Crisi:Draghi,considerazioni finali del Governatore

DRAGHI: USCIRE PIU’ FORTI DALLA CRISI SI PUO’. SERVONO LE RIFORME E RIGORE CONTI

L’Italia puo’ uscire piu’ forte dalla crisi economica e finanziaria a condizione che il paese abbia la capacita’ di guardare piu’ lontano e sappia ricostruire la fiducia. Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, lancia un appello al paese per superare le difficolta’ e gli effetti della crisi. Nelle considerazioni finali, Draghi sottolinea che ”uscire dalla crisi significa ricostruire” la fiducia.

”Non con artifici ma con la paziente, faticosa comprensione dell’accaduto e dei possibili scenari futuri, con l’azione conseguente”. Molto e’ stato fatto, riconosce Draghi, ma ”molto resta ancora da fare: per ricreare posti di lavoro, per restituire vigore alle imprese, per riparare i mercati finanziari, per meritare la fiducia dei cittadini”.

La fiducia e’ un elemento fondamentale per risalire la china, ma ”la fiducia – afferma il governatore – non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi piu’ forti e’ possibile”.

Ogni paese affronta la crisi con ”le sue forze, le sue debolezze, la sua storia. La risposta alla crisi e’ anche nazionale”, dipende insomma dalle scelte che gli italiani faranno. ”Negli ultimi 20 anni la nostra e’ stata una storia di produttivita’ stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi, tasse alte”. ”Dobbiamo essere capaci – e’ l’invito di Draghi – di levare la testa dalle angustie di oggi per vedere piu’ lontano. Una risposta incisiva all’emergenza e’ possibile solo se accompagnata da comportamenti e da riforme che rialzino la crescita dal basso sentiero degli ultimi decenni”.

Draghi indica in sintesi quanto devono fare le banche, le imprese e anche la politica.

Le banche non hanno eredita’ pesanti nei loro bilanci e quindi ”utilizzino questo vantaggio”, valutino il merito di credito dei loro clienti con lungimiranza. ”Prendano esempio dai banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita degli anni ’50 e ’60”. Poi le imprese. ”Cerchino di continuare l’opera di razionalizzazione iniziata da pochi anni. Proteggano le professionalita’ accumulate dai lavoratori che torneranno preziose in un futuro speriamo non lontano”.

Infine, un appello alla politica sulle priorita’. ”Il completamento degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno alla domanda e del credito che sono state delineate, avranno gli effetti sperati se coniugati con riforme strutturali: non solo per dire ai mercati che il disavanzo e’ sotto controllo, ma perche’ queste riforme costituiscono la piattaforma della crescita futura”.

NEL 2009 CADUTA PIL CIRCA 5%, TRA OTTOBRE E MARZO -7%.

Il Governatore rileva che la crisi economica determinera’ per l’Italia ”una caduta del pil di circa il 5% nel 2009 secondo le previsioni piu’ aggiornate”. ”Il crollo della domanda estera ha provocato una forte contrazione della produzione industriale e degli investimenti”.

Draghi mette in rilievo che tra ottobre 2008 e marzo 2009 ”il pil e’ caduto in ragione d’anno di oltre 7 punti percentuali rispetto al semestre precedente”.

Draghi poi puntualizza che ”i recenti segnali di un affievolimento della fase piu’ acuta della recessione provengono dai mercati finanziari e dai sondaggi d’opinione, piu’ che dalle statistiche finora disponibili sull’economia reale”.

RIGORE CONTI PUBBLICI CONSENTE POLITICA ECONOMICA PIU’ INCISIVA.

Davanti alla crisi ”la politica economica e’ oggi piu’ difficile in Italia che in altri paesi”, l’azione di sostegno alla domanda e’ limitata dal debito pubblico del passato. ”Gli interventi attuati finora per attenuare i costi sociali della recessione hanno soprattutto utilizzato risorse gia’ stanziate per altri impieghi”.

Draghi sottolinea che ”tuttavia, un’azione credibile e rigorosa di riequilibrio dei conti pubblici, in un orizzonte temporale prestabilito, puo’ permettere una politica economica piu’ incisiva”.

Draghi indica quindi una serie di interventi nelle politiche anticrisi a partire dagli ammortizzatori sociali.

”Tra le misure rivolte al sistema produttivo sono prioritarie – afferma Draghi – quelle tese ad allentare i problemi finanziari delle imprese come gli interventi che si stanno definendo anche con il concorso di Cdp e della Sace”.

