Archivio per 13 febbraio 2009

Crisi: Le Banche Europee,sono sedute su una montagna di debiti?

Quel documento “nascosto” che fa tremare le banche europee

Mauro Bottarelli

giovedì 12 febbraio 2009

Fonte:  Sussidiario.net

Un documento segreto di 17 pagine in cui, senza tanti giri di parole, stava scritto che le banche europee sono sedute sopra una montagna di assets tossici quantificabile in oltre 18 trilioni di euro.

È questa l’unica, vera grande novità emersa dal vertice Ecofin di martedì e di cui nessuno ha parlato. Nel dossier, inoltre, si dice chiaramente che se gli Stati tenteranno l’ennesimo salvataggio ricomprando quei titoli spazzatura per ripulire i bilanci, i rischi di default sul debito saranno enormi e potranno gettare l’Unione Europea in uno stato di crisi ancora più profondo di quello attuale. Nel mirino per i rischi di rifinanziamento del debito in caso di un secondo intervento di salvataggio delle banche sono Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Irlanda e Gran Bretagna.

«È essenziale – recita il documento – che il supporto offerto dai governi per garantire sollievo ai bilanci delle banche non sia di scala tale da far crescere preoccupazioni riguardo l’iper-indebitamento o problemi finanziari». Quindi, in entrambe le ipotesi i guai seri sembrano affacciarsi solo ora per l’Europa: se gli Stati staranno attenti al debito come richiesto dall’Ue, le banche presenteranno altri pesanti perdite e svalutazioni. Se invece si farà leva sul debito, il rischio di default statale non sarà più solo una remota ipotesi tecnica. La Commissione Europea ha infatti valutato che gli assets a rischio pesano per il 44% dei bilanci delle banche europee. I cosiddetti strumenti finanziari pesano nei “trading book” delle banche per qualcosa come 13,7 trilioni di euro, l’equivalente del 33% dei bilanci degli istituti di credito dell’Ue.

Oltre a questo ci sono 4,5 trilioni di euro di cosiddetti “available for sale instruments”, pari all’11% dei bilanci delle banche Ue: in totale 18,2 trilioni di assets da eliminare. Inoltre, tutto ciò che finisce nel “trading book” è soggetto alla valutazione mark-to-market, cioè al valore di mercato mentre ciò che va nel “banking book” sono per lo più prestiti o altri assets che le banche pensano di poter portare a maturazione: peccato che tra gli strumenti soggetti al mark-to-market ci siano anche gli “available for sale instruments”, strumenti finanziari poco fa quantificati in 4,5 trilioni di euro.

Il summit Ue di fine febbraio aveva tra le priorità proprio l’indicazione di una modalità condivisa per l’eliminazione degli assets tossici attraverso il loro acquisto da parte degli Stati ma a questo punto il timore si è trasferito sul continuo allargamento dello spread dei titoli di Stato emessi dalle varie nazioni: l’Europa, insomma, si sta sgretolando sotto il peso degli interessi sempre maggiori chiesti per il cosiddetto “rischio paese” e per il debito pubblico ormai fuori controllo di troppi membri.

All’Ecofin ne hanno discusso, ma nessuno si è sentito in dovere di dircelo.

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Marc Lazar: Italia sul filo del rasoio

Quarta di Copertina: E se il nuovo che avanza nella politica Italiana, fosse solo il vecchio che soparvvive a se stesso?

Marc Lazar: Italia sul filo del rasoio

«Berlusconi, perché?»: E’ l’interrogativo con cui Le Monde presenta il saggio di Marc Lazar «L’Italia sul filo del rasoio».

Lazar, docente di scienze politiche a Parigi e alla Luiss di Roma, parte dalla terza elezione, nell’aprile 2008, di Silvio Berlusconi, «evitando la trappola della meraviglia e della denigrazione».

[Le Monde]

Articolo originale di Philippe Ridet

Dobbiamo torcere il collo ai cliché ed alla retorica. L’Italia non è il paese in cui, come diceva il principe di Salina nel Gattopardo, “bisogna che tutto cambi affinché non cambi nulla”.

L’italia cambia, spiega Marc Lazar, ma conservando una sorta di “continuità” e di “tradizione”.

Evitando la trappola dell’abbaglio e della denigrazione, Marc Lazar torna per prima cosa sull’evento più significativo degli ultimi anni: la terza elezione, nell’aprile 2008, di Silvio Berlusconi.

Incomprensibile per coloro che ne vedono un caso di “masochismo italiano”, l’elezione riprodurrebbe “la scena primitiva” della politica italiana: la vittoria dei democristiani contro il comunismo nel… 1948.

Nonostante il centro-sinistra e il centro-destra abbiano adottato nuove forme, le loro roccaforti elettorali sposano ricalcano ancora quelle del Partito comunista e della DC dei decenni precedenti.

In quest’ottica, Silvio Berlusconi non appare come un personaggio nuovo ma piuttosto come la somma di tutti i desideri contraddittori degli italiani. Moderno, ma anche tradizionale, offre ai suoi compatrioti una rottura con un certo modo di fare politica – aiutato in ciò dal controllo sui media – ma li rassicura anche preservando le tradizioni, con una timida apertura sul mondo ed un liberalismo fortemente tinto di Colbertismo.

