Le elezioni in Israele

Pubblichiamo l’intervista di Enrico Catassi sulle elezioni in Isdraele,l’intervista è pervenuta sulla email del circolo.

Le elezioni in Israele.

Le elezioni- lezioni d’Israele: come in Italia anche in Terra Santa la sinistra affronta una crisi elettorale, nello stato fondato da Ben Gurion l’onda di destra ed i nazionalismi raccolgono consensi assoluti, la sinistra frastagliata non tiene nemmeno nelle roccaforti storiche e gli ex alleati di governo, Kadima in primis, riflettono sulla possibilità di aderire alla compagine del futuro governo con Likud e Yisrael Beitenu. A poche ore dal voto, e da una catastrofe annunciata, mi sono recato nella sede del partito laburista a Tel Aviv, ne è uscito un interessante dialogo con Yoav Sivan portavoce dell’ avodà che vi propongo.

Ci racconti queste ultime ore prima del voto che potrebbe cambiare la storia d’Israele?

È una campagna molto calma, decisamente condizionata dagli eventi di Gaza che di fatto hanno letteralmente attratto l’attenzione di tutti. Insomma, la sicurezza del Paese è venuta prima di tutto, lasciando la bagarre politica alle ultime due settimane. Tuttavia, è chiaro che in un sistema politico di dinamismo e imprevedibilità come quello israeliano anche un giorno di campagna elettorale può cambiare gli esiti del voto.

Stai parlando dell’imminente liberazione del soldato Gilad Shalit?

No, la liberazione è al di fuori di ogni disputa politica, non può essere manipolata, che il soldato Shalit torni a casa vivo è la speranza di ogni israeliano. I nostri politici, o almeno non tutti, non sono così cinici come spesso vengono dipinti dai giornali europei.

In sintesi qual’è stato il manifesto del partito laburista?

Al primo posto la sicurezza, poi la situazione economica, il welfare ed il processo di pace in generale. La piattaforma è basata su questi punti. Come partito riponiamo la massima fiducia nella possibilità di definire, in tempi brevi, un processo duraturo di pace con palestinesi e siriani. Il nostro leader, Ehud Barak, ha ammesso pubblicamente di apprezzare la proposta dell’Arabia Saudita, enfatizzando la necessità della soluzione di due stati nell’interesse della sicurezza nazionale. Allo stesso tempo abbiamo scelto di continuare ad opporci fermamente alla violenza del terrorismo.

Che squadra proponete?

Il leader è Barak, da ministro della difesa ha dimostrato in questo anno le sue enormi capacità. Abbiamo scelto una squadra di professionisti, per ciascun settore abbiamo messo in lista le nostre migliori risorse, uomini e donne. A differenza degli altri partiti abbiamo puntato sul gruppo, forte ed unito, e non sul singolo.

Quindi in caso di sconfitta la leadership non verrebbe messa in discussione?

Credo che Barak sappia coniugare doti uniche, in particolar modo non vedo altri politici con una tale determinazione ed autorevolezza.

Il vostro nemico elettorale?

Questa è una campagna atipica, non abbiamo un unico avversario, ci sono molti elettori che esitano tra noi e Kadima, parliamo di potenziali voti all’interno dell’elettorato storicamente schierato a sinistra. Alla fine della giornata è però evidente che la competizione è con la destra del Likud, che noi dobbiamo confrontarci. Ricordati che non viviamo in un sistema bipolare anzi l’attuale legge elettorale proporzionale premia le coalizioni allargate, inficiando la stabilità degli esecutivi.

Come la sinistra fronteggia l’onda di Lieberman?

Il problema esiste, a sinistra abbiamo una scelta troppo frastagliata, troppi piccoli partiti rischiano di disperdere voti utili. Diventare il quarto partito in Israele per noi sarebbe uno tzunami politico. Il partito laburista per mandato è obbligato a confrontarsi con la destra anche, dall’opposizione sapremo farlo. Ma fate attenzione che il pericolo dell’estremismo lo condividiamo con voi, ciclicamente l’Occidente è attraversato da venti nazionalisti vedi l’Austria, la Francia e l’Italia, anche in Israele non ne siamo esenti, oggi si chiama Yisrael Beitenu.

La sinistra è a rischio di tracollo?

Non nascondo che è diffusa la percezione per cui la sinistra in Israele è finita, chi ci crede sbaglia. La politica è diventata talmente veloce, ricordate il Likud alle passate elezioni era all’11% , allora tutti annunciarono che si era spenta la stella di Netanyahu …. I partiti evolvono, i tempi cambiano, anche il partito laburista sta cambiando, i valori quelli veri restano ma in linea con le criticità della nostra società, viviamo un epoca che definirei sofisticata.

Guardate il movimento kibbutzino è evoluto, la realtà è cambiata anche per loro; politicamente la loro tradizione è stata una componente fondamentale del nostro partito, la più vicina per molti versi. Oggi, seguiamo il loro dibattito interno con passione ed interesse, forse però un po’ meno partecipi di un tempo.

Enrico Catassi

Approfondimenti:

Ebook  di Foto – IN NOME di –  Conflitti in Terra Santa  a cura di Paolo Prosperini ed Enrico Catassi – file pdf pag. 22

L’autore dell’intervista.

Enrico Catassi, 36 anni, nato ai piedi della Torre di Pisa. Terminati gli studi universitari in criminologia sbarca all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv nel 2002, in piena seconda Intifada.

Dal gennaio 2003 diventa il “guardiano” della Casa della Toscana a Gerusalemme, l’ufficio di supporto alle attività di cooperazione e dialogo del Sistema Regionale della Cooperazione.

Convinto assertore dell’urgenza di una pace tra Israeliani e Palestinesi.

Recentemente, abbraccia la teoria che al peggio non c’è mai fine, spera comunque di essere in torto.

Articoli.

CASA TOSCANA; OGNI GIORNO IN PRIMA LINEA,PARLA IL GUARDIANO
E’ A GERUSALEMME, UNICA PRESENZA DI UNA REGIONE NELL’AREA

Netanyahu nuovo premier di Israele  “Iran e terrorismo le prime minacce”

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