Crisi: Crolla il PIL -5,9%. Il governo minimizza la crisi, mentre i “fighetti” del PD prendono l’aperitivo.

PIl ItaliaItrim 2009

Fonte in estratto: BNL Focus N.19 del 15 maggio 2009

Gli effetti della crisi internazionale pesano sulle condizioni dei mercati del lavoro.

In Italia, al peggioramento congiunturale del tasso di disoccupazione si aggiunge il divario strutturale che il paese avverte sotto profilo del saggio di occupazione.

Avendo a riferimento la fascia di età tra i 15 e i 64 anni, il tasso di occupazione risulta pari al 57,8% in Italia. Misure comparabili assegnano alla stessa grandezza valori del 65,2% in Francia e del 70,7% in Germania.

Quantunque largamente attesa, la nuova flessione registrata dal PIL italiano nel primo trimestre del 2009 conferma lo stato di severa recessione in cui si trova l’economia nazionale da ormai un anno.

Produzione Indutriale Italia

Pesa sulla congiuntura italiana l’ulteriore indebolimento segnato dall’economia tedesca, nostro principale partner commerciale. Si attendono, per giugno, maggiori dettagli sulle componenti del risultato del primo trimestre da cui poter valutare spazi e tempi per una futura ripresa.

CIG Aprile 2009

La crisi sul mercato del lavoro .

Disocuppazione UE

La crisi economica che è seguita a quella finanziaria ha toccato profondamente il mercato del lavoro in tutti i paesi colpiti.
Negli Stati Uniti il quadro occupazionale è a tinte fosche secondo tutti gli indicatori considerati: dall’inizio della recessione (dicembre 2007) i posti di lavoro persi sono stati 4,4 milioni (dato al marzo 2009); di questi 3,3 milioni nei soli sei mesi tra ottobre 2008 e marzo 2009. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è attualmente all’8,1%, il valore più alto degli ultimi 25 anni, e alcune indagini indicano come la probabilità di trovare un impiego per un disoccupato americano sia oggi la più bassa dal 1959 (anno a partire dal quale sono disponibili le stime).

Dall’inizio della recessione il numero dei posti di lavoro persi, in percentuale della forza lavoro, è il più alto rispetto a tutte le recessioni dal 1957.

La crisi del mercato del lavoro ha colpito duramente anche il Giappone, dove circa 10 milioni di lavoratori a tempo determinato hanno una elevata probabilità di perdere la loro occupazione.

Nei paesi della Ue-27 nel quarto trimestre del 2008 (ultimo dato aggregato disponibile) il tasso di disoccupazione è salito al 7,3%, dal 6,8% dello stesso trimestre del 2007.

A essere colpito in modo più pesante è stato il mercato del lavoro dei paesi in cui il settore delle costruzioni ha conosciuto la maggiore crescita, e che oggi subisce le conseguenze dello sgonfiamento della bolla immobiliare: in Spagna a fine 2008 il tasso di disoccupazione è arrivato al 14% dall’8,6% di fine 2007, per poi toccare il 17,4% nel I trimestre del 2009. In Irlanda, dove circa il 30% dell’incremento dell’occupazione registrato negli ultimi cinque anni proveniva dal settore immobiliare, il tasso di disoccupazione si è quasi raddoppiato, arrivando al 7,6% a fine 2008.

Nel Regno Unito il tasso di disoccupazione nel I trimestre del 2009 è arrivato al 7,1% dal 6,3% del trimestre precedente.

Nonostante sia tra i paesi più duramente colpiti dalla crisi economica, la Germania è riuscita per il momento a contenere i riflessi sul mercato del lavoro, limitando la disoccupazione all’8,3% (dato disponibile ad aprile 2009).

In Francia, i senza lavoro si collocano nel I trimestre di quest’anno intorno all’8,5% della forza lavoro.

Secondo le ultime previsioni della Commissione europea (maggio 2009), nel corso del 2009 l’occupazione nella Ue dovrebbe diminuire di circa il 2,5%, e di un ulteriore 1,5% nel 2010: dopo aver creato 9 milioni e mezzo di posti di lavoro tra il 2006 e il 2008, nel biennio successivo l’Europa ne perderebbe 8 milioni e mezzo. Come conseguenza il tasso di disoccupazione stimato per la fine del 2010 sarebbe dell’11% (11,5% nell’area dell’euro).

La recessione e l’inflazione

Indice NIC e Disoccupazione

A partire da settembre 2008 il propagarsi della crisi sul mercato del lavoro e la conseguente crescita dell’incertezza a livello globale hanno determinato una revisione al ribasso delle prospettive reddituali delle famiglie.

La principale conseguenza è stata un aumento della propensione al risparmio e, soprattutto, una compressione della spesa per consumi, in particolare di beni durevoli.

