Crisi: Il ritorno del Socialismo reale.

Il ritorno del Socialismo reale.

Cosi nella trasmissione radiofonica l’elefante su radio 24 Giuliano Ferrara introduceva la discussione sul piano di Obama che vuole dare la sanità pubblica in America ai ceti più deboli, e ricollegava a questo concetto anche le richieste di ieri dei paesi dell’est Europa fatte al summit straordinario della UE a Bruxelles.

Per la verità le cose dette da Ferrara per stessa sua ammissione sono una forzatura, ma non è una forzatura il fatto che una conseguenza di questa crisi sia la  Nazionalizzazione di  molti asset bancari e industriali.

Come non è una forzatura dire che occorre un Welfare diverso che protegga l’uomo e non il suo posto di lavoro.

MA IL MONDO AMERICA INCLUSA ,STA ANDANDO VERSO IL SOCIALISMO REALE?

DI CERTO NO!!!!!

L’America è obbligata come sono obbligate le nostre istituzioni, ad attuare politiche Keynesiane per evitare un tracollo del sistema nel suo complesso sia finanziario che produttivo.

L’unica vera differenza è che L’America, una volta stabilizzato il sistema, riuscirà a ritornare sulla sua strada che è quella dell’economia di mercato, il rischio e l’emergere nella società da soli, è nel DNA di questo popolo ed è scritto nella sua storia.

Noi Europei e in particolare noi Italiani, purtroppo, per politiche Keynesiane intendiamo L’IRI dei boiardi di Stato dove tutti attingevano alla greppia pubblica per fare i loro porci interessi.

Oggi il mondo è ostaggio nella morsa dei bassi salari, che incentivano la dislocazione in paesi emergenti che sono privi di ogni tutela sociale, dove il lavoratore è più vicino ad essere uno schiavo che un uomo degno di essere tutelato ( insomma braccia e non persone).

In Europa la situazione non è migliore, basta parlare con una badante per capire che rimpiangono il comunismo.

La colpa è nostra, mentre pensiamo alle badanti come un surrogato per risolvere il nostro deficit assistenziale nel prenderci cura dei nostri vecchi, egoisticamente non abbiamo mai pensato che una badante nel suo paese anche se impiegata alle poste guadagna 200,00 euro al mese. Nei paesi dell’est Europa per vivere secondo i loro standars di vita occorrono circa 1.000,00 euro al mese. Questo vuol dire che una famiglia di 4 persone non è in grado di mantenersi anche se lavorano tutti.

Le industrie dislocano la produttività in questi paesi dai bassi salari,non per beneficenza, ma per aumentare i profitti. E  sul piano strategico, la dislocazione industriale nei paesi dai bassi salarai,  fa si  che i loro abitanti diventino un targhet di clientela, un targhet di clientela particolare che dispone di un reddito non sufficiente per acquistare manufatti prodotti nei paesi più industrializzati. Paesi industrializzati che inglobano nel loro costo del lavoro diritti sociali acquisiti, frutto di battaglie sindacali dei decenni passati.

Ora la soluzione non è certo quella di abbassare i salari nei paesi industrializzati…..Come sempre le soluzioni sono ambivalenti da una parte si devono fare investimenti in R&S per posizionarsi su prodotti innovativi e dall’altra parte visto i tempi non certo brevi occorre che nei paesi in via di sviluppo est Europa compreso ci sia un aumento dei salari e un processo di sindacalizzazione del lavoro.

Solo cosi si potrà avere una dislocazione funzionale e strategica della produzione, che è una cosa positiva e non evitabile, in un sistema di mercato unico e aperto.

Oggi purtroppo, la dislocazione produttiva avviene non per  attuare una riorganizzazione logistica e strategica dell’impresa, ma solo e soltanto per una questione salariale che aumenta i profitti, e per via di una minore burocrazia e sindacalizzazione del sistema paese.

Cosa ci attende?

Ci sarà una spirale negativa, se da una parte il sussidio di disoccupazione allevia il disagio della persona , in economia va visto come una minore capacità di spesa dei soggetti, e quindi ci sarà inevitabilmente un calo dei consumi interni. Una minore produzione quantitativa del PIL, non solo produce disoccupazione e minore ricchezza personale che deriva dal proprio lavoro, ma produce anche un minore gettito fiscale. Minor gettito che inevitabilmente falcerà drasticamente anche il secondo reddito che è quello redistributivo, reddito che percepiamo come cittadini dallo stato che ci fornisce i servizi sociali. Servizi  che sono finanziati in Italia mediante una tassazione progressiva.

Si può espandere il debito pubblico, come fenomeno anticiclico?

Di solito è quello che uno stato intelligente deve fare (almeno secondo Keynes), ma va detta una cosa e in maniera chiara, il debito pubblico non è ricchezza, ma è un debito che impoverisce la collettività. E’ un debito che va pagato in futuro e spesso chi spende oggi non è il solito che pagherà domani.

Insomma spesso il debito pubblico è un debito che lasciamo da pagare ai nostri figli e in Italia il debito e già al 106% del PIL contro la media UE del 65% del PIL.

