Crisi:Il Riformista,«A Tremonti sta crollando il gettito»

Fonte: Il Riformista

«A Tremonti sta crollando il gettito»
di Tonia Mastrobuoni
Intervista all’ex viceministro dell’Economia Vincenzo Visco

Da oltre dieci anni si avvicendano al timone delle Finanze, ma in comune hanno soltanto la erre moscia. In virtù di un’opposta Weltanschauung sul 730, Vincenzo Visco e Giulio Tremonti possono contare ormai su un “effetto annuncio” che, secondo molto osservatori, si riflette sui flussi fiscali prima ancora che loro prendano materialmente posto sullo scranno più alto di Via XX Settembre. Certamente, a un anno dall’ennesimo passaggio di testimone tra gli eredi di Quintino Sella, Visco legge gli ultimi dati sulle entrate tributarie – un crollo che neanche la Banca d’Italia riesce a spiegare – attraverso la stessa lente che gli era stata riservata da molti esponenti di centrodestra al suo arrivo alle Finanze, nel 2006.

Allora ci fu l’effetto «oddio, arriva Visco!», ricorda un po’ compiaciuto l’ex quattro volte e mezzo ministro delle Finanze (l’ultima volta fu vice di Tommaso Padoa-Schioppa, ma con delega plenipotenziaria sull’erario). L’appellativo più gettonato, allora, era “Visco-Dracula”. Il risultato fu un’impennata delle entrate, unanimemente interpretata come un generale ritorno allo scontrino e a un certo clima di terrore tra le partite Iva. Adesso Visco sfida il suo eterno successore-predecessore a «rompere il silenzio e spiegare questo fenomeno del crollo dell’Iva e delle entrate che stiamo registrando da mesi».

Sul sito del Nens, l’associazione che ha fondato assieme a Pier Luigi Bersani, si leggono da mesi allarmati interventi sulla flessione delle entrate.

L’ultimo, scarno commento risale a qualche giorno fa: un invito a leggere pagina 53 dell’ultimo bollettino della Banca d’Italia, dove è scritto che nei primi tre mesi del 2009 le entrate tributarie sono diminuite del 5,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008.

La contrazione, osserva Bankitalia, «appare superiore a quella calcolabile in base agli andamenti stimati delle basi imponibili» ( leggi il bollettino).

Per Visco, il messaggio è chiaro: «Il gettito sta crollando da mesi ben al di là dell’andamento ciclico dell’economia. L’Iva, in particolare, sta precipitando e l’evasione sta aumentando. Ma questo nessuno lo dice. Perché l’indirizzo politico di questo governo è stato quello di abolire le norme anti-evasione che avevamo introdotto noi».

Visco invita a riflettere sul fatto che la sanzione per chi viene “pizzicato” dal fisco perché ha evaso è «irrisoria», il 12,5 per cento. Tanto che dichiarare somme nulle o esigue o insomma molto più basse di quelle dovute, «diventa, in un certo senso, un investimento», ironizza.

Tuttavia, al di là delle schermaglie tra i due rivali, una novità politica c’è, nell’azione di Tremonti. La paternità è del Pd e non è caso è stata smentita a più riprese dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: l’ipotesi di aumentare l’aliquota sui redditi più alti.

Un’ipotesi che contraddice la constituency del partito del premier almeno quanto il fatto di non turbare il popolo delle partite Iva. E che in teoria dovrebbe trovare d’accordo anche Visco. «Prima di fare questo», taglia corto l’esponente del Pd, «che comunque non sarebbe un contributo una tantum, come si dice, perché durerebbe per tutti gli anni della ricostruzione delle aree terremotate in Abruzzo, bisognerebbe però reimpostare una seria lotta all’evasione fiscale». Inoltre, «va ripristinata l’Ici».

Anche la quota che aveva tolto il governo Prodi? «Io sono sempre stato contrario. Quella è un’imposta riscossa dai Comuni che è stata loro sottratta».

In cima alla lista delle priorità di Visco per reperire risorse per la ricostruzione non c’è dunque il contributo una tantum sui ricchi. «Ripeto, al primo posto c’è la lotta all’evasione.

Bisogna ripristinare quella decina di misure che avevamo introdotto noi, come l’elenco clienti fornitori.

Comunque, vedrà che questo tema, come quello della tassazione dei redditi da capitale, tornerà urgente, nei prossimi mesi. Altre tematiche “scandalo”, quando a governare eravamo noi».

Leggi i commenti sul sito del Riformista

Riflessione:

Le dichiarazioni di Visco mi sembrano palesemente distorte, e non fanno onore al professore di economia.

I dati macroeconomici indicano che siamo in pienea crisi reale, che di fatto è una crisi di produzione ( il bolletino di Bankitalia e i successivi supplementi lo confermano, e non solo loro).

