Crisi: Anche Versace colpito dalla crisi,taglierà un quarto della forza lavoro.

Anche Versace colpito dalla crisi,taglierà un quarto della forza lavoro.

Presentato il piano: a casa 350 dipendenti nel mondo. L’ad Ferraris: “Chiuderemo l’anno in perdita”.

La crisi economica non risparmia i grandi nomi della moda italiana. A essere in difficoltà è il gruppo Versace, che per uscire dalla situazione di stallo, ha deciso di tagliare di un quarto la sua forza lavoro, lasciando a casa 350 dipendenti in tutto il mondo.

“Il piano di riorganizzazione aziendale – informa una nota – è finalizzato ad aumentare l’efficienza, ritornare alla redditività nel 2011 e assicurare solide prospettive di crescita per il marchio”. Si prevede “la razionalizzazione dell’assetto organizzativo, la revisione della rete di negozi diretti, la riduzione degli investimenti in conto capitale nel 2010 e il taglio dei costi. Queste misure saranno implementate entro la metà del prossimo anno e porteranno a una riduzione di circa 350 dipendenti a livello mondiale”.

“L’andamento delle vendite – commenta l’amministratore delegato Gian Giacomo Ferraris – ha risentito della crisi finanziaria globale e l’azienda prevede di chiudere l’anno in perdita. Nessuna organizzazione può permettere il protrarsi di una situazione come questa, soprattutto considerato che per il 2010 non si prevede una ripresa del settore. La riorganizzazione che presentiamo oggi ci garantirà una solida piattaforma su cui riprendere la crescita. Non dobbiamo dimenticare che Versace è uno dei marchi più forti a livello mondiale nell’industria della moda di lusso ed è sinonimo di creatività, come ha confermato la reazione della stampa e dei buyer alla sfilata Primavera/Estate 2010 presentata da Donatella all’ultima settimana della moda di Milano”.

Riflessione:

Che dire…..la crisi c’è ora tutti la vedono ad eccezione di Berlusconi.

Ma il problema è e rimane il gioco d’anticipo, purtroppo qui non c’è nessuno che sembra abbia voglia di giocare sul serio questa partita.

Vanno bene le partecipazioni alle manifestazioni di solidarietà…..ma andrebbe meglio se si guardasse alla crisi nel suo contesto complesivo, e non solo a quei luoghi dove si possono contare molte teste.

Oltre tremila piccole imprese del NordEst hanno chiuso dall’inizio dell’anno ad oggi (e non solo nel NordEst), anche se vavevano un dipendente ciascuna sono tremila lavoratori a casa e tremila piccoli artigiani senza lavoro per un totale di seimila persone. Gente in carne ed ossa che non avrà nessun ammortizzatore sociale.

Per ora nei vari siti, leggo solo di iniziative di solidarietà, e del sole che c’era ieri in Piazza Navona.

Un po poco per la verità, certo fino al 2007 molti solidaristi attuali elogiavano il dragone Cinese, quindi è ovvio che oggi abbiano difficoltà a capire cosa sta succedendo.  Basta leggere i loro articoli c’è sempre una nota sull’impresa egoista brutta sporca e cattiva.

L’impresa è una istituzione sociale che si muove nella società in base alle regole democraticamente condivise, la filantropia solidaristica è altra cosa.

Il compito della politica economica è guardare ai fatti reali ed agire in conseguenza a quelli per invertire il ciclo. Tutto il resto è solo e soltanto retorica a buon mercato che non risolverà i problemi, ma avarà solo e soltanto l’effetto  illusorio nel creare la speranza di ultima istanza in quei soggetti economicamente più deboli.

I problemi di questa crisi  sono seri! A partire da L’ Europa che non può essere non solo monetaria e da una economia Mondo che deve essere più Democratica.

Se per il momento non c’è stato l’effetto della Crisi del 29, lo dobbiamo solo e soltanto al fatto che c’è già stata quella e da quella abbiamo imparato qualcosa, come ad esempio immettere denaro nel sistema per non farlo andare in default. Inoltre lo stato sociale in qualche maniera a retto ed ha attutito l’effetto povertà.

Ma entrambi questi interventi non possono essere protratti all’infinito, sono interventi finanziati con le imposte che paghiamo tutti.  Se perdiamo PIL per lungo tempo avremmo anche una perdita proporzionale di imposte, di conseguenza ci sarà una maggiore difficolta ad intervenire con manovre sociali di sostegno alle famiglie, e di agevolazione per le imprese al fine di invertire il  ciclo ( più che invertire il ciclo per alcuni anni si tratterrà di non perdere ulteriori quote di mercato come sistema Paese).

Domande:

– Se le famiglie Americane da oggi risparmiano invece di indebitarsi, a chi vendiamo i nostri prodotti visto che i Cinesi risparmiano il 40% del loro reddito?

– Quale effetto produce l’ecceso di consumo del paese X sull’ economia del Paese Y che è esportatore?

Una volta risposto alle domande sorgono due problemi:

– Se produzione e occupazione sono correlate, quando ritorneremo all’occupazione ante crisi se nesuno alimenta i consumi?

– Se i salari sono bassi sarà bassa la possibilità di spesa, chi produrrà ciò che richiede il mercato cosi trasformato?

– Quali strategie deve adottare un pese per  essere competitivo in un mercato dai bassi prezzi e di conseguenza dai passi profitti?

La mia impressione è che avremo milioni di disoccupati volontari, anche se non avranno deciso loro di essere permanemntemente senza lavoro.

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