Archivio per febbraio 2009

Crisi:Il lavoro diventa merce rara…..A Prato artigiani e lavoratori manifestano insieme sottobraccio

Il lavoro diventa merce rara…..A Prato artigiani e lavoratori manifestano insieme sottobraccio e si domandano : Ma dove sono finiti i capitani coraggiosi di D’Alema?

Purtroppo dobbiamo constatare che siamo stati profeti di una ennesima sciagura, anche se va detto che non portiamo sfiga………perchè erano cose  prevedibili per chi usa le lenti giuste.

Non solo avevamo predetto come sarebbe finito il caso Alitalia, ma in tempi non sospetti segnalavamo anche l’ipotesi che poteva nascere una nuova classe sociale il  “disoccupato di massa”.

Il tutto accade mentre  il governo nella persona del ministro Scaiola a Porta a Porta afferma agli operai di Pomigliano ” è il mercato bellezza” e dall’altra parte c’è il ministro Ferrero che vorebbe Nazionalizzare la FIAT.

Entrambi sono l’esempio di una classe dirigente inidonea per affrontare il segno dei tempi, come è inidonea quella classe dirigente interna anche al nostro partito che discetta su ricette di filiere corte dell’agroalimentare, e che sogna di rifare il PCI nel PD.

Giovani già vecchi che attendono silenti il proprio turno nella speranza di fare come i loro predecessori e attingere  alla  greppia pubblica.

Gente incapace di sognare un mondo diverso ma reale e realizzabile, i sempre nipotini locali dei leader di turno, quelli che dicono ai pensionati  ” non  domandarti cosa puo fare il tuo paese per te, ma domandati cosa puoi fare tu  per il tuo paese”.

IL pensionato, il lavoratore e l’imprenditore onesti, cosa hanno fatto per il loro paese lo sanno bene, visto che si sono sempre alzati la mattina per produrre la ricchezza, quella richezza funzionale e  di cui il paese a bisogno per mantenere la propria struttura socioeconomica.

Oggi paghiamo gli errori,di una classe dirigente che non si è preoccupata di produrre una politica rivolta al  bene comune, ma ha prodotto strutture e norme solo e soltanto per il proprio interesse personale.

Nel mese di dicembre 2008 l’indice dell’occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese.

– L’occupazione nelle grandi imprese dell’industria ha segnato, in termini tendenziali, diminuzioni dell’1,5 per cento al lordo dei dipendenti in c.i.g. e del 5,3 per cento al netto dei dipendenti in c.i.g.

Complessivamente, nel 2008 la variazione media dell’occupazione, rispetto all’anno precedente, è stata di meno 1,3 per cento al lordo della c.i.g. e di meno 1,9 per cento al netto della c.i.g.

– L’occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese dei servizi ha registrato (al netto della stagionalità) una variazione congiunturale di più 0,1 per cento al lordo della c.i.g. e una variazione nulla al
netto della c.i.g.

Le variazioni tendenziali degli indici grezzi sono risultate pari a meno 0,1 per cento al lordo della c.i.g. e meno 0,3 per cento al netto della c.i.g.

Nel confronto tra il periodo gennaio-dicembre 2008 e il medesimo periodo del 2007, la variazione è stata di più 0,4 per cento sia al lordo, sia al netto della c.i.g.

Tabella Occupazione Grandi Imprese – Fonte: ISTAT Febbraio 2009

italia-occupazione-grandi-imprese-novembre-2008

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L’America  non potra trainare L’Europa.

Pil USA peggio del previsto nel quarto trimestre – 6,2%.

La contrazione del pil Usa nel quarto trimestre è stata del 6,2%, superiore a quella del 3,8% inizialmente stimata. Si tratta dell’arretramento più forte dell’economia americana dal primo trimestre del 1982.

Gli analisti si aspettavano un calo del 5,4%. Il peggioramento delle stime in seconda lettura dipende dal cattivo andamento delle scorte e delle esportazioni.

Nel 2008 l’economia Usa è cresciuta solo dell’1,1%, il livello più basso dal 2001. La spesa per consumi, che pesa due terzi del pil, è scesa del 4,3%, contro un iniziale -3,5%. Le esportazioni sono crollate a un tasso annuale del -23,6%, il minimo dal 1971, a fronte del precedente -19,7%.

Gli investimenti sono scesi del 21,1%, contro il precedente -19,1%.

