Archivio per 3 marzo 2009

Crisi: La paga dei padroni

La paga dei padroni

Autori: Gianni Dragoni, Giorgio Meletti

Prezzo : € 14,60 – Pagine: 278 – Editore: Chiarelettere -Anno  2008

I contenuti:
I numeri fanno impressione. Mentre la Borsa nel 2007 ha perso l’8 per cento circa, gli stipendi dei manager sono saliti del 17 per cento. Idem per il 2006. Lo stipendio di Alessandro Profumo, amministratore delegato dell’Unicredit, è cresciuto del 39 per cento (9 milioni 426mila euro).

Il valore di mercato delle azioni Unicredit è sceso del 17 per cento. Perché?

Non è demagogia.

Clicca sull’immagine per ingrandirla

L’economia italiana è in piena recessione. I salari perdono potere d’acquisto.

È sempre più difficile arrivare alla fine del mese. E la colpa di chi sarebbe?

Dei dipendenti pubblici, definiti ‘fannulloni’, dei piccoli imprenditori, tutti evasori, dei lavoratori dipendenti, poco produttivi e troppo sindacalizzati. Manager, banchieri e capitani d’industria restano immuni da responsabilità. Per loro, se c’è qualcosa che non va è a causa della politica o del mercato internazionale.

Ma non è così. Basta vedere quanto guadagnano, e come.

Questo libro mette insieme gli stipendi e le storie della nostra classe dirigente. Un sistema granitico, di signorie e vassallaggi.

I nomi sono sempre gli stessi da anni: Ligresti, Pesenti, Berlusconi, Moratti, Agnelli, Colaninno, Romiti, De Benedetti, Caltagirone, Benetton… E poi c’è Mediobanca, l’epicentro del potere finanziario da sempre, la scatola nera del privilegio. La parola chiave è una sola: fedeltà.

Allora lo stipendio milionario è assicurato. Come insegna la saga infinita dei dirigenti pubblici, spostati da una parte all’altra, sempre con buonuscite record, e dopo aver accumulato, molto spesso, perdite disastrose.

E quella dei capitalisti senza capitali, che controllano una società con un’altra società, un’altra ancora, un’altra… Così hanno diritto a pochi dividendi, ma il potere è loro, basta una firma ed ecco che scatta il compenso d’oro.

La politica si può criticare. Ma guai a criticare gli imprenditori.

Guai a criticare Confindustria, oggi governata da Emma Marcegaglia.

Eppure almeno una domanda bisogna farla: perché se Confindustria Sicilia decide di espellere chi paga il pizzo lo stesso trattamento non vale per chi ammette di aver pagato tangenti?

Nel marzo 2008 Antonio Marcegaglia, numero uno della Marcegaglia Spa, ha patteggiato undici mesi di reclusione, pena sospesa, per corruzione.

Le classifiche dei manager più pagati del mondo

Gli Autori:

Giorgio Meletti, responsabile della redazione economica del Tg La7 , e Gianni Dragoni inviato de “Il Sole 24 Ore”

Le interviste del blog beppegrillo.it: G. Dragoni e G. Meletti.

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Crisi: Ocse,produttività troppo bassa in italiana

Ocse: produttività troppo bassa, l’economia italiana perde posizioni

In Italia è allarme produttività e il divario con le grandi economie del mondo si fa sempre più importamte. È questo, in sintesi, il giudizio dell’Ocse sul nostro Paese emerso nell’ambito del rapporto “Obiettivo crescita”, diffuso oggi. Dallo studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico la Penisola si colloca in 19esima posizione su 29 Paesi per la differenza del Pil pro capite rispetto agli Usa, con un divario superiore al 30% rispetto al 2007.

Produttività troppo bassa
Oltre alla minore produttività, a essere chiamato in causa dal rapporto è il basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra giovani, anziani, donne e nel Sud. L’Organizzazione, pur riconoscendo le «significative riforme» fatti negli ultimi anni sui mercati dei prodotti, sottolinea che molte altre devono essere ancora fatte. Tra le priorità indicate dagli economisti Ocse, le principali sono la riduzione della proprietà pubblica e delle barriere normative alla concorrenza, il miglioramento del sistema di istruzione, soprattutto universitario, il decentramento della contrattazione salariale, a cominciare dalla differenziazione dei salari nella pubblica amministrazione e la concessione di incentivi per l’innovazione.

Eliminare le barriere all’ingresso nei servizi
Secondo l’Ocse «l’elevato livello di proprietà pubblica e i vincoli normativi nei servizi professionali e nei trasporti ostacolano la crescita della produttività». Per l’Organizzazione, vanno quindi «eliminate le barriere all’ingresso nei servizi professionali, aboliti i tetti sui prezzi di tali servizi fissati dagli organismi di categoria, ridotte la proprietà e il coinvolgimento dello Stato nei business dell’elettricità, del gas, delle poste e dei trasporti e va anche limitato il coinvolgimento degli enti locali nelle aziende di servizi».

Troppo elevate le tasse sui redditi da lavoro
Ancora troppo elevata, per l’Ocse, la tassazione sul reddito da lavoro, soprattutto per i redditi più bassi: va quindi ridotta, finanziandola con tagli alla spesa pubblica e con il rafforzamento della lotta all’evasione. Nelle statistiche dell’Organizzazione l’Italia è al sesto posto tra i Paesi industrializzati per il peso del cuneo fiscale, cioè la differenza tra salario lordo e netto. Un altro punto debole della Penisola resta la bassa percentuale di laureati, che non arriva al 20% nella fascia d’età tra 25 e 34 anni contro l’oltre 30% della media Ocse.

Pochi incentivi alla ricerca
L’Italia, infine, rileva lo studio, è tra i Paesi meno generosi in materia di incentivi fiscali alla ricerca e allo sviluppo: l’Ocse consiglia, oltre a un attento utilizzo degli incentivi, anche la promozione di partnership tra l’industria e le università e di rendere più trasparenti le procedure di assunzione dei ricercatori.

Italia condizionata dal debito pubblico
Per quanto riguarda la reazione alla crisi in atto, il Governo italiano fa bene a muoversi con cautela, condizionato da un alto debito pubblico. Ne è convinto Paul O’ Brien, capo del Desk Italia dell’Ocse, che annuncia un’edizione straordinaria dell’Economic Outlook per il 31 marzo.
O’ Brien non rinuncia a dare qualche spunto, pur non fornendo ricette preconfezionate per favorire la ripresa: sì a un’estensione delle liberalizzazioni, per esempio; no, almeno sull’immediato, alla riforma delle pensioni, i cui effetti sarebbero proiettati troppo a lungo termine; no, ancora, alla nazionalizzazione del sistema creditizio; no a fusioni nel settore auto: non sarebbero la soluzione migliore per rilanciare il comparto.

Approfondimenti:

Almunia: pronti piani di salvataggio Paesi in difficoltà

Per Bernanke occorre rimboccarsi le maniche

Bernanke: governo USA deve intervenire con azioni decise

La Bce è pronta a tagliare all’1,5% il costo del denaro

Almunia: “Rischi deterioramento” Bernanke: “Ancora molto da fare”

Gm: siamo pronti a scendere sotto il 50% in Opel

Rifiuti: spariti 19,7 milioni di tonnellate per un business di 4,5 miliardi


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