Crisi: Di bolla in bolla

Una montagna di liquidità nelle cassaforti industriali.

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I corporate bond, i titoli obbligazionari emessi dalle società, stanno vivendo un periodo d’oro, forse irripetibile: i prezzi salgono quasi ininterrottamente il volume di titoli collocati nel corso del 2009 è di quelli da record (in Europa nei primi sei mesi è già stato quasi raggiunto l’intero ammontare del 2008) e non passa settimana senza che vi siano nuove operazioni di rilievo.

Anche in Italia dove soltanto per citare l’ultimi in ordine di tempo quello di Fiat che annuncia oggi l’emissione un bond da 1,5 mld la cedola sarà al 6,875%.

Se si osserva il mercato obbligazionario europeo, si scopre che la situazione è veramente tesa. Anche nel 2007, anno in cui già era scoppiata la crisi dei mutui subprime, in Italia, secondo i calcoli di Fitch erano stati emessi 10 prestiti obbligazionari da società industriali per un importo di circa 15 miliardi di euro. Pochi rispetto ai 21 bond per 26 miliardi lanciati nel 2001, ma comunque in linea con il 2006 e il 2005.

Anche in Europa nel 2007 non si era registrata una particolare “stretta” per le imprese: le emissioni obbligazionarie  secondo i dati di Société Générale, avevano raggiunto i 123 miliardi, in linea con i 126 del 2006. Ma è nel 2008 che il mercato si è seccato, soprattutto in Italia.

Le imprese industriali in periodi normali, emettono i corporate bond al fine di avere un finanziamento da terzi ad un costo inferiore del classico prestito bancario. L’aumento dei livelli di emissione e i tassi riconosciuti ai sottiscrittori fanno emergere due cose, la prima è che la liquidità messa a disposizione degli istituti di credito e del tutto insufficiente, la seconda e che i Manager pensano che sia molto probabile un aumento dei tassi nel lungo periodo a causa della ripresa dell’inflazione e delle relativa politica monetaria per tenerla sotto controllo.

Inflazione è ormai attesa da più parti (anche se nessun politico ha il coraggio di dirlo pubblicamente), vista l’enorme massa di liquidità  immessa nel sistema dalle banche centrali e che  è servita per non mandare in default l’intero sitema economico a livello mondiale. I governatori delle banche centrali stanno già pensando ad un rientro graduale alle regole economiche convenzionali  e stanno richiamando i paesi Europei al rispetto dei parametri di Maastricht.

A parità di unità vendute se l’imponibile aumenta a causa dell’inflazione, rimanere all’interno della soglia del 3% defict/Pil a parità di spese programmate è sicuramente più agevole.

Inflazione IT UE

In fondo, ci diranno che gli unici che ci stanno “guadagnando” in questa crisi è chi ha mantenuto il posto di lavoro, il salario reale per lui è aumentato ( e il grafico sotto confermerebbe l’affermazione). 

Di conseguenza è ora di drenare il denaro da una categoria economica all’altra il denaro accumulato e questo  può avvenire solo e soltanto con l’aumento dell’inflazione ( che come tutti sanno è una tassa mascherata e iniqua, perchè deteriora maggiormente le condizioni di vita di chi detiene un reddito medio basso) vista l’impopolarità delle tasse che comunque penalizzereberro il sistema produttivo sulle esportazioni.

Per convalidare questa tesi per i politici basterà guardare il grafico sotto, dove la domanda sorge spontanea : in quale paese industriale che si basa sull’economia di mercato  c’è una maggiore correlazione inversa fra perdita del PIL, perdita della produzione e acumunlo di risparmio?

It Prestiti e depositi Bancari

Una risposta per la verità potrebbe venire dalla diminuzione dei consumi, che  sicuramente hanno generato maggiori risparmi familiari, ma come diceva il grande Keynes, la propensione al tesoreggiamento fa male all’economia reale, da qui il dubbio: valeva la pena tirare la cinghia?

L’industria in cerca di denaro privato in un memomento in cui perde la produzione e ristagnano dei prezzi.

L’indice della produzione industriale in Italia segna un meno 20% ( leggi Post di ieri) , i prezzi alla produzione sono in affanno, quale effetto sugli utili che servono anche per onorare i debiti in scadenza?

IT Prezzi alla produzione

I bond emessi dalle industrie rimaste in piedi, devono essere onorati con mezzi propi, non è più possibile per le industrie come la FIAT continuare ad essere finanziate dal sistema nazionale vista l’internazionalizzazione del gruppo e l’inequità che si crea con altri settori produttivi ai quali è sempre stato dato poco o nulla.

Inoltre  la globalizzazione impone ad ogni paese una maggiore flessibilità nei rapporti di lavoro e di conseguenza  si devono destinare maggiori risorse allo stato sociale affichè la flessibilità sia quel che deve essere fattore di maggiore competizione per il sistema paese, ma non precarietà per gli stessi cittadini.

Bond Corporate in scadenzaClicca sullimagine per ingrandirla

Crisi sovrapposte e possibili scenari.

Questa crisi  è di fatto una crisi sistemica il che comporta che dopo la rottura il mercato a livello mondiale troverà sicuramente un nuovo equilibrio, il problema però è capire come e a discapito di chi?

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IL grafico sopra, è tratto dal sito dshort.com ed è la sovrapposizione di 4 delle più importanti crisi vissute sui mercati finanziari.

Guardate la linea grigia: è la crisi del 1929.

In quanto tempo la borsa si è mangiata quasi il 90% nei tempi della crisi del 1929? Circa 34 mesi.

Quanto si è mangiata la borsa in  17 mesi? circa il 56%.

Esattamente più della metà e con una evidente analogia  a quella del 1929. Certo, allora la volatilità è stata anche più elevata, ma a conti fatti….ognuno tragga le sue conclusioni.

Sia ben chiaro, e ribadisco: quello che ormai affermo da tempo che il 1929 è  qui ed è stato solo contenuto per gli interventi pronti delle banche centrali, dei governi e per un maggior sviluppo delle tutele sociali.

Basta guardare le percentuali e il fattore spazio tempo per rendersi conto delle analogie e di  cosa ci potrebbe ancora aspettare.

Inoltre le banche Americane stanno continuando a fallire come funghi, il sitema industriale dell’auto  fiore all’occhiello e orgoglio dell’industria a stelle e striscie è in piedi per grazia ricevuta. Mi pare del tutto ovvio che se la situazione della più grande economia mondiale  degenera ancora, allora si che avremo anche il crollo di quel che è rimasto del sistema industriale Americano e non solo……con le conseguenze che ne deriverebbero sul resto del mondo. Di conseguenza, probabilmente  non si parlerebbe più di analogie con la crisi del 1929, ma di Apocalisse.

In conclusione: spero tanto di sbagliarmi e di non  dover arrivare a vedere tanto.

Approfondimenti:

Fallimento delle Banche Usa aggiornato a Novembre 2009

PS: il presente post è l’opinione personale del gestore del sito, ed è fatta a livello amatoriale, se ne sconsiglia vivamente l’uso per trarre conclusioni al fine di effetuare qualsiasi investimento finanziario.

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