«Le ragioni della debolezza della crescita, afferma il dipartimento del Commercio Usa in una nota, sono le stesse già indicate nella prima stima». Il dipartimento cita inoltre «un rallentamento delle esportazioni e una prosecuzione al ribasso dei consumi interni, con una riduzione ancora più marcata degli investimenti delle imprese e un calo accentuato del mercato immobiliare».

Toscana:

Tabella dei  maggiori paesi di sbocco per l’export del nostro tessile ( anno 2006)

toscana-tessile-principali-paesi-esportatori-2006-fonte-unicamere

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Alcuni dati sulla provincia di Pisa:

Tabella Popolazione Attiva e Mercato del lavoro Provincia di Pisa popolazione-attiva-e-occupazione-2007-pisa1

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Approfondimenti:

Rapporto ISTAT

Fiat, in migliaia manifestano a Pomigliano: «Lo stabilimento non si tocca»

Il 2009 sarà l’anno nero dei precari fino a 75mila posti in meno al mese.

Crisi, migliaia in piazza a Torino Pd: “Assegno a chi perde il lavoro”

Precari, collaboratori, cocopro: vite cancellate

Torino in marcia con la Cgil per difendere il lavoro

Un’Italia diversa di Concita Degregorio

Paolo Fontanelli: Saint Gobain, inaccettabile rimettere in discussione il futuro dello stabilimento pisano. I vertici dell’Azienda chiariscano al più presto

La Congiuntura Manifatturiera in Toscana

Gli effetti reali della crisi finanziaria sulle imprese toscane dell’Agricoltura, del Commercio e del Turismo

Prato, una bandiera lunga un chilometro contro la crisi

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Crisi economica. La fiducia è una cosa seria.

Fonte: Carlo Gambescia

Riportiamo di seguito un POST del sociologo Carlo Gambescia scritto il 24/02/2008

Crisi economica. La fiducia è una cosa seria.

Soprattutto in questi giorni, in cui la crisi economica sembra farsi più grave, si legge della necessità di creare un clima di fiducia intorno ai mercati: solo il ritorno della fiducia nelle principali istituzioni economiche capitalistiche (imprese e banche), si scrive, potrà consentire il superamento della crisi.
La fiducia è una cosa seria. E purtroppo è una “risorsa morale” difficile da (ri)generare, perché dipende da una sensazione soggettiva di sicurezza, fondata sulla speranza o stima riposta in uomini e/o istituzioni. Sensazione soggettiva, che si alimenta e diffonde collettivamente, attingendo a due fonti: l’esempio e la funzionalità sociale.

L’esempio, come esemplarità sociale del comportamento, è legato al ruolo fodamentale che il senso del dovere sociale svolge in una società. Più le classi dirigenti (politiche ed economiche) avvertiranno il peso dell’esemplarità sotto il profilo della emulazione collettiva di ogni comportamento di governo, più la fiducia nelle capacità morali e di governo di “quella” classe dirigente, favorirà, autoalimentandola, la circolazione e la crescita della fiducia all’interno della società.

La funzionalità, o produttività sociale delle istituzioni , è invece legata alla correlazione, che viene sempre stabilita in termini di “immaginario sociale” da ogni collettività, tra capacità morale e funzionamento concreto delle istituzioni. Si hanno qui due processi differenti: a) se le istituzioni “funzionano”, e bene, in termini di costruzione del benessere sociale, permane una fiducia diffusa in “quelle” istituzioni, a prescindere da qualsiasi giudizio morale (positivo o negativo) sulla classe dirigente (politica ed economica); b) se le istituzioni non “funzionano”, nei termini di cui sopra, la fiducia pubblica si incrina, rischiando di travolgere, estendendosi ad esse, anche le classi dirigenti. E quando la crisi di fiducia si trasferisce dalle istituzioni agli uomini che vi sono dietro, l’intero sistema economico, sociale e politico rischia di crollare.

Ora, la crisi economica in atto, sta mostrando l’incapacità delle istituzioni economiche capitalistiche di produrre benessere sociale.

Ovviamente per i difensori del sistema (soprattutto la classe dirigente economica: imprenditori, banchieri, finanzieri, economisti) si tratta di una crisi grave ma transitoria: si dovrebbe solo tornare a nutrire nei riguardi del sistema “quella” fiducia che si aveva in precedenza.

