Archivio per novembre 2008

PD:D’ALEMA, AIUTARE VELTRONI, PER FUTURO LEADER GIOVANE

PD: D’ALEMA, AIUTARE VELTRONI, PER FUTURO LEADER GIOVANE
“Il giorno in cui ci sara’ bisogno, e non e’ una cosa imminente, di trovare un nuovo leader” del Pd, “bisognera’ trovare un giovane. E’ il tempo delle nuove generazioni e noi dobbiamo dare una mano alla nuova classe dirigente di affermarsi”. Cosi’ Massimo D’Alema, ospite di Crozza Italia Live. “Veltroni ha una responsabilita’ difficile e bisogna aiutarlo, . Ma bisogna anche discutere, vedere insieme com ridare forza a questo progetto – insiste D’Alema – che e’ un grande progetto che pero’ indubbiamente vive un momento difficile e sarebbe sciocco negarlo”. D’Alema poi smentisce che i problemi del Pd derivino da suoi complotti: “E’ un po’ assurdo che si pretenda di ricondurre tutte le difficolta’ a miei complotti, non ne avrei nemmeno la forza… evidentemente c’e’ dell’altro e io voglio dare una mano. Il mio – conclude D’Alema – e’ un discorso serio e pretendo di essere creduto”. (AGI) (30 novembre 2008 ore 22.44)

D’ALEMA: TIFAVO PER UNIPOL-BNL, NULLA DI CUI VERGOGNARSI
“La politica e’ anche questo, e quindi non me ne vergogno”: Massimo D’Alema, sollecitato al Crozza Italia Live, ritorna sul caso della scalata Unipol su Bnl e non ha dubbi. “Era una cosa importante – dice – il fatto che il movimento cooperativo volesse comprarsi una banca. Era insomma un fatto positivo. Non riesco a capire perche’ bisognerebbe vergognarsene. La politica e’ fatta anche di questo, si occupa anche di mutamenti dei rapporti di forza”. (AGI) (30 novembre 2008 ore 22.42)

PD: D’ALEMA, IN EUROPA STARE INSIEME AI SOCIALISTI
“Penso che dobbiamo andare in Europa insieme ai socialisti”. Risponde cosi’ Massimo D’Alema, a margine di un incontro a Milano, a chi gli chiedeva della collocazione europea del Pd. “Se ne discutera’ al momento opportuno – ha detto l’ex ministro – so che era aperto un dialogo con i socialisti, allo scopo non di diventare socialisti, non e’ questo cio’ che si chiede a tutti i membri del Pd, ma allo scopo di poter fare insieme ai socialisti un raggruppamento riformista nel parlamento europeo”. Secondo D’Alema questo ‘raggruppamento’ puo’ comprendere i socialisti, il Pd e “altre componenti, eventualmente disponibili di centrosinistra”.

D’Alema:  “Serve un chiarimento ora mi impegnerò di più nel partito”
Torna Massimo D’Alema e subito invia un messaggio chiaro a Walter Veltroni. Il lìder Maximo ha trascorso l’ultima settimana in Sudamerica, ma in Italia in molti lo hanno evocato come il principale regista della fronda anti-Walter. Così ieri sera, parlando ai microfoni del Tg1, D’Alema ha detto la sua.

Riferendosi probabilmente al putiferio scoppiato per i “pizzini” passati durante una trasmissione televisiva dal suo fedelissimo Nicola Latorre all’esponente del Pdl Italo Bocchino, l’ex ministro degli Esteri sottolinea: «Io non amo le polemiche» che sono state tra l’altro «spiacevoli» perché mi trovavo all’estero ha detto l’ex vicepremier. «Devo dire – ha spiegato – che mi ha amareggiato una polemica aspra, tanto più spiacevole perché condotta in assenza del suo protagonista che era in missione internazionale».
In ogni caso D’Alema resta convinto che, all’interno del partito, «C’è bisogno di un chiarimento politico e di rilanciare, dare vigore alla proposta riformista del Pd». Per questo, pur non entrando nel merito delle indiscrezioni che lo volevano impegnato a delegittimre politicamente il segretario Veltroni, il lìder Maximo si augura che questo chiarimento «si faccia discutendo con franchezza e serenità». Quindi parla di sè: «Per quanto mi riguarda faccio una nota autocritica. Intendo impegnarmi di più. Credo forse fino ad oggi di non aver fatto tutto quello che si poteva fare per questo partito».