Un ulteriore sostegno potrebbe venire dalla riduzione dei tempi di pagamento dei debiti commerciali della PA e nella stessa direzione potrebbe ”operare una temporanea sospensione dell’obbligo di versare all’Inps le quote di Tfr non destinate ai fondi pensione, circa 0,3 punti percentuali di pil l’anno”. Si tratta di interventi che ”non peggiorerebbero la posizione patrimoniale dello Stato”.

Inoltre ”le misure volte a mobilitare il risparmio privato nell’edilizia residenziale, che si auspica vengano rapidamente attuate nelle forme appropriate, contribuiranno alla ripresa degli investimenti. Vanno accelerati – continua Draghi – il completamento dei cantieri gia’ aperti e la realizzazione delle opere a livello locale, molte delle quali possono essere avviate in tempi brevi”.

NON SI PUO’ CHIEDERE A BANCHE DI ALLENTARE PRUDENZA NEL CREDITO.

Draghi sottolinea che le banche devono essere rigorose nella concessione dei prestiti ma devono affinare le capacita’ nel riconoscere il merito di credito: ”Il deterioramento dell’economia tende a frenare i prestiti bancari”. Ad aprile il tasso di crescita trimestrale del credito alle imprese si e’ annullato mentre era del 12% un anno fa e continuano a rallentare anche i prestiti alle famiglie.

Il governatore pero’ nota che minori investimenti e minori consumi spiegano parte del rallentamento ma ”e’ anche l’offerta di finanziamenti delle banche ad aver decelerato” a causa delle difficolta’ di provvista e per l’aumento del rischio di credito.

Draghi puntualizza che ”non si puo’ chiedere alle banche di allentare la prudenza nell’erogare credito; non e’ nell’interesse della nostra economia un sistema bancario che metta a rischio l’integrita’ dei bilanci e la fiducia di coloro che gli affidano i propri risparmi”. Tuttavia quello che ”si puo’ e si deve chiedere alle nostre banche e’ di affinare la capacita’ di riconoscere il merito di credito nelle presenti eccezionali circostanze. Va posta un’attenzione straordinaria alle prospettive di medio lungo periodo delle imprese che chiedono assistenza finanziaria”.

ESTENDERE AMMORTIZZATORI SOCIALI SENZA RIVOLUZIONI.

La crisi economica e’ l’occasione per ”una riforma organica e rigorosa” degli ammortizzatori sociali.

Sottolinea il governatore della Banca d’Italia sottolineando la necessita’ di razionalizzare l’insieme degli ammortizzatori sociali esistenti e rendere ”piu’ universali i trattamenti”. ”Non occorre rivoluzionare il sistema – afferma Draghi -, lo si puo’ ridisegnare intorno ai due tradizionali strumenti della cassa integrazione e dell’indennita’ di disoccupazione ordinarie, opportunamente adeguati e calibrati”.

Secondo Draghi i due pilastri andrebbero affiancati ”da una misura di sostegno al reddito per i casi non coperti, come avviene quasi ovunque in Europa e come prospettato nel libro bianco del governo”.

Per i bassi salari, continua Draghi, potrebbe essere studiato un credito d’imposta: adottato con successo in molti paesi, potrebbe aiutare la regolarizzazione delle posizioni sommerse”.

Il governatore sottolinea che la crisi ha reso piu’ evidenti ”manchevolezze di lunga data” nel nostro sistema di protezione sociale che ”rimane frammentato”.

”Lavoratori altrimenti identici ricevono trattamenti diversi solo perche’ operano in un’impresa artigiana invece che in una piu’ grande. Si stima che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento.

Tra i lavoratori a tempo pieno del settore privato – continua Draghi – oltre 800 mila, l’8% dei potenziali beneficiari, hanno diritto a un’indennita’ inferiore a 500 euro al mese”.

Un buon sistema di ammortizzatori sociali attenua le preoccupazioni dei lavoratori, sostiene i consumi, accresce la mobilita’ tra imprese e settori, favorisce la riallocazione delle competenze individuali verso gli impieghi piu’ produttivi”, e soprattutto ”riduce l’iniquita’ tra lavoratori piu’ o meno tutelati”.

Approfondimenti:

Considerazioni finali del Governatore – file pdf-pag.19

Relazione Annuale sul 2008, pubblicazione 29 maggio 2009

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