In realtà più che una dimostrazione di fiducia la classe dirigente economica chiede alla gente comune un atto di fede: un credere nel sistema economico slegato da qualsiasi valutazione sulla sua effettiva funzionalità. Pertanto mai confondere gli atti di fede, imposti dall’alto, con la fiducia generata dal basso, grazie al buon funzionamento delle istituzioni.

Sotto questo aspetto, e soprattutto nelle circostanze attuali, il principale compito della classe dirigente politica è quello di dare una risposta operativa, capace, mettendo sotto controllo pubblico il mercato, di ripristinare la funzionalità del sistema. E perciò la sua capacità di alimentare ( di ritorno) fiducia dal basso.

In realtà la classe politica tentenna. Si parla troppo e si agisce poco. Ci si mostra indecisi tra il sostegno alla richiesta di un “atto di fede” avanzata dalla classe dirigente economica, e la necessità di un aperto interventismo politico-economico per sostenere le istituzioni capitalistiche. Istituzioni, ripetiamo, che una volta tornate a “funzionare”, dovrebbero favorire la crescita della fiducia collettiva nel sistema, avviando un cosiddetto circolo virtuoso.

L’indecisione politica è un “cattivo esempio”. Che accresce la condizione di insicurezza tra la gente comune, deprime gli investimenti, paralizza la produzione e i consumi. Insomma, l’inazione politica rischia di provocare l’azzeramento della fiducia nelle istituzioni (del capitalismo) e nella classe dirigente (politica ed economica).

Il che, dobbiamo ammetterlo, potrebbe trasformare la crisi infrasistemica in sistemica. Per assoluta mancanza di fiducia. E – attenzione – in un quadro politico ed economico, privo di qualsiasi seria alternativa, almeno per ora, al sistema capitalistico. E parliamo di alternative vere, capaci di ricostruire una “funzionalità” ed esemplarità differenti. E dunque basate su una “nuova” fiducia, come dire, “postcapitalistica”.

Il crollo puro e semplice del sistema, oggi auspicato da alcuni avventurieri delle idee, sarebbe soltanto un pericoloso salto nel buio. Soprattutto per i più deboli.

PD: Martina,”Quei mille capannoni vuoti ecco la nostra arma al Nord”

Maurizio Martina

E’ chiaro che non è la ricchezza il bene da noi cercato: essa, infatti, ha valore solo in quanto “utile”, cioè in funzione di altro (Aristotele, L’Etica )

Fonte: Repubblica.it

“Quei mille capannoni vuoti ecco la nostra arma al Nord”

I giovani del Pd/3. Martina, 30 anni, segretario regionale della Lombardia: “Nel cuore berlusconiano e leghista si vedono crepe, rilanciamo il valore del lavoro”

di CURZIO MALTESE

“Bisogna ricominciare dai capannoni”. Quali capannoni? “Quelli costruiti con la legge Tremonti nel Nord Est, una marea di capannoni che va da Novara a Mestre. Tutti vuoti, o quasi. Hanno devastato l’ambiente senza creare ricchezza. E’ un monumento all’incapacità del berlusconismo di governare l’economia”.

Maurizio Martina, bergamasco, trent’anni, un nome per i prossimi decenni. Una carriera lampo. Segretario bergamasco e poi lombardo dei ds, eletto responsabile lombardo del Pd con un plebiscito (78 per cento) alle primarie di ottobre. Ora è il più giovane della squadra chiamata da Franceschini a rilanciare il partito.

Martina, la sua ascesa non è la più clamorosa smentita all’idea che il centrosinistra sia chiuso ai giovani?
“Forse, ma diciamo la verità. E’ più facile avanzare nel vuoto. La Lombardia era ed è considerata dai dirigenti romani una terra di missione. E’ difficile trovare candidati alla sconfitta certa”.

Ma un partito rassegnato alla sconfitta nella regione di gran lunga più ricca e popolosa d’Italia, che futuro ha?
“Nessuno. Infatti da lì occorre ricominciare, dal Nord”.

Un anno fa ha detto che il Pd lombardo puntava a vincere le regionali del 2010. Lo ripeterebbe oggi, nel mezzo del disastro, coi sondaggi al minimo storico?
“Sì, lo ripeto. Nel cuore dell’egemonia berlusconiana e leghista si cominciano a vedere le crepe. Finora loro reggono perché siamo mancati noi, l’opposizione. Ma bisogna fare in fretta. In giugno in Lombardia si vota in due terzi dei comuni”.

