Mario Draghi: la crisi e le crisi di coscienza,pardon di scienza….

Mario Draghi: la crisi e le crisi di coscienza, pardon di scienza……

Termina così l’intervento del Governatore della Banca D’Italia alla 50° riunione scientifica della società degli Economisti del 22/10/2009.

“Nuovi problemi sono all’orizzonte: come uscire dalle misure eccezionali di sostegno alle economie di molti paesi; come rientrare da tendenze alla lunga insostenibili dei debiti pubblici; come disegnare nuove regole per il settore finanziario e contenere il problema dell’azzardo morale, una delle più gravi eredità che questa crisi ci lascia per gli anni a venire; come alleviare le sofferenze nel mercato del lavoro; come aumentare un potenziale di crescita che rischia di essere durevolmente ridotto dagli effetti della crisi. Di fronte a questi problemi, la corretta analisi economica a cui si è fatto cenno è più che mai necessaria per produrre quelle proposte, concrete, quantificate, motivate, che sono alla base di una politica economica efficace.”

Inoltre lo stesso Draghi il 13/10/2009 ha tenuto una lezione al Collegio Carlo Alberto in onore dell’economista Onorato Castellino dal titolo “ I motivi dell’assicurazione sociale”.

“Il disegno ottimale di un sistema di protezione sociale è una materia complessa, sulla quale gli economisti si confrontano da decenni. È ancor più arduo raggiungere in pratica assetti condivisi, per la presenza di valori diversi e interessi contrastanti. Ciò che non deve mai venire meno è il ragionamento rigoroso, l’attenta valutazione delle alternative, la capacità di discernere le conseguenze oltre la contingenza immediata. Di questo metodo, in cui Castellino era maestro, testimonia ancora oggi la qualità del suo lavoro”.

Riflessione.

Il secondo documento sulla necessità di un sistema e sui motivi dell’assicurazione sociale non può che farmi piacere in sintesi Draghi riprende il concetto ormai in bocca a tutti che l’economia è fatta per il progresso dell’uomo e non viceversa. Insomma come scriveva J.K. Galbraith in tempo di crisi “tutti sono socialisti” nel senso che: è socialista chi presta attenzione alle cose sociali e agisce per migliorarne le condizioni.

Per quel che può valere, condivido invece meno il primo documento. Non perché ci riproponga le solite e ormai sapute riflessioni sulla la crisi in atto, è la difesa degli economisti sollevata da Draghi che stona…… e non poco.

Se da una parte è vero che l’economista non ha la sfera di cristallo per prevedere il futuro, e quindi la sua scienza è solo scienza che analizza i fatti sociali una volta che gli stessi fatti sono ormai accaduti; è altrettanto vero, che negli ultimi venticinque anni gli economisti hanno cambiato mestiere, non sono più al servizio del bene comune ma sono al servizio di manager ben pagati che autorizzano ricerche e studi altrettanto ben pagati.

Inoltre Draghi sorvola dolcemente su quella che è stata la grande truffa ai danni del consumatore, la commistione che c’è stata e che è documentata dai fatti fra le agenzie di Rating e Manager scaltri. Si tratta di una vera e propria truffa di fiducia ai danni del noto parco buoi che paga sempre al posto degli altri.

La scienza economica quando diventa politica economica “ è azione che indirizza la società”   nel senso che: deve esserci uno stretto legame di connessione e di continuità tra economia generale, economia finanziaria e politica economica, considerate tutte quali “stadi successivi nel passaggio da una maggiore a una minore astrazione di un inscindibile sistema teorico” ( F. Caffè).

Pertanto, l’evoluzione della politica economica viene costantemente riferita agli schemi interpretativi via via proposti o ripensati dall’analisi economica; dall’altro, l’accostamento ai problemi concreti tende a porre in evidenza il processo storico che ha portato alla loro consapevolezza, senza dissimulare l’ampio divario che tuttora esiste tra gli obiettivi ideali di disegni di politica economica socialmente desiderabili e le nostre capacità istituzionali di renderli praticamente realizzabili.

Di qui alcuni spunti di  riflessione:

-Se la morale è riscontrabile nelle azioni che facciamo, “l’agire borghese è la ricerca del profitto perché questa è la morale borghese” ( E. Severino – Declino del Capitalismo),

– Se è vero che l’essere umano agisce per emulazione ( V. Thorstein – La teoria della classe agiata),

– Se la classe operaia investe in fondi pensione e trae parte del proprio beneficio economico dagli aumenti di borsa, che come è noto e risaputo le azioni in borsa salgono quando le imprese aumentano i profitti. Profitti che hanno la meglio nella razionalizzazione dei costi  a discapito del loro maggior antagonista la forza lavoro salariata ( una bella contradizione in termini marxiani direbbe un mio amico).

A questo punto è chiaro del perché l’operaio deve andare sui tetti invece che in paradiso, lui stesso è diventato borghese, in sintesi investe i suoi risparmi in aziende che aumentano i profitti  e anche con il suo capitale legano l’operaio salariato (lui stesso) alle catene della sottooccupazione. Tutto questo è accaduto con il bene placido delle forse di sinistra e di centro sinistra.

CHE FARE?

La soluzione non è semplice e neanche agevole, come scriveva E. Fromm “ una società può essere malata” e siccome la società è un insieme di organi e pensieri umani che agiscono tramite il compromesso politico, la malattia è politica.

Solo e soltanto una politica intesa come pratica nell’interesse della Polis ( oggi la polis è mondiale) può risolvere il problema.

Affinché la classe operaia non salga sull’unico ascensore soaciale che porta in cima ad un tetto, occorre disarmare l’esercito di riserva delle braccia a buon mercato dei PVS e dell’Europa dell’est aumentando i salari e sindacalizzando ( con un sindacato intelligente e non filosoficamente fasullo) quei luoghi di produzione. Solo all’ora possiamo pensare di governare la transazione in atto perché si agisce su due leve contemporaneamente, evitando di mettere in atto una guerra fra poveri che inevitabilmente sarà vinta dai poveri di mezzo dei paesi del BRIC e dell’Est Europa a discapito del benessere acquisito dai lavoratori dei cosiddetti paesi industrializzati. I poveri dell’Africa nel frattempo dovranno attendere il loro turno e per non distrarli dalla ricerca di un pasto al giorno per il momento rimarranno ancorati a quello.

PMI BRIC

In Conclusione:

Dei pensierini di Mario Draghi non so che farmene, come non so cosa farmene della politica politicante serva e supina nei confronti dei soliti noti e benestanti poteri finanziari e bancari ( il singolare è d’obbligo visto che è una opinione personale e non del Circolo del PD di Bientina).

Presti imprese EU

Documenti:

Intervento del Governatore Mario Draghi alla 50ª riunione scientifica della Società Italiana degli Economisti – 22-10-2009

Lezione del Governatore a Moncalieri: I motivi dell’assicurazione sociale 13-10-2009

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