Crisi:Bersani «Riportiamo il PD in fabbrica»

Fonte: Il sole24ore.it

«Riportiamo il PD in fabbrica»

intervista di Fabrizio Forquet

«L’impresa è una barca – racconta Pier Luigi Bersani, 57 anni –, se naviga bene ci stanno su sia gli imprenditori sia i lavoratori. Se va giù, vanno giù tutti. E bevono, quanto bevono». Da ministro ombra dell’Economia, Bersani si è spesso trovato in disaccordo con il suo segretario. Ora vede le condizioni per un cammino nuovo: «Siamo stati troppo tempo lontani dalle fabbriche, ma nelle ultime settimane, già con Veltroni, si è cambiata rotta: ci sono le condizioni per lavorare nella direzione giusta».

Mentre sabato discutevate in assemblea sul successore di Veltroni, il Governatore Mario Draghi dal Forex ha lanciato il suo allarme sul fronte del lavoro. Qualcuno a sinistra le ha chiesto di ripartire da lì e di annunciare subito il programma del Pd.

Con l’elezione di Franceschini, abbiamo evitato di cadere nel ridicolo, ritrovandoci in piena crisi a dividerci nei nostri gazebo su chi aveva i capelli e chi no. Ora possiamo concentrarci con tutte le nostre energie su questo durissimo passaggio economico e sociale. Mi aspetto che, come un sol uomo, riprendiamo il filo di una proposta per le imprese e i lavoratori che nelle ultime settimane era finalmente migliorata.

Veltroni aveva riunito le parti sociali e aveva lanciato un piano che coinvolgeva le piccole e medie imprese. Che fine fa quel lavoro?

Dobbiamo procedere in continuità con quelle ultime iniziative. Se il partito è arretrato in tante zone industriali è perché per troppo tempo lì non ci siamo stati. Io stesso ho fatto assemblee dei lavoratori dentro le fabbriche come non facevo da tempo. Con i lavoratori e con gli imprenditori, perché lì capisci come sia una caricatura quella di chi dice che devi stare o con i primi o con i secondi.

Ma lei che ruolo avrà nel partito nei prossimi mesi?

Darò una mano occupandomi di questi temi, dei miei temi (salvo sorprese, Bersani sarà il coordinatore del partito per l’economia, Ndr). È Franceschini che decide, ma qui si tira tutti la carretta. L’importante è che, superato il trauma, ci buttiamo a capofitto nei temi sociali e non ci facciamo più rappresentare come una realtà che discute solo su se stessa.

Ieri il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha osservato che la crisi non sarà superata finché non si garantirà stabilità ai mercati e alle banche. Da dove si comincia: dalle banche o dal lavoro?

Terrei conto del monito di un altro banchiere centrale, del presidente della Bce Trichet: c’è il rischio che le banche tengano al loro interno i prestiti e non li trasmettano alle imprese. Perciò non credo che i cosiddetti Tremonti-bond siano lo strumento migliore per il rilancio del sistema industriale. Almeno bisognava prevedere meccanismi più stringenti per la trasmissione dei finanziamenti alle aziende e andava dato un segnale sul management che ha sbagliato. Quei bond non basteranno: servono soluzioni diverse o tante imprese nei prossimi mesi ci lasceranno la pelle.

La priorità, sembra di capire, è l’economia reale.

La priorità è il lavoro e sono le imprese: che poi è la stessa cosa. Quello che serve è un intervento straordinario fatto di politiche fiscali e politiche pubbliche per il sistema industriale.

Ma queste misure costano, mentre i Tremonti-bond sono a costo zero.

Lo so. Togliamoci, tuttavia, dalla testa che la crisi si superi senza spendere. Per fronteggiare la situazione abbiamo bisogno di una manovra di 15-17 miliardi.

È possibile? Il debito pubblico corre già verso il 114%…

Non mi si dica che un grande Paese come l’Italia, in questa situazione, non è in grado di mobilitare le risorse che servono. Diamoci uno spazio di tre anni: nel primo investiamo e per i successivi già prevediamo il meccanismo di rientro. Con l’euro lo abbiamo fatto, dovremmo tornare a quell’esempio. Non puoi dire non ci sono i soldi se hai la gente per strada.