Secondo i sondaggi, rischiate di essere spazzati via da tutte le città del Nord, a cominciare dalla sua Bergamo, Pavia, Lodi, Cremona, la Provincia di Milano. Da dove prende il suo ottimismo?
“Secondo i sondaggi, Obama non doveva neppure fare le primarie. Questa crisi non è passeggera, come vogliono far credere Berlusconi e Tremonti. Sarà lunga, dura e porterà grandi mutamenti sociali e politici. Non possiamo dire oggi quale sarà il clima del Paese fra tre mesi, non parliamo poi da qui al 2013, quando ci saranno le politiche”.

Era anche l’idea di Veltroni, poi si è dimesso.
“Veltroni ha avuto il merito di capire che la questione centrale era la sfida sulla modernità. Sempre e comunque il centrosinistra in questi anni, anche quando ha vinto, è stato percepito come più conservatore dell’avversario. Era Berlusconi il nuovo”.

E non è più così? Berlusconi ha smesso di sembrare nuovo?
“Guardi, nel Nord gli imprenditori, di fronte alla crisi, cominciano a capire che le ricette facili di Berlusconi e Tremonti sono scenari di cartapesta, vuoti come quei capannoni. Il bluff dei dazi doganali, l’ideologia leghista del Nord trasformato in fortezza, lo stesso antieuropeismo della destra entrano in conflitto con gli interessi materiali di un territorio che al contrario ha disperato bisogno di tornare a esportare, d’integrarsi sempre di più col resto d’Europa e del mondo”.

Non sarà invece che si pensa soltanto a fare i danè, a evadere le tasse col nero e a tenere sotto schiaffo gli immigrati, che così non chiedono l’aumento?
“Mica tutti, mica tutti. Ci sono tanti imprenditori nella bergamasca che sono più a sinistra degli operai. Artigiani e operai che potrebbero vendere domattina e ritirarsi con una montagna di soldi e invece vanno avanti. Non è per soldi, ma per la voglia di fare. La ricchezza è il valore unico della destra, ma il lavoro dovrebbe tornare a essere il nostro valore. Ne guadagneremmo di voti”.

Qual è secondo lei l’errore più grave del centrosinistra nel Nord?
“L’ossessione dell’identità. Questo parlarsi addosso e contro, ex democristiani ed ex comunisti. Ma come, Berlusconi è stato tanto bravo a far dimenticare di essere stato ex qualsiasi cosa, dai socialisti alla P2, e noi qui a menarcela con le eredità del passato, invece di studiare il futuro”.

E i possibili punti di forza?
“Non c’è dubbio che abbiamo amministrato meglio. Bergamo, Brescia sono diventati modelli di autentico riformismo. Per trovare il riformismo non è che bisogna andare in pellegrinaggio da Blair o da Obama o su Marte, basta considerare quello che i sindaci di centrosinistra hanno saputo realizzare. E magari confrontarlo con il disastro della Moratti a Milano”.

I milanesi si lamentano dell’immobilismo della Moratti. Ma intanto quali alternative avete offerto voi?
“Sono d’accordo. Abbiamo parlato d’altro. Bisogna fare opposizione sulle cose. L’Expo era un’occasione e la destra la sta buttando alle ortiche, sono lì a litigare per le poltrone nel consiglio d’amministrazione fra Lega, An e Forza Italia. La vicenda di Malpensa è stato un altro fallimento della destra nei fatti. Non a caso sarà da Malpensa che Franceschini comincerà venerdì a girare l’Italia”.

Qual è la prima proposta che farà al nuovo segretario?
“Un esperimento. Proviamo per due mesi a non rispondere a nessuna delle provocazioni di Berlusconi e a parlare di un solo tema, uno solo, la crisi economica”.

(26 febbraio 2009)

Approfondimenti.

Nostri Post:

Riccardo Illy – Così perdiamo il Nord

Aldo Bonomi – IL RANCORE ” Alle Radici Del Malessere Del Nord”

Riccardo Illy, La Rana Cinese

Crisi:Bersani «Riportiamo il PD in fabbrica»

Fonte: Il sole24ore.it

«Riportiamo il PD in fabbrica»

intervista di Fabrizio Forquet

«L’impresa è una barca – racconta Pier Luigi Bersani, 57 anni –, se naviga bene ci stanno su sia gli imprenditori sia i lavoratori. Se va giù, vanno giù tutti. E bevono, quanto bevono». Da ministro ombra dell’Economia, Bersani si è spesso trovato in disaccordo con il suo segretario. Ora vede le condizioni per un cammino nuovo: «Siamo stati troppo tempo lontani dalle fabbriche, ma nelle ultime settimane, già con Veltroni, si è cambiata rotta: ci sono le condizioni per lavorare nella direzione giusta».

