Crisi:In eurozona è pesante la contrazione nel settore manifatturiero

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Grafico nostra elaborazione su dati ilsole24ore.it

Nell’Eurozona il settore manifatturiero ha accusato in dicembre un’ampia contrazione.

Fonte: Il sole24ore.it

L’indice Pmi (direttori degli acquisti) è scivolato ai minimi degli ultimi undici anni: a 33,9 punti dai 35,6 di novembre e contro una stima che limitava la flessione a 34,5.

Segno negativo anche per il subindice relativo ai nuovi ordini: crollato a 26,4 dai 28,8 del mese precedente.

Clima particolarmente pesante per il manifatturiero della principale economica dell’Eurozona, la Germania, dove l’indice Pmi è piombato in dicembre al livello più basso da oltre 12 anni, ovvero da quando è iniziato questo tipo di rilevazione: a 32,7 punti dai 35,7 del mese precedente e contro una stima che limitava la discesa a 33,5 punti. Vero e proprio crollo per il subindice relativo ai prezzi: a 30,8 punti dai 39,2 del mese precedente.

In Francia l’indice Pmi manifatturiero è sceso a 34,9 punti dai 37,3 di novembre e contro una stima di 35,9 punti. L’indice Pmi manifatturiero in Italia è invece migliorato a 35,5 mentre gli esperti prevedevano una correzione a 34 punti dai 34,9 di novembre.

Quadrante Economico

La conferma del periodo che ci attende arriva anche dai consumi:

Petrolio: -1% produzione Russia nel 2008, primo calo in 10 anni

(Fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor 02-01-09 10:12:38 )

Primo calo in dieci anni per la produzione di petrolio in Russia. Secondo i dati ufficiali resi noti oggi dal governo di Mosca, l’output è diminuito nel corso dell’anno appena concluso dell’1% dopo essere aumentato del 2,3% nel 2007.
Gli analisti prevedono che il declino prosegua anche nel corso dei prossimi anni a causa dell’invecchiamento delle riserve e del calo della domanda. Un’inversione della tendenza dovrebbe registrarsi solo nella prossima decade, quando dovrebbero entrare in funzione nuovi giacimenti in fase di messa in opera nella regione orientale della Siberia.

Landamento del petrolio dal 1950 al 2008

Clicca qui per ingramdire l’immagine.

Previsioni: top o flop?

Fonte: Sedimoda. Repubblica.it

Dopo un Natale magro dal punto di vista dei consumi il commercio spera nei saldi per risollevare le proprie sorti.

Aprono la “caccia allo sconto”, il 2 gennaio, Napoli, Potenza e Trieste, seguite da Roma, Milano e Palermo il giorno dopo. Cagliari e Aosta saranno le ultime città a partire e dovranno attendere rispettivamente l’8 e il 10 del mese.

Saranno circa 16 milioni, secondo Confcommercio, le famiglie italiane che acquisteranno prodotti in saldo.

Ogni famiglia spenderà, in media, poco meno di 450 euro per abbigliamento e accessori facendo lievitare a quasi 7 miliardi di euro il valore dei saldi invernali 2009 con un’incidenza del 19,5% sul fatturato annuo del settore.

“L’andamento fortemente negativo delle vendite autunno/inverno – sottolinea Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia aderente a Confcommercio – ha determinato elevate giacenze e quindi la disponibilità di un’offerta molto ampia. Questo, accompagnato a sconti che mediamente saranno attorno al 40%, ci porta a delle previsioni abbastanza ottimistiche sull’andamento dei saldi invernali 2009 pur tenendo conto di un contesto di consumi che restano, al di là del leggero recupero delle vendite natalizie, piuttosto deboli”.

Di parere diametralmente opposto il Codacons. Secondo l’associazione in difesa dei consumatori le previsioni di Confcommercio e Confesercenti relative ai saldi in partenza sono “eccessivamente ottimistiche” e “si scontreranno con una realtà assai più amara”.

La previsione del Codacons è un “totale flop” della stagione degli sconti con vendite in calo fino al 30%.
“Appena il 50% delle famiglie potrà avvalersi dei saldi, perchè l’altra metà non avrà budget da dedicare a nuovi acquisti”, afferma in una nota il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “In discesa inoltre la spesa pro-capite durante gli sconti, che si attesterà sui 120 euro a persona – prosegue – In linea generale prevediamo un totale flop dei saldi invernali, con vendite in picchiata fino al 30%”.

In anticipo sulla data ufficiale – come d’abitudine – alcuni commercianti hanno già dato il via oggi a saldi “mascherati”. Ossia, sconti cospicui offerti ai compratori attraverso cartelli ben visibili nelle vetrine delle strade del centro cittadino: vendita promozionale “per rinnovo locali” (lavori di ristrutturazione che ben difficilmente saranno eseguiti), “sconti fino al 70 per cento – chiedere alla cassa”, fino al quasi esplicito annuncio: “Da noi sono già partiti i…”. Messaggio evidente, manca solo la parola magica.

