Archivio per 2 marzo 2009

Crisi: Il ritorno del Socialismo reale.

Il ritorno del Socialismo reale.

Cosi nella trasmissione radiofonica l’elefante su radio 24 Giuliano Ferrara introduceva la discussione sul piano di Obama che vuole dare la sanità pubblica in America ai ceti più deboli, e ricollegava a questo concetto anche le richieste di ieri dei paesi dell’est Europa fatte al summit straordinario della UE a Bruxelles.

Per la verità le cose dette da Ferrara per stessa sua ammissione sono una forzatura, ma non è una forzatura il fatto che una conseguenza di questa crisi sia la  Nazionalizzazione di  molti asset bancari e industriali.

Come non è una forzatura dire che occorre un Welfare diverso che protegga l’uomo e non il suo posto di lavoro.

MA IL MONDO AMERICA INCLUSA ,STA ANDANDO VERSO IL SOCIALISMO REALE?

DI CERTO NO!!!!!

L’America è obbligata come sono obbligate le nostre istituzioni, ad attuare politiche Keynesiane per evitare un tracollo del sistema nel suo complesso sia finanziario che produttivo.

L’unica vera differenza è che L’America, una volta stabilizzato il sistema, riuscirà a ritornare sulla sua strada che è quella dell’economia di mercato, il rischio e l’emergere nella società da soli, è nel DNA di questo popolo ed è scritto nella sua storia.

Noi Europei e in particolare noi Italiani, purtroppo, per politiche Keynesiane intendiamo L’IRI dei boiardi di Stato dove tutti attingevano alla greppia pubblica per fare i loro porci interessi.

Oggi il mondo è ostaggio nella morsa dei bassi salari, che incentivano la dislocazione in paesi emergenti che sono privi di ogni tutela sociale, dove il lavoratore è più vicino ad essere uno schiavo che un uomo degno di essere tutelato ( insomma braccia e non persone).

In Europa la situazione non è migliore, basta parlare con una badante per capire che rimpiangono il comunismo.

La colpa è nostra, mentre pensiamo alle badanti come un surrogato per risolvere il nostro deficit assistenziale nel prenderci cura dei nostri vecchi, egoisticamente non abbiamo mai pensato che una badante nel suo paese anche se impiegata alle poste guadagna 200,00 euro al mese. Nei paesi dell’est Europa per vivere secondo i loro standars di vita occorrono circa 1.000,00 euro al mese. Questo vuol dire che una famiglia di 4 persone non è in grado di mantenersi anche se lavorano tutti.

Le industrie dislocano la produttività in questi paesi dai bassi salari,non per beneficenza, ma per aumentare i profitti. E  sul piano strategico, la dislocazione industriale nei paesi dai bassi salarai,  fa si  che i loro abitanti diventino un targhet di clientela, un targhet di clientela particolare che dispone di un reddito non sufficiente per acquistare manufatti prodotti nei paesi più industrializzati. Paesi industrializzati che inglobano nel loro costo del lavoro diritti sociali acquisiti, frutto di battaglie sindacali dei decenni passati.

Ora la soluzione non è certo quella di abbassare i salari nei paesi industrializzati…..Come sempre le soluzioni sono ambivalenti da una parte si devono fare investimenti in R&S per posizionarsi su prodotti innovativi e dall’altra parte visto i tempi non certo brevi occorre che nei paesi in via di sviluppo est Europa compreso ci sia un aumento dei salari e un processo di sindacalizzazione del lavoro.

Solo cosi si potrà avere una dislocazione funzionale e strategica della produzione, che è una cosa positiva e non evitabile, in un sistema di mercato unico e aperto.

Oggi purtroppo, la dislocazione produttiva avviene non per  attuare una riorganizzazione logistica e strategica dell’impresa, ma solo e soltanto per una questione salariale che aumenta i profitti, e per via di una minore burocrazia e sindacalizzazione del sistema paese.

Cosa ci attende?

Ci sarà una spirale negativa, se da una parte il sussidio di disoccupazione allevia il disagio della persona , in economia va visto come una minore capacità di spesa dei soggetti, e quindi ci sarà inevitabilmente un calo dei consumi interni. Una minore produzione quantitativa del PIL, non solo produce disoccupazione e minore ricchezza personale che deriva dal proprio lavoro, ma produce anche un minore gettito fiscale. Minor gettito che inevitabilmente falcerà drasticamente anche il secondo reddito che è quello redistributivo, reddito che percepiamo come cittadini dallo stato che ci fornisce i servizi sociali. Servizi  che sono finanziati in Italia mediante una tassazione progressiva.

Si può espandere il debito pubblico, come fenomeno anticiclico?

