Crisi, per le famiglie l’apice arriva ora

Fonte: Repubblica.it  – Affari e Finanza.

Crisi, per le famiglie l’apice arriva ora

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Tra gli elementi che hanno caratterizzato il dibattito sulla recessione, vi è anche quello dell’onere che questa sta comportando sui bilanci familiari.

In particolare, l’attenzione è stata attratta dal fatto che a fronte di una caduta del Pil che è stimata superare il 5% in termini reali nel 2009, le quantificazioni dell’andamento del reddito reale disponibile delle famiglie segnalano una flessione soltanto di pochi decimi.

La divaricazione fra le due variabili potrebbe condurre a ritenere che le conseguenze della crisi sulle famiglie siano modeste, e che l’andamento cedente dei consumi sia motivato soprattutto da un diffuso senso di pessimismo legato anche al dibattito sulla crisi e all’impatto mediatico che esso ha avuto.

Le cose stanno però diversamente, e le ragioni per una caduta dei consumi sono sostanziali.

Il contenuto impatto della crisi sui bilanci familiari è legato al fatto che le perdite di reddito cagionate dalla recessione sono state assorbite in questa fase soprattutto da tre classi di soggetti.

Innanzitutto, i paesi produttori di materie prime, i cui prezzi sono scesi determinando la caduta dell’inflazione degli ultimi mesi a tutto vantaggio del potere d’acquisto delle famiglie.

In secondo luogo i bilanci pubblici, il cui deterioramento deriva anche dalla decelerazione delle imposte pagate dai consumatori e dall’aumento delle spese a sostegno dei redditi dei soggetti più colpiti dalla recessione.
Terzo, i bilanci delle imprese, le cui perdite derivano anche dal fatto che i livelli occupazionali non sono stati adeguati immediatamente ai più bassi livelli del prodotto, e anche questo ha evidentemente limitato le perdite per le famiglie.

Una volta individuati i canali che hanno attenuato la trasmissione della crisi sui bilanci familiari, non possiamo però non sottolineare il carattere transitorio di tali meccanismi di stabilizzazione.

Questo perché tutti i fattori menzionati sono di per sé destinati a non protrarsi: la caduta dei prezzi delle materie prime è terminata; il deficit pubblico sta approssimando valori intorno al 5% del Pil, dai quali difficilmente potrà essere lasciato aumentare ulteriormente; la domanda di lavoro dovrà adeguarsi, soprattutto nell’industria, ai bassi livelli su cui vedremo stabilizzarsi l’attività produttiva.

In queste condizioni le aspettative delle famiglie non possono che venire orientate dalla consapevolezza di un futuro regime di austerità fiscale e da timori di perdita del posto di lavoro.

Non sorprende quindi una diffusa prudenza nelle decisioni di acquisto più impegnative, considerato anche che per molte famiglie diverrà meno agevole l’accesso al credito bancario.

In conclusione, i conti delle famiglie nel 2009 non risentono pienamente della crisi, ma questo non vuol dire che la recessione sarà attraversata senza traumi.

Se per le imprese il punto di minimo del ciclo è stato con tutta probabilità superato, per le famiglie la crisi durerà più a lungo.

Fedele De Novellis

Approfondimenti:

ISTAT.

Commercio con l’estero: scambi complessivi e con i paesi UE

Nel mese di maggio 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, la dinamica dei flussi commerciali da e verso l’area Ue è risultata negativa: le esportazioni sono diminuite del 31,7 per cento e le importazioni del 28,9 per cento.

Nei primi cinque mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, le esportazioni sono diminuite del 27,5 per cento e le importazioni del 24,6 per cento.

Indici del fatturato e degli ordinativi dell’industria

Nel confronto degli ultimi tre mesi (marzo-maggio) con i tre mesi immediatamente precedenti (dicembre-febbraio) le variazioni congiunturali sono state pari a meno 4,7 per cento per il fatturato e meno 7,4 per cento per gli ordinativi.

L’indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario ha registrato in maggio una diminuzione tendenziale del 22,8 per cento (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di maggio 2008).

Nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-maggio, l’indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario ha segnato una variazione negativa del 22,4 per cento.

Gli indici grezzi del fatturato e degli ordinativi hanno registrato riduzioni tendenziali, rispettivamente, del 25,3 e del 31,0 per cento.

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