Crisi: Pisa,“i miracoli” del territorio comunale e la crisi della provincia.

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Pisa, “i miracoli” del territorio comunale e la crisi della provincia.

Ormai è una strage quotidiana ogni mattina si legge sul giornale che questa crisi non si arresta e mette in luce la fragilità del nostro sistema Toscana che non è poi quella magnificenza che fino a ieri ci veniva decantata (e che ancora oggi qualcuno se la racconta).

Sul Tirreno di oggi 28/01/2008 nella sezione provinciale c’è un articolo a pag. IV che ci racconta quanto segue:

Santa Croce, in cinque mesi si sono in forse 400 posti di lavoro nelle concerie, un operaio che guadagna 1.100,00 euro al mese se va in cassa integrazione ne prende 800,00 e se ci va anche la mogli allora viene schiacciato dai debiti e dalle spese correnti ( nella speranza che lavorino in due di questi tempi).

Da agosto a dicembre le richieste per la cassa integrazione sono di 67.480 ore nel a gennaio erano 15.000 ore le richieste di cassa integrazione con un incremento del 400%.

Se le ore di cassa vengono rapportate ai lavoratori a gennaio 2009 sono 319 lavoratori contro 71 di gennaio 2008.

In mobilita sempre nel comprensorio di S. Croce ci sono 154 nuovi lavoratori che si devono sommare a già 181 in mobilità.

Il Calzaturiero, dopo la crisi 2003/2005 dove nel settore sono stati persi 2.500 posti di lavoro252 lavoratori in cassa integrazione, 27 lavoratori con il contratto di solidarietà , 62 lavoratori in cassa integrazione straordinaria e con una azienda che chiede di licenziare 25 dipendenti.

E questo è qunto emerge solo nel settore dell’industria, perché non è dato sapere cosa succede nelle micro e piccole imprese artigiane che non sono coperte dalla cassa integrazione.

La sintesi dell’articolo è solo l’ultima fotografia del comprensorio di Santa Croce.

Il resto della provincia pisana non va certamente meglio, il dato mancante sulle micro e piccole imprese, forse, cosa ci dobbiamo aspettare può venire da un altro dato quello dei fallimenti nella provincia di Pisa.

I fallimenti in Italia sono raddoppiati nel 2008. Pisa supera il 100%.

Pisa registra il maggior numero di fallimenti se escludiamo Firenze.

Andamento Fallimenti in Toscana 2008 – 2007

Tabella di nostra elaborazione su dati estratti  dal sole24.ore.it

Come si evince dalla Tabella sopra la Toscana non se la passa bene, i fallimenti nel 2008 sono in aumento e la Provincia di Pisa è quella che ha registrato il peggior dato negativo se si esclude Firenze che supera Pisa per numero assoluto ( ed è normale vista la proporzione fra dimensione provinciale e imprese, infatti Firenze è in tendenza stabile sui dati %).

In Italia i fallimenti sono raddoppiati nel 2008 + 106,2%.

Il dato dei fallimenti evidenzia che in toscana sono aumentati del 79%.

Questo forse spiega anche l’articolo di oggi sulla Repubblica Regionale pag XII e XIII, che ci informa che da Dicembre 131 aziende in Toscana sono in crisi e la cassa integrazione coinvolge 26.000 lavoratori.

Non solo siccome l’economia è collegata strettamente alla moneta di qualunque natura…….Anche qui emerge che in toscana ci sono assegni e cambiali protestati per ben 36 milioni di euro ad ottobre 2008 con un incremento del 27% sull’anno precedente.

Pisa si colloca al secondo posto dopo Firenze, con un incremento del 26,50% per un valore di euro.16.555,424 per un totale di transazioni di 5,648 è mantiene inalterata la seconda posizione anche per numero di transazioni.

Sempre sul Tirreno e nel solito articolo su Santa Croce leggo che il Presidente Martini cerca un Manager per far uscire la Toscana dalla crisi………

Se non fosse per la drammaticità del problema consiglierei a Martini che in questa situazione forse è quasi meglio farsi consigliare da una chiromante, se non altro il risparmio economico dovrebbe essere certo, considerato che non c’è nessun Manager (che secondo l’interpretazione data da P. Druker il Manager è “l’uomo della conoscenza”) che detenga una conoscenza specifica in questa situazione. Nella situazione data se è la sfera di cristallo che ci deve guidare allora ad ognuno il suo…….