Di solito è quello che uno stato intelligente deve fare (almeno secondo Keynes), ma va detta una cosa e in maniera chiara, il debito pubblico non è ricchezza, ma è un debito che impoverisce la collettività. E’ un debito che va pagato in futuro e spesso chi spende oggi non è il solito che pagherà domani.

Insomma spesso il debito pubblico è un debito che lasciamo da pagare ai nostri figli e in Italia il debito e già al 106% del PIL contro la media UE del 65% del PIL.

E’ ovvio che paesi coma la Spagna, Francia e  Germania in teoria possono espandere il loro debito e rimanere dentro i limiti dei loro concorrenti (passatemi il termine).

Nella realtà di fatto allo stato attuale c’è una barriera per evitare questo ed è il patto di stabilità di Maastricht che vincola i paesi UE a non spendere oltre il 3%  delle spese correnti previste (di solito quel 3% è privo di copertura economica, e di fatto aumenta il debito pubblico).

Se la crisi continua su questi livelli, è opinione personale di chi scrive che su questo patto ci sarà una deroga concordata nella UE.  Se cosi fosse,  l’Italia si troverà in netta difficoltà rispetto agli altri paesi industrializzati nell’attuare politiche anticicliche, e  questo fatto, avrà effetti sociali da non sottovalutare sia in termini materiali (reali) che sociologici (è molto probabile che il paragone con gli altri paesi del G.8 sarebbe inevitabilmente perdente, e di conseguenza alimenterà il malcontento).

L’unica alternativa che abbiamo, è quella dei buoni padri di famiglia, che prima di fare un altro debito cercano di ridurre le spese del superfluo, e dopo nell’interesse della famiglia stessa , casomai si indebitano.

Il nuovo debito comunque deve rimanre nel limite di ciò che è sostenibile ( rimborsabile in base alle entrate familiari) per evitare che la famiglia vada in bancarotta.

QUINDI NIENTE PAURA, NON C’E’ NESSUNA ONDATA DI SOCIALISMO REALE ALLE PORTE.

DOBBIAMO SOLO SPERARE INVECE, CHE CI SIA UNA CLASSE DIRIGENTE LUNGIMIRANTE E CHE CI GUIDI IN UN PORTO SICURO.

Spunti di riflessione:

Il buon padre di famiglia risparmia e taglia senza creare devastazioni sociali.

Come recuperare 5.563.034.740,00 euro l’anno.

Soldi che possono essere reinvestiti in piani decennali e che dimostrano che i grandi numeri sono sempre la somma di piccoli numeri.

Il primo focus ci dice che si può risparmiare  5.322.714.740,00 Euro l’anno agendo solo su tre voci di spesa. In questo studio (casalingo è bene dirlo) si è ipotizzato un piano di fattibilità in dieci anni per vedere quanti asili nido o scuole si possono costruire nelle 103 provincie Italiane.

GLI SPRECHI DELLO STATO ITALIANO ! – file pdf pag.5 – del 12/09/2007

Il secondo focus prende in considerazione le prime 5 Coop di distribuzione al dettaglio, e riallinea le imposte pagate al netto dei benefici fiscali concessi solo alle cooperative. E bene dirlo, anche se è scritto nel Post ,che noi non vogliamo togliere un solo Euro alle Coop che si occupano veramente di sociale e di assistenza alla persona. In quanto, i servizi da loro forniti, per noi sono diritti che deve fornire lo Stato anche se vengono demandati a soggetti esterni. E’ ovvio che in questo caso, ad una detrazione fiscale corrisponde un minor costo del servizio per l’intera collettività.

Pagare tutti per pagare meno tutti! Ma le Coop?

Approfondimenti:

Il Riformista: Dario svolta a sinistra

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PD: Assegno ai disoccupati.Nicola Rossi iniziativa mediatica di Franceschini.

Fonte in estratto: Il Corriere Della Sera del 02/03/2009 pag.8

Assegno ai disoccupati. Nicola Rossi  iniziativa mediatica di Franceschini.

Il senatore del Pd Nicola Rossi non vede nella proposta di assegno ai disoccupati lanciata da Franceschini nessun cambio di rotta rispetto a Veltroni, ma “è portato a credere in una iniziativa mediatica”.

Rossi puntualizza che l’ipotesi di “ampia riforma degli ammortizzatori sociali è presente da mesi nelle proposte del Pd”, una riforma che per il senatore andava fatta. ” Non posso pensare, aggiunge, che quella del segretario sia la richiesta dell’ennesimo strumento speciale”.

Rossi ricorda la sua riserva per la copertura economica della riforma: “Secondo la proposta già avanzata dal Pd il finanziamento dovrebbe avvenire espandendo il deficit pubblico di un punto di Pil l’anno.Il riferimento implicito è alla manovra in disavanzo, ma ci sono ragioni di finanza pubblica che lo sconsigliano caldamente”.

