Crisi: siamo fuori dal tunnel, aumenta il pil sul trimestre e aumenta anche la disoccupazione sull’anno precedente

Il Pil é tornato a crescere nel terzo trimestre del 2009, dopo 5 trimestri di risultati negativi, segnando +0,6% sul trimestre precedente.

Tabella PIl TrimestraleSu base tendenziale é diminuito del 4,6%.  Sono le stime dell’Istat, espresse in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corrette per gli effetti di calendario (il terzo trimestre ha avuto 4 giornate lavorative in più del trimestre precedente e una in più rispetto al 2008) e destagionalizzato.

Il dato acquisito per il 2009 passa a -4,8% da -5,1% stimato a settembre.

PIL variazione % Trim corrispondenteclicca sull’immagine per ingrandirla

L’aumento congiunturale del PIL è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura.

Se il Pil a valori concatenati non aumenta la produzione rimane al palo, e con essa anche la possibilità di reintegrare la forza lavoro.

PIL Trim euroclicca sull’immagine per ingrandirla

La nostra  previsione sul PIl 2009

Tabella Proiezione PIL Anno  Concatenatoclicca sull’immagine per ingrandirla

La media arittimettica del PIL trimestrale a valori concatenati ( Riferimento base anno 2000 = 100)  segnala una perdita del 5% sull’anno precedente, riportando il valore del PIl concatenato a valori inferiori del 2003, di fatto la perdità sul 2003 è dello 0,37.

Proiezione PIL Annoclicca sull’immagine per ingrandirla

La mia personale previsione è che il PIL del 2009  segnerà un -5% (con una tendenza a superarlo). E’ vero che nell’ultimo trimestre c’è il Natale di mezzo e arrivano le tredicesime, ma ci sono anche le incertezze sul futuro da prevedere ed ho l’impressione che gli Italiani rimanderanno alcune spese ad eccezzione del classico cenone di fine anno.

La relazione fra PIL concatenato e disoccupazione, evidenzia un inalzamento pericoloso della disoccupazione tenuto conto dell’aumento esponenziale della CIG.

Tasso di disoccupazioneclicca sull’immagine per ingrandirla

Cassa Integrazione Guadagni: torna a crescere la concessione delle ore

L’Istat nel secondo trimestre del 2009 segnala un tasso di disoccupazione del 7,4%.

L’enorme ricorso alla cassa integrazione anche in deroga ha evitato un dramma sociale di proporsioni neanche inimmaginabili.

L’azione dei governi e delle banche centrali ha evitato che il sistema si fermasse completamente.

Ma nonostante tutto il tasso di disoccupazione al II Trimestre 2009 a quasi raggiunto la media a partire dall’anno 2000, anno in cui la disoccupazione era a due cifre. I primi a subire i danni della crisi in atto sono stati i lavoratori precari che erano convinti di essere flessibili e quindi integrati in un sistema moderno di produzione e socialmente equo.

Ad oggi non è dato sapere come si assesterà il sistema economico, in quanto sorgono alcune domande :

– dove si collocheranno i luoghi di produzione?

– come cambieranno i rapporti di produzione?

– esiste una correlazione fra luogo di produzione (il territorio dove si produce) e rapporti di produzione?

– Se il nostro pil si stabilizzaa valori inferiori a prima della  crisi  come finanzieremo lo stato sociale in una economia in depressione?

Domande banali lo so, sono domande banali sopratutto per la nostra classe dirigente spesso troppo impegnata a risolvere problemi personali più che a trovare decisioni che siano indirizzati verso quel tanto declamato BENE COMUNE.

L’economia di mercato è di fatto una economia che si basa sui consumi e sullo scambio di merci, se la domanda diminuisce a causa di un maggior risparmio da parte degli attori economici è evidente che il sistema crea disoccupazione (se diamo per scontato che nessuno è disposto ad accettare una paga giornaliera inferiore a quella che percepiva il giorno prima).

La critica fatta alle famiglie americane per l’eccesso di indebitamento è una critica giusta dal nostro punto di vista, perchè ragionata secondo i nostri costumi, ma lasciatemi dire che è un po da ” portoghesi” noi siamo un paese esportatore e se gli altri consumano più del dovuto anche noi produciamo e vendiamo all’estero più del dovuto.

