PD: Rutelli “nuovo inizio”

Fonte: Il Foglio.it

Nei suoi venti mesi di vita, il Partito Democratico ha amministrato ciò che aveva ereditato, piuttosto che imporre una nuova visione e nuove proposte di riforma per il futuro dell’Italia.

Persino più grave della perdita di milioni di voti, appare l’incapacità di presentarsi all’intera società come alternativa credibile a una Destra che, intanto, ha continuato a radicarsi.

Il PD è nato per risolvere la crisi di un’ingovernabile Unione di centrosinistra; perché le tradizioni democratiche italiane – incluse quelle della sinistra riformista – puntassero al cuore, al centro della nostra società, per sconfiggere il populismo di destra e guidare una coalizione che non subisse il condizionamento delle tendenze minoritarie di sinistra (conservatrici, demagogiche, giustizialiste).

Una minaccia pesa sul prossimo congresso del PD: che sia una battaglia per prevalere nella ricerca dei consensi interni. Occorre invece dar vita ad un progetto appassionante e convincente che prepari la strada per la prossima maggioranza democratica nel paese.

Liberi Democratici
In Italia, questo è il momento delle riforme. Ad una crisi strutturalmente profonda debbono corrispondere riforme strategiche, se vogliamo che il paese riparta una volta terminata la recessione.

Affrontare la crisi con il consenso popolare è difficile per tutti, nel mondo; per la complessità delle sfide, per la molteplicità degli attori in campo, per il moto incessante e veloce dei cambiamenti globali. In Italia è molto difficile varare le profonde riforme necessarie (non meno che applicarle e controllarne l’attuazione). I governi di destra, pur avendo ottenuto maggioranze ampie, finora non l’hanno fatto; senza dare giudizi negativi su tutti i provvedimenti, è evidente l’assenza di una strategia per uscire dalla spirale che inchioda l’Italia ad una crescita vicina allo zero.
Compito dei democratici è costruire il consenso delle vaste forze sociali che trarrebbero vantaggio dalle riforme, a partire dal Nord del paese, e sconfiggere i conservatori.

Se la politica, come ha scritto Hannah Arendt, è “la facoltà di dare inizio”, questo in effetti dovrebbe essere il PD: un nuovo inizio. Raccogliere valori e ideali che, con il trascorrere del tempo, restano forti; ma sbarazzarsi dei lasciti che strangolano. Fare della minoranza di oggi l’artefice della maggioranza democratica di domani.

La porta d’ingresso dei cittadini alla politica è chiusa. Se prima esistevano partiti popolari che, nei momenti migliori, si aprivano alla società e promuovevano nuove classi dirigenti, oggi la sfiducia sembra impermeabile; il cittadino è, al massimo, uno spettatore vivace dell’arena pubblica. Ma il tesoro futuro della politica sta proprio tra le persone che oggi non la cercano. Dobbiamo far emergere nuove energie: tra gli imprenditori, le donne (ancora troppo escluse dal lavoro), i giovani, i professionisti e i dirigenti (a rischio di precarietà), i lavoratori senza tutele, le classi creative. Tra i molti anziani che desiderano una vecchiaia attiva. Dalla massa ancora disorganizzata dei consumatori.

L’Italia deve riprendere a crescere […]

Parte decisiva dell’innovazione è la trasformazione verde del paese […]

Secondo alcuni, a sinistra, è sbagliato prendere di petto le politiche per la sicurezza […]

La crescita dell’Europa è ancora una volta decisiva per la crescita dell’Italia […]

Non c’è, però, riforma delle istituzioni senza ripristino dell’onore della politica […]

Quando è nato il PD, non era scritto che i Democratici americani avrebbero aperto una nuova stagione. Né che la sinistra europea sarebbe stata sopravanzata e messa in crisi dalle destre. Avere incrociato la novità di Obama e la storica fine dell’autosufficienza della socialdemocrazia nel nostro continente sottolinea ancora l’opportunità e il valore del nuovo inizio democratico in Italia. Ma non ci dà alcuna rendita di posizione; siamo arrivati al bivio: tra un partito che si accomodi ad essere per lungo tempo minoranza, e un partito che si batte per formare un’alleanza credibile ed essere maggioranza, conquistando milioni di voti andati al centrodestra, alla protesta, alle astensioni.

Per fare le riforme indispensabili. Per rendere alla politica l’onore smarrito. Per sfidare la destra senza odio. Sul campo delle proposte e delle migliori soluzioni per l’Italia.

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