Crisi: Scontri sui disoccupati.No di Berlusconi al piano del Pd

Fonte: La Repubblica. it

Sul sito di Repubblica.it si possono leggere i commenti dei lettori.

Scontri sui disoccupati. No di Berlusconi a piano Pd.

Bruxelles, il premier boccia l’assegno di disoccupazione: “Ci costerebbe 1,5 punti di pil”. Dario Franceschini insiste: “I soldi per assegno dalla lotta all’evasione”

MILANO – “L’assegno di disoccupazione non è sostenibile. Ci costerebbe 1,5 punti di pil, abbiamo un debito troppo alto”. Silvio Berlusconi boccia la proposta avanzata 24 ore prima da Dario Franceschini (un assegno mensile di disoccupazione per chi perde il lavoro). Ma il segretario del Pd, ospite del programma di Fabio Fazio Che tempo che fa, rilancia la sua idea e suggerisce di prelevare i fondi necessari dalla lotta all’evasione fiscale.

Il premier a Bruxelles per il vertice Ue. Berlusconi, al termine del vertice straordinario della Ue, si è detto “soddisfatto” perché il problema degli asset tossici “non riguarda le nostre banche”. Durante il vertice, ha spiegato il premier nel corso della conferenza stampa, “ci è stata riconosciuta la primazia dell’intervento fatto dal nostro governo a ottobre, quando abbiamo dichiarato che mai nessuna banca sarebbe fallita e non ci sarebbero state perdite per i risparmiatori. Le nostre banche sono quelle meno toccate da ciò che invece preoccupa gran parte delle banche di tutti i paesi. E quel poco che c’è – aggiunge – dipende dal fatto che alcune banche hanno comprato banche estere, soprattutto nell’Europa dell’Est”.

“Assegno di disoccupazione, non sostenibile”. Quanto all’assegno di disoccupazione proposto dai democratici, il governo “vorrebbe fare molto di più”, ha detto Berlusconi, ma “noi viviamo in Europa e quindi abbiamo vincoli europei” e un provvedimento come quello proposto dal Pd, “che costerebbe 1,5 punti del pil, non è sostenibile”: “Un ulteriore innalzamento del debito pubblico comporterebbe da un lato uno spread sul nostro costo degli interessi passivi sulle nostre emissioni di titoli del debito pubblico, dall’altro addirittura la possibilità che non ci siano risposte alla nostra emissione di titoli pubblici, se il nostro debito fosse troppo elevato”.

Franceschini: i soldi per assegno dalla lotta all’evasione. Dario Franceschini ha rilanciato la sua proposta sostenendo che i soldi per l’assegno in favore di chi perde il lavoro potranno venire in buona parte dalla lotta all’evasione fiscale. Ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, nella puntata in onda questa sera su RaiTre, il segretario del Pd ha spiegato che ora gli ammortizzatori sociali sono garantiti solo ad alcuni lavoratori mentre precari, dipendenti delle piccole e medie imprese e chi ha contratti di collaborazione “quando smettono di lavorare vanno a zero lire”. I fondi per garantire questo “accompagnamento ai lavoratori in uscita”, secondo Franceschini, potranno venire da più voci come ad esempio il taglio della spesa pubblica contro gli sprechi, ma soprattutto dalla lotta “all’evasione fiscale che in Italia si stima sia intorno ai 110 miliardi. Da quando hanno iniziato a governare loro, gli studi dicono che è aumentata di 7-8 miliardi”. Basterebbe recuperare il 10% dell’evasione – ha aggiunto – per finanziare queste cose”. In ogni caso, secondo il segretario del Pd, l’evasione è “contro la legge e da condannare” ma in questo momento di crisi “è un delitto che va combattuto con forza”. “Perdere il voto di qualche evasore – ha concluso – non ci interessa”.

Nessuna intesa su presidenza Rai. Non c’è ancora un’intesa sul nome del presidente della Rai ha confermato Franceschini. Il segretario del Pd ha spiegato che “non spetta a un responsabile di partito” fare un nome. “Sarebbe sbagliato – ha detto – c’è un percorso che prevede che sia votato dai due terzi della commissione di vigilanza e questo richiede inevitabilmente che sia una personalità che vada bene a maggioranza e a opposizione”. Alla domanda se ci sia già un’intesa sul nome, Franceschini ha risposto laconicamente “no”.

“Preoccupante se vince Berlusconi”. Parlando delle prossime elezioni europee Franceschini ha fatto un appello a evitare l’astensione aggiungendo che se Berlusconi fosse il vincitore “quello che avverrebbe il giorno dopo è una cosa che può preoccupare tutti”. Il segretario del Pd ha detto di chiedere “agli italiani di non scegliere la strada dell’astensione e della sfiducia in questo momento e fare uno sforzo e rafforzare il Pd evitando che dalle prossime elezioni europee esca Berlusconi come vincitore: perché quello che avverrebbe il giorno dopo è una cosa che può preoccupare tutti”.

