La distanza fra i militanti e i leader del PD

Ma chi rapprensentano?

Che tristezza, mentre l’Italia sprofonda nella peggiore crisi degli ultimi 70 anni ci sono politici che probabilmente se partecipassero a delle primarie vere, non rappresenterebbero quasi nessuno se non una piccola minoranza che concepisce la politica come la gestione di casa propria (PER CHI SCRIVE IL SENATORE LA TORRE DOPO IL PIZZINO ANDAVA MESSO FUORI DAL PD).

Basta leggere cosa scivono sul Forum del Senatore La Torre , i militanti come in questa lettera aperta di Valeria Fichi.

Purtroppo dobbiamo prendere atto che nel PD c’è uno scontro, non solo fra leader, ma è in atto anche uno scontro su un modo diverso di concepire la politica da parte dei cosidetti Dalemiani.

Per loro la politica è puro Macchiavellismo al solo fine di gestire il potere.

forse non è un caso se sono sempre nel mezzo, a partire dai “furbetti del quartierino”, e le telefonate tra D’Alema e Consorte (“Vediamoci, attento alle comunicazioni”) che farebbero la gioia di S. Freud.

Loro non sognano più una società giusta e equa, loro si sentono illuminati e fanno sogni di altro tipo, il loro “io” represso è venuto fuori con la vicenda Unipol D’Alema dice a Consorte: “Facci sognare”.

La loro lungimiranza sfocia nel peggior cinismo politico basta questa affermazione per dimostralo «Caro Piero, oggi nessuno fa niente per niente» Le telefonate di D’Alema e compagni.

Ci sono forti dubbi che questi signori rappresentino Il Pd della base elettorale, quella base che vuole fare politica vera e pulita.

L’esperienza Americana dimostra che quando la politica fa politica e il candidato esce da una competizione come le primarie Americane è normale che ci sia partecipazione politica senza distinzione di età, giovani e meno giovani condividono un progetto che è politico in quanto è una aggiustatina alla società in cui vogliono vivere. Nel caso specifico,la politica partecipata è stata talmente forte da rompere il tabù Americano, e porta un Afroamericano ad essere il Presidente della più grande Democrazia mondiale (non è cosa da poco).

Ma qui da noi la realtà è ben diversa………..Obama e Presidente a 47 anni Tony Blair è stato primo ministro a 44 anni e oggi a 55 anni è fuori dalla politica attiva nel suo paese e sfrutta le sue esperienze per dare consulenze dichiarando 15 milioni di euro di reddito. Obama dichiara che aumenterà le tasse fino per redditi superiori 250.000 $, aggrega le persone non per classe sociale ma per ceto sociale. Il ceto sociale si aggrega per valori condivisi.

Da noi Romano Prodi supera i 70 anni, quando è stato intervistato Dall’ Annunziata non sapeva neanche quanto costava un appartamento in una provincia Italiana.

Dopo le elezioni si è assistito alla festa che doveva far piangere i ricchi ( ma chi sono i ricchi i Italaia?).

Sul versante delle primarie stendiamo un velo pietoso, tutto le voglio ma per gli altri. Basta vedere cosa succede per le elezioni a sindaco, e candidature già papabili per le europee “chi decide il merito politico? “.

Se i curriculum politici contano più di un percorso professionale i giovani possono stare in panchina ancora per qualche anno.

Se le presentazioni sono di questo tipo: Buonasera mi chiamo tizio, sono stato Presidente di questa mucinipalizzata, di quest’altro ente partecipato, di questo e quest’altro e poi quest’altro ancora e via dicendo. Allora bisognerebbe dire anche il risultato di gestione di cosa amministravi perchè i 4.600 enti partecipati in Italia nel loro complesso producono 14.000,00 euro di utile. I servizi sono scadenti, e i costi per il cittadino negli ultimi 5 anni sono aumentati mediamente del 40% (fonte Unicamere).

I dati dell’Irpet e di Bankitalia dicono che la Toscana è in recessione e che dal 2000 non ha acquisito posizioni consolidate, questo a un qualunque osservatore imparziale non è oggettivamente un risultato eccellente………….

Popper diceva che in democrazia il problema non è chi deve comandare, ma come mandarlo a casa prima che faccia altri danni?

Ora se non possiamo mandare a casa gli eletti una volta che il popolo si è espresso, forse sarebbe saggio per il bene collettivo evitare che vadino a fare danni da altre parti.

E ‘ chiaro che di fronte a tanta miseria Obama diventa un leader anche per l’Italia perché rappresenta per molti quello che vorrebbero una società aperta equa e giusta con partiti che in primis siano portatori di questi valori. E non un partito gestito da oligarchie, che mettono in discussione le primarie di Veltroni perché è frutto della macchina politica che di fatto si conforma ( ma come è sempre stato per tutti quelli che il partito a candidato in 60 anni di Repubblica) e quindi ne sminuiscono il valore.

Veltroni farebbe bene ad affrontare il mare aperto, e rilanciare le primarie vere per il leader, perlomeno tutti potranno misurare il coraggio di chi si “vuole dare una mossa”…..ma come sempre ha fatto nella sua lunga carriera, le battaglie le cerca nei congressi fra le correnti ( dove spesso il cinismo è confuso con il pragmatismo) e non fra la base del partito.

Questa crisi verrà ricordata per molti anni, non è un evento da poco e sopratutto ancora non si è propagata a pieno nell’economia reale, questa propgazione la sentiremo fra 1 o 2 anni quando gli ammortizzatori sociali saranno terminati e i lavoratori non saranno più ricollocabili.

Per contrastare i danni bisognerebbe produrre una politica idonea in merito. Ma la vedo dura per tre motivi uno strutturale, uno legislativo e uno di cultura politica:

– il nostro debito pubblico è al 104% del PIL, e non da grandi possibilità di espansione per poter attuare politiche anticicliche ( bisognarebbe puntare sulla razionalizzazione dei costi per il mantenimento dello Stato, con il recupero di risorse monetarie, agendo sui costi sostenuti fino ad oggi ma non necessari per il funzionamento strutturale della PA).

– La regolamentazione dei mercati non finanziari,cosi come è deteriora il reddito da lavoro soltanto dei lavoratori intermedi (per ora), perchè la competizione è giocata sopratutto sul dumping sociale, a causa di una diversa cultura del welfare fra stati scambisti.

In Italia c’è una classe dirigente nel Pd che lavora per far vincere Berlusconi. Se le risorse del Leader del PD, sono occupate per guardarsi le spalle in casa propria, invece di fare il suo lavoro di mediazione ai provvedimenti che vuole varare la destra, è chiaro che la conseguenza più ovvia in quanto anche Veltroni è umano, e se gestisce una cosa è costretto ad allentare sull’altra.

Chi nel PD lavora per consolidare la leaderschip di Berlusconi?

Approfondimenti:

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Stavolta non è più letteratura, è guerra vera.

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Paolo Fontanelli: Caso Villari: il PD è la vittima e non l’artefice …

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