Mentre sabato discutevate in assemblea sul successore di Veltroni, il Governatore Mario Draghi dal Forex ha lanciato il suo allarme sul fronte del lavoro. Qualcuno a sinistra le ha chiesto di ripartire da lì e di annunciare subito il programma del Pd.

Con l’elezione di Franceschini, abbiamo evitato di cadere nel ridicolo, ritrovandoci in piena crisi a dividerci nei nostri gazebo su chi aveva i capelli e chi no. Ora possiamo concentrarci con tutte le nostre energie su questo durissimo passaggio economico e sociale. Mi aspetto che, come un sol uomo, riprendiamo il filo di una proposta per le imprese e i lavoratori che nelle ultime settimane era finalmente migliorata.

Veltroni aveva riunito le parti sociali e aveva lanciato un piano che coinvolgeva le piccole e medie imprese. Che fine fa quel lavoro?

Dobbiamo procedere in continuità con quelle ultime iniziative. Se il partito è arretrato in tante zone industriali è perché per troppo tempo lì non ci siamo stati. Io stesso ho fatto assemblee dei lavoratori dentro le fabbriche come non facevo da tempo. Con i lavoratori e con gli imprenditori, perché lì capisci come sia una caricatura quella di chi dice che devi stare o con i primi o con i secondi.

Ma lei che ruolo avrà nel partito nei prossimi mesi?

Darò una mano occupandomi di questi temi, dei miei temi (salvo sorprese, Bersani sarà il coordinatore del partito per l’economia, Ndr). È Franceschini che decide, ma qui si tira tutti la carretta. L’importante è che, superato il trauma, ci buttiamo a capofitto nei temi sociali e non ci facciamo più rappresentare come una realtà che discute solo su se stessa.

Ieri il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha osservato che la crisi non sarà superata finché non si garantirà stabilità ai mercati e alle banche. Da dove si comincia: dalle banche o dal lavoro?

Terrei conto del monito di un altro banchiere centrale, del presidente della Bce Trichet: c’è il rischio che le banche tengano al loro interno i prestiti e non li trasmettano alle imprese. Perciò non credo che i cosiddetti Tremonti-bond siano lo strumento migliore per il rilancio del sistema industriale. Almeno bisognava prevedere meccanismi più stringenti per la trasmissione dei finanziamenti alle aziende e andava dato un segnale sul management che ha sbagliato. Quei bond non basteranno: servono soluzioni diverse o tante imprese nei prossimi mesi ci lasceranno la pelle.

La priorità, sembra di capire, è l’economia reale.

La priorità è il lavoro e sono le imprese: che poi è la stessa cosa. Quello che serve è un intervento straordinario fatto di politiche fiscali e politiche pubbliche per il sistema industriale.

Ma queste misure costano, mentre i Tremonti-bond sono a costo zero.

Lo so. Togliamoci, tuttavia, dalla testa che la crisi si superi senza spendere. Per fronteggiare la situazione abbiamo bisogno di una manovra di 15-17 miliardi.

È possibile? Il debito pubblico corre già verso il 114%…

Non mi si dica che un grande Paese come l’Italia, in questa situazione, non è in grado di mobilitare le risorse che servono. Diamoci uno spazio di tre anni: nel primo investiamo e per i successivi già prevediamo il meccanismo di rientro. Con l’euro lo abbiamo fatto, dovremmo tornare a quell’esempio. Non puoi dire non ci sono i soldi se hai la gente per strada.

Il Governo ha stanziato otto miliardi per ammortizzatori.