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La crisi: Può la politica salvare il mondo?

Collana:Pamphlet – € 12,00 – Pagine 144 – Novembre 2008

Alberto Alesina, Francesco Giavazzi “La crisi.Può la politica salvare il mondo?”

Fonte: Sito Dell’editire:Fonte:

«L’era del laissez-faire è finita.» Nicolas Sarkozy

Questo non è il momento di slogan contro il capitalismo, la finanza e il mercato.

Questo è il momento di capire che cosa non ha funzionato, e che cosa si può fare innanzitutto per evitare errori che potrebbero rendere questa crisi ancor più grave.

Senza perdere di vista che il capitalismo può produrre crisi gravi, ma rimane il sistema economico migliore che il genere umano sia stato in grado di creare.

Di fronte alla crisi internazionale, alle banche che dagli Stati Uniti all’Europa cadono come pezzi di un domino e alla mobilitazione dei governi per salvare il salvabile, in Italia e nel mondo si sono fatte strada analisi pericolose: un altro 1929; il capitalismo è finito; la finanza va imbrigliata; lo stato deve tornare a guidare l’economia.

Alesina e Giavazzi smontano una dopo l’altra queste tesi, spiegano che cosa è successo e chi sono i veri responsabili della crisi.

Approfondimenti:

Gli Auori.

Alberto Alesina (Broni 1957) è Nathaniel Ropes Professor of Political Economy all’Università di Harvard. Con Edward Glaeser ha pubblicato Un mondo di differenze (Laterza 2005) e con Francesco Giavazzi Goodbye Europa (Rizzoli 2006). È editorialista del Sole 24 Ore.

Francesco Giavazzi insegna economia politica all’Università Bocconi di Milano e al Mit. Ha pubblicato Lobby d’Italia (Bur 2005); con Alberto Alesina, Goodbye Europa (Rizzoli 2006) e Il liberismo è di sinistra (il Saggiatore 2007). È editorialista del Corriere della Sera.

“Ceto medio in crisi, alla ricerca della cittadinanza sociale perduta”

Il progetto di ricerca del Consiglio delle Scienze Sociali. Ne parla il coordinatore, il sociologo Arnaldo Bagnasco.

Negli Usa il piano di salvataggio della middle class è tra i principali impegni di Obama E in Italia? E’ difficile già tracciare i confini e identificare le ragioni del malessere.

Fonte:Repubblica.it – di ROSARIA AMATO

Il presidente neoeletto degli Stati Uniti ha garantito che “un piano di salvataggio della classe media” sarà tra le sue priorità, una volta insediato alla Casa Bianca.

Ma di “malessere del ceto medio” si parla da anni in tutti i Paesi occidentali, anche se le soluzioni stentano ad arrivare.

“Ceto medio. Perché e come occuparsene”, è il titolo del volume, edito da Il Mulino, che raccoglie i primi risultati delle ricerche condotte da un gruppo di lavoro costituito presso il Consiglio italiano per le Scienze Sociali, del quale fanno parte 12 ricercatori e 18 borsisti. Il progetto è coordinato dal sociologo Arnaldo Bagnasco.

Professore, ma perché è così importante salvare il ceto medio?
“Quello che sappiamo è che una crisi pesante del ceto medio ha sempre giocato contro la democrazia. Certo, è rischioso fare confronti con il passato, ma per esempio quando in Germania c’è stata una forte deriva in senso totalitario, negli anni che portarono Hitler al potere, certamente erano coinvolte fasce di contadini e operai, ma il punto fondamentale era che c’era un ceto medio diseducato politicamente, che non era in grado di fornire alcun appiglio culturale. Dobbiamo avere paura di un ceto medio culturalmente e politicamente disorientato”.

Cosa ha innescato la crisi del ceto medio?
“Abbiamo avviato le nostre indagini circa un anno fa. La nostra idea è stata quella secondo la quale si capisce molto dei cambiamenti attuali se si comincia a guardare nel mezzo della scala sociale. La questione del ceto medio è stata sollevata innanzitutto da inchieste giornalistiche, e non solo in Italia, soprattutto negli Stati Uniti, dove la middle class è il perno non solo della società, ma anche dell’idea di società. Il sogno americano consiste proprio in questo, nella possibilità per tutti di acquistare una posizione sicura e ragionevole nella società. Negli Stati Uniti questa prospettiva è andata in crisi soprattutto con lo sfrenato liberismo di mercato. Per cui c’è stato un allungamento della parte della struttura sociale che era nel mezzo: molti sono scesi verso il basso, pochi sono schizzati verso l’alto. E’ successo anche in Italia. Per cui è entrata in crisi l’idea di ceto medio come condizione di piena cittadinanza sociale”.