Insomma gli americani avevano di fatto interpretato unilateralmente  Keynes, con la conseguenza che avevano creato una società con un  basso debito pubblico e un alto debito privato, all’opposto della nostra situazione e in perfetto stile anarco-liberista, il cui motto è “frega il prossimo prima che lui ti freghi”.

Ora con questo non montiamoci la testa perchè purtroppo entrambele situazioni  non sono ottimali, in quanto: la domanda degli attori privati che operano nel mercato non può essere aumentata senza un loro consenso nel prendere la decisione di spendere (di qui la nullità di alcune politiche di riduzione o ridistribuzione fiscale) come sosteneva Keynes “potrebbero preferire il tesoreggiamento temporaneo” (la preferenza temporanea per la liquidità).

A questo punto dovrebbe entrare in gioco la politica economica con un aumento della domanda da parte dello Stato e con il conseguente e ‘ inevitabile  aumento temporaneo del debito pubblico. Ma queste politiche sono possibili nei paesi industrializzati  solo e soltanto se il debito pubblico non supera il 65/70 % del PIL.

Il nostro debito pubblico, supera ormai da anni il 100% del PIl e si appresta ad assestarsi intorno al 115% del Pil. L’aumento del rapporto debito/Pil  è dovuto solo in parte alle maggiori spese per affrontare la crisi, in quanto il rapporto debito/Pil è un rapporto quantitativo se il debito rimane nominalmente invariato ma il Pil diminuisce nominalmente, la proporsione fra i due valori varia  aggravando il dato in % del debito sul Pil.

La BCE sta valutando il rientro alle politiche monetarie convenzionali, è evidente che pensa che l’economia europea si avviterà verso l’alto e quindi richiama i governi al rispetto dei parametri defict/pil che non può superare il 3%.

Ora il 3% di una base imponibile ridotta a causa della perdita del pil  di fatto non da risorse suficienti a i governi per mantenere lo stato delle cose precedenti alla crisi, figuariamoci se possono anche sostenere spese maggiori che rano possibili  quando l’economia andava a gonfie vele.

Da qui la neccessità di un aiutino di nome inflazione, una bestia nera che tutti temono e nessuno invoca pubblicamente, ma che per un certo periodo sarà ben accettata in quanto gonfia il Pil anche se non aumenta i posti di lavoro e impoverisce i popoli ( drena i risparmi privati).

L’unico rimendio serio per evitare  questo fardello, è uno Stato portatore sano di egoismo intelligente………che dovrebbe provvedere alla razzionalizzazione della spesa non produttiva, non sociale ed eliminando tutti quegli sprechi che si fanno in siatuazioni di oppulenza economica.

Uno sguardo sugli altri paesi.

Nel terzo trimestre il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,9 per cento negli Stati Uniti ed è diminuito dello 0,4 per cento nel Regno Unito.

In termini tendenziali, il PIL è diminuito del 2,3 per cento negli Stati Uniti e del 5,2 per cento nel Regno Unito.

Il Pil tedesco cresce (+0,7%) grazie a esportazioni e industria.

PIL GermaniaClicca sull’immagine per ingrandirla

Il Pil della Germania è cresciuto dello 0,7% nel terzo trimestre, trainato da esportazioni, investimenti industriali e costruzioni. Il calo su base annua è del 4,7% dopo il -7% annuo registrato nel trimestre aprile-giugno. Lo rende noto l’ufficio federale di Statistica. Gli analisti si aspettavano una crescita dello 0,8% trimestrale e una flessione annua del 4,8%. Nel secondo trimestre il Pil é aumentato dello 0,4% (rivisto da +0,3% preliminare). «Il trend leggermente positivo osservato nel secondo trimestre sembra proseguire» commenta l’Ufficio statistico, che identifica nell’export, tradizionalmente il motore dell’economia tedesca, il fulcro della ripresa, insieme agli investimenti in macchinari e alle costruzioni. I consumi sono in calo però, frenando la crescita complessiva. Il governo stima un calo del Pil del cinque per cento quest’anno e una crescita dell’1,2% il prossimo.

Segnali di ripresa dall’economia Giapponese

La produzione industriale giapponese é aumentata a settembre del 2,1% (dato rivisto da +1,4% preliminare), dopo una crescita del dell’1,6% in agosto. È’ il settimo rialzo consecutivo. Il grado di utilizzo degli impianti é salito dell’1,6% a 80,3%. Stabile l’indice di fiducia dei consumatori che ad ottobre ha mantenuto gli stessi livelli di settembre.

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