Ma le basi di finanziamento sono incerte e discutibili e i soldi veri non si vedono ancora. Non basterà. Guardi, io sono stato a Bergamo nei giorni scorsi. Solo lì, esclusi i precari, servono 10 milioni di euro nel 2009. La verità è che si sottovaluta una situazione che può avere risvolti sociali poco controllabili. Sto girando tutta Italia, vorrei che lo stesso facesse il governo. Convochi tutti intorno a un tavolo. Montezemolo ha parlato di Stati generali. Ottimo. Facciamoli. Noi a marzo abbiamo la nostra iniziativa ManiFutura a Pisa. È un’altra occasione per discutere. C’è tanta gente che sta male. Non solo lavoratori e precari, ma anche piccoli imprenditori nei cui occhi ho letto il panico. Il clima è davvero brutto, corriamo il rischio di una stagione molto calda. Servono misure immediate per impedire che tutto questo degeneri.

Lei cosa propone?

Innanzi tutto è giusto intervenire su una categoria particolare di imprese: sono quelle che, virtuosamente, hanno investito nel 2008, ma ora si trovano strangolate tra il difficile ammortamento di macchinari che non producono e le banche che chiedono di rientrare. Su queste aziende bisogna intervenire con sgravi fiscali retroattivi. Glielo dobbiamo: sono gli imprenditori che hanno dato di più.

E per tutti gli altri?

Va rafforzato il programma di incentivi legato a Industria 2015, in riferimento alla mobilità sostenibile, al risparmio energetico e alle tecnologie del made in Italy. Bisogna accelerare davvero i pagamenti della pubblica amministrazione, un piccolo tesoro che può essere da subito disponibile. E vanno concentrate le risorse per le infrastrutture sui cantieri locali, che sono immediatamente attivabili.

Come giudica la proposta per trattenere in azienda il Tfr destinato all’Inps?

Era giusta. Tremonti ha detto che si toglievano soldi ai lavoratori, in realtà quelli sono soldi del Tesoro.

Sulle questioni sindacali lei non ha nascosto il suo malumore nei mesi scorsi per una certa lontananza del Partito democratico dalla Cgil.
Io non sono filo-Cgil. Faccio il mio mestiere, sto dove stanno i lavoratori e dove stanno i piccoli imprenditori.

Ma se i lavoratori stanno su posizioni diverse, come è avvenuto sulla riforma dei contratti?

Guardi, l’errore lo ha fatto il Governo. Se io fossi stato al suo posto non avrei mai chiuso quell’intesa senza la partecipazione di tutti, soprattutto in questa fase. Non perché sono amico di questo o di quello, ma perché nelle difficoltà un Paese deve stare insieme.

Ma nell’approccio verso il sindacato si aspetta novità dall’uscita di Veltroni?

Mi aspetto che il mio partito stia nelle fabbriche, vicino ai lavoratori e vicino ai piccoli imprenditori. Per un po’ non lo abbiamo fatto, ora abbiamo ricominciato. Anche con Veltroni. Siamo tornati sulla barca. E mi auguro di non scenderne più.

25 febbraio 2009

Approfondimenti:

FOREX: Il Governatore Mario Draghi è intervenuto al 15° Congresso degli operatori finanziari – file pdf.pag. 17

Rapporto ISAE -25 febbraio 2009 -“Le previsioni per l’economia italiana” Ciclo, imprese, lavoro.

SINTESI PER LA STAMPA – File pdf.pag.7

Introduzione e sintesi  – file pdf-pag.19

Slide di presentazione del Rapporto

ISTAT:

Nel mese di gennaio 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, le esportazioni verso i paesi extra Ue sono diminuite del 29,9 per cento, mentre le importazioni hanno subito una riduzione del 23,8 per cento.

Nello stesso mese il saldo commerciale con i paesi extra Ue è risultato negativo per 3.978 milioni di euro, mentre a gennaio 2008 si era registrato un disavanzo di 4.344 milioni di euro.

Comunicato  ISTAT

Articoli:

Lavoro, storie quotidiane dal fronte della recessione

Affari con la Cina , l’Italia non c’è

Banca D’Italia:

In febbraio €-coin ha registrato un nuovo, marcato calo.

Critica del pensiero economico di Marx. Le basi teoriche del socialismo liberale.

Approfondimenti  su google books

Critica del pensiero economico di Marx. Le basi teoriche del socialismo liberale.

L’opera

Pietro Manes – Anno 1982

«È una mia meditata convinzione che il sistema di economia libera, oltre ad essere l’unico compatibile con un regime di vera libertà, é di gran lunga il più efficace tra quanti ne sono stati sperimentati, per capacità di produzione globale, quantitativa equalitativa, di beni e di servizi.