Chi fa parte del ceto medio oggi?
“Il ceto medio costituiva il 60 per cento della popolazione; adesso questa percentuale è un po’ scesa, è tra il 50 e il 60. Include autonomi o dipendenti, del pubblico o del privato. Un insieme di popolazione che, sulla base di risorse proprie o con il contributo dei sistemi di welfare, rispetto al passato ha raggiunto condizioni di sicurezza, un buon reddito, la garanzia sulla cura della propria salute e la tranquillità per quando si diventa anziani. Una parte di questa popolazione adesso si considera a rischio, è in difficoltà. Ed è difficile ricollocarla, perché non può essere definita come classe popolare o classe operaia: si tratta di ceto medio in difficoltà. Il problema riguarda soprattutto i giovani, che avvertono un ingresso difficile nella vita adulta”.

Ma è soltanto lo status economico che definisce il ceto medio, e in questo caso le soluzioni alla crisi sono quindi solo di tipo economico?
“Quando si ragiona sul ceto medio, si fa riferimento non soltanto a livelli di reddito e di consumo, ma anche a scelte precise. C’è un’importante questione di status, abitudini alle quali il ceto medio difficilmente rinuncia: le vacanze, gli spettacoli, uscire a cena fuori, le dimensioni culturali sono molto importanti, per questo vanno studiate bene a fondo”.

E dunque quali dovrebbero essere le linee fondamentali di una politica a favore del ceto medio? Se negli Stati Uniti il nuovo presidente Obama sembra saperlo molto bene, in Italia si attendono proposte.
“Con questi nostri primi risultati intendiamo orientare delle discussioni pubbliche che possano aprire prospettive in relazione alla politica. Nei prossimi mesi abbiamo in programma una serie di iniziative pubbliche, nel corso delle quali discuteremo con vari interlocutori delle implicazioni delle nostre ricerche. Tenendo presente che nel ceto medio c’è di tutto: Sylos Labini parlava di ‘topi nel formaggio’ per indicare le classi chiuse in se stesse. Ma c’è anche un ceto medio di sviluppo, fatto soprattutto da artigiani e piccoli imprenditori. Ci sono gli immigrati di ceto medio, o che lo stanno diventando. Nella classe media sono entrati anche gli operai. Linee diverse, ma che possiamo ricomporre in una politica complessiva”.

(29 novembre 2008)

******

Ceto medio. Perché e come occuparsene. Una ricerca del Consiglio italiano per le Scienze Sociali.

Anno;2008 –  Pagine:376 – Curatore Aldo Bagnasco -Editore Il Mulino (collana Studi e ricerche).

Fonte sito dell’editore:

Nella discussione pubblica e nelle prese di posizione politiche è ormai diventata di uso comune l’espressione “malessere del ceto medio”.

Una parte corposa della nostra società, immaginata in passato come ben assestata, si direbbe entrata in una condizione di disagio e di crisi.

Tramontata la vecchia dicotomia borghesia-classe operaia, questa condizione critica è diventata cruciale per le dinamiche della stratificazione e del cambiamento sociale.

Ormai numericamente preponderante, il ceto medio non è un insieme informe e passivo, che in qualche modo si accoda ad altri.

Proprio qui, anzi, possono nascere pesanti ostacoli, oppure risorse importanti, per la costruzione di una società capace di sviluppo ed equità. E qui si gioca la possibilità di una democrazia sana, o possono maturare minacciose derive reazionarie, come già altre volte in passato. In questo volume, che mette un punto fermo al dibattito e nel contempo inaugura un filone di ricerche, il ceto medio italiano è considerato sotto diversi aspetti: stili di vita, modelli di consumo, abitudini alimentari, condizioni abitative.