Se da una parte c’è Tremonti il fantasista creativo, dall’altra c’è Visco che è preconcetto e da tutte le parti vede “l’Italiano evasore” .

L’evasione in Italia c’è, e va combattuta, ma politicizzarla come fa Visco è indecente.

Qualunque economista non fiscalista, sa bene che se in una società  c’è un tasso di evasione superiore alla media, probabilmente questo fenomeno evasivo funge da equilibrio al sistema economico e di fatto diventa funzionale ad esso.

Certo non è educativo e nemmeno Democratico, ma non si può sparare nel mucchio e incentivare l’odio di classe come usa fare Visco.

Sarebbe come dire: “che tutti i politici sono corrotti visto landazzo Italiano”.

Rifletta Visco sulle parole di seguitoriportate della lettera scritta dall’onorevole Sergio Moroni prima di suicidarsi:

Egregio Signor Presidente,ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l’atto conclusivo di porre fine alla mia vita. E’ indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo d’essere nel nostro paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo. Eppure non è giusto che ciò avvenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito di vittime sacrificali. Ricordo l’agghiacciante procedura delle decimazioni in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarvi dei collegamenti (…) Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e il loro sistema di finanziamento. C’è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, movendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste stesse regole.
Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali. Rimane comunque la necessità di distinguere, ancora prima sul piano morale che su quello legale. Né mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui è consentito di distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto all’informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciacallaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori. Non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da pogrom nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti, ma che pure ha fatto dell’Italia uno dei Paesi più liberi dove i cittadini hanno potuto (… ) operare per realizzare positivamente le proprie capacità… Io ho iniziato giovanissimo, a soli 17 anni, la mia militanza politica nel PSI. Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il sistema, ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il Partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi è accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti, né ho operato direttamente o indirettamente perché procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti, che risultassero in contraddizione con l’interesse collettivo. Eppure oggi vengo coinvolto nel cosiddetto scandalo tangenti, accomunato nella definizione ladro oggi tanto diffusa. Non lo accetto nella serena coscienza di non avere mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flessibile, non resta che il gesto”.

Rifletta anche Visco, sul fatto che lui è stato l’artefice dell’aumento delle aliquote delle imposte catastali e di registo per l’acquisto di unità Artigianali, Industrialio Commerciali, imposte che ricadono sulle imprese (*).

Ed è sempre Visco, che ha modificato le aliquote IRPEF con aggravio degli oneri sui redditi maggiori a  40 mila euro.

Rifletta anche sull’IRAP, tassa unica in Europa e che di fatto è una tassa che nasce con il preconcetto che l’impresa evade sempre e comunque.

Già che c’è rifletta anche su queste ultimne tre cose:

– sull’iva  agevolata e sull’onere e la responsabilità, che le imprese  si devono prendere nel verificarne la giusta aplicazione ( Visco si è ben guardato da sistemare questa partita, lasciando l’impresa con una spada di d’amocle sulla testa).

– sul fatto che in Italia non c’è la cultura del controllo regolare e Democratico,In quanto se ricevi una visità da parte delle autorità competenti, qualcosa devono trovare altrimenti qualcuno potrebbe pensare male…… e con le leggi Italiane che tutto sono tranne che chiare non è poi neanche difficile trovare il classico pelo nell’uovo……

Pagare tutti per pagare meno tutti è una cosa sacrosanta e Democratica, ma allora, mi domando: perchè non vengono tolte le agevolazioni al mondo delle cooperative ( leggi ns. Post in merito)che di sociale non hanno più niente? ( anche qui Visco tace), quante entrate ci sarebbero per l’erario? ,quante case si riscotruirebbero in Abruzzo mettendo queste risorse a disposizione per finanziare un mutuo decennale ? ( una volta si chiamava programmazione e pianificazione fra fonti e impieghi).

Concludo dicendo che in Italia chi paga le tasse è di fatto tartassato, e questo lo sannno tutti destra e sinistra Visco compreso, ma molti politici che sono al potere da oltre 20 anni, cosa hanno fatto per ristabilire le regole dell’equità e del giusto prelivo fiscale?

Il principio del giusto ed equo prelievo fiscale è fondante nelle democrazie liberali di tipo occidentale?  

Oggi tutti parlano di “economia sociale di mercato”, ma possono dire questi politici di essere stati di buon esempio, per formare il cittadino responsabile socialemnte?

(*) Note:

Prima della legge Visco:

– L’Imposta di registro era pari a € 129,11 se  si acquistava da un’impresa costruttrice.
– Le Imposte ipotecarie e catastali ammontavano a € 258,11

Dopo la legge Visco:

– imposta catastale 1%
– imposta ipotecaria 2%

Esempio:
Un Capannone di dimensioni medio piccole di circa 500mq,costa circa 500.000,00 Euro, quindi si paga un totale di imposte di €. 15.000,00 contro le 387,22  della legge precedente con una differenza di Euro.14.612,78.

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