Il Governo ha stanziato otto miliardi per ammortizzatori.

Ma le basi di finanziamento sono incerte e discutibili e i soldi veri non si vedono ancora. Non basterà. Guardi, io sono stato a Bergamo nei giorni scorsi. Solo lì, esclusi i precari, servono 10 milioni di euro nel 2009. La verità è che si sottovaluta una situazione che può avere risvolti sociali poco controllabili. Sto girando tutta Italia, vorrei che lo stesso facesse il governo. Convochi tutti intorno a un tavolo. Montezemolo ha parlato di Stati generali. Ottimo. Facciamoli. Noi a marzo abbiamo la nostra iniziativa ManiFutura a Pisa. È un’altra occasione per discutere. C’è tanta gente che sta male. Non solo lavoratori e precari, ma anche piccoli imprenditori nei cui occhi ho letto il panico. Il clima è davvero brutto, corriamo il rischio di una stagione molto calda. Servono misure immediate per impedire che tutto questo degeneri.

Lei cosa propone?

Innanzi tutto è giusto intervenire su una categoria particolare di imprese: sono quelle che, virtuosamente, hanno investito nel 2008, ma ora si trovano strangolate tra il difficile ammortamento di macchinari che non producono e le banche che chiedono di rientrare. Su queste aziende bisogna intervenire con sgravi fiscali retroattivi. Glielo dobbiamo: sono gli imprenditori che hanno dato di più.

E per tutti gli altri?

Va rafforzato il programma di incentivi legato a Industria 2015, in riferimento alla mobilità sostenibile, al risparmio energetico e alle tecnologie del made in Italy. Bisogna accelerare davvero i pagamenti della pubblica amministrazione, un piccolo tesoro che può essere da subito disponibile. E vanno concentrate le risorse per le infrastrutture sui cantieri locali, che sono immediatamente attivabili.

Come giudica la proposta per trattenere in azienda il Tfr destinato all’Inps?

Era giusta. Tremonti ha detto che si toglievano soldi ai lavoratori, in realtà quelli sono soldi del Tesoro.

Sulle questioni sindacali lei non ha nascosto il suo malumore nei mesi scorsi per una certa lontananza del Partito democratico dalla Cgil.
Io non sono filo-Cgil. Faccio il mio mestiere, sto dove stanno i lavoratori e dove stanno i piccoli imprenditori.

Ma se i lavoratori stanno su posizioni diverse, come è avvenuto sulla riforma dei contratti?

Guardi, l’errore lo ha fatto il Governo. Se io fossi stato al suo posto non avrei mai chiuso quell’intesa senza la partecipazione di tutti, soprattutto in questa fase. Non perché sono amico di questo o di quello, ma perché nelle difficoltà un Paese deve stare insieme.

Ma nell’approccio verso il sindacato si aspetta novità dall’uscita di Veltroni?

Mi aspetto che il mio partito stia nelle fabbriche, vicino ai lavoratori e vicino ai piccoli imprenditori. Per un po’ non lo abbiamo fatto, ora abbiamo ricominciato. Anche con Veltroni. Siamo tornati sulla barca. E mi auguro di non scenderne più.

25 febbraio 2009

Approfondimenti:

FOREX: Il Governatore Mario Draghi è intervenuto al 15° Congresso degli operatori finanziari – file pdf.pag. 17

Rapporto ISAE -25 febbraio 2009 -“Le previsioni per l’economia italiana” Ciclo, imprese, lavoro.

SINTESI PER LA STAMPA – File pdf.pag.7

Introduzione e sintesi  – file pdf-pag.19

Slide di presentazione del Rapporto

ISTAT:

Nel mese di gennaio 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, le esportazioni verso i paesi extra Ue sono diminuite del 29,9 per cento, mentre le importazioni hanno subito una riduzione del 23,8 per cento.

Nello stesso mese il saldo commerciale con i paesi extra Ue è risultato negativo per 3.978 milioni di euro, mentre a gennaio 2008 si era registrato un disavanzo di 4.344 milioni di euro.

Comunicato  ISTAT

Articoli:

Lavoro, storie quotidiane dal fronte della recessione

Affari con la Cina , l’Italia non c’è

Banca D’Italia:

In febbraio €-coin ha registrato un nuovo, marcato calo.

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