Approfondimenti:

Indice del Volume – file pdf pag. 1

Dall’Introduzione di Arnaldo Bagnasco – file pdf pag.3

La questione del ceto medio di A. Bagnasco – Accadenia dei Lincei – file pdf pag.8

“La questione del ceto medio: un percorso bibliografico” – file pdf.pag.33

Consiglio Italiano Per Le Scienze Sociali

Crisi:Barroso un piano da 200 miliardi di euro

Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha chiesto oggi il via libera ad un piano di stimolo all’economia da 200 miliardi di euro, pari all’1,5% del Pil dei 27, quindi superiore rispetto alla cifra prevista inizialmente.

Fino ad oggi si era parlato di un punto di Pil, dunque 130 miliardi di euro. Lo riferiscono fonti comunitarie precisando che l’entità del pacchetto di misure anti-crisi non è ancora stata approvata e che quindi potrebbe subire modifiche. Al momento è ancora in corso a Bruxelles la riunione della Commissione Ue che deve dare il via libera al piano d’azione.

Sempre secondo alcune indiscrezioni, la proposta di Barroso di un piano da 200 miliardi di euro prevedrebbe un contributo dell’1,2% a carico dei bilanci dei 27 Stati membri dell’Ue e un contributo dello 0,3% da parte dei fondi comunitari. Ogni Paese, dunque, dovrebbe dare il suo contributo a seconda dela propria situazione economica e sul fronte delle finanze pubbliche.

Approfondimenti:

CRISI: SI LAVORA A PIANO UE DA 200 MLD EURO

Crisi: piano Ue, primo via libera da Bruxelles

Sì dell’Ue al piano Barroso da 200 miliardi Pressioni sulla Bce: ”Più giù il costo del denaro” Berlusconi: non detassiamo le tredicesime

“Maastricht,parametri più leggeri”

Ue: piano anticrisi da 200 miliardi, Merkel e Sarkozy: «Meno vincoli»

Italia:

Italia: L’Ocse, la crisi porta disoccupazione: in Italia salirà all’8%

Il governo dei bluff: niente detassazione delle tredicesime

Toscana:

MARTINI, CONIUGARE AMBIENTE E SVILUPPO ECONOMICO

Consiglio Toscana, impegno Regione per crisi Eaton, Nuovi Cantieri Apuania e Ica

La crisi in Toscana e la sostenibilità dimenticata

INCONTRO REGIONE-ABI, IMPEGNO COMUNE CONTRO CRISI

MASSA 10 MILA IN PIAZZA CONTRO CHIUSURA EATON E CRISI

Campaini: ogni azione ha come finalità il vantaggio per il socio

La crisi investe l’edilizia: centinaia i posti a rischio

Riflessioni dalla rete,e dimostrano che l’Italia è meglio di chi la governa

Di henry 25/11/2008 21.51.20

Fonte: Blog Onorevole Paolo Fontanelli

Riflettendo sulla possibilità intelligente di discutere intelligentemente del successo di obama in america mi è tornato alla memoria il nome di arnaldo testi (docente di storia degli stati uniti d’america presso l’università di pisa).

Ricordavo vagamente un libro che aveva curato con una sua ottima introduzione, grazie ad una breve ricerca ho riportato alla luce quel volumetto: Plunkitt di Tammany Hall. Il libro raccoglie una serie di interviste rilasciate da un “imprenditore” discutibile della politica all’inizio del ‘900, proprio il “buon” Plunkitt anzi Washington George Plunkitt, ex senatore, ex deputato esponente di spicco del partito democratico newyorkese. Il Signor Plunkitt non è solo un self made man (come qualcuno in questi anni ci ripete…) è il frutto di una elucubrazione, è l’esaltazione di operazioni mentali di una politica degenerata a tal punto che rivendica, de facto, la propria istituzionalizzazione nel sistema.

Plunkitt, infatti, è l’antitesi (di obama) della figura dell’uomo migliore nel giusto momento, è l’incarnazione del politico costruito inequivocabilmente sulla percezione diffusa, è l’uomo capace di teorizzare la giustezza della concussione, bollandola come onesta (ehmmm ….. evito il commento sarebbe banale). Plunkitt è l’ostacolo primo alla politica riformista, alla moralizzazione ed alla modernità: è l’uomo del mantenimento dello status quo, è la palude della civiltà.

Plunkitt rappresenta l’incapacità della politica di comprendere e sintetizzare aspetti primari per una migliore società; è l’inizio della politica non partecipata, siamo agli albori del declino delle istituzioni partitiche americane, dell’introduzione della mancata necessità di un elettorato di popolare, dell’emarginazione politica di interi gruppi sociali; Plunkitt è lo stereotipo di un sistema che ha investito e condizionato per anni l’America.

