Crisi: A rischio mezzo milione di posti di lavoro per la crisi

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Cnel: a rischio mezzo milione di posti di lavoro per la crisi.

Entro il 2009 potrebbero esserci tra i 270 mila e i 460 mila disoccupati in più, per effetto della perdita di posti di lavoro tra le 350 mila e le 540 mila unità (se misurate in termini di forza lavoro) o tra le 620 mila e le 820 mila in termini di Ula (Unità di lavoro annue).

Sono le previsioni del Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro 2008, illustrato questa mattina alla presenza del presidente Antonio Marzano.

Il tasso di disoccupazione, stima il Cnel, arriverà a fine anno a sfiorare il 9%.

Secondo il rapporto, i dati sulla cassa integrazione dei primi mesi dell’anno confermano le difficoltà delle imprese e appare «preoccupante soprattutto la situazione delle micro imprese e dell’occupazione indipendente».

«Nei prossimi mesi – si legge nel documento – potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi per estendere e rendere ancora più flessibili i sostegni al reddito».

Il Cnel porrà l’accento sulla necessità di una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali unitamente a una riflessione complessiva sul welfare in Italia.

Alcuni mesi addietro, scrivevamo sul nostro sito che era probabile una disoccupazione in Italia a due cifre, visto che stavano chiudendo imprese di eccellenza che avevano investito in ricerca e facevano prodotti ad alto valore aggiunto .

Erano i tempi in cui nei vari Forum organizzati ricevevo risposte di questo tipo ” In Italia non si può pensare di continuare a fare i rubinetti, gli imprenditori vanno in Cina per controllare la filiera”.

Una attenta lettura di Keynes e del perché il capitale produttivo delocalizza avrebbe sicuramente evitato oggi di far dire a Bersani ” Parliamo dei problemi dell’Italia e degli Italiani”.

Certo oggi è inevitabile ieri era forse lungimirante.

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Fonte:  Focus BNL N.28 Luglio 2009

Recessioni

La recessione industriale risulta maggiore di quanto rilevato sia durante la crisi degli anni Settanta che in occasione della recessione dei primi anni Novanta.

Il rischio è un ridimensionamento del potenziale di sviluppo di medio termine.

L’industria in senso stretto si conferma il settore più esposto ai contraccolpi della crisi.

In tale comparto nel solo I trimestre del 2009 il valore aggiunto è sceso in termini reali del 7,7% rispetto al periodo precedente.

Nel confronto tra il I trimestre di quest’anno e il corrispondente periodo del 2008, il valore aggiunto prodotto dall’industria italiana si è ridotto del 16,7%.

Nello stesso periodo, il calo nel settore delle costruzioni è stato pari al 5,6% e quello dei servizi al 2,6%. L’industria spiega quasi due terzi della contrazione registrata dal valore aggiunto totale dell’economia italiana dall’inizio della crisi (-5,8%).

Il contributo negativo delle costruzioni risulta limitato (-0,3%), anche a causa del peso poco rilevante che il settore ha sul totale. I servizi, che rappresentano oltre il 70% del valore aggiunto complessivo, hanno assorbito fino ad ora meglio gli effetti della crisi, con un contributo negativo pari all’1,8%.

L’ampiezza della riduzione del valore aggiunto dell’industria deriva oltre che dalla negativa fase congiunturale internazionale anche dal deterioramento che ha interessato il sistema italiano nel corso degli anni.

Dal 2000 la capacità del sistema industriale di creare ricchezza è rimasta invariata.

Nel IV trimestre del 2000 il valore aggiunto prodotto dall’industria era pari in termini reali a 63,4 miliardi di euro.

Nel I trimestre 2008, dopo sette anni e nonostante la fase di ripresa del periodo 2005-2007, il valore aggiunto è stato pari a 63,9 miliardi di euro.

Approfondimenti:

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Previsioni per l’economia Italiana comunicato stampa

Rapporto previsioni per l’economia Italiana Introduzione e sintesi

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