Archivio per 27 dicembre 2008

Gianni Cuperlo: Sulla Questione Morale

Il sito di Gianni Cuperlo

” Mi sono scritto al partito non per ideologia ma per etica (E. Berlinguer)”.

Pubblichiamo la riflessione sulla questione morale dell’onrevole Gianni Cuperlo. Una riflessione che l’amministratore del sito in gran parte condivide.

Non è in discussione la figura carismatica di Enrico che come già scritto in altre occasioni “l’uomo era un tuttuno con i suoi valori, e  da questi era guidato nel suo agire politico”. infatti sul nostro sito fin dalla sua nascita,alla voce risorse c’è l’intervista intera sulla questione morale.

C’è per il semplice motivo che l’abbiamo sempre  ritenuta una questione essenziale per chi vuole fare politica.

E siccome la sezione  risorse è li per essere utilizzata come una sezione di formazione embrionale alla politica, per noi quello era il suo luogo naturale ( la nostra piccola esperienza di naviganti della rete, ci porta ad affermare che molti iscritti ai DS sotto i 35 anni non l’avevano mai letta. E questo la dice lunga sulla formazione politica di questi ultimi 20 anni).

Condivido anche il fatto che un partito che ha bisogno di codici etici è alla frutta ( come scritto nel libro dei nostri contributi distribuito alla cena del PD).

Non sono d’accordo sul dopo Berlinguer, per intenderci sulla linea  che gli attuali leader hanno preso dopo la Bologhina. Perchè di fatto sono campati di rendita.

L’analisi di Cuperlo è troppo benevola nella critica verso i leader. I soliti noti di sempre quelli che come  afferma Cuperlo ” le abbiamo sbagliate tutte”.

Leader che stavano nelle case dell’INPS pagando una miseria di affitto, mentre L’INPS non aveva i fondi per aumentare le pensioni minime, o che in tempi più recenti sognavano banche,questo è stato possibile grazie ad un certo  conformismo da gregge come lo chiamerebbe F. Alberoni.

Sia chiaro che io condivido l’analisi di D’Alema quando dice ” sono proprietario di una barca perchè non ho comprato una seconda casa, e poi sono uno scrittore che ha un buon successo” , in sintesi la barca è ” roba sua” frutto del suo lavoro non è la barca il problema…………. Ma in queste cose “Scandalosa Firenze, ecco le buonuscite d’oro”

Chi dilapida il bene comune, che è il patto sociale di ridistribuzione della richezza, in una società che ha accettato la tassazione progressiva?.

Leader che nell’ultimo congresso di Firenze nel loro  discorso di chiusura, affermano di voler fare e lottare per una democrazia che guarda all’uomo, ma affermano anche  “ci sono banche che a fine anno redigono un bilancio sociale,  e questo qualcosa vorrà dire”. Leader incapaci di vedere che erano le solite Banche a rifilare ai lavoratori titoli spazzatura come i Bond Argentini, Cirio o Parmalat, mangiandogli la liquidazione frutto di una intera vita di lavoro e che serviva come base patrimoniale per una vecchiaia serena.

Leader che ancora oggi non distinguono la differenza che c’è fra il terzo settore e le COOP amiche, frutto di un vecchio retaggio di collateralismo imprenditoriale.

Leader privi di quella etica della responsabilità che come affermava M.Weber dovrebbe portare a dire ” se siamo a questo punto la responsabilità di ciò è nostra solo e soltanto notra”.

Leader che anche quando perdono le battaglie politiche si preoccupano di avere un salvagente che garantisca un posto alternativo, e spesso  non solo per loro, ma anche per qualche membro della propria famiglia.

Leader che non  hanno nulla per tutelare il merito, perchè il merito per loro è solo l’atto di fedeltà senza sgomitare troppo.

Leader incapaci di distinguere  fra chi è o non è socialmente responsabile a prescindere dall’atto di fedeltà partitica, sancito con la tessera ( il compagno Consorte era più responsabile socialmente del piccolo imprenditore che tutte le mattine si alza, e insieme ai suoi collaboratori produce richezza, e contribuisce allo sviluppo economico con  la sua piccola attività imprenditoriale).