Per farvi capire il personaggio vi allieto con alcune citazioni: “per esempio ecco come recluto i giovani. Mi dicono che un tizio è orgoglioso della sua bella voce, pensa di saper cantare.

Gli chiedo di venire a Washington Hall e di entrare nella nostra società corale. Viene e canta, e diventa un seguace di Plunkitt per il resto dei suoi giorni”. Anche in questo caso un parallelismo con il caso Abruzzese del candidato di centro destra implicherebbe deduzioni scontate e quindi sorvolerò (mi auguro però che la magistratura non faccia lo stesso ….).

Cito ancora una piccola parte: “fatevi un seguito, anche solo di un uomo, ed andate dal leader della circoscrizione … il capo non riderà per il vostro seguito di un solo uomo. Vi stringerà la mano con calore, vi proporrà di iscrivervi al suo club, vi porterà al bar all’angolo … e vi proporrà di farvi rivedere. Ma provate ad andare da lui dicendo. Ho preso il primo premio all’università su Aristotele so …….

Probabilmente dirà: che non è tutta colpa tua per le disgrazie che ti sono capitate, ma qui non sappiamo cosa farcene di te”. Il perché ho scelto queste due parti è semplice, mi hanno fatto tornare alla memoria le primarie, parlo di quelle con una enorme affluenza poi non rispettata nel voto elettorale (elettorato non maturo? candidati non idonei?Boh).

Ad esempio Viareggio, Massa ma anche Pisa marginalmente. Purtroppo, lo strumento delle primarie è divenuto chiaramente strumentalizzato quindi inutile anzi dannoso, in passato e forse in futuro, penso a Bologna, Firenze etc. ammetto di apprezzare il sistema delle primarie ma non il nostro modello e le dinamiche che l’impongono o meno.

Mi piacerebbe vedere esponenti del pd e del pdl consapevoli del proprio ruolo sociale e politico, dell’importanza del partito e della democrazia e non volgari ras dediti solo al controllo clientelare di un proprio bacino di voto da poter “scambiare” e sventolare.

Arginiamo oggi questa deriva o finiremo domani a chiederci perchè gli uomini e le donne migliori non entrano in politica?

Il modello Plunkitt, indistintamente abusato da democratici o repubblicani, è finalmente finito anche in USA perché da noi continuano i rigurgiti?

Infine, come vorrei sentir dire per una volta che la mia generazione è finalmente pronta per le proprie responsabilità, invece ci tocca la solita zolfa con morale: non sappiamo cosa farcene di voi, precari fannulloni….

PD: DIREZIONE 19/12, VELTRONI LANCERA’ LA “FASE DUE”

La riunione della direzione del Pd si terra’ il 19 dicembre.

In quella sede il segretario, Walter Veltroni, si presentera’ avanzando “una proposta robusta di forte innovazione, una sorta di ‘Lingotto due'”.

A riferirlo, al termine del coordinamento, è Goffredo Bettini che spiega che in quell’occasione si verificherà se c’è “la condivisione” del partito nei confronti della proposta del segretario.

Se la condivisione dovesse mancare, allora “si vedranno soluzioni alternative”, tra le quali non e’ esclusa la convocazione di un congresso anticipato. Ma, sottolinea Bettini, solo nel caso di mancata condivisione.

Per Veltroni, infatti, non si può’ “non tenere conto del fatto che siamo in una fase in cui il Pd puo’ essere una vela che cattura il vento del cambiamento che soffia in tutto il mondo”.

Non si può non tenere conto del fatto, riferisce ancora Bettini, che “ci sono stati dei cambiamenti importanti, come la vittoria di Obama, la crisi economica, le difficoltà di Berlusconi e le latenti divisioni nella maggioranza”.

Ebbene, il Pd deve saper sfruttare questi elementi per portarli a suo favore, per fare del Pd “l’unica alternativa possibile”.

Alla direzione Veltroni ascolterà il dibattito per verificare “il grado di consenso che ci sarà sulla sua proposta”.

