Crisi:La Toscana fra crisi economica e primarie che sono”crisi politica”

Fonte del simpatico manifesto che sintetizza cosa si devono aspettare i democratici dalle oligarchie di partito.

Che strano effetto mi ha fatto aprire la Repubblica e vedere nella sezione regionale in prima pagina ” la realtà cosi come è”.

Da una parte ci sono le primarie fiorentine, che da mesi stanno moniopolizzando buona parte della cronaca regionale.

Primarie che di fatto stanno evidenziando seriamente i limiti della nostra classe dirigente.

E dall’altra parte, c’è il dramma reale,alla Caporetto di Piombino si aggiunge la cassa integrazione per  i 97 dipendenti della CST.

Vedete il punto è, che non sono le primarie ad essere distorte, ma è l’uso distorto che ne stanno facendo questa classe dirigente.

Una classe dirigente che ad oggi non è chiaro se è iscritta al PD o se è sempre iscritta ai partiti di provenienza.

Basta pensare alla scesa in campo dell’On. Ventura e alle motivazioni che l’anno determinata, oltre al fatto che non è certo una novità politica…………

In un articolo di alcuni giorni addietro su Repubblica, si motiva cosi la scesa in campodi Ventura: ad oggi sulla carta il candidato più forte sembra essere Lapu Pistelli, e siccome lui proviene dalla Margherita, non è possibile che il PD Fiorentino la cui espressione maggioritaria fa capo aglii ex DS, possa essere rappresentato da un ex Margherita.

Sembra di leggere fra le righe dei vari articoli pubblicati sempre su Repubblica, che l’unico che ha preso bene la scesa di Ventura in campo sia Graziano Cioni, il quale  probabilmente non farà più  la sua lista civica ( brutto vizio dei caporali esclusi quello di minacciare le liste civiche).

IL sociologo Francesco Alberoni di fronte a questa analisi con molta probabilità affermerebbe: ” Il PD non è un partito ma un movimento dove esiste ancora voi e noi. Solo la conquista di un noi comune, trasforma un movimento in un partito” ( La presunzione della risposta di F.Alberoni, nasce dall’adattamento al PD del principio scritto da F. Alberoni per distinguere i movimenti politici dai partiti politici nel suo saggio “Leader e Masse”).

Sicuramente fra qualche mese, dopo le elezioni diranno :

Se vanno bene, “Siamo dovuti ricorrere a questa strategia politica per evitare che Graziano Cioni facesse una sua Lista Civica. Che non solo avrebbe indebolito il PD sottraendogli una buona fetta di elettorato. Ma sarebbe stato anche una vera e propria divisione pubblica”.

Se vanno male, ” Come era prevedibile, la libertà lasciata ai cani sciolti del tutti contro tutti, e qualcuno come Renzi è stato  a tratti anche contro il PD stesso. A generato nell’elettorato scompiglio e delusione. Un partito è un partito, ed è tale se è in  grado di imporre l’ordine e la disciplina.  Lo sappiamo che molti iscritti al PD  pensano che siano concetti vecchi e obsoleti, ma il nuovo dove ci ha portato?“.

Una visione comune di alcuni  vecchi Livornesi che con molta probabilità oggi non sono più fra noi. Sosteneva che erano comunisti perché non potevano essere anarchici. Infatti per loro la teoria marxiana del comunismo che vedeva nella sua seconda attuazione l’abolizione dello stato, era l’unica forma politica perseguibile per attuare una società quasi anarchica, rimanendo per loro una dolce Utopia la società Anarchica pura.

Questa riflessione fino alla metà degli anni 80 era minoritaria ma molto comune, ed era sostenuta anche da affermati Marxiologi come M.Rubel (Marx critico del marxismo) che si rifacevano al pensiero della scuola di Francoforte e chiamavano il socialismo Leninista – Stalinista il ” Socialismo degli imbecilli”, per il semplice fatto che Marx aveva come scopo quello di liberare il Proletariato dalle catene del capitale borghese, e mai avrebbe pensato di far diventare schiavo il proletariato legandolo alle catene del capitale di stato.

Ma cosa direbbero i mie amici Livornesi se fossero sempre fra noi?

Molto probabilmente, se si avverasse la seconda ipotesi ci metterebbero in guardia dalla possibilità di una tendenza Leninista del potere politico di professione.

Infatti Lenin, non teorizzava il controllo dello stato socialista da parte dei cittadini (anche se rivoluzionari), ma lo stato doveva essere controllato dal partito  essendo il partito giudato da avanguardie politiche di professione e quindi all’disopra dello stato stesso.

Capite che cosi l’individuo e il suo individualismo vanno in soffitta, e con esso anche le libertà individuali.

Questa tensione nei partiti, nel voler per forza ingabbiare i propri militanti e con essi la società, non è nuova in Italia, ed è spesso oggetto di dibattito.

Sul ruolo del partito e il suo agire sia internamente a se stesso, e sia all’interno della società, e stato spesso oggetto di discussione e di dibattito,forse quello più importante per la sinistra Italiana, è anche quello meno conosciuto ai giovani di oggi, e mi riferisco all’articolo del  27 agosto 1978  sull’ Espresso titolo: «Il Vangelo socialista», scritto da Bettino Craxi allora segretario del PSI e indirizzato a E.Berlinguer allora segretario del PCI.

