Crisi:Indesit chiude, ma assume in Polonia

Fonte: L’Espresso.it

di Milena Vercellino

Indesit chiude, ma assume in Polonia

Tensione davanti all´Unione Industriale: confermati i 600 licenziamenti.

Insulti ai manager e ai sindacati Il 20 sciopero e manifestazione nazionale a Torino.

Cronaca di una morte annunciata: si è concluso con la parola “chiusura” l´ultimo atto dell´estenuante susseguirsi di mezze conferme e stentate speranze che da settimane pende sulle teste dei lavoratori della Indesit di None. Ieri mattina, nel corso di un faccia a faccia con i sindacati presso l´Unione Industriale, l´azienda ha ribadito la propria decisione, già annunciata lunedì a Londra. Condita, stavolta, da uno schiaffo in più per gli oltre 600 di None: la Indesit assumerà in Polonia per rimpinguare le linee dello stabilimento “rivale”.

Fuori, tra i trecento lavoratori giunti in corteo improvvisato, disperazione e rabbia si addensano nell´aria e si mischiano con la pioggia di una giornata d´inizio marzo che sembra autunno inoltrato e inarrestabile. Tra la folla spuntano due sagome di cartone a forma di bara che denunciano la morte del “made in Italy”, mentre dal capannello riunitosi davanti all´ingresso volano insulti all´indirizzo dei “padroni”: “Assassini”, “Vergogna”; qualcuno se la prende con i sindacati “venduti”.

Ad un certo punto, la tensione sfiora lo scontro con i poliziotti in tenuta antisommossa, che alzano gli scudi e sfoderano i manganelli.

Quando il board aziendale passa davanti alle finestre del piano terra, alcuni lavoratori scagliano la loro rabbia sulle inferriate, manate e insulti verso quegli uomini in completo scuro arrivati con le loro valigette a portarsi via il futuro degli oltre 600 di None.

Destinazione: Radomsko, Polonia, dove manodopera ed energia sono disponibili a prezzi stracciati. Per ogni 100 euro spesi a None, infatti, la produzione in Polonia costa il 13% in meno. «Per loro, le lavastoviglie non sono più competitive, e nel 2009 prevedono un calo del 12% delle vendite», spiega Dario Basso della Uilm. «Ci hanno fatto vedere un film al contrario, partendo dalla parola “Fine”», aggiunge. «La domanda è stata molto al di sotto delle previsioni, quindi l´azienda non ritiene sostenibile la produzione in entrambi gli stabilimenti.

La decisione di mantenere lo stabilimento polacco è dovuta esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali», è la laconica nota diffusa dall´azienda.

La chiusura dovrebbe avvenire prima dell´estate, ma i sindacati puntano i piedi e annunciano per il 20 marzo una manifestazione nazionale a Torino con i lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani che sciopereranno per 8 ore: «Se il ragionamento è quello dei costi, la vicenda di None è il campanello d´allarme per gli altri stabilimenti italiani», dice Claudio Suppo della Fiom. E sulla vicenda s´accende il dubbio: «Vorremmo sapere se la decisione della Indesit è legata anche a finanziamenti del governo polacco», chiede Maurizio Landini della Fiom. «Se così fosse, non escludiamo di ricorrere a qualsiasi iniziativa verso l´Europa e verso il governo italiano».

(06 marzo 2009)

Approfondimenti:

Fonte: Ebook contributi del Circolo Dicembre 2008.

La competitività è giocata prevalentemente sul dumping sociale?

In questa ipotesi si considera che i paesi scambisti abbiano costi uguali delle materie prime, uguali costi energetici, uguale capacità produttiva, uguale infrastrutture, insomma l’unica variabile è il costo della manodopera salariata a
causa di legislazioni diverse frutto di una storia sociopolitica diversa.
I dati per il costo della manodopera salariata sono stati presi dal Business Atlas 2008 la guida agli affari in 48 paesi del mondo a cura delle Camere di Commercio Italiane all’Estero. Le tabelle fornivano un minimo e un massimo per operai qualificati e un minimo e un massimo per operai specializzati, il risultato è la media arittimetica dei quattro valori.
Il procedimento per per arrivare al costo dei paesi non Italiani è determinato nel seguente modo: il Valore del prodotto finito è l’espressione monetaria di quanto viene realizzato dalla vendita ( il punto di incontro fra domanda e offerta a parità di fattori).
Fatto 100 il salario Italiano, quanta forza lavoro acquisisco in un altro paese?
Se la capacità produttiva singola è uguale, avrò una maggiore produzione o una minore incidenza della componente manodopera, senza alterare il valore assoluto delle altre voci interessate alla produzione, quindi si avranno ricavi sulle altre componenti come se il prodotto fosse eseguito in Italia.
Non solo: a fattori invariati, si ottene anche un vantaggio competitivo che potrà essere tramutato come fattore penetrante per acquisire quote di mercato, o pure si può trasformare in un ulteriore plusvalore.

Tabelle nostra elaborazione. Vantaggio Competitivo Paesi del BRIC

vantaggio-competitivo-bric

Con il solito procedimento il costo in uno stabilimento Cinese è di 77.87 con un vantaggio competitivo del 23,39%. In India è di 79,20 con un vantaggio competitivo del 20,80%. In Brasile e di 77,79 con un vantaggio competitivo del 22,21%.

Vantaggio Competitivo interna alla UE paesi dell’est Europa

vantaggio-competitivo-ue

Con il solito procedimento il costo in uno stabilimento in Romania è di 79,25 con un vantaggio competitivo del 20,73%. In Bulgaria è di 77,79 con un vantaggio competitivo del 22,21%. In Russia e di 79,25 con un vantaggio competitivo del 20,73% ( il costo medio della manodopera è uguale a quello Rumeno).

Altri fattori di vantaggio competitivo per le industrie integrate nel sitema paese, ma diversi dagli oneri per il mantenimento del Welfare State, sono: fattori strutturali di rigidità di sitema, fattori ambientali , i costi dell’energia, i costi dei prodotti petroliferi e delle materie prime, l’imposizione fiscale, le infrastrutture, gli adempimenti burocratici, la svalutazione della moneta ( la svalutazione della moneta gioca un ruolo non indifferente per i paesi esportatori, sopratutto se praticata per  periodi brevi e per consentire lo smaltimento delle scorte di magazino. Di contro spesso genera anche inflazione. L’italia con la lira usava spesso la svalutazione per aiutare le esportazioni).

Nostri Post.

Crisi:Indesit chiude a Torino e va in Polonia. Seicento Operai vanno a casa.

Contributi del Circolo Dicembre 2008 – Tabella dei vantaggi competitivi articolo ” ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO O RESPONSABILITA’ DEMOCRATICA?

Articoli Quotidiani.

Napolitano, segnali di aggravamento della crisi

Indesit: chiude Torino, stabilimento non competitivo

Chiude il paese del frigo

Indesit chiude fabbrica nel torinese: via 600 posti. Anche Natuzzi ferma stabilimento

Indesit, Chiamparino: “Non permetteremo sito None venga spazzato via”

Indesit, Damiano: Mantenere produzione italiana con sfida qualita’

Indesit, precisa, fatturato in linea con stime

Doppia mobilitazione, i lavoratori. Merloni e Indesit sul piede di guerra

Indesit: confermata chiusura impianto in Galles

Tabella Andamento degli indici di Borsa – Agg. al 05/03/2009

andamento-degli-indici-di-borsa1

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