Crisi:Bankitalia,”Rallenta la recessione”.”Pil del primo trimestre in calo”

Fonte: il sole24ore

Eppur migliora. Gli effetti della crisi finanziaria mondiale sull’economia reale si sentono, eccome, anche in Italia.

Tuttavia, a dispetto di un quarto trimestre 2008 in cui il calo del Pil è stato il più marcato dalla recessione del 1974-75, «si intravedono alcuni segnali prospettici di allentamento della forza della recessione, pur se ancora non tali da prefigurare un arresto della caduta produttiva».

Questo il passaggio del Bollettino economico della Banca d’Italia che lascia intravedere un’inversione di tendenza, rafforzando le indicazioni positive giunte sempre oggi, venerdì, dall’Ocse e dalla Cina.

Sia chiaro, «gli indicatori congiunturali fanno stimare un proseguimento del calo dell’attività economica nel primo trimestre dell’anno in corso, il quarto consecutivo». E non è possibile pronosticare un’inversione di tendenza nella caduta produttiva.

La ripresa, insomma, non arriverà domani. Ma ci sono fattori che lasciano intravedere possibilità di ricostruzione di un clima di maggiore fiducia. Lo ha scritto oggi anche l’Ocse: L’Italia, assieme alla Francia e altri è tra i paesi capofila nel mostrare «un tentativo» di attenuazione sul ritmo di deterioramento dell’economia. Sulla tempistica, ovviamente, non c’è motivo di sbilanciarsi. «La natura dell’attuale recessione», si legge nel documento di Palazzo Koch, «rende incerti i tempi del ritorno su un sentiero di crescita che, secondo le principali istituzioni internazionali e i previsori privati, potrebbe avviarsi nel prossimo anno», il 2010.

In passato erano state le esportazioni a riavviare il motore, questa volta non sarà cosi.

Via Nazionale non si sbilancia in previsioni puntuali ma il Bollettino riporta che «gli analisti intervistati a metà marzo da Consensus Forecast si attendono per l’Italia una contrazione media dell’attività economica del 2,8% nell’anno in corso (con rischi al ribasso) e una crescita appena positiva (0,3%) nel prossimo». Ricorda però anche che l’Ocse è assai più pessimista, con una stima del Pil in calo del 4,3% nel 2009 e ancora dello 0,4% nel 2010.

A testimoniare le difficoltà è innanzitutto l’andamento «in caduta» della produzione industriale.

 Nella media del primo bimestre è scesa di circa il 5% rispetto al periodo precedente. E le stime di Bankitalia «per marzo basate sui consumi di energia elettrica ne indicano un ulteriore calo. La maggioranza dei settori industriali», sottolineano a Palazzo Koch, «è in difficolta». In particolare il comparto automobilistico, che tuttavia «potrebbe registrare un parziale recupero nei prossimi mesi, grazie all’avvio degli incentivi per l’acquisto di autoveicoli ecologici, all’origine della crescita delle immatricolazioni a partire da febbraio e del forte incremento dei nuovi ordini presso i concessionari».

In generale, i giudizi delle imprese confermano che la situazione è tuttora molto critica, ma emergono anche primi segnali positivi.

«I giudizi – si legge nel Bollettino – rimangono pessimisti: peggiorano ulteriormente quelli sul livello degli ordini, interni ed esteri e sulle attese di produzione a breve termine; per contro, nella media del primo trimestre, si è lievemente ridotto il numero delle imptrese che dichiarano di avere scorte in eccesso rispetto al normale».

Prosegue, intanto, la frenata del credito alle imprese e alle famiglie anche nelle prime due decadi di marzo.

Il Bollettino Economico della Banca d’Italia sottolinea come questo fattore in Italia abbia «rallentato in tutti i settori di attività economica». La crescita dei finanziamenti sui tre mesi, si legge nel bollettino, è scesa al 2,5% in ragione d’anno (dati destagionalizzati e corretti per l’effetto dello slittamento delle scadenze fiscali) e «secondo indicazioni preliminari tratte da un ampio campione di intermediari che trasmettono statistiche anche a frequenza decadale, il rallentamento sarebbe proseguito nelle prime due decadi di marzo».

Quanto al mercato del lavoro, le imprese, si legge ancora nel documento, stanno facendo pagare i costi della recessione soprattutto ai dipendenti con contratto a termine. Nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, infatti, l’occupazione è aumentata dello 0,1 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa, ma contestualmente «le posizioni a termine sono diminuite dell’1,2 per cento (-27.000 unità), per effetto della decisa flessione del numero di quelle a tempo pieno (-2,9 per cento)». I risultati di un’indagine condotta a marzo su un campione di imprese con almeno 50 addetti «confermano – spiega infine Bankitalia – come i costi dell’attuale fase recessiva ricadano soprattutto sugli occupati a termine».

Approfondimenti:

Bollettino Economico n. 56, aprile 2009

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aprile: 2009
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