Li’ Veltroni “scioglierà i nodi politici. La sua proposta sarà finalizzata ad aprire una nuova fase e la direzione sara’ il banco di prova”. Se la coesione verra’ meno, “si andrà verso soluzioni diverse, che saranno comunque migliori rispetto a questo confronto melmoso” che c’è stato finora. Insomma, aggiunge Bettini, “si fara’ una verifica attorno ai nodi politici”.

Ma la linea condivisa è di “evitare una conta congressuale, dando così la possibilità a questa leadership di sviluppare il progetto”.

Approfondimenti:

Pd, Fassino: “Congresso in autunno”

Veltroni all’attacco: «Indietro non si torna, ora il “Lingotto 2″»

Veltroni chiede fiducia fino a europee e congela congresso. Ma fassiniani e dalemiani puntano su conferenza programmatica.

Pd Roma, lunedì assemblea di “Quelli che vogliono le primarie”

Giuseppe Fioroni: “Massimo e Walter, basta duelli”

La distanza fra i militanti e i leader del PD

Ma chi rapprensentano?

Che tristezza, mentre l’Italia sprofonda nella peggiore crisi degli ultimi 70 anni ci sono politici che probabilmente se partecipassero a delle primarie vere, non rappresenterebbero quasi nessuno se non una piccola minoranza che concepisce la politica come la gestione di casa propria (PER CHI SCRIVE IL SENATORE LA TORRE DOPO IL PIZZINO ANDAVA MESSO FUORI DAL PD).

Basta leggere cosa scivono sul Forum del Senatore La Torre , i militanti come in questa lettera aperta di Valeria Fichi.

Purtroppo dobbiamo prendere atto che nel PD c’è uno scontro, non solo fra leader, ma è in atto anche uno scontro su un modo diverso di concepire la politica da parte dei cosidetti Dalemiani.

Per loro la politica è puro Macchiavellismo al solo fine di gestire il potere.

forse non è un caso se sono sempre nel mezzo, a partire dai “furbetti del quartierino”, e le telefonate tra D’Alema e Consorte (“Vediamoci, attento alle comunicazioni”) che farebbero la gioia di S. Freud.

Loro non sognano più una società giusta e equa, loro si sentono illuminati e fanno sogni di altro tipo, il loro “io” represso è venuto fuori con la vicenda Unipol D’Alema dice a Consorte: “Facci sognare”.

La loro lungimiranza sfocia nel peggior cinismo politico basta questa affermazione per dimostralo «Caro Piero, oggi nessuno fa niente per niente» Le telefonate di D’Alema e compagni.

Ci sono forti dubbi che questi signori rappresentino Il Pd della base elettorale, quella base che vuole fare politica vera e pulita.

L’esperienza Americana dimostra che quando la politica fa politica e il candidato esce da una competizione come le primarie Americane è normale che ci sia partecipazione politica senza distinzione di età, giovani e meno giovani condividono un progetto che è politico in quanto è una aggiustatina alla società in cui vogliono vivere. Nel caso specifico,la politica partecipata è stata talmente forte da rompere il tabù Americano, e porta un Afroamericano ad essere il Presidente della più grande Democrazia mondiale (non è cosa da poco).

Ma qui da noi la realtà è ben diversa………..Obama e Presidente a 47 anni Tony Blair è stato primo ministro a 44 anni e oggi a 55 anni è fuori dalla politica attiva nel suo paese e sfrutta le sue esperienze per dare consulenze dichiarando 15 milioni di euro di reddito. Obama dichiara che aumenterà le tasse fino per redditi superiori 250.000 $, aggrega le persone non per classe sociale ma per ceto sociale. Il ceto sociale si aggrega per valori condivisi.

Da noi Romano Prodi supera i 70 anni, quando è stato intervistato Dall’ Annunziata non sapeva neanche quanto costava un appartamento in una provincia Italiana.

Dopo le elezioni si è assistito alla festa che doveva far piangere i ricchi ( ma chi sono i ricchi i Italaia?).

Sul versante delle primarie stendiamo un velo pietoso, tutto le voglio ma per gli altri. Basta vedere cosa succede per le elezioni a sindaco, e candidature già papabili per le europee “chi decide il merito politico? “.

Se i curriculum politici contano più di un percorso professionale i giovani possono stare in panchina ancora per qualche anno.