Raccolata Prestiti

Seppure con importanti eccezioni, questo scenario ha portato a una riduzione sostanziale dell’inflazione nei paesi più direttamente colpiti dalla crisi.

Secondo le più recenti stime del Fondo monetario,nel 2009 l’inflazione in Europa sarà dello 0,8% in media (ancora più bassa nell’area euro, dove la previsione è di 0,4%).

La previsione per la Germania è di prezzi sostanzialmente invariati rispetto al 2008 (+0,1%), come pure per la Spagna; per la Francia si stima un +0,5% in media annua, mentre per l’Italia il Fondo ipotizza un’inflazione allo 0,7%.

Riflessione personale dell’autore del post.

Sono appena usciti i dati Trimestrali diffusi dall’Istat sul PIL e i quotidiani sono pieni di dichiarazioni politiche sia nell’area di governo che di opposizione.

In questa babele di dichiarazioni e di dati è utile la lettura del Focus di BNL che essendo una fonte neutrale di informazione specifica ci aiuta a una lettura della crisi non soggetta a valutazione politiche di parte ( il consiglio e di leggere il Focus per intero).

Dalla lettura dei dati emerge chiaramente quanto segue:

– Sviluppo economico e produzione procedono di pari passo , questa crisi pone fine alle illusioni di produrre denaro senza che questo avvenga per la produzioni di merci (Denaro Merce Denaro). Il Governo e le Banche non stanno facendo la loro parte.

–  Il primo si accontenta di diffondere ottimismo e solo lo 0,2% del PIL per manovre economiche anti-crisi, contro lo 0,7% della Francia, il 2,3% della Spagna,1,6% della Germania, e una media del 2% dei paesi del G 20 (fonte FMI). Inoltre il governo per mantenere il consenso elettorale non sta intervento sulla razionalizzazione della spesa pubblica. Il non agire in maniera decisiva in almeno su uno di questi due fronti o in maniera meno pesante ma equilibrata su entrambi, fa si che il rapporto Debito Pubblico / PIL aumenterà a dismisura e questo equivale a contrarre debiti che pagheranno altri ( in parte noi e per la maggior parte i nostri figli).

– Le seconde hanno completamente abdicato alla loro funzione. Scopo delle Banche è quello di raccolta del risparmio e di collocazione dello stesso sul mercato al fine di finanziare con l’aggiunta di servizi le imprese che sono lo strumento primario dello sviluppo economico. Ad oggi le Banche non solo hanno intascato lauti compensi depredando il risparmio privato e di impresa (Casi come Cirio, Parmalat, Bond Argentini,Eron, derivati piazzati a comuni e imprese ignare del rischio che si assumevano,ecc..ecc…, ma sono anche la causa principale della attuale crisi economica.

Certo una crisi di queste dimensioni non è possibile senza che ci sia una classe dirigente consenziente, consenso che può esserci non solo per condivisione ma anche per opportunismo politico o per ignoranza specifica.

Forse è in questo contesto che va letta l’accusa dell’assessore alla sanità Toscana Enrico Rossi che dalle pagine del Tirreno del 14 Maggio 2009  accusa il suo partito di essere fatto in gran parte di “fighetti” che fanno troppe cene inutili e non vanno più nei luoghi di produzione a parlare con i lavoratori che producono la ricchezza che è di fatto la fonte primaria del benessere sociale. 

L’affermazione di Enrico Rossi ” Riformisti senza popolo” assomiglia molto al titolo di un vecchio Saggio di M.Duverger ” La Democrazia senza popolo” pubblicato in Italia nel 1968 e che di fatto era una accusa alla debolezza dei partiti Francesi. Allora per Duverger, studioso di ingegneria costituzionale, il centro non esisteva,è, essenzialmente, un non-luogo politico. Non esiste, non c’è, non funziona, è solo un modo per inceppare il sistema. Una combutta di moderati di Sinistra e Destra per fare un pastrocchio al centro e tagliare le ali estreme: e creare, così, una marais che blocca il sistema o, come diceva il costituzionalista, una “democrazia senza popolo”. 

MA ATTENZIONE, IL LIBRO FU PUBBLICATO IN FRANCIA NEL 1967. E IN QUEL CONTESTO STORICO VA RICONDOTTO. DA ALLORA MOLTE COSE SONO CAMBIATE E MOLTE VERITA’ SCOMODE POLITICAMENTE SONO VENUTE A GALLA. OGGI LA CLASSE OPERAIA  E L’EGEMONIA DI CLASSE, NON SONO PIU’ SUFFICENTI DA SOLE PER MODIFICARE LO STATO DELLE COSE ESISTENTI. OCCORRONO ALLEANZE CONVERGENTI E MOTIVATE PER FAR SI CHE DEMOCRAZIA E POPOLO SIANO IN SIMBIOSI.