Una generazione di leader, la nostra Cuperlo, fallita politicamente e in preda al principio di Peter.

“La questione morale è la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, l’effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico” ( E. Berlinguer. intervista su Repubblica del 28 luglio 1981 ).

******

SULLA QUESTIONE MORALE.

Fonte: Gianni Cuperlo.it

Con la “questione morale” siamo alle prese da sempre. Se penso alla mia generazione, direi da quando abbiamo iniziato a vivere la politica con una punta di interesse e passione. La famosa intervista di Berlinguer a Scalfari risale a quegli anni. Contava la fonte – l’unico vero leader carismatico che ci è stato concesso di conoscere – e contava il contesto. Erano i primi anni ottanta. Il Pci declinava in una marginalità politica che si appellava alla “nostra” diversità. L’epopea craxiana era di là da crollare ma i segnali della sua degenerazione affioravano e accentuavano il tratto integralista della cultura comunista (della quale noialtri ci sentivamo apostoli).

Mi ricordo il clima. Benigni gonfiava i tendoni delle feste dell’unità di boati antisocialisti. Lo faceva col vigore toscano dell’invettiva esplicita e ridanciana. Ma si vedeva che colpiva nel segno. Poi vennero i fischi di Verona. Congresso del Psi. Entrò la delegazione comunista guidata da Berlinguer e fu una selva di ululati. Craxi non seppe resistere alla tentazione (l’uomo aveva il suo carattere). E invece di placare lo sfoggio di mala educazione chiosò il tutto con quella battuta pronunciata di sbieco sul podio, una mano già pronta a sventolare il mazzetto dei garofani. “non ho fischiato….perché non so fischiare”. Peccato. Fu l’epitaffio sulle speranze residue di riallacciare un filo che si era spezzato da tempo. Pochi mesi dopo ci fu il palco di Padova. Berlinguer che parla. Che inciampa. Sorseggia. Soffre. E muore così. Mentre a tutti noi restava nel ricordo la eco di quei fischi veronesi che Piazza San Giovanni restituì tutti, fino all’ultimo, in un pomeriggio di giugno quando Nilde Jotti recitò l’elenco degli ospiti e offrì alla piazza l’occasione di commentare l’esser lì del presidente del consiglio socialista.

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Usa, internet batte i giornali di carta

Usa, internet batte i giornali di carta la rete prima fonte d’informazione

Uno studio rivela che la crisi economica e la campagna elettorale è stata seguita sul web dal 40% degli americani, sui quotidiani il 35%.

La tv resta il media più seguito, ma la percentuale è in calo fra i 18 e i 29 anni è quasi alla pari con i media online.

E’ il sorpasso. Per la prima volta internet, nell’anno che ci stiamo per lasciare alle spalle, ha superato i giornali cartacei come fonte di informazione privilegiata per le notizie nazionali e internazionali degli americani.

La Tv resta il mezzo di comunicazione più seguito, ma tra i più giovani è ormai alla pari del web.

Secondo uno studio del Pew Research Center, a fare da traino ai media via internet sono state, in particolare, la crisi economica e la campagna elettorale per la Casa Bianca.

Il 40 per cento degli americani, quest’anno, ha seguito dagli schermi dei loro computer l’evolversi delle maggiori vicende nazionali e globali, contro il 35 per cento che ha indicato i quotidiani come fonte.

Lo scorso anno i giornali avevano prevalso sul web 34 a 24 per cento, ma ora la situazione si è invertita.

Quanto alla tv, resta il mezzo che il 70 per cento degli americani indicano ai sondaggisti come fonte di informazione. Ma la percentuale è in calo (era l’82 per cento nel 2002).

Ma la tv, in particolare, soffre la concorrenza di internet tra i giovani: nella fascia fra i 18 e i 29 anni, sono praticamente alla pari, mentre poco più di un giovane su quattro afferma di leggere i quotidiani, il 18 per cento dice di ascoltare la radio e appena il 4 per cento si dedica a periodici cartacei.


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