Caro prezzi, anche in Toscana il ceto medio stringe la cinghia

La stroria di Andreina non è delle più disperate, ma come direbbe Bauman  “in Toscana il ceto medio si sente sotto assedio e entra nella società liquida”.

Un segnale politico importante visto le imminenti elezioni amministrative e europee.

L’Italia non è L’America che sceglie Obama per rissollevarsi, qui il sentirsi sotto assedio ( che nel caso specifico di Andreina è il vedere soltanto il bicchiere mezzo vuoto sia chiaro), potrebbe avvantaggiare posizioni di tutela di stampo leghista.

Se Andreina con due stipoendi sicuri si sente sotto assedio………., come deve sentirsi quel ceto medio che vive di un solo stipendio, che deve mandare i propri figli a scuola con il giusto decoro, ma che vede minacciato dai Cinesi il proprio lavoro. Lavoro che è  l’unica fonte di sostentamento per sè e per la sua famiglia.

Come si sente il Cassa integrato o il precario che sta perdendo il lavoro a causa globalizzazione non controllata, ma che però qualcuno è riuscito  a vendere politicamente come il toccasana per il nostro benessere.

Come reagirà il ceto medio, quel ceto che fà i conti sul tavolo da cucina, quando gli sarà proposto di votare per risolvere i  problemi che lo affliggono “i soliti noti?”

Cose note e faccie già viste direbbe J. K. Galbraith, “le solite faccie che sono li da oltre 20 anni e che i problemi di oggi hanno contribuito a crearli” è questa probabilmente la riflessione che farà.

Un problema non da poco, se una famiglia nelle condizioni economiche e culturali come quella di Andreina comincia a dare segni di paura…… dove si rifugerà per tornare a sognare la speranza?

Non sarà certo con la gogna del populismo che verranno frenati, in cabina elettorale si è soli con se stessi e le proprie paure, si nutrono speranze in cambiamenti nuovi ed epocali, e ci si autoconvince che per realizzarli occorrano facce nuove, facce con nuove energie e nuovi valori. Il contrario di questo, da solo la sensazione di impotenza e alimenta la paura di essere travolti da eventi non controllabili.

Anche questa è una lezione che possiamo trarre dalla scelta degli Americani per Obama.

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Fonte: La Repubblica.it Cronaca di Firenze.

Caro prezzi, la storia di Andreina “Ecco come è cambiata la mia vita”

«Non ci sentiamo più poveri: di più. La spesa era uno svago, ora bisogna scegliere, scartare, faticare. Niente donna di servizio, ginecologo e dentista di fiducia. Una multa diventa una tragedia, la minima richiesta dei figli un’eresia»
“MI CHIAMO Andreina P., ho 45 anni e sono consulente d’azienda. Ho due figli di 15 e 17 anni, un marito dirigente in un ente pubblico, una casa di 100 metri quadrati in via Boccaccio. Il nostro è sempre stato un tenore di vita medio: ogni mese il parrucchiere, tre o quattro libri, un paio di cene fuori con gli amici, un cinema, vacanze in camper. Niente sciali, ma via via sempre meglio. Finora. Per lavoro mio marito analizza bilanci, io sono laureata in economia, leggiamo libri e giornali. Ma tutto ci ha colto di sorpresa. Non è proprio un sentirsi più poveri: di più. E’ come camminare su un piano inclinato, senza più certezze. Sono cambiate le mappe della vita.

E’ stata un’amica agente immobiliare, ad aprirci gli occhi: ‘Bella casa, avete’ ci ha detto ‘ma lo sapete che oggi vale il 10-15% in meno di un anno fa?’. Pochi giorni dopo, ecco il conto dei libri di liceo dei figli, poi la fattura per la caldaia nuova, poi quei due-tre vestiti per riprendere il lavoro. Era metà settembre. ‘Così non si va avanti’ ha detto mio marito. Per la prima volta in vita sua mi ha chiesto che caffè compriamo: ‘Illy? Ma non è un po’ caro?’. Sì, ma è buono, dico io: ‘Forse bisogna cominciare a tagliare qualcosa’ ha replicato gelido.

Oggi, eccoci qua, con la vita cambiata. Per dire: si comprava il pane biologico per una questione di principio, no agli inquinanti, no al cibo in serie? Adesso si va alla Coop per il chilo a un euro, perché gli amici dei figli a merenda sono sempre troppi per un filone bio di Montespertoli. Cambiano le famose ‘priorità’, e il flusso dei pensieri: la mezz’oretta dopo pranzo, dedicata ogni tanto alla lettura, diventa una corsa matta a casa, a stendere il bucato per non pagare una donna di servizio. Cammini facendo calcoli: se stendo io, a 8 euro l’ora per 5 giorni fa 40 euro la settimana risparmiati. Peccato per le conversazioni con gli amici, ma David Foster Wallace può attendere e anche l’articolo sulle elezioni di
America.

La cosa peggiore è che tutto questo riempie la testa, e corrode i sentimenti. Prima non avevo nemmeno un’agenda, adesso ce n’è una accanto al telefono dove, con puntiglio nevrotico, io e mio marito segniamo le cose più stupide, perfino il costo della pianta che lui mi ha regalato per il mio compleanno: dodici euro, naturalmente al mercatino.

Tutto ha improvvisamente un prezzo, ci scopriamo più gretti e calcolatori. A cena con gli amici ogni tanto qualcuno pagava per tutti, oggi ognuno paga rigorosamente per sé, ‘tu metti cinque euro perché il tuo semifreddo era più caro del mio tiramisù’. Un’umiliazione, sì.

Rientrano quei pochi gesti gratuiti, l’adozione a distanza di 60 euro al mese, che all’anno fa oltre 600 euro, non c’è niente da fare: ora serve per l’assicurazione. Per il dentista si va alla Asl, niente più ginecologo di fiducia. Una multa diventa una tragedia, la minima richiesta dei figli un’eresia: ‘Una chitarra nuova? Vedo che non capisci la situazione’ alza la voce mio marito.

Ma soprattutto, mangiare non è più un piacere: si compra solo il marchio Coop, e va bene, ma com’erano buoni i formaggi di capra di San Lorenzo. La spesa era uno svago, ora bisogna scegliere, scartare, faticare. Alla fine si mangia, certo, ma tutti meno felici. E ogni tanto si allunga la mano dove non si dovrebbe. Io, per esempio, ho ricomprato il caffè Illy.

Mi terrò i soliti jeans e la pashmina da bancarella, ma almeno la tazzina, come si deve. Una debolezza. Però sono in buona compagnia. Ho proposto a mio marito una cenetta fuori ogni due mesi, da soli, ‘giusto per non affogare’. E lui mi ha detto: ‘Grazie'”.

Approfondimenti:

Carovita, viaggio nella città low cost. C’è una Firenze in cui si può andare al ristorante, fare shopping e curare il proprio corpo con poche decine di euro.

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