l’eccesso di indebitamento degli Americani alimentato da una politica economica espansiva creava un eccesso di domanda ( la bolla prima del CRAK), ora possiamo anche fare i moralisti quanto vogliamo ma di fatto di quell’eccesso tutti i paesi produttori ed esportatori hanno goduto. Non solo l’eccesso che alimentava la domanda aggregata era fatto da persone che vivono in un paese dai salari medio alti e che quindi potevano comprare una varietà di prodotti a maggior valore aggiunto, di solito questi prodotti sono quelli prodotti nei paesi cosiddetti industrializzati.

I Cinesi gli indiani e tutti i lavoratori dei  paesi dai bassi salari, possono anche aumentare  i consumi, ma la loro domanda sarà rivolta ad una serie di prodotti a basso costo. Un milione di cinesi che spendono dieci euro in più al mese comprano un milione  di prodotti da dieci euro o si indebitano per l’acquisto di beni durevoli in propozione a quella spesa mensile. Ma chi ha bassi salari non potrà mai compare tutti i mesi un oggetto che costa 200 euro o indebitarsi a medio o lungo termine per quello stesso ammontare mensile.

Insomma per sostituire l’ americano medio che spendeva prima della crisi ci vogliono circa 20 lavoratori delle fabbriche cinesi.

Inoltre i Cinesi risparmiano circa il 40% del loro reddito contro una media di circa il 13% dei paesi industrializzati, questo accade, perchè devono programmare il loro sostentamento per quando andranno in pensione a causa di una totale manganza delle politiche di Welfar State.

Ora è inutile nascondersi dietro un dito, la ripresa sarà lenta perchè trascinanta da una domanda a basso valore aggiunto, e non è un caso se le imprese dislocalizzano in paesi dai bassi salari, lo fanno perchè prevedono un target di clientela che  potrà spendere solo una parte del proprio salario, un salario che è di fatto un settimo o un ottavo di quelli erogati nei paesi industrializati.

CINA COSTO DEI FATTORI PRODUTTIVI

Oggi l’ ISTAT conferma che nei primi nove mesi del 2009 le esportazioni complessive verso i paesi UE hanno segnato, rispetto allo stesso periodo del 2008, una diminuzione del 23,1 per cento e le importazioni del 24,9 per cento. Nello stesso periodo il saldo è stato negativo per 2.332 milioni di euro, con una netta riduzione del passivo di 9.884 milioni di euro rilevato nello stesso periodo del 2008.

In conclusione, è molto probabile che la ripresa sul versante dell’occupazione  per certi paesi o aree industrializzate andrà ben oltre il 2011 come prevede oggi l’Ocse.


Approfondimenti:

Economic Outlook No. 86  (lingua Inglese)

Economic Outlook No. 86 schede singoli paesi (lingua Inglese)

ISTAT: Commercio con l’estero: scambi complessivi con i paesi UE

Fiat conferma la chiusura dello stabilimento Alfa di Arese

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