E’ ovvio che paesi coma la Spagna, Francia e  Germania in teoria possono espandere il loro debito e rimanere dentro i limiti dei loro concorrenti (passatemi il termine).

Nella realtà di fatto allo stato attuale c’è una barriera per evitare questo ed è il patto di stabilità di Maastricht che vincola i paesi UE a non spendere oltre il 3%  delle spese correnti previste (di solito quel 3% è privo di copertura economica, e di fatto aumenta il debito pubblico).

Se la crisi continua su questi livelli, è opinione personale di chi scrive che su questo patto ci sarà una deroga concordata nella UE.  Se cosi fosse,  l’Italia si troverà in netta difficoltà rispetto agli altri paesi industrializzati nell’attuare politiche anticicliche, e  questo fatto, avrà effetti sociali da non sottovalutare sia in termini materiali (reali) che sociologici (è molto probabile che il paragone con gli altri paesi del G.8 sarebbe inevitabilmente perdente, e di conseguenza alimenterà il malcontento).

L’unica alternativa che abbiamo, è quella dei buoni padri di famiglia, che prima di fare un altro debito cercano di ridurre le spese del superfluo, e dopo nell’interesse della famiglia stessa , casomai si indebitano.

Il nuovo debito comunque deve rimanre nel limite di ciò che è sostenibile ( rimborsabile in base alle entrate familiari) per evitare che la famiglia vada in bancarotta.

QUINDI NIENTE PAURA, NON C’E’ NESSUNA ONDATA DI SOCIALISMO REALE ALLE PORTE.

DOBBIAMO SOLO SPERARE INVECE, CHE CI SIA UNA CLASSE DIRIGENTE LUNGIMIRANTE E CHE CI GUIDI IN UN PORTO SICURO.

Spunti di riflessione:

Il buon padre di famiglia risparmia e taglia senza creare devastazioni sociali.

Come recuperare 5.563.034.740,00 euro l’anno.

Soldi che possono essere reinvestiti in piani decennali e che dimostrano che i grandi numeri sono sempre la somma di piccoli numeri.

Il primo focus ci dice che si può risparmiare  5.322.714.740,00 Euro l’anno agendo solo su tre voci di spesa. In questo studio (casalingo è bene dirlo) si è ipotizzato un piano di fattibilità in dieci anni per vedere quanti asili nido o scuole si possono costruire nelle 103 provincie Italiane.

GLI SPRECHI DELLO STATO ITALIANO ! – file pdf pag.5 – del 12/09/2007

Il secondo focus prende in considerazione le prime 5 Coop di distribuzione al dettaglio, e riallinea le imposte pagate al netto dei benefici fiscali concessi solo alle cooperative. E bene dirlo, anche se è scritto nel Post ,che noi non vogliamo togliere un solo Euro alle Coop che si occupano veramente di sociale e di assistenza alla persona. In quanto, i servizi da loro forniti, per noi sono diritti che deve fornire lo Stato anche se vengono demandati a soggetti esterni. E’ ovvio che in questo caso, ad una detrazione fiscale corrisponde un minor costo del servizio per l’intera collettività.

Pagare tutti per pagare meno tutti! Ma le Coop?

Approfondimenti:

Il Riformista: Dario svolta a sinistra

Annunci

marzo: 2009
L M M G V S D
« Feb   Apr »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Contattaci

Circolo Bientina

  • Primarie 2009

Varie Bientina

Siti di area PD

  • Area Dem

Dossier Crisi

Dossier Encicliche Sociali

    Articoli Encicliche - Eletti PD

Dossier Articoli Crisi Economica

  • Pulsante keynesiano
  • Lezioni per il futuro

Documenti Crisi Economia Circolo

  • Crisi Globale
  • Focus Economia

Festa Nazionale PD

Link Iniziative

Web TV

RSS New Wikio

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

Libreria Circolo

Le Riviste Disponibili Nel Circolo

Libri Disponibili Nel Circolo

Documenti Vari

Documenti Esterni

  • Rapporti

Workig Papers

Link PD

Sito Nazionale

Gruppi Parlamentari

Unione Provinciale

Unione Regionale

Gruppi Regionali

Iniziative Locali

Link Vari Area PD

    Eletti In Toscana

Programmi

Programma PD

New Agenzie

  • New Google Birmania
      • Rasegna stampa pd
      • ANSA IT
      • ANSA Live UE
    • news google

    Sondaggi e Ricerche

    • ipr marketing

    citizen journal

    Link Vari

    Associazioni

      Osservatori

    Democratici Nel Mondo

    • Logo Democratic
    • Sito Barack Obama
    • Sito Hillary Clinton

    Iniziative Umanitarie



    Organismi – Istituti E Commissioni Di Ricerca

    • Unione Europea
    • censis
    • cnel
    • cnel commissione lavoro
    •  glocus logo
    • ISAE
    • ICE
    • Unicamere
    • logo Airi
    • Eurispes
    • Logo APAT
    • FMI
    • WTO
    • Banca Mondiale

      Commissioni

        • Logo Cefass

    Categorie

    Archivio Per Mese