Aggiungo: che il problema del nostro partito, non sono solo e soltanto i “ fighetti”, ma è anche quello di una classe dirigente fatta di uomini della mia generazione ormai logori e incapaci di vedere la realtà delle cose.

Uomini come Cofferati che dichiarano in trasmissioni televisive a loro dedicate, che intendono ritirarsi dalla politica per fare i padri di famiglia e godersi i figli avuti in età avanzata.

Uomini come Domenici che si incatenano davanti alle sedi dei giornali e che intervistato,dichiara tutta la sua delusione per la politica tanto da dire che medita seriamente un ritiro dalla professione. Non solo Domenici non è stato neanche in grado di fare approvare dopo dieci anni di mandato a sindaco di Firenze il piano strutturale portato in consiglio per l’approvazione l’ultimo giorno utile.

In questo contesto non c’è da meravigliarsi,se le prossime elezioni,vedranno avanzare anche in Toscana partiti come la Lega e IDV insieme all’esercito sterminato delle liste civiche fatte da grillini e non.

E’ da qui caro Assessore Rossi che dovrebbe partire la sua analisi, perché oggi,la distanza politica fra i partiti,non è solo quella che si misura con i lavoratori,ma è anche quella tutta interna alla politica di professione in senso Weberiano del termine e cioè: fra chi vive di politica (i professionisti che la fanno di mestiere ) e chi vive per la politica (la base).

Oggi l’unica ricchezza del PD sono quelli che riempiono i circoli territoriali. Uomini e donne che cercano di andare avanti dando un senso alla loro missione, cercando di navigare in mezzo ad un mare vuoto di idee e prospettive (la Mission politica) come è di fatto oggi.

Approfondimenti:

ISTAT : Stima preliminare PIL I trimestre 2009

Per Cofferati e Domenici addio significa arrivederci

Enrico Rossi: “Ormai a sinistra ci sono solo fighetti”

La crisi? Per Berlusconi «è psicologica». Franceschini: «L’ottimismo non si mangia»

NB: Il Focus BNL è accessibile dal Link del post fino alla pubblicazione del prossimo Focus Economico che di solito è a cadenza settimanale. Successivamente per leggere il Focus specifico si dovrà essere registrati al sito dei BNL ( la registrazione è ratuita).

Bibliografia:

Su Google libri si possono leggere alcune pagine del saggio.

Maurice Duverger “La democrazia senza popolo”

L’opera

Quarta di copertina:

La vita politica francese non si fonda, come asserisce De Gaulle, sul «regime dei partiti», ma è simile, piuttosto, a un regime senza partiti. Questi, in Francia, sono più deboli che altrove; e, ciò che più conta, non costituiscono due grandi organizzazioni o due grandi coalizioni. È dal Termidoro – dal 1974 – che i moderati di destra e i moderati di sinistra si accordano per governare insieme, e questa coalizione dei centri priva i cittadini della possibilità di una scelta reale. Duverger definisce questo sistema «democrazia senza popolo». Il regno della «Palude» è stato a lungo necessario, essendo in Francia i conflitti politici e sociali seguiti al trauma provocato dal 1789 troppo acuti perché potesse aversi uno scontro frontale e diretto tra un partito progressista e un partito conservatore, senza che ciò rischiasse di portare a una guerra civile. L’unica scelta era dunque tra il centrismo tiepido di tipo orleanista o radicale e il centrismo brillante di tipo bonapartista o gollista. Tuttavia i tempi sono ormai maturi perché ci si possa, una volta per tutte, liberare dei «carrozzoni» del centrismo e perché i cittadini abbiano l’effettiva possibilità di una scelta reale. Con la consueta e magistrale chiarezza, Maurice Duverger – attraverso un provocante excursus tra i partiti politici degli altri paesi europei, con particolare attenzione ai partiti italiani – ci dice perché e come è ormai possibile instaurare una democrazia con il popolo.

L’autore: Maurice Duverger
Nato ad Angoulême nel 1917, Maurice Duverger – sociologo e costituzionalista fra i più autorevoli in Europa – ha insegnato sociologia politica presso l’università di Parigi ed è stato editorialista di «Le Monde» e «Le Nouvel Observateur». La sua prima opera, Les Constitutions de la France (1941), fu sequestrata e distrutta dalla milizia del governo di Vichy. Il suo libro più noto è Les partis politiques (1951), tradotto in una ventina di lingue. Duverger ha scritto, tra l’altro, Demain la République (1958), De la Dictature (1961), La VI République et le régime présidentiel (1961), Introduction à la politique (1964), tutti tradotti in italiano, e numerosi altri saggi di sociologia, diritto e politica. Dal 1989 al 1994 fu europarlamentare del Partito Comunista Italiano/Partito Democratico della Sinistra.

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