Opera pedagognica che scava nel solco già tracciato in “Democrazia alla prova. L’Italia dopo Berlusconi” [Laterza 2007], “l’Italia sul filo del rasoio. La democrazia nel paese di Berlusconi” [Rizzoli 2009] è anche l’avvocato di questa “democrazia imperfetta”, che alcuni immaginano troppo rapidamente minacciata.

Se le discussioni sono vivaci e, talvolta, assumono la forma di uno scontro violento e ripetitivo, se “la dittatura dei media” ha raggiunto l’apice, il paese può anche apparire come un laboratorio politico. Ne è testimonianza la nascita del Partito Democratico e il metodo di selezione dei suoi leader e di tutti i suoi rappresentanti col voto diretto dei militanti.

Certo, l’Italia è un paese afflitto dalla mafia, dalle disparità geografiche, dalla scarsa fiducia nella classe politica. Marc Lazar non lo nega.

Certo, l’opposizione sempre fervente tra postfascismo e postcomunismo, le ferite aperte degli anni di piombo danno l’impressione di un paese bloccato nella sua storia. Ma,  ed è questo il merito di questo libro ed allo stesso tempo la sua conclusione, “la realtà italiana è spesso più ambivalente di quanto sembri”.

«In Italia, come dice lo storico Sergio Romano, non c’è mai né un vero vincitore né un vero vinto».

Crisi:Pil italiano -2,6% nel quarto trimestre 2008

Pil italiano ancora in forte calo: -2,6% nel quarto trimestre 2008

Negli ultimi tre mesi dello scorso anno il calo è stato del 2,6% rispetto al 2007 e dell’1,8% rispetto al trimestre precedente.

Si tratta delle riduzioni maggiori dal 1980, cioè dall’inizio delle serie storiche dell’Istat comparabili.

Su base annuale il Pil corretto per i giorni lavorativi è diminuito nel 2008 dello 0,9% (rispetto al +1,5% nel 2007).

È il peggior calo dal 1993, quando si era registrato un analogo -0,9%. L’aggiornamento del Tesoro, contenuto nel Patto di stabilità e crescita stimava per il 2008 un Pil al -0,6%.

Con il terzo trimestre consecutivo di crescita negativa si conferma la recessione per l’Italia. La crescita acquisita per il 2009 è pari a -1,8%.

Le stime:aumentano le preoccupazioni degli esperti.

Eurostat: arretrano le economie in tutta la Ue

Nel corso del quarto trimestre del 2008 il Pil dei Paesi della zona dell’euro, così come quello dell’Unione europea, ha fatto registrare un calo dell’1,5% in rapporto al trimestre precedente.

Lo rende noto Eurostat, l’ufficio europeo di statistica.

Nel terzo trimestre la diminuzione era stata dello 0,2% in entrambe le zone, così come nel secondo trimestre. Ad affossare la crescita nella zona dell’euro, i risultati dei principali Paesi: Germania (-2,1%), Portogallo (-2,0%), Italia (-1,8%), Francia (-1,2%), Spagna (-1,0%).

Rispetto al quarto trimestre del 2007 il Pil è calato dell’1,2% nell’eurozona e dell’1,1% nella Ue dopo +0,6% e +0,8% nel trimestre precedente.

Negli ultimi tre mesi del 2008 il pil americano è calato dell’1% rispetto al terzo dopo -0,1% (-0,2% rispetto al quarto trimestre 2007 dopo +0,7%).

In Germania -2,1% nel IV trimestre dopo -0,5% nel secondo e nel terzo trimestre.

In Spagna -1% dopo -0,3% nel terzo trimestre e +0,1% nel secondo.

In Francia -1,2% dopo +0,1% e -0,3%; nel Regno Unito -1,5% dopo -0,6% e 0.

Nell’eurozona la caduta più forte del pil si registra in Germania seguita da Portogallo (-2%) e Italia.

Germania, Pil -2,1% nel quarto trimestre. il dato peggiore dal 1987.

Il pil tedesco nel quarto trimestre 2008 ha registrato una flessione del 2,1% rispetto al precedente, vale a dire il calo più forte dal 1987.

Si tratta, spiega l’Ufficio di statistica, del terzo trimestre consecutivo negativo per la Germania.

Il dato è inoltre peggiore delle stime degli analisti, che si aspettavano una flessione dell’1,8%. A pesare è in particolare la cattiva performance delle esportazioni.

Approfondimenti:

ISTAT: Stima preliminare del PIL – file pdf.pag.n.4

Bollettino mensile BCE febbraio 2009 -Lingua IT.

Immatricolazioni Auto Gennaio 2009

Prezzi, retribuzioni, PIL per occupato e valore aggiunto per occupato: esiste un chiaro problema di crescita.

CERM: editoriale N.10 del 01/07/2008 – file pdf.pag.4

I differenziali territoriali del costo del lavoro

CERM: Editoriale  n. 1 del 3/2/2009 – file pdf.pag.3

CERM: Dati E Proiezioni Macroeconomiche


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