In quell’articolo Craxi spiegava su quali fondamenta poggiava il nuovo corso del Psi di all’ora. L’ articolo voleva essere una risposta ad una intervista precedente di Enrico Berlinguer sul leninismo che Eugenio Scalfari sulla Repubblica intitolava  «Per noi Lenin non è un dogma».

E’ opinione generale che in quello scontro politico Craxi ebbe la meglio perchè contrapponeva un socialismo liberale e libertario ad un socialimo (Eurocomunismo) pur sempre  di matrice Leninista anche se non dogmatica.

Dove c’è libertà c’è democrazia. La democrazia favorisce l’indipendenza individuale delle proprie idee.

“La libertà d’espressione è necessaria… i cittadini silenziosi sono dei perfetti sudditi di un governo autoritario”. (da Sulla democrazia, 1998 – Robert Dahl)

La libertà di giudizio è l’uinico antidoto alla profesionalizzazione  autoritaria della politica, che a lungo andare degenera in partitocrazia militante che all’ontana la cosidetta società civile dai luoghi della politica, e i politici dalla realtà reale delle cose politiche, come la chiusura delle fabbriche in Toscana( e non solo).

La crisi  evidenzia la debolezza del nostro sistema, ma non può essere imputato solo ad essa una simile catastrofe cosi repentina. La crisi che stiamo vivendo in Italia è sopratutto frutto di una politica profesionalizzata che non è stata capace di vedere dove stavamo andando con una globalizzazione non regolata.

In colnclusione:

Le primarie di Firenze e di Livorno delle quali si parla poco dello scontro politico fra lex sindaco G. Lamberti  è  l’attuale sindaco G.Cosimi; di conseguenza c’è anche una contrapposizione fra Lamberti e la direzzione del PD Livornese. Ma possiamo anche affermare che sta emergendo una linea omogenea anche in altre realtà dove se gli ex non vengono candidati minacciano liste civiche ( Cioni docet e non).

Questo fenomeno evidenzia una degenarazione dell’uso stesso dello strumento, che sta diventando sempre di più  un misto fra una “resa dei conti” e  un “arrembaggio”.

Ma questo è segno di degenerazione dovuto probabilmente all’uso di  un nuovo metodo non ancora collaudato e con regole sicuramente da affinare.

Ma quanto sta avvenendo non può essere imputato allo strumento delle  primarie in sè, che sono e rimangono uno strumento di democrazia partecipativa che deve avvicinare gli elettori agli eletti.

Senza le primarie in America oggi non ci sarebbe Obama, di fatto le primarie americane hanno portato ad avere una novità politica ( Obama era sconosciuto al mondo fino a pochi mesi fà, e non era nemmeno il favorito nei Democratici USA).

Non solo, le primarie  hanno accelerato un evento di straordinaria portata storica, che è stato quello di portare il primo Afroamericano alla Presidenza della più grande democrazia mondiale, evento che porrà fine anche all’ideologia neoliberalista causa principale di questa crisi sociale profonda ma che era prevedibile, in consederazione del fatto  che le cause che l’anno generata e la teoria politica che la sosteneva non sono nuove.

Ma l’Italia purtroppo non è l’ America e la cultura politica dei nostri leader è spesso più Macchiavellica che democratica.

D’Alema esprime il suo pensiero sul partito democratico in tempi non sospetti.

Fonte: wittgenstein.it

Cosa pensa oggi:

Intervento di Massimo D’Alema , alla direzione Nazionale di Dicembre 2008 fonte YouTube

Approfondimenti:

BETTINO CRAXI: Pluralismo e collettivismo /socialismo e comunismo

2 agosto 1978 intervista di Enrico Berlinguer ad Eugenio Scalfari, che sulla Repubblica l’ ha intitolata «Per noi Lenin non è un dogma» purtroppo l’intervista non è reperibile in rete.

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IL GRANDE CROLLO

GALBRAITH JOHN K.

Visto gli eventi è stato ristampato nel 2008 da  BOLLATI BORINGHIERI  – Pagine: 218 –  € 18,08

Alla fine del 1928, l’economia degli Stati Uniti viveva un momento di grande euforia: la Borsa andava a gonfie vele, le azioni crescevano, il denaro correva a fiumi…

Di lì a pochi mesi quel mondo di carta e di illusioni sarebbe crollato come un castello di sabbia, distruggendo patrimoni, obbligando migliaia di industrie a chiudere, gettando sul lastrico milioni di famiglie, provocando all’interno degli USA una migrazione selvaggia di milioni di disperati in cerca di lavoro con le loro famiglie.

In questo libro John K. Galbraith racconta che cosa determinò quei tragici giorni.

“In queste pagine si racconta la storia del più grande rialzo speculativo e relativo crollo delle azioni dei tempi moderni. È giusto contribuire a tener vivo il ricordo di quei giorni. Infatti né la regolamentazione pubblica, né il migliorato livello morale degli affaristi, degli agenti di cambio e dei loro clienti, degli operatori di borsa, dei funzionali delle banche e dei fondi d’investimento sono in grado d’impedire questi scoppi ricorrenti e le loro conseguenze. Serve di più il ricordo di come, in passate occasioni, le illusioni hanno preso il posto della realtà e la gente è rimasta “incastrata”

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