L’interesse della collettività – e quindi dei lavoratori, che della collettività sono la grande massa – non si fa distruggendo questo sistema per sostituirlo con altri forse altrettanto ingiusti e certamente meno efficaci, ma cercando di individuarne la sua condizione “ottimale” di funzionamento nell’interesse appunto della collettività tutta intera.

Il punto di partenza per questa nuova ricerca può essere proprio la netta distinzione tra profitto di impresa, elemento essenziale del sistema che tende ad autoeliminarsi dopo aver svolto la sua funzione, e rendita di puro capitale, che è forse la vera grande escrescenza patologica da estirpare.

Troppo a lungo il linguaggio socialista ha confuso insieme questi due concetti, essenzialmente diversi e direi quasi opposti»

Così si chiudeva un’articolo – che attirò non poca attenzione – dell’autore di questo libro, apparso su «Mondo economico» n.42 del 1970.

A dodici anni di distanza ( oggi sono 39 gli anni), questo libro si può dire, mantiene fede all’implicita promessa contenuta in quel passo.

Crisi: Il Pd e la rete dei blog

Tabella di nostra elaborazione su dati estratti dal sole24.ore.it

Leggo con un certo interesse l’articolo sul tirreno di oggi a pag.7 dal titolo ” E i fallimenti sono raddoppiati”.

Dove si mette in evidenza la situazione in Toscana.

Lo segnalo perché in questi giorni anche nel congresso del Pd qualcuno ha affermato ” non si fa politica con i blog”.

Certo la politica si fa sul territorio e l’informazione e lo scambio di opinioni politiche anche con i blog.

Perlomeno questa è sempre stata la mia ambizione come gestore del sito del PD di Bientina, ho cercato  di fare informazione sintetica con i post e poi chi vuole può approfondire con i link correlati.

Allora capirete il mio stupore nel leggere un articolo che è stato oggetto di un post specifico per noi  il 28 di Gennaio, dove parlavamo appuntio dei fallimenti raddoppiati e della situazione in Toscana.

Pisa i miracoli del territorio comunale e la crisi della provincia

Ecco a cosa servono i blog, a fare informazione politica e formazione politica, per evitare che qualcuno ripeta l’errore di dire ijn un itervento pubblico ad un pensionato: “Non domandarti cosa può fare il tuo paese per tè, ma domandati tu cosa puoi fare per il tuo paese”.

Purtroppo parafrasare Kennedy in maniera anche decontestualizzata non porta voti, perché il pensionato sa bene cosa ha  fatto per il suo paese, come minimo ha lavorato e pagato i contributi per oltre 35 anni.

Vi pare poco?

Le elezioni in Israele

Pubblichiamo l’intervista di Enrico Catassi sulle elezioni in Isdraele,l’intervista è pervenuta sulla email del circolo.

Le elezioni in Israele.

Le elezioni- lezioni d’Israele: come in Italia anche in Terra Santa la sinistra affronta una crisi elettorale, nello stato fondato da Ben Gurion l’onda di destra ed i nazionalismi raccolgono consensi assoluti, la sinistra frastagliata non tiene nemmeno nelle roccaforti storiche e gli ex alleati di governo, Kadima in primis, riflettono sulla possibilità di aderire alla compagine del futuro governo con Likud e Yisrael Beitenu. A poche ore dal voto, e da una catastrofe annunciata, mi sono recato nella sede del partito laburista a Tel Aviv, ne è uscito un interessante dialogo con Yoav Sivan portavoce dell’ avodà che vi propongo.

Ci racconti queste ultime ore prima del voto che potrebbe cambiare la storia d’Israele?

È una campagna molto calma, decisamente condizionata dagli eventi di Gaza che di fatto hanno letteralmente attratto l’attenzione di tutti. Insomma, la sicurezza del Paese è venuta prima di tutto, lasciando la bagarre politica alle ultime due settimane. Tuttavia, è chiaro che in un sistema politico di dinamismo e imprevedibilità come quello israeliano anche un giorno di campagna elettorale può cambiare gli esiti del voto.

Stai parlando dell’imminente liberazione del soldato Gilad Shalit?

No, la liberazione è al di fuori di ogni disputa politica, non può essere manipolata, che il soldato Shalit torni a casa vivo è la speranza di ogni israeliano. I nostri politici, o almeno non tutti, non sono così cinici come spesso vengono dipinti dai giornali europei.