Se le presentazioni sono di questo tipo: Buonasera mi chiamo tizio, sono stato Presidente di questa mucinipalizzata, di quest’altro ente partecipato, di questo e quest’altro e poi quest’altro ancora e via dicendo. Allora bisognerebbe dire anche il risultato di gestione di cosa amministravi perchè i 4.600 enti partecipati in Italia nel loro complesso producono 14.000,00 euro di utile. I servizi sono scadenti, e i costi per il cittadino negli ultimi 5 anni sono aumentati mediamente del 40% (fonte Unicamere).

I dati dell’Irpet e di Bankitalia dicono che la Toscana è in recessione e che dal 2000 non ha acquisito posizioni consolidate, questo a un qualunque osservatore imparziale non è oggettivamente un risultato eccellente………….

Popper diceva che in democrazia il problema non è chi deve comandare, ma come mandarlo a casa prima che faccia altri danni?

Ora se non possiamo mandare a casa gli eletti una volta che il popolo si è espresso, forse sarebbe saggio per il bene collettivo evitare che vadino a fare danni da altre parti.

E ‘ chiaro che di fronte a tanta miseria Obama diventa un leader anche per l’Italia perché rappresenta per molti quello che vorrebbero una società aperta equa e giusta con partiti che in primis siano portatori di questi valori. E non un partito gestito da oligarchie, che mettono in discussione le primarie di Veltroni perché è frutto della macchina politica che di fatto si conforma ( ma come è sempre stato per tutti quelli che il partito a candidato in 60 anni di Repubblica) e quindi ne sminuiscono il valore.

Veltroni farebbe bene ad affrontare il mare aperto, e rilanciare le primarie vere per il leader, perlomeno tutti potranno misurare il coraggio di chi si “vuole dare una mossa”…..ma come sempre ha fatto nella sua lunga carriera, le battaglie le cerca nei congressi fra le correnti ( dove spesso il cinismo è confuso con il pragmatismo) e non fra la base del partito.

Questa crisi verrà ricordata per molti anni, non è un evento da poco e sopratutto ancora non si è propagata a pieno nell’economia reale, questa propgazione la sentiremo fra 1 o 2 anni quando gli ammortizzatori sociali saranno terminati e i lavoratori non saranno più ricollocabili.

Per contrastare i danni bisognerebbe produrre una politica idonea in merito. Ma la vedo dura per tre motivi uno strutturale, uno legislativo e uno di cultura politica:

– il nostro debito pubblico è al 104% del PIL, e non da grandi possibilità di espansione per poter attuare politiche anticicliche ( bisognarebbe puntare sulla razionalizzazione dei costi per il mantenimento dello Stato, con il recupero di risorse monetarie, agendo sui costi sostenuti fino ad oggi ma non necessari per il funzionamento strutturale della PA).

– La regolamentazione dei mercati non finanziari,cosi come è deteriora il reddito da lavoro soltanto dei lavoratori intermedi (per ora), perchè la competizione è giocata sopratutto sul dumping sociale, a causa di una diversa cultura del welfare fra stati scambisti.

In Italia c’è una classe dirigente nel Pd che lavora per far vincere Berlusconi. Se le risorse del Leader del PD, sono occupate per guardarsi le spalle in casa propria, invece di fare il suo lavoro di mediazione ai provvedimenti che vuole varare la destra, è chiaro che la conseguenza più ovvia in quanto anche Veltroni è umano, e se gestisce una cosa è costretto ad allentare sull’altra.

Chi nel PD lavora per consolidare la leaderschip di Berlusconi?

Approfondimenti:

“Chiedo scusa per il pizzino ma no al reato di lesa maestà”

Villari, dimissioni sempre più lontane “Io vado avanti, spero ci sia anche il Pd

Scontro nel Pd: congresso “sospeso”,ma Veltroni vuole il chiarimento

Pd, la guerra dei trent’anni

RAI: LATORRE, QUEL PIZZINO E’ STATA UNA LEGGEREZZA

Lo scoop di Striscia era veritiero: Piroso mostra il “pizzino” Latorre – Bocchino

Partito del Nord e scontro interno nel Pd affiora il rischio congresso

Stavolta non è più letteratura, è guerra vera.

Caro Walter, io me ne vado

Letta: stop ai litigi, aiutiamo Veltroni a rafforzare il Pd

Paolo Fontanelli: Caso Villari: il PD è la vittima e non l’artefice …

PS: Questo articolo è l’opinione libera e personale dell’amministratore del sito. Non può essere considerato come  l’epressione ufficiale del circolo teritorile di Bientina.


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