PD: Bersani: vinco io. Regole certe per il Pd

Fonte: L’Unità.it

Bersani: vinco io. Regole certe per il Pd

di A. CARUGATI M. GERINA

«Io penso di vincere perché ho in testa qualcosa che può essere utile. Non sono mosso da esigenze personali, ma ho delle idee e questa è l’occasione per darci una linea», dice Pierluigi Bersani, intervistato in mattinata dal blogger Diego Bianchi «Zoro».

Ma dietro di lei c’è D’Alema? «Sono di un paesino di montagna, piccolo e democristiano. Sono diventato presidente dell’Emilia Romagna partendo da lì, senza conoscere D’Alema e neppure Veltroni. E poi alla mia età si è usciti dalla culla da un pezzo…». E i toni di D’Alema contro Franceschini? «C’è stata un’azione e una reazione, i toni per me devono essere bassi, guai se non diamo agli italiani l’impressione che stiamo parlando di loro. Con Franceschini ne abbiamo parlato, nessuno di noi lavora per una rottura. Per il bene della ditta, siamo d’accordo di dire le stesse cose sui temi del momento e uscire uniti».

«Sono convinto che la generazione che c’era prima deve traghettare quella nuova, ma senza anatemi», prosegue. «Questa cosa del vecchio e del nuovo la dobbiamo risolvere. Io propongo di passare al merito, e quello te lo crei solo nel territorio. Se invece prendi uno e lo fai simbolo del rinnovamento finisce che lo rovini. E qualcuno, negli ultimi tempi, lo abbiamo già rovinato…». La forma-partito? «Io non voglio fare il Pci, ma l’Avis, o una bocciofila, voglio costruire un’associazione che funzioni. Richiede un minimo di disciplina e di codice…». Le tessere? «Ma che cavolo di partito facciamo se l’idea dei signori delle tessere ci fa dire che quella parola è impronunciabile? Dobbiamo averne di più di iscritti». «Dopo il congresso va messa in campo una nuova classe dirigente, anche in Campania», aggiunge Bersani. E la laicità? «Su questo abbiamo perso un botto di voti, ora servono posizioni chiare, senza fratture laici-cattolici. Le coppie di fatto vanno regolate. Ma non sono assimilabili al matrimonio per gli omosessuali. E non sono d’accordo sulle adozioni per le coppie gay». «Troppo poco», protesta Aurelio Mancuso dell’Arcigay. Franceschini, intanto, ieri ha incassato l’appoggio degli Ecodem di Ermete Realacci: «Dario rappresenta meglio di altri l’impegno sulla green economy». In serata l’incontro a porte chiuse con i parlamentari Pd che lo sostengono, circa 180 i presenti. «Bello vedere qui tante storie diverse, è la nostra idea del Pd», ha detto. E ha difeso lo statuto: «Non è figlio del caso, c’è l’idea che contano gli iscritti e anche gli elettori».

MARINO VEDE CHIAMPARINO «Fin qui solo un confronto di schieramenti, nemmeno troppo esaltante», liquida il dibattito di questi giorni Chiamparino, più che tentato di scegliere la «terza via» appoggiando Ignazio Marino. «Bisognerà vedere quando presenterà la sua candidatura in modo organico, ma è vero – conferma a l’Unità – guardo con simpatia alla sua candidatura, può far sì che il confronto non sia solo sul con chi stai ma per cosa stai, introducendo quello che nel congresso non c’è, una discussione almeno su alcuni contenuti: la laicità, ma non solo, Marino mi ha detto che ha intenzione di dire la sua su altri temi». Questione di giorni. «Prima di prendere una decisione voglio avere il tempo di consultarmi con i miei collaboratori politici», spiega il sindaco di Torino, che intanto ieri ha già avuto modo di scambiare qualche idea di persona con Marino.

Un incontro «non ufficiale», all’aeroporto di Caselle, da uomini d’affari più che da dirigenti di partito, aiutato dalle coincidenze. Marino era a Torino per chiudere all’Einaudi le bozze del libro che uscirà a settembre. E prima di ripartire è riuscito a incassare la «simpatia» di Chiamparino. E l’impegno a risentirsi al più presto. «Non mi dò tempi, ma ci siamo detti: sentiamoci tra qualche giorno», spiega Chiamparino, a cui da sempre è vicino il numero due di Marino, Civati. Forse il passo indietro di Bettini ha aiutato («Ma non rinuncerò alle sue idee», rivendica Marino). E il duo certamente scalderà i cuori del Lingotto. Davanti alla platea dei «piombini» si erano incrociati in un gioco di sliding doors. Ieri sono entrati nel vivo dei temi. «Certo che la laicità non basta – spiega Chiamparino -, ma se non sono riuscito a convincere mio figlio a votare per il Pd al novanta per cento è per questo».

08 luglio 2009

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