In sintesi qual’è stato il manifesto del partito laburista?

Al primo posto la sicurezza, poi la situazione economica, il welfare ed il processo di pace in generale. La piattaforma è basata su questi punti. Come partito riponiamo la massima fiducia nella possibilità di definire, in tempi brevi, un processo duraturo di pace con palestinesi e siriani. Il nostro leader, Ehud Barak, ha ammesso pubblicamente di apprezzare la proposta dell’Arabia Saudita, enfatizzando la necessità della soluzione di due stati nell’interesse della sicurezza nazionale. Allo stesso tempo abbiamo scelto di continuare ad opporci fermamente alla violenza del terrorismo.

Che squadra proponete?

Il leader è Barak, da ministro della difesa ha dimostrato in questo anno le sue enormi capacità. Abbiamo scelto una squadra di professionisti, per ciascun settore abbiamo messo in lista le nostre migliori risorse, uomini e donne. A differenza degli altri partiti abbiamo puntato sul gruppo, forte ed unito, e non sul singolo.

Quindi in caso di sconfitta la leadership non verrebbe messa in discussione?

Credo che Barak sappia coniugare doti uniche, in particolar modo non vedo altri politici con una tale determinazione ed autorevolezza.

Il vostro nemico elettorale?

Questa è una campagna atipica, non abbiamo un unico avversario, ci sono molti elettori che esitano tra noi e Kadima, parliamo di potenziali voti all’interno dell’elettorato storicamente schierato a sinistra. Alla fine della giornata è però evidente che la competizione è con la destra del Likud, che noi dobbiamo confrontarci. Ricordati che non viviamo in un sistema bipolare anzi l’attuale legge elettorale proporzionale premia le coalizioni allargate, inficiando la stabilità degli esecutivi.

Come la sinistra fronteggia l’onda di Lieberman?

Il problema esiste, a sinistra abbiamo una scelta troppo frastagliata, troppi piccoli partiti rischiano di disperdere voti utili. Diventare il quarto partito in Israele per noi sarebbe uno tzunami politico. Il partito laburista per mandato è obbligato a confrontarsi con la destra anche, dall’opposizione sapremo farlo. Ma fate attenzione che il pericolo dell’estremismo lo condividiamo con voi, ciclicamente l’Occidente è attraversato da venti nazionalisti vedi l’Austria, la Francia e l’Italia, anche in Israele non ne siamo esenti, oggi si chiama Yisrael Beitenu.

La sinistra è a rischio di tracollo?

Non nascondo che è diffusa la percezione per cui la sinistra in Israele è finita, chi ci crede sbaglia. La politica è diventata talmente veloce, ricordate il Likud alle passate elezioni era all’11% , allora tutti annunciarono che si era spenta la stella di Netanyahu …. I partiti evolvono, i tempi cambiano, anche il partito laburista sta cambiando, i valori quelli veri restano ma in linea con le criticità della nostra società, viviamo un epoca che definirei sofisticata.

Guardate il movimento kibbutzino è evoluto, la realtà è cambiata anche per loro; politicamente la loro tradizione è stata una componente fondamentale del nostro partito, la più vicina per molti versi. Oggi, seguiamo il loro dibattito interno con passione ed interesse, forse però un po’ meno partecipi di un tempo.

Enrico Catassi

Approfondimenti:

Ebook  di Foto – IN NOME di –  Conflitti in Terra Santa  a cura di Paolo Prosperini ed Enrico Catassi – file pdf pag. 22

L’autore dell’intervista.

Enrico Catassi, 36 anni, nato ai piedi della Torre di Pisa. Terminati gli studi universitari in criminologia sbarca all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv nel 2002, in piena seconda Intifada.

Dal gennaio 2003 diventa il “guardiano” della Casa della Toscana a Gerusalemme, l’ufficio di supporto alle attività di cooperazione e dialogo del Sistema Regionale della Cooperazione.

Convinto assertore dell’urgenza di una pace tra Israeliani e Palestinesi.

Recentemente, abbraccia la teoria che al peggio non c’è mai fine, spera comunque di essere in torto.

Articoli.

CASA TOSCANA; OGNI GIORNO IN PRIMA LINEA,PARLA IL GUARDIANO
E’ A GERUSALEMME, UNICA PRESENZA DI UNA REGIONE NELL’AREA

Netanyahu nuovo premier di Israele  “Iran e terrorismo le prime minacce”


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