“Adesso dobbiamo salvare il Pd”. “Per la nostra generazione il Pd era un pensiero lontano nel tempo. E’ arrivato prima e adesso dobbiamo salvarlo” ha detto Franceschini confermando che il suo lavoro terminerà con il congresso del partito a ottobre. “Questo – ha detto – mi serve anche per lavorare completamente libero dall’esigenza di procurarmi futuri alleati per il prossimo congresso. Non dare fastidio a questo, non pestare il piede a quell’altro, limita l’azione”. Franceschini ha ribadito di essere “convinto di finire lì”. “Se riuscissi a contribuire a fare due cose – ha aggiunto – un congresso virtuoso con un confronto di candidature e superare con esito positivo le europee avrei fatto tutto quello che si può sognare”.

(1 marzo 2009)

Crisi:File alla Caritas,”A Pomigliano nessuno lavora più”

Fonte: Repubblica.it

Di CRISTINA ZAGARIA

File alla Caritas, negozi vuoti “A Pomigliano nessuno lavora più”

Fiat, il vescovo di Nola: “E’ un terremoto. E la crisi aiuta la camorra”
Ognuno in famiglia ha un cassintegrato. “Abbiamo bisogno di un piano produttivo”.

POMIGLIANO D’ARCO – “È un terremoto. E Pomigliano è solo l’epicentro. Questa crisi è una scossa che investe tutti i comuni del circondario, Acerra, Sant’Anastasia, Nola, Afragola. È una strage di famiglie e di giovani”. Da Pomigliano D’arco arriva la voce del vescovo di Nola, monsignore Beniamino Depalma, che dopo le parole del Papa ieri, parla di un presente “di speranza e di solidarietà”, ma anche di un futuro “con la paura della disoccupazione, terreno fertile per la criminalità”. “I nostri giovani non chiedono oro e argento, chiedono solo di lavorare. È a loro che dobbiamo garantire un futuro, per impedire che la camorra ce li strappi”.

A Pomigliano la crisi è per strada, nelle piazze, nelle case. In paese c’è chi già vede le fabbriche svuotate e trasformate in centri commerciali, dove però nessun potrà comprare niente. “La nostra Caritas – spiega don Peppino Gambardella, parroco di San Felice in Pincis – si sta affollando di nuovi poveri: c’è chi chiede di pagare le bollette, chi viveri, chi lavoro. Noi abbiamo paura che questo fenomeno faccia crescere l’usura, i furti, la delinquenza: la camorra approfitta di questi momenti per assoldare nuovi adepti. Si parla già dell’arrivo di estortori che vengono a chiedere il pizzo qui, in città”.

Continua a leggere L’articolo su Repubblica.it

PD: Ilvio Diamanti,Gli ex-voto del Pd esuli in Italia

Fonte: La Repubblica del 01/03/2009

Gli ex-voto del Pd esuli in Italia

DI ILVO DIAMANTI

Scomparsi,molti elettori che un anno fa avevano votato per il Pd: chissà dove sono finiti. I sondaggi condotti dai maggiori istituti demoscopici, infatti, oggi stimano il voto al Pd fra il 22 e il 24%. Alcuni anche di meno. L´IdV di Antonio di Pietro, parallelamente, ha pressoché raddoppiato i consensi e si attesta intorno al 9%. Le diverse formazioni riunite un anno fa nella Sinistra Arcobaleno, infine, hanno risalito la china, ma di poco. Nell´insieme, queste stime di voto non danno risposta al quesito. Anzi: lo rilanciano.

Dove sono finiti gli elettori che avevano votato per il Pd nel 2008? Rispetto ad allora mancano circa 10 punti percentuali. L´IdV ne ha recuperato qualcuno.

Ma non più di 2 o 3, secondo i flussi rilevati dai sondaggi. E gli altri 7-8? Quasi 3 milioni di elettori: svaniti. O meglio: invisibili a coloro che fanno sondaggi. Perché si nascondono. Non rispondono o si dichiarano astensionisti. Oppure, ancora, non dicono per chi voterebbero: perché non lo sanno.

Certamente, non si tratta di una novità. L´incertezza è una condizione normale, per gli elettori. D´altronde, è da tempo che non si vota più per atto di fede. Inoltre, non si è ancora in campagna elettorale. E di fronte non ci sono elezioni politiche, ma altre consultazioni, nelle quali gli elettori si sentono più liberi dalle appartenenze.

Come dimenticare, d´altronde, che il centrodestra ha perduto tutte le elezioni successive al 2001?

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