Romano Prodi e il sogno Cinese.

Romano e la cina

Il Prof. Romano Prodi riporta sul suo blog l’ articolo del 07/07/2009  scritto da lui per il Messaggero dal titolo: Il risveglio della Cina e l’uscita dalla crisi.

La Cina è la stella polare di Romano, quando è diventato primo ministro con il governo dell’Unione sognava che il  sud dell’Italia  diventasse il giardino Cinese.

Infatti Romano si immaginava grandi navi porta container che sbarcavano nei nostri porti e un sud pieno di aree industriali come cuore logistico e di smistamento di tanta manna.

Peccato che il suo governo sia durato poco e invece di realizzare il sogno di Romano, abbia lasciato un campo di macerie che non solo ha fatto scomparire la sinistra cosiddetta radicale, ma ancora oggi, il PD paga le conseguenze di quel governo. Quando si perde la fiducia è difficile poi riacquistarla.

E lui insieme a Visco, la fiducia ai ceti produttivi piccoli e medio piccoli nemmeno ci pensavano a dargliela, anzi, una volta che ne hanno carpito il voto, si sono subito distanziati indicandoli come evasori a prescindere e colpevoli dei mali dell’ Italia  (come se l’Italia negli ultimi trenta-anni fosse stata  governata dai ceti produttivi piccoli e medio piccoli, i governi spesso non si degnano nemmeno di convocare le parti sociali che li rappresentano).

Ora che mi sono tolto questo sassolino dalla scarpa vediamo perché Romano è confuso.

Partiamo dal 1995 e precisamente da un suo saggio edito da La Terza dal titolo “Il capitalismo ben temperato” dove Romano si sforza di individuare una forma di Capitalismo per l’Italia ( leggi articolo in merito su Repubblica.it).

Ma purtroppo per noi la ricerca è stata vana perché Romano dopo aver analizzato tutte le varie forme di Capitalismo esistenti e soprattutto occidentali, si è convinto che in Italia non sia possibile adattarne nessuna forma, il segreto stà: nel prendere in prestito di volta in volta e in base alle esigenze un modello ( strano, il capitalismo è di fatto un suseguirsi di eventi storici prodotti dall’economia di mercato, di conseguenza necessita di norme  specifiche e adatabbili in periodi medio lunghi) .

Insomma niente strade granitiche per i viandanti ma “ solo scie sul mare”.

Da qui, forse, nasce l’idea di far diventare il nostro meridione il sud della Cina. In fondo la Cina convive fra economia e dittatura popolare, il che poi non è molto diverso fra un sud dove lo stato è assente e governa un sottostato di famiglie malavitose.

Non solo se un esperto di Politica-Economia non possiede una veduta delle cose da narrare, sarà difficile che abbia anche qualcosa da raccontare.

La storia insegna: che è la narrazione politica che deve essere abbastanza robusta a far sognare una qualunque società, anche se per la realizzazione della narrazione ocorrano tempi medio lunghi.

Probabilmente Bauman direbbe che Romano è portatore inconsapevole dell’economia liquida.

Dico inconsapevole, perché di fatto: Romano guarda alla Cina che è solida anzi è granitica, con un solo problema, il suo sviluppo è basato sullo sfruttamento di enormi masse proletarie, e sulla repressione delle libertà e della pluralità politica, fatti vecchi e nuovi sono sempre li a dimostrarlo.

In questi giorni il Papa ha scritto una nuova enciclica sociale dal titolo “Caritas in veritate”, ed è ormai dal tempo di Rerum novarum di Leone XIII – anno 1891 che la chiesa ripetutamente scrive encicliche sociali, tanto che oggi si parla insistentemente di “economia sociale di mercato” con estremo orgoglio della Germania che vede un nuovo interesse per il suo “capitalismo renano” quello stesso capitalismo che Romano nel suo saggio aveva dato per morto e sepolto.

Non solo, in America alcuni Anarco-liberisti si sono convertiti ad una sorta di liberalismo-paternalista, e lo stesso presidente Obama attua politiche Keynesiane per affrontare la crisi.

Oserei dire: che lo spirito dei tempi di questo nuovo secolo è tutto tranne che liquido, e uno spirito secolare e scolpito nel granito.

Sarà questo nuovo vento che soffia la forza motrice per un mondo aperto ma più giusto ed equo, un mondo fatto di sudore, ma di raccolto anche personale da parte di  chi quel sudore là versato.

Spiace dirlo, ma se con il G 8 si è chiusa un’era perché si passa al G 14,la speranza per l’Italia è che si chiuda anche da noi un’era fatta di uomini politici sia di CD che di CS ormai non più in grado di cogliere la visione delle cose, essendosi dimenticati: da chi sono stati eletti, chi sono e da dove vengono storicamente.

PS:

Quanto scritto è l’opinione personale dell’amministratore del sito.

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