I saldi “mascherati” attirano l’attenzione, ma i negozi, per ora, non sono affollati…

La capacità di risparmio degli Italiani:

Estratto: Indagine Risparmio Gruppo BNL – Centro studi Einaudi. Focus N.47 del 19/12/2008

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Crisi, nella sua etimologia greca e latina, non vuol dire catastrofe. Crisi significa piuttosto discontinuità, separazione, momento di rottura lungo tendenze piuttosto consolidate.

Dalla metà del 2007 una crisi importante ha investito dapprima la finanza americana appuntandosi su specifici settori e comparti per poi riverberarsi con esiti estesi, ma differenziati, sull’intero scenario globale, finanziario ed economico. Lo scenario della crisi globale è divenuto e rimarrà a lungo lo scenario con cui quotidianamente si confrontano le scelte individuali dei risparmiatori italiani[….]

Crisi e recessione continueranno a incidere sulle condizioni economiche presenti e sulle aspettative future delle famiglie italiane. La salita, censita dalla indagine congiunturale di BNL e Centro Einaudi3, della quota di chi non risparmia ai valori massimi degli ultimi vent’anni è indicazione di un disagio grave, corrente, e di un problema più profondo, strutturale.

Il nodo strutturale è verosimilmente rappresentato dall’insufficiente capacità dall’attuale configurazione del sistema italiano di sicurezza sociale di contrastare le preoccupazioni individuali innescate dal mix di crisi e recessione. Il “welfare” italiano alloca risorse pari al 14,7% del PIL sulla spesa per pensioni contro una media dell’11,9% a livello della UE-27 e valori del 12,7% e del 13,2% rispettivamente di Germania e Francia.

Allo stesso tempo, il sistema italiano di welfare alloca risorse pari a solo l’1,3% del PIL su ammortizzatori sociali e altre misure di politica attiva del lavoro contro una media UE-27 pari all’1,9% e valori del 3% e del 2,3% rispettivamente di Germania e Francia.

Nonostante la lunga stagione di tassi di interesse storicamente bassi, negli ultimi anni le famiglie italiane si sono mostrate relativamente caute nell’accumulare nuovi debiti. Come è stato recentemente calcolato dalla Banca d’Italia, il rapporto tra il debito delle famiglie italiane e il prodotto interno lordo raggiunge in Italia il 33,7% e risulta pari a circa la metà del livello medio dell’euro-zona e a 1/3 di quanto rilevato negli USA e nel Regno Unito.

Parallelamente, anche l’indebitamento delle imprese non appare nel nostro paese proporzionalmente più elevato che altrove in Europa. I livelli più bassi del debito privato compensano l’alto valore che in Italia assume il debito pubblico. Nella discontinuità che crea nelle interpretazioni oltre che nei comportamenti, la crisi finanziaria globale induce oggi un ripensamento sul giudizio da attribuire al “mix” tra debito pubblico e debito privato.

Per molto tempo l’avere un alto debito pubblico ha rappresentato un elemento di penalizzazione nella percezione del merito di credito dell’Italia. Oggi, il fatto di disporre di un tessuto di famiglie meno indebitate che altrove costituisce per il nostro paese un fattore positivo utile ad accelerare la catalizzazione di una ripresa.

Ma essere prudenti formiche piuttosto che spregiudicate cicale non basta. Per uscire dalla crisi occorre rompere l’avvitamento delle aspettative delle famiglie anche attraverso un miglioramento qualitativo della conoscenza, oltre che dell’informazione, sui fatti dell’economia e della finanza a disposizione dei risparmiatori.

La paura è figlia dell’ignoranza. L’indagine annuale sul risparmio sviluppata da BNL e Centro Einaudi segnala che, anche in un periodo di grande crisi, c’è un 40% degli italiani che dichiara di non dedicare alcun tempo specifico all’acquisizione di informazioni su economia e investimenti del risparmio.

Nella società dell’informazione l’esposizione passiva al tam tam della crisi è tanto inevitabile quanto pericolosa. Fermarsi ai titoli dei giornali, non approfondire, non porsi delle domande è il modo migliore per rimanere imbrigliati nella spirale della paura e non ricordare, ad esempio, come sciagure annunciate quali il petrolio a 200 dollari al barile non si siano in effetti poi verificate. I nomi dell’apocalisse annunciata cambiano, la debilitazione delle aspettative resta.

Questo rischio va contrastato con una cultura dell’educazione economica e della comunicazione equilibrata. E’ una sfida a cui intermediari e media sono chiamati più di altri. Più educazione, più conoscenza servono ad opporre ad una crisi che quotidianamente globalizza la paura le scelte individuali di famiglie e imprese che continuano a progettare un futuro.

Sito BNL

Approfondimenti:

Confcommercio, tengono i consumi nelle festività

Occupazione, allarme interinali in Germania

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