Crisi: La disfatta dell’economia Toscana

In cambiamenti così radicali e repentini, la politica economica ha  un ruolo fondamentale per la tenuta democratica del sistema sociale.

Di recente tutti hanno riscoperto Keynes, e non solo in Italia. Il ritorno a Keynes è  da salutare con soddisfazione perchè dovrebbe essere una riscoperta dell’opportunità di un maggior intervento dello stato nella regolamentazione dell’economia, al fine di intervenire con misure anticicliche.

Questo non vuol dire che lo stato deve ritornare a fare i panettoni. Ritornare a Keynes vuol dire essere consapevoli che il mercato non è un dogma e che non possiede la virtù di autoregolarsi da solo.

Guardare a keynes vuol dire anche essere coscienti che il denaro dello stato deve essere impiegato nell’interesse della comunità. Keynes conosceva bene la differenza fra opere pubbliche e truffe ai danni della comunità.

IL fatto stesso che Keynes evidenziasse l’esigenza di investire in opere pubbliche necessarie per lo stato evidenzia che aveva una visione di lungo periodo, con obbiettivi a breve termine.

Le opere pubbliche portano benefici immediati durante la loro realizzazione, ma portano benefici ancora più duraturi durante il loro utilizzo.

Quindi è opportuno non dare una interpretazione troppo letterale alla battuta di Keynes sul fatto che “nel lungo periodo saremo tutti morti (discendenti compresi)”, per fare solo interventi di incentivazione dei consumi, che sono utili nell’immediato, ma per loro natura non sono strutturali e  non danno risoluzioni nel lungo periodo.

Questa crisi, che fra l’altro non è ancora percepità in tutta la sua dureza può insegnarci qualcosa:

– la prima, è quella che anche i politici sono umani e ogni tanto vanno cambiati per non farli cadere nella legge di “Peter” (1). La situazione oggi è ancora più grave di come la descriveva Laurence Peter trent’anni fa – perché il concetto di “merito” è sempre più confuso. Le “promozioni” sono spesso dovute alla protezione di potenze oligarchiche, al gioco delle apparenze o a intrighi che hanno poco a che fare con la “competenza”. Ed è purtroppo confermato dai fatti. Il nuovo che avanzava, è stato gestito in modo distratto e superficiale, spesso assegnando a quel compito le persone meno adatte, nella sciocca convinzione che “la crescita comunque aggiusta tutto”.I risultati sono quelli che vediamo.

Quando di fronte ai dati, che di continuo di indicano che stiamo chiudendo le fabbriche, anche quelle che producono il Made in Italy e che hanno un forte valore aggiunto; ti senti rispondere che dobbiamo aspettare che la globalizzazione faccia il suo corso di democratizzazione dal basso di quelle parti del mondo che sono i PVS. E tutto questo accade senza nemmeno prendere in considerazione una riforma del Welfar State sul modello dei paesi Scandinavi ( visto che l’alta pressione fiscale lo consente, basterebbe razzionalizzare la spesa dello stato burocrate e spendaccione). Vuol dire che chi si occupa di queste cose che incidono profondamente sulla vita quotidiana, è ancora il solito che negli anni 70 sognava la California e li è rimasto.

– la seconda, è che se sapremo ritrovare la parte migliore di noi che guarda alla comunità forse c’è la faremo meglio, perchè entra in gioco quella solidarietà umana che da attuazione al concetto di “fratellanza” che da sempre rinforza i legami democratici.

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Vai al Rapporto IRPET 2008

IRPET: L’economia toscana tra problemi strutturali e crisi finanziaria – Conferenza di fine anno.

Approfondimenti:

La Caporetto dell´economia toscana. L´Irpet: esportazioni giù del 5,5%, produzione del 3%.

Cassintegrati a valanga, la produzione crolla del 3%

“Così si è spento il mio Natale” Piombino ferma l´altoforno, 1.600 a casa: “Alla bimba l´unico regalo”

Note:

Il Principio di Peter

Il Principio di Peter (1969) dice che in un’organizzazione “meritocratica” ognuno viene promosso fino al suo livello di incompetenza. Cioè se una persona sa fare bene una certa cosa la si sposta a farne un’altra. Il processo continua fino a quando ognuno arriva al livello di ciò che non sa fare – e lì rimane.

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