Ma una cosa va detta, la situazione oggi è quel che è…..ma se da una parte si parla di miracoli del comune di Pisa, non è possibile parlare di miracoli per la provincia di Pisa e per la Toscana. Come emerge chiaramente dal bollettino economico della Banca D’Italia e dal Rapporto IRPET sull’economia Toscana.

La teoria dei vantaggi comparati di David Ricardo, va esaminata insieme alla teoria del rapporto costi – benefici.

Le aree di maggiore interesse per l’export della Toscana.esport-toscana

Tabella nostra elaborazione su dati del sole24ore del 28/01/2009 inserto Centro Nord – Pag.4.

Come si evince dalla tabella sopra riportata, l’export della Toscana è aumentato in termi percentuali verso i cosidetti paesi in via di sviluppo. Perde quote invece verso i pesi industrializzazti.

L’elaborazione dei dati riportati dal sole 24 ore, che si riferivano soltanto al valore e alla varizione % del 2008, ci lancia un segnale di allarme.

L’elaborazione dei dati 2007, ci consente di evidenziare che nel suo complesso la Toscana a perso il 10% del suo fatturato verso i paesi presi in considerazione, per un totale di 596.985.145 euro.

Questa perdita di fatturato (- PIL Regionale e Nazionale) non solo si tradurrà in minori posti di lavoro o in un maggior ricorso alla cassa integrazione, ma ci sarà anche un minor gettito fiscale complessivo con conseguenti minori risorse per finanziare i servizi del welfar nel suo complesso.

La proiezione che segue per calcolare in via presunta la perdita del gettito fiscale IRES e IRAP, viene fatta tenendo conto che le imprese mantengano la solita forza lavoro, cosa per la verità poco probabile visto che l’IRAP viene calcolata  sugli utuili aziendali maggiorati del costo per il personale e non prevede la deducibilità degli interessi passivi. Questa tassa crea forti dubbi ancje nella comunità Europea in quanto è considerata un duplicato dell’iva, e le imprese Italiane sono le uniche al mondo ad esserne soggette.

E’ una tassa frutto di preconcetti e incapacità amministrative in quanto il legislatore ha dato per scontato che le imprese Italiane siccome chiudono spesso i bilanci in rosso siano adite all’evasione fiscale.

Ciò è sicuramente vero in quanto il disonesto c’è in ogni l’uogo umano, ma in questo caso si penalizzano i più virtuosi e i più onesti senza intaccare minimamente chi elude.

Non solo questa tassa, sarà il vero ago della bilancia che farà prevalere sulle imprese la decisione di licenziare.

Un imprenditore responsabile può, e deve, puntare sul pareggio di bilancio per mantenere inalterata la propria forza lavoro. Questo gli serve anche per non disperdere la propria capacità produttiva, e mantenere la professionalità acquisita dalle prorie maestranze.

Inoltre  si crea anche il presupposto per poter riprendere subito la piena produzione quando la crisi è riassorbita dal sistema. Ma  non credo, che  gli  vada bene, pagare le tasse quando non  produce utili.

La crisi di liquidità che c’è nel sistema a causa della crisi finanziaria, porta a pensare che nel 2009 e nel 2010 le imprese avranno un carico maggiore di esposizione finanziaria verso le banche, con  la conseguenza di dover pagare maggiori  oneri per interessi passivi. Gli interessi pasivi  non sono deducibili dai bilanci ai fini dell’IRAP e quindi producono reddito tassabile.

In sostanza L’IRAP tassa redditi non esistenti, in conseguenza di una presunta infedeltà fiscale.

Verificare presunta degli effetti per la perdita del fatturato dell’export Toscano nel 2008 :

– Le ore presunte di cassa integrazione

– La perdita presunta del gettito IRAP e IRES

calcolo-perdita-ires-irap1

Tabella nostra elaborazione

Approfondimenti:

CGIL – Rapporto annuale CIG 2008 – file pdf pag.62

Crisi, aumentano i Comuni che aiutano i disoccupati

Vacuum, sospesi e senza arretrati

La Caporetto dell´economia toscana. L´Irpet: esportazioni giù del 5,5%, produzione del 3%

Piombino ferma l´altoforno, 1.600 a casa

Meridiana dimezza i dipendenti a rischio 38 posti di lavoro

A rischio chiusura 63 cattedre

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